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LETTERATURA: Giacomo e la paura di Ada

19 Aprile 2022

(Estratto dal mio giallo “Giacomo e Ada”, 1993)

Giacomo ci aveva provato a continuare il mestiere. L’avevano mandato in Irlanda del Nord, a Londonderry; poi in Libia e nel Sudan, ma lui non si sentiva più lo stesso. Scrivere, scriveva bene, ma quanta fatica per rubare le notizie. Non si poteva più muovere da solo, aveva sempre bisogno di qualcuno che facesse per lui, e questo non gli andava giù.
«Non ti devi preoccupare» gli diceva il direttore, quando a volte telefonava direttamente a lui per sfogarsi. «Come stai facendo, va benissimo. Siamo contenti. Vai avanti così.» Ma lui si sentiva zoppo anche nel mestiere. Sapeva di non vedere più le cose come prima, e una cattiveria s’era annidata dentro di lui e lo spingeva a talune malvagità, che piacevano ai lettori, ma non a lui, che vi scopriva i segni della sua disperazione.
Ada stava meglio se lui non era in casa, e le si accapponava la pelle quando lo sentiva salire. O quando il giorno prima le telefonava che sarebbe rientrato a casa.
Giacomo capiva ciò che stava succedendo al suo matrimonio.
«Non sei contenta, vero, di rivedermi?»
«Perché dici questo.»
«Non voglio che tu sacrifichi nulla della tua vita per me. Fai come se non ci fossi.»
«Non è facile.»
«Voglio che ti abitui a pensarmi morto.»
«Succederà un giorno.»
«Meglio perciò se ci sarai già abituata.»
«Smettila.»
«Chissà quante volte mi hai messo le corna.»
«Finiscila.»
«Non puoi immaginare com’è spietato il mondo. C’è odio dappertutto. C’è in me e ci deve essere anche in te. Perché vuoi nasconderlo?»
«A furia di questi discorsi, diventerai davvero cattivo.»
«Anche un assassino potrei diventare.»
«Magari l’assassino di tua moglie.»
«Perché no? se ci sarà l’occasione di farlo.»
«Mi metti paura.»
«Non sai che cos’è la paura. La paura è vivere, e non morire.»
«Eri così tenero con me, prima.»
«Ero un altro. Ed ora ti ritrovi un marito che non ti aspettavi, non è vero? Tu avresti il diritto di uccidermi, e credo che nessun tribunale se la sentirebbe di condannarti.»
«Fai i discorsi del diavolo.»
«Pensaci, a farmi fuori. Magari ne parli con il tuo amante, e insieme combinate l’affare. Lo sai, vero? che da morto valgo più che da vivo.»
«Dimmi se son discorsi da fare. La gente crede che tu sia un angelo e che ti porti addosso la disgrazia come una croce. Se sapesse i patimenti che mi dài. Ma sei così anche con gli altri? O cerchi invece la pietà dagli altri.»
Fu una delle tante volte che Ada si prese un altro scapaccione. Ma nel darglielo, Giacomo questa volta perse l’equilibrio e non riuscì a riprenderlo, e cadde a terra. Urlava di rabbia come un lupo che si è cacciato da sé nella trappola.
«Vedi, potresti uccidermi ora. E io come potrei difendermi?» Non ce la faceva ad alzarsi, e Ada gli andò incontro, e gli porse la mano per aiutarlo.
Giacomo si tirò su a fatica, e quando fu in piedi le diede un altro schiaffo.
«Vigliacco» disse lei.
«Fai attenzione a quello che dici.»
«Mi hai fatto male, che credi. Sei diventato manesco. Una volta o l’altra finirà male per uno di noi due.»
«Spero che sia per me. Così te la godrai, finalmente, col tuo spasimante.»
«Ce l’hai nella testa tu, questo spasimante. E va a finire che le corna te le metto davvero, una volta o l’altra.»
Ada era una donna piacente, gli uomini si voltavano quando passava. Non aveva ancora quarant’anni. Mora, belle gambe, una bocca sensuale. Giacomo era stato fortunato. L’aveva conosciuta un’estate a Viareggio. Anche lui era bello, e poi era famoso. La vide passare in costume sulla battima. Aveva il passo slanciato, pieno di fascino. Un gran pezzo di donna.
«Sarebbe bello farsi quella» gli disse l’amico.
«La conosci?»
«So dove alloggia.»
«Allora ci andiamo stasera.»
«Ma se fosse già fidanzata?»
«Non è fidanzata.»
«Come fai ad esserne sicuro.»
«Lo vedo dalla camminata. Quella è la camminata di una donna che non ha il fidanzato.»
«Questa poi non la sapevo. E com’è il passo di una che non ha il fidanzato?»
«Bisogna avere un occhio speciale come il mio per riconoscerlo. Te non ci coglieresti mai.»
«E perché?»
«Perché bisogna esserci nati con quest’occhio.»

Il libro qui.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart