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LETTERATURA: I MAESTRI: Fogli di diario #5/11

21 Luglio 2008

di Carlo Cassola
[dal “Corriere della Sera”, venerd√¨ 14 agosto 1970]¬†

Leggevo di recente in una recensione a un romanzo sudamericano che il romanzo √® ormai possibile solo nei paesi arretrati. Evidentemente l’estensore della recensione ha ancora un’idea ottocentesca del romanzo. E’ rimasto fer¬≠mo all’idea (gi√† sbagliata nel¬≠l’Ottocento) del romanzo come affresco sociale, come nar¬≠razione di fatti fuori del co¬≠mune, come genere d’intrattenimento.
Non c’√® un altro genere let¬≠terario che abbia avuto una evoluzione cos√¨ marcata come il romanzo. Che abbia tanto cambiato la propria fisionomia durante il suo cammino. Che abbia fatto tanti progressi; da genere letterario di terz’ordine √® diventato il pro¬≠tagonista della vita letteraria.
Quest’ultima affermazione suoner√† ostica a chi √® ancora imbevuto del pregiudizio clas¬≠sicistico circa la superiorit√† della lirica sul romanzo. Tra gli ¬ę addetti ai lavori ¬Ľ, costo¬≠ro sono ancora la maggioranza. Ma la regola della demo¬≠crazia non si applica nel cam¬≠po della poesia. Uno pu√≤ be¬≠nissimo avere ragione contro tutti. Non √® detto nemmeno che gli ¬ę addetti ai lavori ¬Ľ rappresentino l’opinione pub¬≠blica letteraria pi√Ļ qualificata. Trent’anni e pi√Ļ di partecipazione alla vita letteraria mi hanno reso molto scettico al riguardo. La mia fiducia ne¬≠gli ¬ę addetti ai lavori ¬Ľ √® an¬≠data diminuendo anzich√© cre¬≠scendo. Mi √® nata invece una certa stima nei confronti dei lettori comuni. L’istinto del let¬≠tore comune √® spesso pi√Ļ si¬≠curo della troppa intelligenza del letterato di professione. Da giovane non davo peso al¬≠l’opinione del lettore comune; oggi gliene do molta. Non che abbia in lui una fiducia completa, che mi rimetta completamente al suo giudizio. La fiducia completa, l’ho soltan¬≠to in me stesso.
 

*

Nato come genere lettera¬≠rio estremamente impuro, il romanzo √® diventato un puro mezzo di espressione poetica come la lirica. Ancora nella sua epoca d’oro (la seconda met√† dell’Ottocento: quella che vide fiorire Tolstoj, Dostoievskij, Cechov, Verga, Flaubert)¬†¬† il romanziere non bada solo al risultato poetico. Insieme all’artista, possono convivere in lui un ideologo, un moralista, un sociologo, un giorna¬≠lista, un riformatore sociale, e un riformatore religioso. Il ¬†¬ęmessaggio¬Ľ non √® sempre e ¬†soltanto quello della poesia. Questo √® vero soprattutto per i minori. Ma anche il grande ¬†Tolstoj fu un puro artista solo da giovane. N√© il romanziere dell’Ottocento trascur√≤ quella¬† funzione¬†¬† d’intrattenimento che il romanzo aveva sempre avuto. Egli si propose cio√® di divertire il lettore, di tenerne desta l’attenzione con intrecci¬† complicati,¬†¬† colpi¬†¬† di scena e finali a sorpresa. Perfino il grande Thomas Hardy e il meno grande Dostoieyskij fecero le peggiori concessioni ai cosiddetti gusti del pub¬≠blico. Solo Flaubert fu un artista coerente dal principio al¬≠la fine. Solo lui coltiv√≤ il ro¬≠manzo come un puro genere artistico. Solo lui scrisse i suoi romanzi (quelli belli e quelli brutti) con lo stesso rigore con cui i migliori poeti scrivevano le loro liriche.
Nel nostro secolo l’ideale artistico flaubertiano ha trion¬≠fato completamente. Perch√©? Comincer√≤ col darne le ra¬≠gioni negative.
Prendiamo la funzione d’intrattenimento che purtroppo non fu disdegnata nemmeno da uno Hardy e da un Dostoievskij. Perch√© il romanziere del Novecento non √® pi√Ļ te¬≠nuto ad assolverla (ammesso e non concesso che vi fosse tenuto in passato)? Perch√© nel frattempo sono sorti altri mezzi di espressione che sono meglio in grado di assolvere questa funzione. E’ sorto nien¬≠te meno che il cinematografo. Perch√© mai un romanziere do¬≠vrebbe scrivere un nuovo Con¬≠te di Montecristo quando il cinema sforna fumettoni a getto continuo?
O prendiamo la funzione sociologica, la documentazio¬≠ne della realt√† sociale. Sap¬≠piamo quanta parte ebbe nel romanzo ottocentesco. Balzac, per esempio, vale pi√Ļ come sociologo che come romanzie¬≠re. Ma la preoccupazione so¬≠ciologica fu propria soprat¬≠tutto degli scrittori russi: non per una loro maggiore ¬ę so¬≠cialit√† ¬Ľ, come credono i let¬≠terati poco intelligenti, ma perch√© lo stato politico della Russia aveva addossato ai ro¬≠manzieri questo fardello. Una denuncia dei mali sociali, che si fosse presentata come tale, non sarebbe stata consentita dalla censura zarista. A un ro¬≠manziere era invece facile con¬≠trabbandarla con una certa fa¬≠cilit√† (le autocrazie dell’Otto¬≠cento non erano scaltrite come gli Stati totalitari del Novecento). Uno scrittore russo dell’Ottocento era condannato ad essere ¬ę l’autocoscienza ¬Ľ della Russia: cio√®, a deviare dal suo vero compito.
Perfino in un puro artista come il giovane Tolstoj, la preoccupazione documentaria √® evidente. Nel Taglio del bo¬≠sco, Tolstoj interrompe il rac¬≠conto per schizzare un profilo del soldato russo, per abbozzarcene una tipologia. Anche in quello splendido racconto che √® I Cosacchi, l’interesse documentario √® palese. Una volta Vittorini ebbe a dire che Le anime morte di Gogol so¬≠no in realt√† un reportage gior¬≠nalistico: la grottesca vicenda di C√≠cikov sarebbe solo un pretesto per mostrarci la vita nelle campagne russe. E si dice che lo zar Alessandro II si sia deciso all’emancipazio¬≠ne dei servi della gleba sotto l’impressione della lettura del¬≠le Memorie di un cacciatore di Turgheniev.
Oggi un exploit del genere da parte di un romanziere sarebbe impensabile. Se un uomo politico vuol rendersi con¬≠to di una piaga sociale, che so, della mafia siciliana o del banditismo sardo, non va a leggersi un romanzo: legger√† gli atti della commissione di inchiesta parlamentare. E co¬≠s√¨ facciamo quasi tutti,, ai ro¬≠manzieri non chiediamo l’in¬≠formazione sui problemi poli¬≠tici, sociali eccetera: questa informazione, la pretendiamo da altre fonti, dai giornali, dalla televisione, dagli studi degli esperti.
Oggi un romanziere non pu√≤ pi√Ļ sperare d’interessare il lettore presentandogli una realt√† sociale inedita. Di real¬≠t√† sociali inedite non ce ne sono pi√Ļ. Sociologia, giornalismo, radio, televisione, cine¬≠ma, le hanno esplorate, illustrate, sfruttate tutte. Certo, si presentano fenomeni socia¬≠li nuovi: ma anche l√¨, lo scrit¬≠tore arriva ultimo. Perch√©, se √® uno scrittore serio, ha biso¬≠gno di assimilarli, di capire se hanno inciso su lui, se han¬≠no mutato in qualche modo la sua storia personale. Ma an¬≠che se non √® serio, il tempo che occorre materialmente per buttar gi√Ļ un romanzo e stam¬≠parlo, √® molto pi√Ļ di quanto ne occorra al giornalista per mettere insieme la sua inchie¬≠sta, e anche al sociologo per elaborare il suo saggio, allo operatore della televisione per realizzare il suo servizio, al cineasta per abborracciare¬† il film d√¨ attualit√†. Gli scrittori (gl’inesistenti¬†¬† scrittori)¬†¬†¬† sono fatalmente¬†¬† destinati¬† a¬† essere battuti¬†¬† sul¬†¬† tempo.¬†¬† C’√®¬†¬† uno stuolo¬†¬†¬† di¬†¬†¬†¬† altri¬†¬†¬†¬† personaggi ¬†pronti a precederli nella rappresentazione di qualsiasi fenomeno sociale nuovo (lo si √® visto anche di recente, col sesso e la contestazione).
Ma, si dir√†, giornalisti, so¬≠ciologi eccetera si limitano a informare;¬† lo scrittore esprime. No, lo scrittore che si ag¬≠giorna, lo scrittore che vuole stare al passo coi¬† tempi,¬† lo scrittore¬† che corre dietro all’attualit√†, non esprime un bel nulla.
Neanche¬†il¬†cineasta esprime nulla (io, quanto meno, non ho nessuna stima di questo tipo di cineasta). Chi riesce a esprimere qualcosa sono i cantautori. A loro va il merito di dare espressione agli stati d’animo, sia pure effimeri, della giovent√Ļ. S√¨, i Beatles¬†¬† sono pi√Ļ artisti di un Bergman o dell’ultimo romanziere americano lanciato dalla industria editoriale; s√¨, Sergio Endrigo √®¬† pi√Ļ¬† artista¬†¬† di¬† Fellini o di Antonioni o del Pa¬≠solini cineasta, nonch√© di tutti gli scrittori dell’avanguardia messi insieme.

 

 


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3 Comments

  1. Commento by Felice Muolo — 23 Luglio 2008 @ 19:44

    Bart, mi piacerebbe conoscere la tua opinione su questo scritto. (E magari quella di qualche altro visitatore del sito). Possibile?
    Grazie anticipate e ciao.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Luglio 2008 @ 21:11

    Cassola √® stato un grande suscitatore di dibattiti. L’ho ammirato e l’ammiro molto. La sua scrittura √® di quelle che insegnano.
    Poi, in pi√Ļ, aveva una grande stima di Thomas Hardy, uno dei pi√Ļ grandi romanzieri di tutti i tempi, anche secondo me.
    Su vibrisse, mi pare, sostenni qualche anno fa che il grande romanzo dell’Ottocento, oggi non si √® pi√Ļ in grado di scriverlo e il suo vero erede √® il cinema. Meglio ancora certo cinema che sa raccontare (Ivory, Visconti, ad esempio).
    Sono stato spesso d’accordo con Cassola, vi sento un’affinit√† di pensiero.
    Quando scrive che il narratore che rincorre l’attualit√†, non √® tale, mi fa pensare a certe abitudini modaiole dei nostri giorni, quando, se un libro ha successo, si cerca di imitarlo in qualche modo.
    La chiusa dell’articolo non so quanto Cassola l’abbia voluta rendere provocatoria. Se √® vero che certi cantautori (penso a Battisti dei primi tempi) sono artisti a tutto tondo, non per questo Fellini, per fare l’esempio portato da Cassola, pu√≤ dirsi meno artista di lui. Basti pensare ad Amarcord.
    Se ne avrai voglia e tempo, segui tutta la serie degli undici articoli di Cassola che sono andato setacciando per Parliamone.
    Ti preannuncio che a settembre con cadenza mensile pubblicherò degli straordinari articoli di un grande maestro, Panfilo Gentile.

  3. Commento by Felice Muolo — 24 Luglio 2008 @ 09:25

    Grazie, Bart. Gli articoli di Cassola, e non solo, li sto seguendo volentieri. Cassola, nonostante le ingiuste accuse di pacifista ‘rincitrullito’ che ha subito nei suoi ultimi anni di vita, come scrittore per me resta insuperabile. Non fosse altro che per la sua prosa dimessa, sincopata, onesta. In contrasto con i tanti tromboni che c’erano e ci sono in giro.

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