Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

LETTERATURA GOTICA: Carolina Invernizio: “Il treno della morte”

1 Novembre 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Il romanzo uscì nel 1905.
Si comincia con una situazione incandescente. Valerio e Diego sono fratelli. Diego ha sposato Raimonda, ma non sa che questa era stata la donna di Valerio, il quale, tornando dall’estero e andando ospite di Diego, apprende la notizia. Raimonda ha una sorella, Isabella, rimasta sedotta da un uomo che poi è stato trovato cadavere, di cui si sono perse le tracce.
Raimonda e Valerio si erano lasciati insultandosi l’una contro l’altro. Hanno avuto anche una figlia, che Valerio ha subito sottratta e nascosta alla madre, che anela di rivederla.
Così pensa Raimonda, che sta attendendo in casa i due fratelli: “Che dirà vedendomi qui moglie di suo fratello, egli che aveva giurato che io non avrei mai portato il suo nome?… Come passò nella mia mente l’idea di sedurre Diego, di cui un giorno Valerio mi aveva descritto il carattere debole, femmineo, da sognatore, non lo so: cercai una vendetta e la trovai!… Un demone me l’aveva suggerita!”.
Isabella, intanto, non è morta, ma ha sposato il marchese Francesco Briardo, il quale è amico di Valerio. Non hanno figli e ne approfittano per chiedere a Valerio di affidar loro la sua bambina. Non sanno che è la figlia di Raimonda e dunque la nipotina di Isabella. A Valerio non par vero di dare alla sua bambina un rifugio sicuro e nasconderla in questo modo alle mire della sua ex amante.
Raimonda non ha rinunciato a cercare la figlia, però, e ora che Valerio è ospite della sua casa fa di tutto per scoprire dove l’abbia nascosta; ne spia perfino la corrispondenza: “È certo che Raimonda doveva tentare ogni mezzo per sapere dove si trovava la sua bambina e Valerio cominciava davvero ad impensierirsi, temendo che un momento o l’altro la scoprisse.”; “L’idea di rivedere sua figlia ormai non abbandonava più Raimonda: essa era persuasa che non doveva essere molto lontana da Torino, che le assenze di Valerio non avessero altro scopo, che di trovarsi con la sua bambina.”.
La bambina, che ha cinque anni, si chiama Nastia (Anastasia), un nome russo, poiché la coppia è stata in Russia presso una ricca parente e Isabella si fa passare per una principessa russa col nome di Isa Overief.
Dunque, l’intreccio, già a questo punto, è assai eccitante.
Raimonda cerca la figlia e questa, guarda un po’, si trova in casa della sorella, la quale non sa che Nastia è la figlia che Raimonda va cercando. L’unico che sa è Valerio, il quale tiene la bocca chiusa. Inoltre, Raimonda non sa che dietro il nome di Isa Overief si nasconde sua sorella Isabella. Anche quando s’incontrano per la prima volta non si riconoscono. Vi è in loro una certa inquietudine, ma nessun disvelamento. La ricerca della figlia da parte di Raimonda avrà gran parte nel romanzo.
La tecnica usata dalla Invernizio è chiara: interrompe all’improvviso una storia e ne introduce un’altra con personaggi apparentemente nuovi, i quali poi mostrano una relazione con gli altri. Il lettore è continuamente impegnato ad attendere questi innesti, i quali, una volta intervenuti, aprono una nuova luce al percorso narrativo.
Raimonda sta covando dell’odio nei confronti di Valerio, il quale si comporta come se volesse punirla di aver sposato il fratello. Raimonda arriva ad immaginare che Valerio se l’intenda con Isabella, alle spalle del marito di quest’ultima, Francesco. Confida tale sospetto al marito Diego che, ricordiamolo, è il fratello minore di Valerio.
Sappiamo anche che le due donne hanno un “fratello di latte”, Salvatore, fuggito dal manicomio, dove era stato rinchiuso per pazzo, ma non lo era. Va a trovare la sorella Raimonda e si fa riconoscere. Lei è contenta poiché sa che di lui potrà avvalersi per qualsiasi cosa di cui abbia bisogno. Il suo intento è di ostacolare il matrimonio che Isabella vuol combinare tra Valerio e Tecla una giovane milionaria, che lo ama.
Il lettore si sarà, a questo punto, domandato che cosa c’entri il titolo del romanzo con quanto è accaduto sin qui. C’entra, perché il padre di Valerio e Diego, un vecchio e rinomato ingegnere, era stato trovato morto di una sincope in uno scompartimento del treno. In quella occasione Valerio aveva detto al fratello: “Nessuno, vedi, potrà surrogare nel mio cuore l’amore di quel padre; per lui, per non recargli dispiacere, avrei rinunziato a qualsiasi felicità; ricordati bene, è stato trovato morto nel treno 1358; il 13 la morte, 58 l’età di nostro padre: segna questi due numeri fatali.”. Ma dovremo attendere un altro treno, recante il numero 1334, per ricordarci il titolo del libro: “Il treno della morte”: 13 la morte e 34 l’età: di chi?

In realtà il padre si era ucciso con un veleno che non lasciava tracce e lo aveva fatto per punire i suoi eccessi con le donne. Aveva avuto anche una relazione con Isabella. Valerio scopre la verità tra le carte lasciategli dal padre.
È da quelle lettere e da un ritratto rinvenuto tra le carte del padre che capisce che l’Isabella amata da suo padre, altri non è che la principessa Isa Overief, ossia la marchesa Isa Briardo.
Un giorno il marchese riceve, nella posta quotidiana, questo ritratto, e crede che sia stato Valerio a tenere una relazione con la moglie, e inveisce contro entrambi, considerandosi deplorevolmente ingannato. Medita una vendetta. Il ritratto si rivelerà uno strumento importante per sciogliere alcuni interrogativi, e sarà proprio esso a suscitare in Raimonda il pensiero che la moglie di Francesco sia sua sorella Isabella, creduta morta: “Dunque quell’Isabella, di cui aveva veduto il ritratto, che assomigliava alla marchesa Briardo, era proprio sua sorella!”.
La Invernizio ha reso complessa la trama, a tal punto che non la si può riassumere al completo.
Sappia il lettore, tuttavia, che si troverà nel bel mezzo di un intricato viluppo di avvenimenti in cui ogni tipo di sentimento sarà presente, dall’odio, dalla ipocrisia, dalla menzogna, dalla vendetta, dalla gelosia, dall’equivoco all’amore e al perdono. Ne uscirà fuori un dettagliato ritratto della società italiana com’era tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.
Si può dire che la forza dei romanzi della Invernizio sta nascosta proprio nella capacità di rendere avvincente la trama, più ancora che nello svolgimento puro e semplice della storia.
Verso la fine del romanzo comparirà anche un personaggio mascherato da fantasma: “E la portiera che dava adito alle sue camere si sollevò e nella penombra apparve un gigantesco fantasma, avvolto da capo a piedi in un bianco lenzuolo, che lasciava solo coperto parte del teschio dalle vuote occhiaie, privo del naso, mentre la bocca spariva sotto il funereo drappo.
Francesco, che era sempre stato superstizioso, nella sua pazzia lo era ancora più Aveva sentito dire da Michel e da Susette che a Nizza si sussurrava che in quella villa alla notte si aggirasse il fantasma di un vecchio marchese ivi morto, ed aveva sempre pensato si trattasse del proprio padre.
Ed ora dinanzi a quella apparizione non ebbe più dubbio ne pensò d’accertarsi della realtà di quel fantasma, la cui vista l’aveva fatto indietreggiare fino alla parete.
Stette immobile, muto, atterrito, mentre nel suo cervello si faceva strada l’idea che Dio avesse permesso che suo padre uscisse dalla tomba per impedirgli un delitto.”.
Nel finale, la tensione verso la morte è robusta e prende il lettore: “Al sorger del giorno sereno, mite, si ebbe l’annunzio che si erano trovati i corpi dei due sventurati, avvinti insieme, fra mezzo alle scogliere.”.
Lasciamo al lettore di scoprire chi essi siano: “Essi non erano decomposti dalla morte, ma parevano riposare tranquilli, in un’estasi di oblio. La pace che avevano sognata alfine la trovarono: le loro membra erano ormai inerti, le labbra mute, per sempre, ma i loro spiriti se ne erano andati avvinti per l’eternità.”.


Letto 184 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart