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LETTERATURA: I partigiani

3 Gennaio 2022

(Estratto dal mio racconto: “Forza, gioventù”, del 1993)

Nando era di quelli che l’8 settembre del ’43 non ci si raccapezzò su quel che stava succedendo. Non gli piacque di essere stato prima alleato coi tedeschi, ed ora di punto in bianco doveva sparar loro addosso. Avvertiva che qualcosa non andava in quel mutamento che appesantiva la coscienza. Si trovò imbambolato quando sentì dell’armistizio.
«Vieni via» gli gridavano i commilitoni, che svelti svelti si liberavano delle divise.
«Sbrigati anche tu, Nando, che se arrivano i tedeschi ci portano tutti in Germania.» A qualcuno stava capitando. I tedeschi piombavano nelle caserme, e prendevano tutti quelli che trovavano. Su chi fuggiva, sparavano a vista, senza tanti riguardi. Li ammassavano, e via in Germania, nei campi di prigionia, dove giungevano dopo essere stati rinchiusi per giorni e giorni nei vagoni del treno, senza vedere un filo di luce. Solo ogni tanto si apriva la saracinesca, e un tedesco vi gettava del pane secco. I loro bisogni li dovevano fare lì davanti a tutti, come animali. Il vagone si riempiva di un tanfo insopportabile, e già gli animi sentivano pesare l’umiliazione.
Nando, dopo il primo stordimento, era schizzato via, e con le sue gambe lunghe andava anche più veloce degli altri. Si erano divisi in piccoli gruppi, e ogni tanto qualcuno spariva o per essere giunto dove voleva o per prendere un’altra direzione. La meta, in principio, quasi per tutti, era di arrivare quanto prima a casa, dove si sarebbe pensato meglio a quel che si doveva fare.
«Vado coi partigiani, io» disse invece uno.
«Se ce l’hanno a morte coi tedeschi, allora son quel che fa per me. Vengo anch’io» rispose un altro.
«E tu, Nando?»
«Io vaggo a casa. ‘Un me la sento di spara’ contro ‘ ttedeschi.»
«Son figli di puttana.»
«Lo so, lo so. Ma sparanni contro, ‘un me la sento.»
«Allora, te, dell’imbroglio che ci ha fatto Mussolini, non hai capito nulla.»
«So che prima si stava co’ ‘ ttedeschi, e non ni posso spara’ addosso.»
Camminavano ai margini della strada, in fila indiana, e quando trovavano un boschetto, ci si infilavano. Allora parlavano più apertamente, alzando anche la voce qualche volta.
«Hai sentito cos’hanno fatto i tedeschi dalle tue parti, Nando? Hanno massacrato donne, vecchi e bambini. Vuoi avere rispetto per questa gente?»
«’Un dio vesto. Ma ho vergogna dentro di me e ‘un posso facci niente. Vi invidio a voi, che non avete i mmi’ crucci. Vorrei esse’ fatto così anch’io. Il re è scappato. Ha fatto ‘r vortafaccia, ed è scappato, s’è messo al seguro, lu’, con tutta la famiglia e l’artri capoccioni. Mi sento addosso una macchia come se dovrò chiede’ scusa per tutta la vita a’ mmi’ figlioli per vello ch’è successo a noi.»
Stavano a sentirlo in silenzio, e si vedeva che Nando provava dolore.
«Su Nando, non ci pensare più, perché altrimenti si rinvanga il pattume, e da ogni parte ci viene la puzza. Dobbiamo ripulirci i sentimenti, ecco che cosa si deve fare, e anche il cervello; di ogni cosa ci si deve ripulire, e siccome i tedeschi ci sparano addosso, e ammazzano i nostri figli e le nostre donne, e i nostri padri, dobbiamo dar loro una lezione, e mostrare che non siamo quei vigliacchi che credono.»
Stava calando la sera. Videro una casa di contadini in mezzo alla campagna. Giunta la notte bussarono. Furono accolti, rifocillati. Dormirono con le bestie, nella stalla.
«Domattina ci dividiamo. Chi vuol venire con me, andiamo dai partigiani.»
La mattina anche Nando andò con loro. Non dormì tutta la notte; in quel pasticcio non ci si trovava per colpa sua, e ne poteva uscire solo dimenticando una parte della sua vita. Così, quando il compagno, avanti l’alba, li svegliò e interrogò ad uno ad uno, Nando non ebbe più esitazioni, non era contento, ma aveva deciso.
«Vengo con te» gli rispose.

Il libro, qui.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart