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LETTERATURA GOTICA: Carolina Invernizio: “La felicità nel delitto”

5 Novembre 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Il romanzo uscì nel 1907.
La Grisa è una affittacamere. Un giorno riceve una lettera da un antico pensionante, Oscar Brandano, che le chiede di mettere a sua disposizione una camera, poiché intende trattenersi a Torino. Ha con sé la moglie e una bambina. La Grisa è meravigliata, visto che Oscar si era sempre mostrato contrario al matrimonio, e quando giunge, la moglie non dice una parola e ha il volto coperto da un velo. Oscar le dice che parla soltanto il francese, ma non è vero e la Grisa, uscita dalla stanza e orecchiando dalla serratura, la sente parlare perfettamente in italiano.
Perché questa bugia?: “Si faceva ancora queste domande mentre si spogliava per andare a letto, e concluse che in quel connubio vi era qualche mistero; ma non disperava di scoprirlo.”.
La mattina successiva, ecco la sorpresa: scopre il cadavere di Oscar, disteso sul letto. Ha in mano un coltello e tutto lascia intendere che si sia suicidato. La bambina, che ha quindici mesi, gli è vicino e sta piangendo, mentre la donna velata è scomparsa. La Grisa è convinta che si tratti di omicidio.
Nonostante il quadro tragico che ci è stato messo davanti agli occhi, questo inizio, condotto con la massima calma e linearità, mostra in modo evidente una chiarità scenica, tale da privarla dell’orrore che il lettore avrebbe dovuto patire.
È una qualità, anche questa, che va riconosciuta alla Invernizio.
Attraverso i ricordi della madre, Marta, veniamo a conoscere la vita di Oscar, sposato con una fanciulla, Gilberta, appartenente a una famiglia ricchissima. Il loro matrimonio era avvenuto in segreto, non potendo Berta (Gilberta) avere il consenso della sua famiglia che aveva su di lei progetti più ambiziosi. Dall’unione era nata una bambina di nome Dina.
Da questo racconto sappiamo, così, che i tre personaggi apparsi alla affittacamere la Grisa sono Oscar, la moglie Berta e la figlia Dina.
Dopo che dall’autopsia è emerso che Oscar è stato avvelenato, subito si pensa alla donna velata, ossia a Berta, come l’assassina, la quale lo avrebbe ucciso per motivi ancora sconosciuti.
Il titolo, “La felicità nel delitto”, ci dà una traccia? Sì, Berta non deve essere un personaggio normale; una qualche perversione la insegue.
A ciò induce a pensare la scaltra autrice: “Egli era stato colpito mentre dormiva profondamente, sognando forse colei stessa, che da lungo tempo aveva premeditato il delitto, l’aveva preparato ed era riuscita a compierlo, senza che nella vittima fosse balenato un solo sospetto ed avesse la forza di difendersi.”.
Ma Marta, la madre di Oscar, ha maturato una sua convinzione: “Ed a furia di pensare a questo, la povera signora Brandano si era convinta che quella Berta amata da suo figlio, la madre di Dina, non fosse la stessa incognita che l’aveva ucciso.”. Giura che scoprirà l’assassina e vendicherà il figlio.
In ciò l’aiuterà un suo vecchio spasimante, il conte Renzo Altena. Sul quale grava il sospetto che sia stato l’amante della moglie di un suo amico, un certo Prando (già Aliprando), e da questa relazione sia nata Gilberta, che Prando ha creduto sua figlia, fin tanto che ha rinvenuto una lettera che il conte aveva scritto alla moglie e nella quale si faceva riferimento a Gilberta come loro figlia.
Si tratta però di un equivoco, la persona che firmava le lettere con le iniziali R. A. non era Renzo Altena ma Renato Ariani, il quale, onde evitare lo scandalo, si era tolta la vita.
Già a questo punto la storia si intriga e si interseca. Ma non basta.
Quando Gilberta fa ritorno a casa, trova il padre morto; si è avvelenato e prima di morire ha lasciato una lettera in cui le rivela di aver sciolto il conte Renzo Altena dall’impegno di sposarla, poiché innamorato di un’altra. Gilberta promette di ricercare questa sconosciuta e di vendicarsi.
Ci sono già due persone, due donne, che meditano la loro vendetta contro nemici sconosciuti: Marta, la madre di Oscar e Gilberta la ex promessa sposa del conte Renzo.

Come vedete, la Invernizio ha gettato con nonchalance l’amo con cui trattenere a sé il lettore.
Le trame dei romanzi della Invernizio, non sono mai semplici; hanno necessità di complicarsi, poiché s’imbastiscono di sentimenti, più che di fatti.
Lettere che arrivano all’improvviso, campanelli che suonano alla porta in continuazione sono momenti in cui si accentuano o si dissolvono alcuni interrogativi. Spesso veri e propri deus-machina.
Valente Gorzano è un altro pretendente che si fa avanti, innamorato di Gilberta. Quest’ultima sembra tutta presa dal desiderio di scoprire il mistero della morte del padre, il quale, per diseredarla, ha bruciato molti titoli mobiliari, che l’hanno messa a terra.
Il conte Renzo Altena è al momento, per i suoi rapporti con Marta Brandano e con Gilberta Aliprando, il solo punto di collegamento tra le due storie.
Gilberta ha un’indole cattiva e vendicativa. In realtà non ha gradito che Renzo abbia ritirato la sua promessa di matrimonio, incoraggiato dal padre, e non ha intenzione di lasciare impunita la sua rivale: “Credono che io preghi per la loro felicità. Ah! che sciocchi; ma non voglio sopprimerli, voglio che soffrono quanto io soffro in quest’istante. E dire che per lui, per essere contessa, ho ucciso l’altro e ho abbandonata la mia creatura.”.
È lei, dunque, la donna velata che aveva accompagnato Oscar con la bambina nella sua camera e che poi lo aveva ucciso?
Vedremo. Intanto Gilberta ha bisogno di guadagnare per vivere e fa la cassiera nel “laboratorio di biancheria” della signora Luisa. Ma è anche, con il nome di Celeste, una “bella di notte”, dalla doppia vita.
In quel laboratorio si trova anche Carmen, una giovane che al tempo delle indagini per la morte di Oscar era stata interrogata dalla polizia poiché era stata la sua amante. Di questa tormentata relazione, l’autrice ce ne darà ampio resoconto.
È la vicedirettrice e non le piace Gilberta: “Carmen aveva trovata bellissima la nuova cassiera come le altre, ma un movimento degli occhi di Gilberta l’aveva colpita. Le parve che lo sguardo di lei non fosse sincero come il suo ingenuo sorriso. Fu l’impressione di un istante, ma bastò per non farle condividere l’entusiasmo delle sue dipendenti.”.
Troveremo che sono in molti a ricercare l’assassina di Oscar, e questo intriga il lettore, il quale ha messo in conto un nome, un personaggio, e poi si deve ravvedere, poiché anch’esso risulterà alla ricerca dell’omicida. È una tecnica che rimanda continuamente la verità, sposta il filo del traguardo sempre più avanti. Noi abbiamo ancora negli occhi la scena di Oscar trovato morto sul suo letto con in mano un pugnale e accanto la piccola Dina piangente, e attorno a questo fosco e terribile quadro, vediamo comparire e muoversi dei fantasmi, ognuno dei quali si avventa sull’uomo per ucciderlo.
Grazie a questa impressione che ci coglie ogni volta che ritorniamo al delitto, ci pare che sul proscenio della rappresentazione tutto sia in perpetuo movimento tra vita e morte. Niente può immaginarsi fermo e passivo, e ciascun personaggio vive coi e dei suoi gesti senza mai arrestarsi.
Sapremo che Oscar ha due figlie, una concepita con Gilberta e l’altra concepita con Carmen, che ha abbandonato. La sorpresa sta nel fatto che si assomigliano a tal punto da sembrare gemelle!: “Le due bambine sembravano gemelle; avevano gli stessi tratti del padre, la stessa bellezza incantatrice.”. Succede così che, essendo vicina a morire la figlia di Gilberta, di nome Dina, Carmen riesce a sostituire le due bambine e a mettere nella culla di Gilberta la propria figlia. D’ora in avanti, dunque, la bambina che cresce in casa di Gilberta si chiama Dina, ma è la figlia di Carmen.
Si deve ancora una volta sottolineare la bravura dell’autrice nel seminare lungo il percorso narrativo sorprese, eccentricità e meraviglie.
Sapete già da chi è stato ucciso Oscar. Da Berta. E sapete perché lo ha fatto? Perché quest’ultima, perfida e ambiziosa, intendeva diventare contessa, sposando il conte Renzo Altena: “Se il conte fosse giunto, se il matrimonio con questi, che la rendeva libera, potente, si fosse stabilito, ed Oscar, scopertolo, avesse mandato tutto a monte, rivelando al conte stesso i suoi rapporti con la giovane?
Bisognava ad ogni costo sopprimerlo.”; “Ella che aveva sempre deriso l’amore, e non aveva mai provato un palpito sincero per nessuno, odiava la sua stessa creatura, perché figlia dell’uomo da lei ucciso, l’uomo divenuto un ostacolo per lei, che voleva essere contessa e milionaria, ora soffriva le torture dei dannati per il conte, che non si curava di lei”.
Il lettore, dunque, conosce già il nome dell’assassina, la quale a lui si è rivelata da sé, ma l’interesse che l’autrice riesce ad alimentare sta nel fatto che egli dovrà capire come essa sarà scoperta dagli altri, e gli imprevedibili effetti.
Non rimarrà deluso. Berta-Celeste-Gilberta si rivelerà un personaggio dalla psicologia molto complessa, quasi schizofrenica: “Ma dunque quella femmina non possedeva né cuore, né coscienza; tutta la sua bontà non era che apparente, la sua dolcezza ipocrisia. Tutto in lei era menzogna e delitto.”.
La sua punizione sarà terribile e cinica.
Il lettore assisterà ad altri episodi disperati come la sparizione di Renzetto, il figlio che Gilberta ha avuto sposando Valente Gorzano, e la conseguente affannosa ricerca. Vedrà combinarsi altri due matrimoni: quello di Marta, la mamma di Oscar, con il conte Renzo Altena e quello di Carmen con il medico Martino Pracchia. Si troverà sommerso da un ritmo frenetico che l’assorbirà del tutto, quasi lo incatenasse. E poi, ricordate?, c’è da sciogliere quello scambio nella culla delle due bambine, in forza del quale Dina non è figlia di Berta, ma di Carmen. E, puntualmente, anche questo nodo sarà sciolto.
Raro trovare, perfino nei gialli, una tessitura così complessa ed abilmente costruita.


Letto 171 volte.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart