Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

LETTERATURA: Gabriele Panigada: “Ballando al buio”, Giovane Holden editore, 2008

3 Dicembre 2008

di Marisa Cecchetti

Mentre leggevo Ballando al buio, Gabriele Panigada  mi portava dietro le peregrinazioni del protagonista, Jack, o San Giovanni, in realtà senza nome, da una città attraversata dal fiume, fino alle Apuane e al mare, con un paio di puntate in una città della Padania. Cercavo intanto di scoprire il fulcro della storia che si stava dipanando, l’elemento centrale: gli amici del bar? La storia di Alfredo? La ambigua relazione tra don Fabio e la bella Elena? Una storia che prenda il via dall’eroina scoperta dentro un campanile di montagna? Ma non trovavo quello che cercavo e continuavo ad andare col protagonista nella vita di tutti i giorni. Leggevo comunque con curiosità, come quella che ho sempre ogni mattina quando mi affaccio ad un giorno nuovo da vivere. Volevo sapere che cosa sarebbe ancora successo e rinunciavo a cercare il fulcro.
Poi mi sono chiesta perché l’ho letto così velocemente, mi sono risposta che è il libro di un giovane scrittore che conosco e apprezzo. Ma mi sembrava che non bastasse: mi sono detta che Panigada ha voluto creare una cornice dentro la quale ci arrabattiamo tutti ogni giorno, più o meno. Ci possiamo riconoscere amici, parenti, conoscenti. Ci ritroviamo anche tutti gli elementi che contornano la nostra esistenza, quelli che fanno notizia e quelli più anonimi ma non meno reali, c’è la società in cui viviamo, in molti dei suoi aspetti. Per questo la lettura procedeva spedita.
Tutto è filtrato dallo sguardo e dalla sensibilità del protagonista, giovane laureato amante di Montale, prosatore in erba, vittima dei tagli alla ricerca effettuati dalla legge finanziaria. Il suo incarico universitario non è stato riconfermato e deve ridurre al minimo le sue esigenze se vuole sopravvivere, accettando con umiltà anche l’aiuto dell’amico gestore del bar.
Jack- San Giovanni vive alla giornata, fa tesoro di tutte le esperienze che gli si presentano, nella consapevolezza che per scrivere uno deve rimanere a contatto con la vita, deve tuffarcisi dentro, perché se uno non ha questo contatto con la vita il suo parlare si fa vuoto.
L’età di Jack, ormai lo abbiamo battezzato così, è quella di tanti laureati al primo impatto col mondo del lavoro che non offre né accoglienza né consolazione. Il precariato sembra ormai essere diventato una condizione di vita .  Ma è anche tempo di sperimentare le prime emozioni forti,  e allo stesso tempo di cercare corrispondenze spirituali ed affettive, magari in vista di un progetto di vita. In questo la precarietà non è di aiuto.
Vi compare il maschio nella sua veste di eterno cacciatore, tuttavia un po’ spaesato, come davanti ad una situazione più grande di lui, sempre pronto a incollare lo sguardo su un bel fondoschiena o un decolletè, ma fondamentalmente più fragile e meno malizioso della femmina che diventa cacciatrice. Lo dimostra l’avventura erotica con la bella Elena- nome/omen- dove Panigada si è divertito a creare una situazione dissacrante, che vuole essere demoniaca, in un ambiente da messe nere, ma che non spaventa né turba, per il suo stesso essere inaspettata e teatrale.
Avendo ambientato questo episodio in montagna- perché i vari episodi potrebbero essere letti anche separatamente- abbiamo l’occasione di scoprire la bellezza di alcuni scorci delle nostre montagne  e riflettere sul problema ambientale.
Surreale, e quindi divertente più che sconvolgente, è la scoperta di grandi quantità di droga all’interno di un campanile, ma anche molto ambigua la figura di un prelato, probabilmente non molto casto, dedito a interventi umanitari in Colombia alquanto discutibili.
Le situazioni attraverso le quali passa il protagonista, e del resto anche i suoi amici, non concedono molta fiducia nel futuro, se si esclude un po’ di luce che proviene dall’incontro con Fiammetta, nome che ha una forte connotazione letteraria e di per sé è auspicio di calore affettivo.
Ma il cerchio si chiude con una percezione di fallimento, dopo una spericolata ricerca di emozioni estreme – una folle corsa a duecento chilometri orari su una Ducati rossa, per avere la percezione di vivere il presente-. Questo momento, che sembra uno snodo, non porta con sé tangibili risultati concreti, se non la presa di coscienza della necessità di ripartire e di fare piazza pulita intorno, anche di inutili sogni letterari. Anche i classici, che sono stati alimento ed energia non bastano più. Sono cadute le certezze, vacilla la fede, la vita fa paura perché vengono a mancare le energie per continuare a scommetterci sopra,  la solitudine è sconvolgente, ma non quella fisica. La solitudine è dentro, e sta nella fondamentale incapacità o comunque difficoltà di comunicazione, elemento già presente nel precedente romanzo di Panigada, Sabbia. E’ come se ci fossero dei blocchi nel percorso del messaggio da emittente a destinatario.
A questo punto ci chiediamo che cosa Panigada voglia salvare, se davvero non ci siano aperture. Andiamo a ritroso e vediamo che c’è il valore della amicizia, il gesto di umanità, l’anticonformismo, che c’è la forza comica  di certe situazioni, lo spirito critico, ma soprattutto la bellezza, sia esso un lungofiume nebbioso di notte, sia il profumo di elicriso o del bosco d’autunno, sia l’aprirsi della marina davanti agli occhi, e soprattutto la bellezza della poesia. E il ruolo salvifico della donna.
Lo scarto finale -la tragedia è evitata per un sovraffollamento di suicidi-  scioglie la tensione e fa tornare il buonumore, come alla fine di una fiaba, ma è una funzione della fiaba decisamente fuori dal comune.


Letto 1652 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart