Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download gratuito VIVERE CON L'ACUFENE.

LETTERATURA: Franco Brioni: “Vita di Angela”, 1943

13 Giugno 2019

di Bartolomeo Di Monaco

Sappiamo subito la vita passata della madre di Angela, Speranza. Aveva amato un giovane, Massimo Allori, il quale, una volta appresi i suoi trascorsi poco limpidi, l’aveva lasciata. Conosciuto l’impresario Massimo Serra, volendo fare la ballerina, ne aveva ricevuto proposta di matrimonio. Ora vive a Roma e dal matrimonio è nata una bambina, Angela, “un nome che sapeva d’azzurro e di Paradiso”. Ma non riesce a dimenticare Massimo, poiché un pensiero ricorrente le fa credere che Angela sia figlia sua. L’autore ci ha consegnato le chiavi del romanzo. Ci ha posto degli interrogativi avvertendoci che per le risposte dobbiamo andare avanti e seguire la sua trama. Anche per Angela si vola in fretta. La troviamo che ha tredici anni e il padre vuole che vada in collegio a studiare, poiché “Le ragazze devono avere una loro vita indipendente.”. Dopo poche pagine, troviamo che ha già diciannove anni (“alta, bruna, con due occhi meravigliosi”) e la madre l’ha portata via dal collegio a causa della morte del padre in un incidente ferroviario. Angela non ha mai amato il padre. La madre torna a conoscere la felicità, ma un pensiero comincia ad assillarla: che Angela abbia preso da lei e possa avviarsi sulla strada della prostituzione. Angela a casa si annoia, vuole andare in vacanza a Firenze, vuole avvicinare il mondo dell’arte: “La vera e propria vocazione artistica non può esistere, in una donna?”. Speranza ha paura, cerca di farla desistere. Ma Angela è spinta da un desiderio di emancipazione difficile a frenare. Quel passaggio così repentino della ragazza dall’essere bambina alla maggiore età si rivela indovinato e strutturalmente pregevole. La scrittura di Brioni è pulita, sicura, ha poche descrizioni ma offre dialoghi ben costruiti per chiarezza e semplicità.

Decide di lasciare la casa e di andare a Firenze, ospite di due sorelle, Paola e Mirella Ducati, per cercare di realizzare la sua aspirazione di essere una pittrice. In treno un’anziana donna, Assunta, le spiega che Firenze è la più bella città del mondo e che basta poco per arrivare in campagna, dove lei abita: “Ma a Firenze si fa presto a trovar la campagna. Basta camminare per un quarto d’ora sempre nella stessa direzione.”; “Il primo saluto di Firenze le venne dai campi.”. Le due sorelle abitano una villa chiamata il “Conventino”, nei pressi di Fiesole, dove si raduna un gruppo di amici, amanti dell’arte. Angela vi fa la sua apparizione e subito s’innamora di un giovane, Ruggero Stiva, aspirante scrittore, il quale, come lei, se n’è andato di casa per cercare se stesso nella libertà. La struttura resta delle più semplici, anche se vi compare del sentimentalismo un po’ troppo pronunciato. Un esempio: “Si son lasciati con una semplice stretta di mano; con il rimpianto di non potersi godere insieme tutta la Luna di quella notte, con la felicità di sapere che domattina si rivedranno. Ruggero verrà a prenderla prima di mezzogiorno. Hanno ancora tante cose da dirsi.”. Succede, così, che i due giovani, che hanno lasciato da poco le proprie famiglie alla ricerca della libertà, hanno intrecciato le loro anime e per Angela “Le originalissime idee che l’hanno sospinta ad abbandonare la casa di Roma cadono inesorabilmente.”. Accade anche che, quando Angela porta a Roma Ruggero per farlo conoscere alla madre, questa rimane esterrefatta, giacché il giovane è in tutto simile al suo amante di oltre 26 anni prima, Massimo Allori, che l’aveva abbandonata: “Aveva creduto si trattasse proprio di lui: di Massimo, rimasto giovane per un sortilegio orrendo.”; “In Angela rivedeva se stessa, in Ruggero Stiva, rivedeva Massimo Allori”.

Speranza teme il ritorno di un passato che offuscherebbe la felicità della figlia, e entra in uno stato di ansia, di paura.  Vuol parlare a Ruggero, sapere di più sulla sua vita, e così scopre che il suo nome è un altro: Ruggero Allori e non Ruggero Stiva. Dunque, è il figlio di Massimo Allori, il suo lontano amante: “Speranza sentì il sangue salirle alle tempie.”.

I toni sono melodrammatici e in linea con gli umori del tempo. L’incontro tra Speranza e Ruggero sarà fonte di gelosia e di attrito con Angela, che vuole allontanarsi dai due, che suppone amanti. Fioriscono sospetti e malintesi: “Sua madre. Non la condannava, no, per quello che di lei aveva scoperto. Non tentava nemmeno, però, di comprenderla.”.

Angela è una ragazza forte di carattere. Abbattutasi per la scoperta del supposto amore di sua madre, non per questo rinuncia alla battaglia della sua vita: “finalmente so di dove trarre la forza di dedicarmi ad una vita di libertà completa.”. Per ben riflettere va ad abitare da una vecchietta, Assunta Silvestri, incontrata in treno in occasione del suo primo viaggio da Roma a Firenze. L’aria di quella casa modesta, dove Assunta vive con il marito Antonio e il figlio di ventitré anni, Silvano, e l’ambiente e la vita di campagna le danno la quiete desiderata: “quel clima, quella cordialità, quell’affetto, non l’avevano mai circondata.”. Ma il tarlo rode, come pure la voglia di confidarsi con qualcuno. Torna a far visita alle sorelle Ducati, vi trova una di esse, Paola, la quale cerca di levarle di testa quel sospetto impossibile.

È il romanzo dell’incomprensione, in cui si alternano ansie, ripicche, rancori, gioie e illusioni, e in questa alternanza Angela e la madre Speranza vivono un dramma parallelo che li trasforma come due coprotagonisti allo specchio. Le incomprensioni non hanno fine: una volta che Ruggero raggiunge la casa di Assunta, dove Angela si è ritirata, ecco che la vede sotto la pergola intenta a discorrere, manifestando una certa allegria, con Silvano, il figlio di Assunta. È preso dalla gelosia e resta in disparte ad osservare, finché decide di fare come Angela aveva fatto con lui: andarsene e non rivederla più. Si deve riconoscere che l’intreccio è ben congegnato e le cadute melodrammatiche, a mano a mano che la storia si complica e ci intriga, si fanno più rare, lasciando emergere uno stile limpido e una capacità attrattiva di un certo spessore. Per aiutare Angela a ritrovare Ruggero, Speranza si propone di andare a Torino nella casa del padre di lui, Massimo, quel Massimo Allori che fu suo amante. Dirà a Massimo: “Vedi, Massimo: è successo come durante le prove di una commedia, a teatro. Due attori, noi due, abbiamo provato a recitare una certa vicenda. Poi ci siamo accorti di non possedere le qualità sufficienti; e il direttore della compagnia (…) ha scelto altri due attori per recitare la stessa vicenda. E i nuovi attori si son comportati come noi due fino alla scena che deve portarli, e li porterà, alla conclusione.”. Angela e Ruggero, infatti, si sposeranno e avranno una bambina, Celeste.  Passano gli anni e Angela e Speranza saranno colpiti da un grande dolore. Il fidanzato di Celeste muore in un incidente d’auto: “Lui guidava, ed è morto subito. Veniva a gran velocità. A una curva, la macchina ha sbandato, è andata contro un muro. Ha cercato di frenare. Ma le ruote non han fatto presa, sull’asfalto umido.”. Celeste si farà suora e Speranza “Immagina sua nipote in un piccolo convento in mezzo alla campagna, in un immenso bosco di castagni. (…) Pensa, Speranza, che le farebbe piacere morire circondata da tutto quel verde, con negli orecchi il ronzio delle cicale e nel cuore la pace di quel mondo divino.”.

 

 


Letto 106 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart