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LETTERATURA: Bruno Corra: “Scandalo in provincia”, 1942

25 Giugno 2019

di Bartolomeo Di Monaco

(Bruno Corra, ossia Bruno Ginanni Corradini).

Norina Centi, ventotto anni, e Mariano Brussi, cinquantasette, sono amanti. Lui è un ricco banchiere, lei una bella ragazza: “Una bellezza intensa accesa provocante, e un’anima timida e trepida”. Ma Norina ha deciso di lasciarlo per uno più giovane di lei di due anni, Fulvio Cassini, conosciuto a Rimini, che ha promesso di sposarla. Un romanzo con un po’ di lacrime, vedremo, influenzato da Liala e dal decadentismo dell’epoca: “L’aveva baciata due volte, due volte le labbra gonfie e scure di lui s’erano schiacciate sulla sua bocca.”. Intanto, attraverso il pettegolo e smaliziato (“vendo delle bestie che non esistono”) Piero Laghi, fattore delle sue proprietà andate sempre più riducendosi, si apprende che Fulvio (“Alto e asciutto, con quel viso virile, sereno e delicato.”) è uno squattrinato ed è ritenuto anche uno sprovveduto. È però innamorato di Norina e per lei lascia un buon partito, Elisa Vezzani, bruttina ma ricca: “gli parve che zoppicasse più del solito.”, e ciò per un “attacco di paralisi infantile”. L’autore rivela una scrittura piana e visiva: “Laghi s’era tolta la sciarpa di lana che portava al collo, se l’era ficcata in tasca. Camminava a grandi passi furibondi per i portici del Pavaglione, col soprabito sbottonato e il cappello sulla nuca.”; “Spinsero il cancello, i rami dell’albero stroncato che premevano contro le sbarre cedevano un poco; facendo forza, si poteva aprire quanto bastava per entrare.”; riguardo al Vomero: “Là dirimpetto le case arrampicate per il fianco ripido della collina, quasi costruite le une sulle altre, prendevano nel buio crescente l’aspetto di un grande scenario, inventato per la rappresentazione di una leggenda, di una favola.”. Norina e Fulvio si sono sposati, a Bologna, in una giornata di pioggia, ed ora stanno entrando in una villa malandata e disabitata da anni, la quale, con un po’ di terreno attorno, è ciò che rimane della passata ricchezza dei Cassini. Si è detto di Liala, presente nell’impianto generale, ma si incontrano anche reminiscenze della Invernizio: “Non una vera foglia d’albero pareva, ma una foglia di metallo distaccatasi da una ghirlanda mortuaria, che errasse sinistramente inquieta sotto una vasta gelida sonora arcata di camposanto.”.

Come lo stile anche la trama è trasparente. Corra mira alla suggestione della storia, intrecciando i fili con cura, uno alla volta, e dedicandovi una speciale attenzione acciocché il lettore, pur intuendo, ne sia preso. Così avviene, alla maniera che accade spesso in Thomas Hardy, che un maldestro e sfortunato tentativo di tenere nascosto a Fulvio un biglietto ricevuto dall’ex amante, avvii su Norina una serie di sventure, come pure sarà il ritardo con cui perverrà una lettera a lasciare che tra i due nascano terribili intrecci e sospetti.

I contorni di Norina cominciano a delinearsi come quelli di una giovane che non riesce a riabilitarsi agli occhi della società di provincia, poco incline a perdonare gli sbagli di una ragazza: “Ma dunque non esisteva, per chi su questa terra aveva commesso un errore, la possibilità della redenzione?”; “La città aveva bisogno di uno scandalo sostanzioso almeno ogni due anni.”. Il passato comincia a pesare su di lei: “Da un giorno all’altro, in quell’atmosfera vibrata e sfavillante, l’affare Cassini prese fuoco.”. Lo stesso Fulvio, che pur l’ama, avrà molte difficoltà a dimenticarlo.

Si sta tramando su di lei per farla cadere in un’imboscata d’amore. Ne è incaricato Piero Laghi (dalla “bocca di squalo da trattoria.”) che per un  conto lavora per l’ex amante di Norina, Mariano Brussi, e per un conto per il padre della ex fidanzata di Fulvio, Elisa: Stefano Vezzani, in cerca di vendetta. Entrano nuovi personaggi, tra cui Silveria, la strampalata figlia di Brussi, a rendere più attorcigliato l’intrico e le combinazioni. Silveria, infatti, è innamorata di Fulvio ed è irritata che egli si sia sposato con una mantenuta di suo padre. Dirà a Norina: “bisogna che entro un tempo ragionevole voi usciate dalla vita di Cassini (…) Voglio solo liberarlo da questa vergogna.”. Norina cade dalle nuvole, è straziata da quell’aspro colloquio.

Corra si muove bene, è a suo agio, abile nell’intessere invidie, maldicenze, ricatti, vendette, intrighi e pettegolezzi, e tiene con padronanza i fili di una trama abbastanza complessa.

L’intrigante Laghi vuole cogliere l’occasione che lo ha reso latore degli aiuti economici che Brussi in modo anonimo fa giungere a Norina, per approfittare dell’onestà di quest’ultima. Vi siete data a tanti – in pratica le dice -, perché non darvi anche a me, che sono disposto a pagarvi lautamente? Se non lo farete io spiffererò a tutti che, anche dopo sposata, restate la mantenuta di Brussi. E poi: “Per tutta la città io sono già il tuo amante…”. Laghi le rovescia addosso tutto il fango possibile, al fine di annientarla e renderla docile ai suoi capricci.

Ci sono altre occasioni in cui Corra mostra la sua capacità descrittiva; ecco un esempio: “Una colonna di seminaristi sbucò dal portico del Duomo, venne giù per i gradini simile a una colata di pece, s’allungò per la piazza puntando all’ingresso del seminario, lo scalpiccio felpato dei passi e lo sbatter fiacco delle vesti nei frulli del vento spargevano nell’aria il rumore di uno svolo di uccelli notturni.”. Viene in mente Federico Fellini.

Norina è ormai circondata da personaggi che vogliono far scattare lo scandalo; non se ne rende conto; nemmeno il marito Fulvio avverte i trabocchetti che si stanno intessendo intorno a lui e alla moglie. Ne viene fuori un vita di provincia spietata, senza cuore. Taluni arrivano a provare un po’ di compassione per Norina, così ingenua e umiliata, tra cui rientra in qualche modo anche Silveria, la figlia di Bussi, il quale è tornato a circuirla ricevendo questa risposta: “Hai dimenticato una cosa sola: che io amo mio marito e che mio marito è innamorato di me.”. La risposta di Brussi è impietosa: “Ma sarà proprio tuo marito a condannarti, vedrai.”. Da come è abilmente intessuta la trama, il lettore avverte che sarà una lotta dura, e emotivamente vi prende parte. Brussi ha previsto il giusto, i rapporti di Norina con suo marito si guastano malamente. Fulvio è pieno di dubbi, stenta a perdonare: “Stordito, pazzo, avvelenato dalla gelosia, atterrato da una frana di furore vendicativo e d’angoscia”. L’autore lascia lentamente germogliare il desiderio di vendetta che sempre più s’impadronisce di Fulvio. La menzogna degli altri sta prevalendo sulla sua aspirazione all’amore, trasformandola in desiderio di vendetta. Tutto ciò senza tuttavia che riesca a soffocare un senso di raccapriccio per la sua azione: “Inorridiva di sé, era un fastidio intollerabile sentir quei vili pensieri sgrovigliarsi dentro il cervello come un viluppo di bisce.”. Per la sua vendetta intende servirsi della trentaquattrenne Silveria, innamoratissima di lui, la quale è intenzionata a sfruttare la situazione senza però immaginare che Fulvio la sta utilizzando per il suo perverso disegno contro il padre. Sono intrecci di situazioni e di sentimenti condotti con bravura: diventano il cuore del romanzo.

Dall’altra parte sta la situazione in cui è venuta a trovarsi Norina, innocente e vittima. Saprà resistere? Corra ci alterna i due contesti e ce ne rende conto, anche sotto il profilo psicologico. Difficile per il lettore sottrarsi al fascino della sua narrazione, che non tralascia di indagare l’animo umano, soprattutto quando è coinvolto da risentimenti, gelosie, rimorsi, brani di vita che stanno tramontando e che vorrebbe trattenere.

Fa mostra di sé anche un sentimento di autocommiserazione e di distruzione, di cui gli stessi Fulvio e Norina saranno i portatori principali: “Lo scandalo esisteva ancora, era qui dentro, s’era raccolto, concentrato fra le pareti della loro casa…”. E tutto ciò all’interno di una società rigidamente e stolidamente chiusa e bigotta, restia a perdonare e, caso mai, pronta a fortificarsi con nuove vittime, al punto che Norina, al termine del suo calvario, dirà a Fulvio: “se un giorno mio figlio volesse sposare una ragazza che avesse avuto un amante, anche se si trattasse della più buona creatura del mondo, io direi no, non voglio, mi opporrei con tutti i mezzi, io proprio io.”.

 

 


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Bart