Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download gratuito VIVERE CON L'ACUFENE.

LETTERATURA: Gli ultimi giorni di Santa Gemma

20 Gennaio 2020

di Bartolomeo Di Monaco

I precedenti (nell’ordine) quiqui, quiqui  qui , quiqui e qui.

Non credo ci sia stata nella storia dei Santi un caso che possa somigliare a quello vissuto dalla Santa lucchese Gemma Galgani. Ella ricevette in dono le stimmate, come testimone in terra della Passione di Cristo e sua discepola, e nello stesso tempo subì da parte del demonio un accanimento continuo ed aspro diretto a vanificare questa sua scomoda testimonianza. In lei si scontrarono con la forza titanica del soprannaturale le potenze del Bene e del Male, che scelsero come terreno di lotta la figura minuta ed esile di una giovane dal fisico compromesso sin dall’infanzia. S. Gemma, ossia, subì nella sua fragilità le asprezze di una scelta divina che la rese strumento di testimonianza della invincibile forza del Bene contro quella, apparentemente più vigorosa ma perdente, del Male. Dio scelse, dunque, una creatura inequivocabilmente fragile per rendere ancora più manifesta la sua potenza. Satana accettò la sfida nella disperata illusione di poter agire su quel corpo fragile e sottometterlo, sconfiggendo così finalmente Dio. Si accanì perciò contro Gemma Galgani con una testardaggine e una virulenza che forse nessun’altra Santa ha subito.
A mano a mano che Satana si accorgeva di non riuscire a prevalere, inaspriva il suo accanimento, e ancor più lo fece negli ultimi giorni di vita di Gemma. Essi furono sconvolgentemente tragici. Cecilia, la zia dell’autore Mariano, e Eufemia, sorella di Mariano, che si erano prese cura di Gemma negli ultimi mesi della sua vita, ne rimasero atterrite, e lo scrissero a Padre Germano, guida spirituale di Gemma. La futura Santa era interamente preda del demonio che su di lei sferrava gli ultimi feroci attacchi per possederne l’anima e sottrarla a Dio. Una furibonda e disperata lotta, che trasformò per qualche tempo Gemma in una specie di furia invereconda e blasfema. Finché, vicina a spirare, ottenne attraverso l’aiuto di Dio, la sua schiacciante, seppur sofferta e dolorosa, vittoria. Gemma morì il sabato Santo, 11 aprile 1903 “alle ore 1 ¾ pomeridiane”. Oltre agli ultimi giorni, a ulteriore testimonianza dell’accanimento di Satana contro la Santa abbiamo il suo Diario, che sottrattole dal Demonio e costretto quest’ultimo dall’esorcismo di Padre Mariano a restituirlo, porta impresse su alcune pagine le sue inconfondibili impronte.
Sfogliare quel Diario suscita paura e sgomento.
Riportiamo ora le pagine del libro in cui sono trascritte le lettere di Cecilia e di Eufemia.
________

(Da “Gemma in casa nostra” di Mariano Giannini)

“Lascio il racconto dei suoi ultimi giorni alla Zia (Cecilia ndr) che ne parlò in una lettera scritta evidentemente in momenti diversi e conclusa proprio il mattino dell’11: «Non ho tempo, assassinata dalle faccende, ma pure non posso fare a meno di scriverle: due righe di volo. Padre mio, qua succedono cose, riguardo a Gemma, da non potersi descrivere; le dirò qualche cosa come posso.
Martedì fu per Gemma una giornata di battaglia, come pure tutta la notte. La mattina si sentiva mordere da tutte le parti, dai serpenti, dai cani, dai gatti che la graffiano, dai rospi, che ci fu un momento fece un gran urlo. E poi piangeva e diceva che quel rospo le era entrato in corpo. Dopo poco le venne un rantolo e sembrava che le materie l’affogassero da un momento all’altro. Allora noi, tutti sossopra, si mandò a chiamare il Correttore (perché Monsignore non era mai potuto venire, quantunque essa lo desiderasse tanto); ma, quando la vide in quello stato, mandò subito a chiamare Monsignore, che venne poi verso sera. Gemma piangeva e non si poteva confessare, e voleva che le facesse gli esorcismi; ma lui non li volle fare. Così mi disse Gemma, ma poi si confessò.
La notte la vegliò una santa monaca e disse che aveva passato una notte in battaglia; cose da non potersi ridire. E credo che da questa monaca col tempo lei potrà rilevare tanto e (essa) le potrà descrivere le cose meglio di me. Mi sono combinata con la Superiora che, creda, è una donna di testa e di spirito ed ha capito la cosa, ché già prima di me conosceva la cara Gemma e sa di che cosa si tratta. E mi disse: «Tutte (le suore) non le posso mandare, ma penserò io a scegliere quelle che ci vogliono per questa creatura. Ed infatti ne scelse una che io non conosco altro che di nome perché me ne parlava Gemma e sempre mi diceva: «o che lei non la conosce la tale? Quando la vede le guardi gli occhi, vedrà…» Insomma quando non ci sono le monache ci sono io e non si lascia mai.
La mattina del mercoledì Santo fece la Comunione per Viatico, e il giorno l’ha passato più calma.
Stanotte poi è stata digiuna e stamani, Giovedì Santo, di nuovo ha ricevuto il suo caro Gesù. Dopo è stata tutta la mattinata assopita e sembra che debba spirare da un momento all’altro.
Lei poi in questa battaglia non lo cerca mai, non lo nomina mai, mentre quando aveva tutte quelle cose, come la corona, la flagellazione, allora cercava sempre il babbo suo. Ed ora come va tutto questo cambiamento?
Gemma è diventata pesa come se fosse un gran masso: vuole sempre che la lavi io quando ha qualche bisogno, ma sola non (mi) è possibile; bisogna essere due e di forza. Le gambe le ha tutte, così dice lei, morsicate, le ha tutte traforate e continuamente vede il dottore che viene per farle l’operazione. Sono circa venti giorni che non ci vede più…
Sono circa le ore dieci di mattina (del giovedì); mi chiamano per Gemma; lascio di scrivere per andare da lei.
Vado e la trovo in uno stato da non potersi descrivere: dalle 10 alle 13, da una parte io e dall’altra la monaca. Ciò clic ò successo glielo dico in poche parole: guardi un’immagine di Gesù Crocifisso, moribondo, e questa era la sua figura. Quel che ha patito per arrivare a questo punto se lo immagini da sé. A me è parso che abbia veduto la Croce ed allora ha steso le braccia.
In questo tempo mai un lamento è uscito dalla sua bocca.
Al tocco dopo mezzogiorno sono venuta per prendere un po’ di cibo, e poi sono tornata subito su da lei. Allora le si è svegliata una tosse con rantolo, che sembrava dovesse restare affogata da un minuto all’altro. Questo poi non era il soffrire della mattina, ma assai peggiore, perché si sgomentava e qualche volta piangeva. Noti bene, prima che venisse questo rantolo, io volevo scendere giù, (la lasciavo con la monaca), ma essa mi ha detto: «Non vada via». Mi ha chiamato e mi ha detto all’orecchio che nessuno sentisse: «Non lo vede questo uomo che è qui nel letto accanto a me? Per carità, lo mandi via». Appena detto così le prese quel rantolo ed a forza di gran fatica ha incominciato a buttare fuori della bava. Allora ha esclamato: «Deve venir fuori tutta la tubercolosi». Si è poi rivolta ad Eufemia e ha detto: «Impara, Eufemia, come si ama Gesù». Ed io e la monaca l’abbiamo tenuta sulle braccia, ché, creda, non se ne poteva più.
Stanotte è stata malissimo: io ci sono stata fino alle ore due dopo mezzanotte, e poi sono andata a prendere un po’ di riposo.
Stamani (venerdì) mi sono alzata alle 5 e mezzo, sono andata a vederla, e l’ho trovata sempre al solito. La monaca mi ha detto che andassi a fare la visita delle Sette Chiese. Ci sono andata, alle sette sono tornata, le ho portato un poco di cioccolata; ma soffre sempre. Ieri, quando le prese quel rantolo, voleva Monsignore. Si andò a chiamare e venne; ma Gemma soffre sempre al solito, però di ciò che succede non le dico nemmeno la centesima parte, perché mi ci vorrebbe troppo. A voce poi le dirò tutto. Come sarebbe necessario che lei venisse! Creda che le penso tutte, ma non so proprio dove mettere le mani, affinché venga: ci pensi lei, trovi un mezzo… (…). Viva Gesù!… Volevo mandar via questa lettera, ma ormai aspetto che oggi siano passate le tre, per dirle ciò che succederà. Ieri Gemma vedeva una corona di spine e disse: «Prima che tu sia compita e creduta, quante ci è da passarne». E poi un’altra volta mi disse: «Non mi lasci fino a che non sono inchiodata in croce…» Che succederà? povera figlia abbandonata, senza il conforto nemmeno del Confessore né del Direttore. Dica un po’, ci può essere l’uguale? A me sembra di no. Se ci morisse un po’, come si fa senza che lei l’abbia potuta rivedere?
Non lo nomina mai, non lo cerca mai, e quando io lo rammento, lei butta un risetto, che, creda, quando ride, sembra un’altra, non pare più creatura umana. Oh! se ci fosse un po’, quanto sarei con-tenta! Lascio di scrivere per andare da lei. Stasera riprenderò la penna e le dirò ciò che è successo oggi (…).
Siamo alle 10 (sempre del venerdì) e alla martire le è montata una gran febbre. Il demonio la tormenta continuamente: come farà oggi così oppressa? Mio Gesù, datele forza.
Siamo alle ore sette di sera e Gemma l’ha passato tutta nel soffrire, ma però cose nuove non ce ne sono state; ce ne fu più ieri. Il demonio però l’ha tentata in ogni maniera ed ha sofferto tanto. In un momento ha detto: «Domani o domani l’altro si manda a chiamare il P. Germano». «Ma chi sa! era forse in delirio, ché, creda, ci è continuamente. A pena si intende a parlare: bisogna starci colla bocca all’orecchio, per capirla. Gemma sta malissimo.
Stanotte l’ha passata molto male.
Stamani poi, Sabato Santo, le materie l’affogano. Si è chiamato il Curato; le ha dato l’Olio Santo, perché ci vedeva il bisogno. Stasera forse le rifarà la Comunione per Viatico. Ieri nominava lei spesso e disse che dopo Pasqua sarebbe venuto; però è sempre in delirio… Venne il medico e disse che era in uno stato di delirio mistico. Agli occhi nostri Gemma ce ne ha per poco, ma poi lo sa solo Gesù…
S’immagini il mio stato! Viva Gesù!… Faccia di tutto, Padre mio, venga venga presto…».

Lascio ancora la relazione della morte ad Eufemia, che ne scrisse lo stesso giorno al P. Germano: «Carissimo Padre, all’ 1 e 3/4 (pomer.) è morta – Vigilia di Pasqua, ore 5 pom.
Scrivo io per la Zia, perché essa è mezza fuor di sé dal dolore. Dunque Gesù ha fatto la sua SS. Volontà? Oppure il suo Divino Volere è stato deviato dalla volontà umana? In ogni modo sia fatta la sua Santissima Volontà.
Le scrivo, mentre Gemma è lassù a godere nel Cuore di Gesù per sempre. Oggi, Sabato Santo, all’ 1 e 3/4 è risorta insieme a Gesù.
Padre mio, come potremo consolarci di una perdita sì grande? Ed io che tutte le mattine, dopo la SS. Comunione, passavo a vederla, come potrò rinunziare ad una sì cara visita? Gesù solo vede il nostro cuore, ed accetterà il sacrificio che Gli offriamo. Povera Gemma! Povera no, felice Gemma che se ne è andata a godere Iddio. Avanti di morire, ieri sera, diceva alla Zia: «Abbia pazienza! È l’ultima sera». Se sapesse quanto ha sofferto! Le materie l’affogavano e ieri, verso mezzogiorno, la Zia le aveva domandato se poteva più sopportare ed essa ha risposto: «Un altro po’». E poi stamani, dopo una nottata di patimenti e sofferenze indicibili ha detto rivolgendosi a Gesù: «Basta, basta! Non ne posso più». Ed al tocco e 3/4 è morta.
Come faremo senza Gemma?
Come faremo senza Gemma? Creda pure che siamo disperati! Basta, sia fatta la Volontà di Dio!
Povera Gemma, Stamani quante volte ha desiderato Lei e Monsignore; quante volte ha desiderato gli esorcismi! Ma poi si è calmata e prima di morire le pareva di vedere Giulia e Tonino e poi si è composta, le è cessato il catarro, l’affogamento; ha piegato la testa ed è stata dalle 11 3/4 circa, fino all’ 1 3/4 sempre così, senza fare sforzi, senza nulla; e quando era per morire noi tutti eravamo presenti, ed io inginocchiata in fondo al letto, osservavo ogni più piccolo movimento. Essa, appoggiata al petto di Mamma ha lasciato andare la testa all’indietro e così è rimasta: calma, tranquilla, serena, ha spirato fra le braccia di Gesù, assistita dal curato e da tutti noi altri.
Immagini Lei come siamo rimasti! La Zia è mezza morta; la casa pare deserta; tutto ci manca… ma ci resta Gesù! Viva Gesù! Sia fatta la sua volontà! Ma purtroppo la Volontà di Dio è stata trattenuta dalla volontà umana! Gesù non ha trovato corrispondenza nella volontà degli uomini!
E Lei, P. Germano, che ne dice?
Venga, venga a consolarci, venga a rivedere almeno morta quest’angelo! Venga con noi! Ma già che dico! Son fuor di testa! Non sarebbe più a tempo, perché la portano via la sera di Pasqua.
Non l’ha potuta più rivedere! Essa è morta sola ed ha certo fatto un sacrificio a Gesù, perché desiderava tanto di riveder Lei prima di morire. Anche questo suo desiderio non è stato appagato. Essa ha sofferto sempre sempre, non ha avuto soddisfazioni di sorta, sempre ha patito e nei patimenti mi diceva: «Impara ad amare Gesù!» E soffriva ridendo. Quale costanza nel patire per Gesù! Ma ora non ne poteva proprio più, ed ha chiesto di morire, se fosse sua volontà. Oh! quanto, secondo il mio intendimento, quanto avrebbe avuto bisogno di uno che l’aiutasse nel soffrire, che la confortasse! Ma, basta, sia fatta la Volontà di Dio. Egli voleva così! E così sia! (…) Monsignore è venuto a vederla a mezzogiorno circa, le ha dato la benedizione, ci sarà stato cinque minuti, e poi è andato via coll’Andreuccetti. Essi dicono che era Fantasia! Che non erano battaglie del demonio. Lei pensi! È Gesù che permette così! Coraggio!».

Ecco dunque delineati, molto semplicemente e con grande sincerità, i rapporti che la mia famiglia ebbe con la grande creatura che la Chiesa ha elevato agli onori dell’altare.”.


Letto 180 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart