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LETTERATURA: Dopo la morte di Gian Gabriele Benedetti

13 Marzo 2022

di Bartolomeo Di Monaco

Dopo la dipartita improvvisa del mio carissimo amico Gian Gabriele (mi dicono davanti al computer), il pensiero della morte, che può sorprenderci da un momento all’altro, mi si è accostato sempre di più.
Avendo compiuto 80 anni, mi rendo conto che il mio percorso su questa Terra sta per giungere al termine.
Ho speso bene la mia vita? Sono stato un buon marito e un buon padre? E ora sono anche un buon nonno? Non so rispondermi con certezza. Penso di sì.
Dal punto di vista della mia passione letteraria, credo di aver dato tutto quello che potevo. Non sono in grado di dare altro. Ho riservato a tanti autori italiani e stranieri la mia attenzione, dedicando loro le mie letture raccolte in vari libri. E in particolare ho dedicato vere e proprie monografie a narratori che mi hanno coinvolto per bravura e pensiero: Carlo Sgorlon, Vincenzo Pardini e lo sconosciuto (e garfagnino come Pardini) Enrico Bertozzi.
Ma soprattutto a Lucca, la mia bella città, ho dedicato, vista al presente e anche al futuro, molti miei racconti e alcune poesie. Chissà se mi ricorderà quando non ci sarò più.
Ora trascorro il mio tempo, marginalmente al computer e più spesso (soprattutto per l’incipiente Primavera) nel mio parco alberato che misura, compreso il giardino recintato, quasi 8 mila mq e mi consente di passeggiare senza dover uscire dalla proprietà. Una vita solitaria che gradisco.
Quando sono stanco mi siedo sulla panchina murata o anche mi distendo col materassino sulla sedia a sdraio (anch’essa murata – ne ho una coppia: una ad est e una ad ovest) e contemplo il paesaggio e la natura: il cielo azzurro, l’airone che vola sopra il canale Ozzeri, il merlo che esce e ritorna al suo nido, e così il fringuello e il passerotto; gli alberi che mettono le gemme e i cespugli che fioriscono. Osservo le auto, le moto e il passante che percorrono la strada provinciale, e che mi dànno il senso della vita che scorre e mai si ferma. Carezzo le mie 4 oche quando hanno voglia di avvicinarsi a me e accovacciarsi a farmi compagnia. Se si formano momenti e isole di silenzio, sento che la felicità inonda la mia anima.
Vorrei percorrere quest’ultimo tratto della mia strada immerso nella gioia di vivere. Spero che Dio me lo conceda.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart