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LETTERATURA: I MAESTRI: Allucinazioni

28 Marzo 2019

di Elémire Zolla
[dal “Corriere della Sera”, lunedì 3 marzo 1969]

Non c’è schiavo che ubbidi­sca meglio del liberto convin­to di essersi emancipato, nes­suno ottempera alle parole d’ordine d’un’oligarchia come chi si persuada d’essere lui a volere i propri riflessi condi­zionati; accanto alla tirannide dichiarata e chiara c’è quella femminea, di chi riesce a far volere ai sudditi ciò che va insinuando ipnoticamente in loro. Fu questo uno dei temi del romanzo di Nathaniel Hawthorne The Blithedale Ro­mance (Valgioiosa).

Un medico veneziano, ane­stesista, Enrico Galeotto, in un libro arruffato ma egregio (nel senso etimologico, fuor del gregge): Introduzione alla biologia e alla clinica della suggestione (ed. Gregoriana, Padova), espone un suo nuo­vo metodo di ipnotismo che sviluppa tutto ciò che è implicito in questa riflessione. Egli non invita piĂą a fissare una fonte intermittente di luce, non accarezza piĂą con suoni blandi, nĂ© s’impone con piglio paterno e autoritario, anzi invita il soggetto da suggestio­nare alla critica di tutto ciò che avviene sul momento e dell’ipnotista stesso: gli impo­ne un’aggressione incessante, una irriducibile « negazione determinata » di ogni cosa. L’ipnotista si proclama uno come lui, in dialogo, in contestazione, non gioca piĂą la carta dell’autorevolezza.

Ovviamente il soggetto non saprà escogitare niente che non sia vago o tiepido e co­munque di nessuna importan­za, nella sua ansiosa ricerca di appigli critici, perché una polemica, per aver senso e ragione, deve partire da una figura perfettamente determi­nata del desiderabile, quale può fornire soltanto una idea del bene, altrimenti è un’esi­bizione di umori biliosi o di fantasticherie, una povera cri­tica selvaggia, frastornata, sen­za criteri fondanti né mete chiare. Da un lato questo me­todo nuovo fa che l’ipnotiz­zando si concentri tutto sulla situazione del momento, pri­ma condizione della suggestio­ne, quindi, proprio per la mo­notonia di questa ostentata in­tenzione critica del tutto ver­bale, combinata col fatuo orgoglio di una emancipazione priva di contenuto, sopravviene lo stato di sonnolenza intellettuale, il desiderio di essere soggiogato. Ora il Galeot­to invita a rilasciare lenta­mente a uno a uno i fasci di muscoli, a disporre la mente alla totale acquiescenza e così la volontà, spossata dai nervi mal protesi ad una critica sel­vaggia, abdica, ed una volontà aliena ne occupa il posto. In nome della libertà si instaura la soggezione, in nome della critica l’accettazione di quasi qualsiasi comando. Il Galeotto ha genialmente applicato alla pratica individuale ciò che nella società vale a suggestio­nare in certe occasioni masse intere ma di norma sempre serve a far delirare gl’intellet­tuali, che sono persuasi di custodire il fermento di terre nuove e cieli nuovi, indefini­bili nella misura in cui celano la propria vuotezza con una gesticolazione parossistica e minacciosa.

*

Per imporre questa ipnosi da critica selvaggia nella so­cietà sono efficaci amabili pa­role d’ordine come: emancipa­zione, disalienazione, autoge­stione, responsabilizzazione, crescita, sviluppo e via enu­merando o inventando. Il loro contenuto semantico è però ri­gorosamente inesistente, nes­suno può né deve precisarne la forma giuridica, il risultato economico sulla distanza di tempo, lo scopo spirituale spe­cifico. Debbono essere parole prive di svolgimento, accenni fraudolenti ad un discorso che non segue, pena non riuscire efficaci. La parola d’ordine, il motto inconsistente sono infat­ti specchi che restituiscono magnificata l’immagine dei de­sideri inconfessabili di ognuno. Le terre ed i cieli nuovi che evocano sono popolati dalle fantasticherie individua­li di ciascuno. Allorché si agi­ti nell’aria il desiderio di una imprecisa riforma, di un vago affrancamento, di una inespri­mibile redenzione, in realtà si sta emanando il proclama: « Nevrotici di tutto il mondo unitevi, le fantasticherie che vi ossessionano diverranno realtà, quali che siano, per im­pronunciabili che le sentiate, perché sono esse il contenuto della parola che ripeterete fi­no all’apice della nausea ». Che in seguito non l’attuazio­ne di quei desideri proiettati sullo schermo bianco delle pa­role d’ordine sopravvenga, bensì un regime di violenza e di coazioni durissime, è pro­prio ciò che l’inconscio del nevrotico desiderava: la puni­zione.

Sarebbe ottimo metodo di analisi dei contenuti occulti di ciascuno, un modo di far af­fiorare le repressioni meglio riuscite, costringere un nevro­tico ad associare sulle parole d’ordine dalle quali è più at­tirato. Ma prima di cedere il proprio avvilente segreto, il nevrotico mobilita tutta l’astuzia del mondo infernale: soltanto il marchese di Sade du­rante la Rivoluzione francese scaricò nei suoi volumi il vero contenuto delle parole d’ordi­ne che facevano delirare in pose plastiche di tipo neo-clas­sico i sacerdoti del Terrore. Ad accertare questa interpre­tazione delle parole d’ordine come segnali di raccolta per chi sia agitato da nevrosi os­sessiva, basterà l’interrogatorio di qualunque persona presti fede ad una parola d’ordine corrente. « Quale scopo ultimo vi proponete? » si rivelerà una domanda tabù: la circoscri­zione dei fini è istericamente temuta. Così la domanda: « Quale preciso assetto del co­stume vagheggiate, una volta soddisfatti tutti i possibili bi­sogni individuali? » non ha ri­cevuto mai una risposta che non fosse buffonesca, da Fourier in qua.

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E’ lecito prevedere il futuro in cui i reggitori, in nome dell’ideologia del visconte di Saint-Simon, assegneranno ad una parte più o meno cospicua della popolazione una funzio­ne di inquietudine program­mata, di decomposizione mo­rale forzosa. Accanto agli al­veari o formicai dell’industria, i falansteri del vizio e della vertigine: questa la polarità inscritta nelle avvisaglie del­l’avvenire prossimo. Un buon dominatore sa di dover ope­rare su polarità, sa che con­temperando due opposti lucra un potere maggiore del padro­ne di società monolitiche. In realtà questo aspetto futuro sarà una caricatura dell’eterna opposizione fra la città di Dio e la diabolica, sarà la trovata più profonda di quest’ultima, che delegherà una sua parte a rappresentare l’ordine, la di­sciplina, la laboriosità. E la religione di questa città del Dio industriale è già pronta nei testi del visconte di Saint-Simon. La dichiarata città infernale invece ha il suo pro­gramma nei libri del discepolo mellifluo del marchese di Sade, Charles Fourier, il quale riteneva in sé benefico ogni istinto, purché lasciato libero: basterebbe lasciar crescere ogni impulso nel suo luogo appropriato entro una ordina­ta società di falansteri. L’edu­cazione del Fourier da un la­to vorrebbe sistemare tutti al punto giusto (mettendo i gar­zoni attratti dalla sporcizia a nettare le strade) e, dall’altro lato, sollecita ognuno a lasciar libero corso ad ogni suo im­pulso. Poiché sempre si sco­pre, lasciando che un nevroti­co chiacchieri a sufficienza, il misero sogno di cui si nutre la sua mente, così leggendo le opere di Fourier non si tarda a ravvisare il miraggio che tie­ne in piedi tutti i suoi proget­ti: dopo tanto discorrere di libertà, non esita a raccomanda­re un’educazione che pieghi i vezzosi e giovani alle brame dei decrepiti. Si può star certi che tutti i consumatori di pa­role d’ordine nel fondo della propria incoscienza nutrono qualcosa di simile.

*

L’ordine saintsimoniano e la’narchia fourierista sono anti­podi amici. Non conviene for­se al tecnocrate mantenere il giardino zoologico fourierista dove ogni fermento di critica legata alla nozione metafisica del bene, del buono e del bello si fonda e confonda con la critica selvaggia, la quale raf­forza in seconda istanza la fer­rea organizzazione dello Stato industriale? In queste marcite si decomporranno e sfoghe­ranno i fermenti di critica. Chi in modo impreciso e ignaro andrà cercando le forme eter­ne qui, col sussidio di droghe, di dissipazioni doverose, e so­prattutto di parole d’ordine ri­gorosamente imprecise, verrà deformato, come certe piante dai giardinieri giapponesi.

I tecnici imbevuti di ideolo­gia saintsimoniana manterran­no una produzione di beni sempre più automatizzata ed il tempo libero verrà trascor­so nell’allucinazione. La for­mula del tempo libero sarà vi­sibile in due pillole, i due sacramentali della nuova fede, i due oggetti-ideologie: l’una staccherà l’erotismo dalla pro­creazione, l’altra la psiche dal­la realtà oggettiva.

Il gregge fornirà ai tecno­crati il materiale umano per gli esperimenti di trapianti di organi e di ingestioni d’alluci­nogeni e la manipolabilità di tali cavie dovrà tendere all’in­finito: uomini a più teste o a più braccia, con memorie al­trui, con sentimenti combina­ti a capriccio, con arti artifi­ciali di forza inaudita, di vita­lità illimitata. Come il progres­so della meccanica serviva a intrattenere gli ozii dei re cinesi o dei satrapi dell’età ales­sandrina con ordigni dove la fantasia imprimeva il proprio delirio al ferro ed al legno, così l’oligarchia futura potrà visitare nei giardini antropologici uomini a più teste, con strane amputazioni e bizzarre aggiunte.

 

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart