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LETTERATURA GOTICA: Carolina Invernizio: “I Misteri delle Soffitte”

25 Ottobre 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Il romanzo uscì nel 1901.
Si comincia con un omicidio. La giovane Giulietta Lovera “detta la Bionda”, che ha una figlia appena nata, Gina, viene trovata gravemente ferita nel suo appartamento. Siamo nel periodo di carnevale e l’assalitore è mascherato da Pierrot, e viene fermato da un inquilino di quello stabile, Aldo Pomigliano. Una sconosciuta, anch’essa mascherata e che dirà di chiamarsi Speranza, ha preso tra le sue braccia la piccola Gina. La madre, di lì a poco, muore, ma sembra aver riconosciuto la donna mascherata, che Aldo fa passare all’ispettore di polizia come sua sorella.
Il delitto resta un mistero, poiché nessuno sa dire niente sull’uomo mascherato da Pierrot, né si immagina che relazione ci sia stata tra Speranza e l’uccisa, la quale prima di morire, pare averla riconosciuta. La bambina viene affidata a Speranza.
Questo è l’intrico dei fatti messi insieme nelle pagine di inizio. Vi è già abbastanza materia da rendere interessante lo svolgimento di questa storia, alla quale l’autrice dà un’impronta da giallo.
Tanto più che immediatamente ci presenta una coppia che sta vivendo un momento difficile della loro relazione, il conte Livio Rossano e la moglie Bianca. La quale Bianca altri non è che la sconosciuta Speranza, fatta passare da Aldo come sua sorella.
Sapremo che il Pierrot che ha causato la morte di Giulietta è Fabio Ribera, che per questo delitto è incarcerato. Ilda, la fidanzata, lo crede innocente, e si adopera per provarlo.
È interessante notare che, essendo carnevale, alcuni di questi personaggi si sono mossi ed hanno agito nascosti dietro una maschera.
Ci sono fili sottili che collegano i personaggi tra loro. Pur essendosi Fabio dichiarato colpevole e condannato a sei anni di prigione, il lettore avverte che la storia di questo delitto non è ancora finita e che legami e propositi misteriosi inducono a credere, come suppone la stessa Ilde, che egli sia stato strumento di altri.
Ad esempio, il marito di Bianca, il conte Livio, è più che felice di tale condanna, poiché “cercherò il mezzo di sbarazzarmene per sempre [si tratta di Fabio] e di ridurre Ilda ad ogni mio volere.”.
Ilda, la fidanzata dell’accusato, inizia la sua personale indagine; va ad abitare nella soffitta in cui è stato commesso l’omicidio e assume un altro nome, Laura Favre, ed un’altra figura, truccandosi in modo da non essere riconosciuta.
La Invernizio va avanti come una locomotiva; sembra indifferente al racconto, fredda e impegnata esclusivamente a disegnarne la trama, con una tessitura complessa, da spadroneggiare ma tale da intimorire il lettore. Quando troviamo delle descrizioni, esse sono asciutte, essenziali. È, la sua, una scrittura senza ornamenti. Le parole sono piccole ruote che mandano scintille. Molto differente dalla scrittura riccamente ornata di Francesco Mastriani. La Invernizio è una scrittrice pisigna, invece, più pronta a togliere parole che ad aggiungerne.
La contessa Bianca ha litigato con il marito e vivono nella stessa casa, ma separatamente. Livio è un donnaiolo e un mezzo furfante che vuole consumare la dote della moglie, la quale si è sentimentalmente avvicinata a Aldo.
Fabio che è in prigione, reo confesso dell’assassinio di Giulietta, in un libro trova uno scritto del conte Livio che gli rivela che la sua fidanzata Ilda ha un amante.
Sarà vero o è una trappola? Sta di fatto che Fabio rimane “stupidito” nel leggere il messaggio.

A Ilda non mancano certo i corteggiatori; quando passa in strada tutti l’ammirano: “Ella appariva di una bellezza maravigliosa, vestita con eleganza suprema. Sotto il largo cappello a piume, i capelli nerissimi, divisi sulla fronte, le scendevano fino agli orecchi, ai quali scintillavano due brillanti di una grossezza straordinaria. Nulla di più voluttuoso del pallore del suo volto, dei suoi occhi bistrati, color verde-mare. Le labbra provocanti, di un rosso acceso, mettevano in mostra, nel sorriso, denti di una bianchezza lattea.”.
Invernizio copre il percorso della sua storia con molti interrogativi, e il lettore rischia di smarrirsi all’interno di una trama piena di insidie, che manifesta una capacità straordinaria dell’autrice nel tenere e governare i molti fili.
Difficile, o almeno complesso rendere conto dei vari percorsi che la trama contiene.
Sappiamo che Ilda deve scoprire chi sia stato il mandante dell’assassinio di Giulietta, di cui Fabio è solo un esecutore. Per fare ciò ha cambiato nome ed ora è conosciuta come una cortigiana che ha nome Cleo, mantenuta da Aldo in una casa signorile. Tutti sanno, però, che Aldo non è affatto ricco, e dunque chi si nasconde dietro a Fabio? Chi lo finanzia? Si dice che sia il padre di Bianca, Moreno, uomo ricchissimo.
Intanto Bianca ama Aldo, e si scambiano delle lettere compromettenti.
Tutto si sta muovendo verso un fine comune: scoprire il mandante del delitto. Eppure quanti rapporti nascosti emergono nel corso di questa indagine!
Indaga anche un commissario di polizia, il cavaliere Umberto Trani, che è diventato un frequentatore dei personaggi che girano intorno al delitto.
Invernizio fa un passo indietro nel tempo, di ben quarant’anni, per mettere in scena nuovi personaggi, ossia l’avvocato Zeno Mestre, sua moglie Valeria e la loro figlia Stefana, di sedici anni, la quale “nascondeva il più feroce egoismo e dominava la madre, che non aveva la forza di opporsi alle sue volontà.”.
Sembrerebbero estranei a quegli avvenimenti, ma vedremo che non sarà così. Stefana, già ricchissima per suo conto, sposa il conte Sebastiano Rossano, addirittura più ricco di lei, e dal loro matrimonio nascerà Livio, il personaggio che abbiamo già incontrato.
Il collegamento è fatto: “Stefana amò suo figlio con una passione quasi selvaggia, e fu l’unico, vero amore della sua vita.”. Infatti, non ama del pari suo marito, che, anzi, tradisce.
Ė sua madre Valeria a scoprire il tradimento e così la perfida Stefana le risponde: “Credi che sia venuta ai bagni per far la balia al bambino? L’adoro, il bimbo, ma egli non deve essermi d’inciampo. Tu sei una mamma dalle idee antidiluviane Io, invece, sono una donna moderna: voglio avere degli amanti, schiavi sommessi, pronti a versare tutto il loro sangue per me, e li avrò! Voglio essere ammirata, e in pari tempo creduta da tutti la donna più onesta del mondo!”.
Tracotanza, superbia, cinismo paiono sommarsi nel personaggio di Stefana, madre di Livio, che ne erediterà il carattere: “Livio, crescendo, le assomigliava non soltanto nel fisico, ma soprattutto nel morale: nulla aveva di suo padre, nulla!”.
Questo ritornare al passato, per svolgerlo come una storia che si sommi con pari dignità alla principale dà il segno di una metodologia tipica del feuilleton, in cui la trama viene di volta in volta arricchita per offrirla a lettori insaziabili ed esigenti, in cerca di continue emozioni.
Stefana ha condotto una vita dissoluta, sperperando molto denaro. Ha avuto nel frattempo un figlio fuori del matrimonio, nel periodo in cui il marito Sebastiano era assente da molto tempo a causa degli affari.
Vicina a morire, si reca presso il figlio Livio e gli rivela che Fabio Ribera è suo figlio. I due, dunque, sono fratelli per parte di madre.
Ecco svelata la ragione per cui, in modo inconscio, Fabio si sente attratto da Livio e ne prova soggezione: “Tutta l’adorazione che il fanciullo aveva provata per la contessa, si riversò su Livio. Per Fabio non vi era nulla al mondo di più bello, di più perfetto del giovane conte, il quale se ne compiaceva.”.
Succede che il conte vede un giorno Giulietta, “di una bellezza più unica che rara” e se ne innamora. Giulietta, ricordiamolo, è la povera fanciulla uccisa da Fabio.

Giulietta e Livio si frequentano. Livio le ha dato un nome falso, quello di Fabio Ribera, il fratellastro, e come tale continua a presentarsi a Giulietta al fine di possederla. Una volta ottenuto il successo, da quel momento cala il suo interesse per la giovane.
La quale (intanto ha partorito una figlia, Giulia), incontrandolo, minaccia di rivelare tutto alla moglie Bianca. Livio si mette in allarme e capisce che Giulietta rappresenta per lui un grosso pericolo.
Ed ecco svelato il movente: “Ho trovato! Toglierò di mezzo una donna che mi è divenuta odiosa, getterò tanto fango su Fabio, che Ilda non dovrà più provare che orrore per lui, e tutto andrà per il meglio!”. Livio vuole possedere anche Ilda, la fidanzata di Fabio, essendo rimasto toccato dalla sua bellezza. E cosa s’inventa? Rivela a Fabio le minacce ricevute da Giulietta, e questi si offre di ucciderla per suo conto: “Fabio si era andato animando. Aveva l’esaltazione dello schiavo credente che tutto sacrificherebbe per il suo idolo. E l’idolo del povero commesso era il conte Livio. Ah! se avesse potuto leggere nel cuore di lui!”. Sarà lui, Fabio, vestito da Pierrot a uccidere Giulietta.
Non ci resta che attendere, a questo punto, che siano messi insieme i vari spezzoni che ci condurranno alla fine della storia.
Invernizio, sia in questo caso che nelle altre sue opere, sa creare trame complesse che riesce a governare con rara maestria. Il lettore si sente impegnato a conservare memoria dei dettagli di una impalcatura che non ammette distrazioni, a rischio di smarrirsi in un labirinto senza vie di uscita. Finché, ad un tratto, tutto diventa più facile; gli intrighi si sciolgono, i segreti si manifestano e, a quel punto, tutto si spiana in una sottile trasparenza.


Letto 200 volte.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart