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FAVOLE: Serafino preposto al coraggio

31 Ottobre 2008

di Pietro Pancamo [1] 

Gli angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica, che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l’analisi armonica degli accordi supremi che, una volta, anche gli uomini eletti (Pitagora, ad esempio) avevano la forza e il diritto di ascoltare.
Gli esami sono molti, però che gran soddisfazione ultimare i corsi e ottenere infine (lode al Signore!) il permesso d’insegnare.
I miei studi sono a buon punto e fra poco l’esame conclusivo mi darà il titolo che sogno tanto: quello di Maestro!
Nel frattempo, grazie alle mie doti vocali, già occupo la carica di tenore-capo nella gerarchia lirica del Conservatorio: sono forse il più bravo, tra gli allievi di “Esercitazione corale”. E poi, dirlo mi riempie di gioia, lavoro come assistente di un angelo cherubino che scende ogni giorno in Terra, posandosi delicato sulla quercia di un bosco dolce e campagnolo, per educare gli uccellini al canto. Li abitua a portare il cinguettio in maschera e a sorreggerlo con il diaframma; non tutti riescono subito, anzi nessuno: perciò hanno bisogno di me, “serafino preposto al coraggio” che deve esortarli a ignorare la delusione.
Mi capita, spesso, di calmare i picchi, tanto irascibili da abbandonarsi a voli isterici e rabbiosi, dopo un acuto sbagliato. Per sfogare il rammarico dell’errore, percuotono il becco addosso agli alberi, facendosi (io credo) un male diavolo!
Allora intervengo: abbraccio con la mano grande il loro corpicino scosso dai nervi, accarezzo piano la testolina invasata di furore e fischietto per loro qualche melodia celeste; così, lentamente, l’ira si placa. L’agitazione, tachicardia dei nervi, torna ad essere tranquillità. 

Una lezione dura da mattina a sera e in fondo non è pesante: diverse pause concedono sollievo alla stanchezza. Io mi apparto, negli intervalli, su di un ramo nascosto e mi svago a pensare. Se un’aria d’opera comincia a formarsi nella mia immaginazione, la scrivo per appunti sulle foglie pentagrammate che gli uccelli usano a mo’ di spartito e, magari, cerco di farla somigliare a quelle dei compositori più illustri. No, non Rossini o Mozart, come ritengono gli uomini, bensì Giove, Saturno e Urano, come noi angeli sappiamo benissimo!
Quando mi annoio, tento un’occhiata verso l’orizzonte e sempre vedo qualcosa d’interessante che mi convince a osservare il paesaggio. Ho una vista incantevole dagli occhi panoramici che possiedo in volto: gli avvenimenti fanno tappa nel mio sguardo, e nulla viene considerato con poca attenzione.
D’altronde come può sfuggirmi una persona bizzarra simile a quel prete in tonaca di gala, che si avvicina lungo il sentiero mostrando, allegro, un giglio all’occhiello. Ah no! Si tratta di un monaco elegante, che sfoggia un saio a coda di rondine… Macché! Ora lo scorgo chiaramente: è di sicuro un Beato, assorto nel compito di farsi propaganda (distribuisce infatti santini da visita a cacciatori e spaccalegna: “Casomai vi servisse una grazia…”).
Anche Satana gradisce, talvolta, un giro nei boschi: sale dall’Inferno e va a rintanarsi nel buio intricato delle macchie più fitte. Nella tenebra contorta dei rami bassi, in quella notte artificiale, trova l’ispirazione per musiche blasfeme: con spirito malvagio architetta note sacrileghe, bestemmie sinfoniche, allucinazioni sonore da far eseguire alla sua orchestra d’orchi.
Però i concerti non sono mai un granché ed anzi, in Paradiso, gli angeli ironizzano inventando dialoghetti briosi. È facile sentirli scherzare: “Ho fatto una volata all’Inferno per assistere a un’esibizione dell’orchestra d’orchi.”, “Ah sì? E chi suonava? Il primo violino?”, “No, il primo venuto: sai, era una cosa improvvisata…”.
Sorrido fra me per le battute ingenue dei colleghi alati, mentre la mia curiosità continua a sorvegliare la vita intorno. E mi accorgo di un simpatico ragazzo, seduto ai piedi d’una betulla, intento a deliziarsi del tepore e della luce. Sembra davvero uno scrittore, forse perché si è poggiato accanto uno strato di fogli che non smette di compilare, mano mano, a penna.
Affido agli occhi uno sguardo più pronto, per leggere le parole di quel ragazzo… ecco, finalmente capisco: è impegnato a buttar giù la recensione di un libro, che s’intitola “Il Silenzio Stonato”. Ha scelto la natura come ufficio di lavoro, quel ragazzo, e il suo inchiostro afferma, tutto disinvolto: “Rob Demàtt introduce la fantasia dei lettori all’uso narrativo dei ricordi, costruendo uno sfogo romanzato (dal linguaggio brillante e volitivo) che ha per contenuto un messaggio autobiografico: il sesto senso è quello di colpa. È il rimorso d’aver sprecato gli anni e la vita per dedicarci a illusioni che prima incantavano e che, adesso, ci deridono. Allora un’esclamazione prende in noi a gridare: “Temo il cielo e la terra; il tempo mi sta lasciando solo: entra nelle ossa la paura, il respiro non ha più forza nei polmoni e tutto mi incita alla morte!”.
Ma quando i cicli d’angoscia termineranno e la sofferenza non sarà che uno stimolo di guarigione, scopriremo sollievo anche nel dolore e, nel sollievo, amore”. 

“Realizzerai i miei desideri?”, domanda l’uomo.
“Aspetta e spira…”, ribatte il destino.
Chissà per quale motivo, la recensione mi ha suscitato in mente questo lugubre giochetto di parole… Certo dev’essere triste per gli uomini ritrovarsi in mezzo alle ore, sempre minacciati da pene e afflizioni. Un giorno, però, avranno soltanto gioia e serenità, perché noi angeli provvederemo a convertire il destino!
Per il momento, io e il Maestro cherubino salutiamo gli uccelli agitando le ali (è sera, la lezione è finita) e torniamo lassù, nel Conservatorio Astronomico, a riascoltar le stelle.

[1] Qualche notizia sull’autore, a cui diamo il benvenuto.
Pietro Pancamo (1972), redattore professionista.
È stato direttore editoriale della web-zine internazionale «Niederngasse Italian». 
Coordina il portale «L(‘)abile traccia» (citato a dicembre del 2007 in un volume della Zanichelli); è caporedattore per la poesia della e-zine «Progetto Babele», nonché redattore del semestrale cartaceo (specializzato in poesia, narrativa e filosofia) «La Mosca di Milano».
In campo letterario ha ottenuto in particolare il primo posto assoluto al Premio “Città di Torino” ed il secondo al Trofeo “Medusa Aurea” (indetto dall’Accademia internazionale d’arte moderna di Roma). 
Ha intervistato scrittori come Antonella Anedda, Stanislao Nievo, Umberto Piersanti, Davide Rondoni. Suoi articoli, racconti, poesie e copioni teatrali sono usciti su diverse riviste. Fra quelle cartacee sono da ricordare «Poesia» (Crocetti Editore), «Gradiva» (semestrale di New York, Usa, diretto da Luigi Fontanella), «InFonòpoli» (organo dell’Associazione culturale “Fonòpoli”, fondata da Renato Zero), «Nel Racconto» (dispensa svizzera di narrativa libera in lingua italiana), «Poiesis», «La Biblioteca di Babele», «Le Colline di Pavese» e il «Notiziario dell’Accademia internazionale d’arte moderna di Roma»; fra quelle telematiche, invece, «Cinema Studio» (web-zine gestita da alcuni docenti dell’Università “La Sapienza” di Roma), «The muse apprentice guild» (testata statunitense con sede a San Diego in California), «TELLUSfolio.it» (il giornale on-line di Claudio Di Scalzo, romanziere della Feltrinelli), «Books and other sorrows» (il blog di Francesca Mazzucato, romanziera dell’Einaudi e della Marsilio Editori), «Lettera.com», «Sagarana», «Fonopoli.net», «Fucine Mute», «LiberInVersi», «La poesia e lo spirito», «Poièin», «FaM», «I Vedovi Neri», «Rotta Nord-Ovest», «El Ghibli» e «Scriptamanent» (mensile della Rubbettino Editore).
È stato tradotto in spagnolo, francese e arabo. Suoi componimenti sono apparsi in inglese su «Filling Station» (quadrimestrale cartaceo di Calgary, Canada) e «Snow Monkey» (periodico cartaceo dell’area di Seattle, Usa).
Ha pubblicato Manto di vita, LietoColle, Faloppio, 2005: ovvero una silloge di liriche che – dotata di una prefazione a firma di Marisa Napoli (saggista più volte edita da Rizzoli, Zanichelli e Laterza) – è stata recensita fra l’altro dal trimestrale a stampa «Atelier», suscitando l’interesse di Giancarlo Pontiggia e riscuotendo l’apprezzamento del critico letterario Gianmario Lucini.
È stato incluso nelle seguenti antologie: Walter Mauro (a cura di), Geografie poetiche, Giulio Perrone Editore, Roma, 2005; Wiki Poesia – Volume 1 & 2, Nuoviautori.org, Roma, 2006; Alessandro Ramberti (a cura di), Specchio Poetico. Raccolte in dialogo, Fara Editore, Santarcangelo di Romagna, 2007; Wiki Poesia – Volume 3, Nuoviautori.org, Roma, 2007 (quest’ultima antologia contiene anche tredici testi di Lucrezia Lerro, romanziera della Bompiani, e ventiquattro di Menotti Lerro, redattore della Mondadori).
Per «Progetto Babele» ha curato l’e-book collettivo La ricognizione del dolore, comprendente dodici poeti scelti.


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1 commento

  1. Comment di Gian Gabriele Benedetti — 31 Ottobre 2008 @ 20:26

    Favola originalissima, ariosa, accattivante, dove l’incanto e l’emozione si fondono insieme per illuminare. L’intento creativo asseconda in modo pittorico e lirico il progetto narrativo-simbolico. Il risultato estetico e la vibrazione sottilmente edificante fioriscono attraverso l’uso sapiente della parola, non di rado autentica e poetica.
    Mi piace qui ricordare, a proposito delle favole, quanto ebbe a dire Walter Benjamin: “L’incantesimo liberatore di cui dispone la favola, non introduce la natura in forma mitica, ma accenna alla sua complicità con l’uomo liberato. Questa complicità l’uomo adulto sente solo a tratti, e cioè nella felicità: ma al bambino essa si offre direttamente nella favola e lo rende felice”
    Gian Gabriele Benedetti

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