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LETTERATURA: “Gli italiani badano agli affari loro”

9 Febbraio 2020

di Bartolomeo Di Monaco

È risaputo, ma Luigi Barzini jr ce lo dice in una bella calligrafia, e proprio grazie ad essa e ai contenuti dovuti all’alto livello della sua osservazione, lo considero un discendente diretto dei nostri sommi Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini. A questo autore non mancò mai il riconoscimento delle sue straordinarie qualità di giornalisti e di narratore e i suoi scritti godettero tutti della massima attenzione. “The Italians” (uscì a New York in inglese nel 1964) è oggi uno dei libri italiani più tradotti nel mondo. A Luigi rimase sempre il rammarico di non aver potuto aiutare il padre, grande corrispondente di guerra e uno dei principi del giornalismo italiano, processato e caduto in miseria per essere stato un simpatizzante del fascismo, poiché inviso alla famiglia Feltrinelli, e in particolare alla moglie Giannalisa Gianzana Feltrinelli, vedova di Carlo Feltrinelli, da cui si separò sposando in seconde nozze Paola Gadola.
Il padre trascorse gli ultimi due anni di vita in povertà e morì a Milano il 6 settembre 1947.

“(Gli italiani) Hanno imparato già da un pezzo ad essere privatamente prudenti, realisti assennati e perspicaci in ogni circostanza. Badano agli affari loro. Si comportano con circospezione, cautela, e persino qualche volta con cinismo. Sono increduli: non vogliono lasciarsi trarre in inganno dalle apparenze seducenti e dalle parole eloquenti e persuasive. Non possono permettersi di lasciarsi guidare dai sentimenti, li tengono sotto controllo. Ciò non significa che siano freddi. Tutt’altro. Quando è possibile, si abbandonano volentieri come chiunque altro, a stati d’animo spontanei. Ma sanno che la Ubera manifestazione di genuine emozioni è spesso un lusso per privilegiati, un lusso che può essere anche pericoloso e costoso. Solo i santi, gli eroi, i poeti, i signori facoltosi, gli stranieri, i pazzi e i poveri che non hanno nulla da perdere possono permettersi di dare sfogo sfrenato ai loro sentimenti. Le persone comuni, devono purtroppo scegliere, il più delle volte, tra l’incontrollata manifestazione di stati d’animo simulati e la manifestazione di stati d’animo sinceri ma tenuti a freno. Anche se hanno dimenticato uno dei loro antichi proverbi, che Lord Chesterfield citava a suo figlio, gli italiani si sforzano di attenervisi ancora; mantengono «volto sciolto e pensiero stretto», per gli stessi motivi per cui le facciate delle loro case sono spesso allegramente invitanti, mentre la porta di casa rimane sempre prudentemente chiusa a doppia mandata.
Al pari di chiunque altro essi preferirebbero logicamente che il mondo fosse diverso: un’Arcadia ove le pecore potessero giacere con il lupo, ove ognuno potesse dire e scrivere liberamente quello che pensa senza danno, e gli uomini fossero tutti fratelli. Ma sanno che coloro i quali si illudono vanno quasi sicuramente a finir male; sanno che il mondo è spesso un luogo triste e spietato, e si adattano, senza inutili recriminazioni, alle sue leggi inviolabili. Allegramente, traggono i massimi vantaggi possibili dalla loro sorte, qualunque possa essere, come fanno, negli avamposti solitari circondati dal nemico, i soldati che protestano, ma si adattano, evitano pericoli inutili, rendono come possono comodi i loro rifugi, li decorano con immagini e fiori, sperano nella salvezza, ma sono rassegnati anche alla morte.
Soltanto pochi italiani trovano sollievo in una vera e propria ribellione. Pochi tra i numerosi iscritti al Partito comunista vogliono scatenare la rivoluzione. Nella massima parte desiderano godersi la condizione privilegiata di rivoluzionari che spaventano la società capitalista. Quei pochi i quali vogliono istituire uno stato marxista sanno malinconicamente che neppure la loro rivoluzione, come fece rilevare il Guicciardini, porrebbe rimedio alle ingiustizie fondamentali della vita. Con la ribellione, in ogni caso, non si approda a niente, si è semplicemente strappati a ima sicura e anonima oscurità, e ci si complica inutilmente l’esistenza. Nelle circostanze più favorevoli, nelle rare occasioni in cui essa riesce, la rivoluzione tutt’al più può migliorare le sorti dei nostri pronipoti, ma quasi mai le nostre. Ecco perché molti nostri ribelli e rivoluzionari sono sempre stati e sono tuttora i migliori degli uomini, più disinteressati e degni d’ammirazione di altri. La maggior parte degli italiani, in effetti, ritiene che la condition humaine sia una condanna senza molte prospettive di grazia e di amnistia, che non si possa essere mondati dal peccato originale, che l’uomo non possa facilmente mutare la propria sorte e che, in ultimo, debba scontare qualsiasi eventuale sollievo con guai diversi e peggiori.
Per tutti questi motivi molti si sforzano di essere realisti, e consentono raramente alla loro immaginazione di spingersi troppo lontano, assorbiti come sono da questioni, situazioni, uomini e cose concrete. Perseguono più volentieri piaceri tangibili, senza problemi, i piaceri dei sensi, e, quando possono, quelli, altrettanto sostanziali, consentiti dalla ricchezza e dal potere. L’imperativo al quale ubbidiscono implicitamente in tutte le loro decisioni è non farsi far fesso. Essere fatto fesso è l’ignominia ultima, cosi come la credulità è la colpa innominabile. Il fesso è tradito dalla moglie, compra patacche d’oro falso, è vittima di inganni e di intrighi, e spesso accetta l’invito del lupo a giacersi con lui. Il fesso, incidentalmente, è anche colui che ubbidisce alle leggi, paga le tasse, crede a ciò che legge nei giornali, mantiene le promesse e in genere compie il proprio dovere. Per fortuna vi sono ancora abbastanza fessi in Italia, soprattutto nel Nord, che mantengono in vita il paese; senza di loro, probabilmente, tutto si fermerebbe; e ciononostante ben pochi li ammirano o li lodano. Il loro numero va pertanto diminuendo. Nessuno sa che cosa accadrà quando scompariranno del tutto.”.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart