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LETTERATURA: Il nazismo

13 Gennaio 2022

(Estratto dal mio racconto “La collina del Santo e del Diavolo”, del 2014)

Lasciò la donna ringraziandola delle sue premure promettendole che non l’avrebbe mai dimenticata. Non le chiese il nome né lo chiese ai bambini. Neppure chiese il nome del marito. Per lui, quella casa era un simbolo, una manifestazione intima ed universale.
Continuò in direzione della “Polla del Bongi”, l’antica sorgente che forniva la sua acqua salubre alla fontanella di quella che un tempo era chiamata la località delle “Tre Fontane”, di cui è stato già fatto cenno. Non era vicina ma non si sentiva affaticato e la conversazione con la donna sembrava avergli dato nuova lena. Pensava. Quando si è immersi nella natura, quando ci si avvicina al suo cuore, non si può che pensare, e il pensiero non è mai triste. La comunione con l’essenza intima della natura è una sorgente di felicità, come lo era la sorgente della “Polla del Bongi”, che aveva soddisfatto, e ancora lo faceva, pur se ridotta la portata della sua vena dall’incuria degli uomini, le necessità dei villaggi ed oggi di tutti coloro che non rinunciano alle virtù salubri della sua acqua.
Vide davanti a sé un uomo ancora lontano, appena distinguibile; ma a mano a mano che si avvicinava si rese conto che indossava una divisa militare e quale non fu la sua meraviglia quando si accorse che quella divisa era di un soldato tedesco dell’ultima guerra.
Lì per lì ebbe paura. La mente andò alla tragedia della rappresaglia avvenuta in quei luoghi, un po’ più avanti, nella zona detta della “Romagna”, tragedia ricordata da un monumento eretto all’inizio dell’ultimo tratto che conduce all’Eremo di Rupecava.
La zona era frequentata dai partigiani, poiché da lì ci si poteva muovere facilmente ed anche fuggire alle controffensive tedesche ai loro attacchi.
Ma un giorno i tedeschi reagirono facendo strage della popolazione civile, così come avevano fatto in tanti altri luoghi d’Italia. Chi non conosce la tragedia di Sant’Anna di Stazzema? Quando andava bene, il sentiero era percorso da file di prigionieri che i tedeschi conducevano in città, alla Casa Pia, dove c’era la raccolta di coloro che prima o poi, se non subivano la fucilazione, erano impiombati sui treni diretti in Germania.
Ecco, pensò Alberto, su questo sentiero è passata la peggiore cattiveria del mondo: la furia nazista. Vecchi, donne e bambini venivano trattati e uccisi come animali. Per non parlare dell’Olocausto. Eppure il Dio dell’Antico Testamento, proprio il Dio che ora Alberto sentiva più vicino a sé, non aveva mosso un dito in favore del suo popolo. Lo aveva lasciato massacrare e sciogliere nei forni crematori. Gli era difficile capire come oggi il popolo ebreo ancora fosse legato al suo Dio e non lo incolpasse del suo silenzio.
Dunque anche il Dio severo aveva i suoi misteri, e dunque chi proteggeva l’uomo dal male? Poteva l’uomo contare su qualcuno? Oppure lo scontro tra uomini non aveva niente di diverso da quello tra gli animali?
Alberto si ricordò del libro di Primo Levi, “Se questo è un uomo”, e si domandò se non avesse ragione Levi a lamentare una spietatezza che riduceva l’uomo al livello di un animale, sia stato esso il carnefice o la vittima. Immaginò Levi ferito per sempre da questo pensiero, da cui probabilmente non riuscì a liberarsi, fino ad arrivare a togliersi la vita.
La furia nazista non ha precedenti storici di tale efferatezza, nemmeno durante la rivoluzione francese, durante il periodo del Terrore, e neppure nelle sataniche tirannie presenti anche oggi in Medio Oriente. Nel nazismo il male vi si era insediato scientificamente. Come il Diavolo dantesco nel Cocito, e dal suo scranno aveva guidato la furia degli uomini a lui asserviti con la follia.
– Si potrĂ  mai perdonare il popolo tedesco? si domandò. E la risposta fu secca: – No. Chi ha compiuto il male assoluto, chi si è asservito direttamente al Diavolo, sapendo di farlo, non può essere mai perdonato. I figli di questi folli possono anche essere liberati dalla colpa dei padri, ma non può esserlo il popolo nella sua interezza. Questo popolo è rimasto macchiato per sempre. Nessuno dimenticherĂ . Passeranno i secoli, forse perfino i millenni, ma ciò che fecero asserviti al male non sarĂ  mai piĂą dimenticato.

Il libro, qui.


Letto 90 volte.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart