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LETTERATURA: La donna

10 Febbraio 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Fra meno di un mese si celebrerà ovunque la festa della donna, l’8 marzo. Le mimose già si preparano alla fioritura affinché l’uomo possa offrirle il suo omaggio di innamorato e il suo tributo di riconoscenza con uno dei fiori più belli e profumati, dal colore nobile, giallo come l’oro.
Anche per Luigi Barzini jr, questo omaggio è dovuto e meritato. Leggete il perché qui di seguito e prepariamoci noi maschi a rendere ad ogni donna questo giorno tra i più memorabili della sua vita.

“Il maschio italiano, il capo o l’erede della famiglia, è giustamente noto in tutto il mondo per la sua virilità. Difende gelosamente la propria indipendenza. Nessuna donna lo sottomette alla sua volontà. L’orgoglio di lui è trasparente. Basta guardarlo passeggiare lungo il corso di una piccola cittadina di provincia al tramonto, o la domenica mattina dopo la messa. Con che aria si pavoneggia, come sono attillati e curati i vestiti che indossa, con quale espressione trionfante lancia occhiate a destra e a sinistra, con quale condiscendenza osserva le belle ragazze attraverso le palpebre abbassate! È visibilmente il padrone del creato.
E la donna che cos’è? Ovviamente è stata posta sulla terra per servirlo e confortarlo, decorativa e priva di importanza quanto le ragazze silenziose che sul palcoscenico aiutano il prestigiatore nei suoi trucchi. Come ogni essere inferiore, come i negri nelle antiche colonie, deve a tutti i costi essere mantenuta al suo posto, soprattutto nel suo stesso interesse. Quando non diviene vittima di una propaganda sediziosa, può invero essere piacevole e utile. È inoltre più felice. Lo sa anche lei, ed è grata al suo padrone. Ogni volta che incomincia a darsi delle arie, bisogna darle immediatamente ima lezione. «La donna, dice un vecchio proverbio italiano, «è come l’uovo. Più si batte e più diventa buona.»
Naturalmente gli italiani commiserano altri popoli che non sono riusciti a mantenere le loro donne al loro posto o hanno permesso che si ammutinassero. Basta vedere, dicono, come sono tormentate e insoddisfatte quelle povere mogli, quando non sentono le redini tese e vengono lasciate fare cose alle quali non si presta la loro natura! Guardate, dicono, i mariti stranieri che le trattano con timore reverenziale, a volte con paura, come se fossero animali carnivori, e gliele danno tutte per vinte. Le loro mogli non sono felici. Sono viziate, irrequiete, intrattabili e miserabili! Corre voce che quei mariti non nascondano nulla della loro vita privata e dei loro pensieri, che diano conto di ogni ora della loro giornata e di ogni soldo guadagnato, e addirittura debbano chiedere il permesso per uscire la sera con innocui amici. Quanto più in armonia con le leggi della natura e con la volontà della Provvidenza sono le cose in Italia, e quanto è grata la donna italiana di essere trattata in questo modo!
Ella non sa praticamente mente della vita privata del marito. Ha suo marito un’amante? Ne ha due? Passa da una relazione all’altra o ne ha parecchie al contempo? La donna italiana non è turbata da dubbi. Solo di rado è gelosa: pochi sospetti la sfiorano. Fiduciosamente aspetta il ritorno dell’uomo ed è felice qualsiasi cosa egli le dica. In quanto a lei, sa di dover essere molto prudente e di non dover neppure guardare un altro uomo. Se lo facesse, meriterebbe severi castighi, il ripudio e, abbastanza di frequente, la morte. Sa qual è il proprio posto nell’ordine immutabile delle cose, come le mogli dei contadini meridionali che portano pesanti carichi sul capo e camminano per chilometri e chilometri dietro i loro uomini che cavalcano comodamente l’asino. Al termine delle giornate estive, le famiglie italiane del Mezzogiorno siedono sulla strada di fronte ai gradini di casa a prendere il fresco. Gli uomini fumano, le donne lavorano a maglia e chiacchierano tra di loro. Gli uomini siedono invariabilmente rivolti verso la strada e salutano con cenni del capo gli amici che passano; le donne siedono con la faccia pudicamente rivolta verso il muro di casa e non vedono altro che intonaco e pietre. Solo le ragazze impertinenti e spudorate, che certo faranno una brutta fine, voltano di tanto in tanto anche esse la testa verso la strada e guardano chi passa.

Quanto precede, naturalmente, è un cumulo di sciocchezze. Si tratta dei luoghi comuni ufficiali che i viaggiatori inesperti descrivono nei loro diari. Gli uomini italiani ci credono davvero? Molti si. Quasi tutti, però, albergano dubbi e timori segreti. Giunge il momento in cui ognuno di loro è colpito dal fatto che la maggior parte delle donne con le quali ha una tresca sono le mogli di qualcun altro; di conseguenza, non è praticamente possibile che tutti i mariti in Italia vengano meno alla fedeltà coniugale mentre le mogli sono tutte fedeli. Non è possibile ignorare la verità; ogni giorno un numero ragguardevole di fieri maschi, gelosi, sospettosi, arroganti, orgogliosi, viene tradito e fatto oggetto di scherno e di ridicolo. E ciò, ovviamente, accade da secoli.
Le apparenze, anche in questo caso, sono ingannevoli. Esteriormente gli uomini si comportano come se le cose fossero definitivamente ordinate secondo costumanze immutabili e indiscusse, quelle descritte avanti. Le donne sono disposte a recitare la parte di componenti di seconda classe dell’umanità; si comportano manifestamente come se davvero non fossero altro che fragili creature, docili e adattabili. Dietro la facciata le cose sono diverse. Qual è la verità? Sarebbe imprudente e disonesto generalizzare in modo assoluto. Non esiste una sola realtà, ma un’infinita gamma di realtà, che variano di regione in regione, a seconda della classe sociale, dell’ambiente e dei singoli individui, e ogni realtà a volte cambia di giorno in giorno; sono tutte realtà sfumate, instabili e ambigue, dalle molteplici sfaccettature. Una cosa, comunque, può essere detta con certezza, che v’è in Italia una divisione netta e permanente di prerogative tra i sessi. L’uomo è il capo della famiglia ma non è affatto un monarca assoluto. Si occupa della politica generale, è indubbiamente responsabile della pace e della guerra e dei rapporti con il resto del mondo. La moglie è ufficialmente una figura in sottordine, incaricata di compiti più umili, ma la sua sfera d’azione è in vasta misura indeterminata, molto estesa e decisiva.
Questa situazione non conferisce a nessuno dei due coniugi una autorità schiacciante. Dà alla donna la maggiore responsabilità morale; la famiglia va avanti armoniosamente soltanto grazie a lei. Ma i secoli le hanno insegnato a far si che il marito dimentichi quanto la moglie è effettivamente importante. Di solito sbriga le cose in modo sottile, quasi impercettibile; placa i sentimenti dell’uomo; evita gli aperti contrasti, ma in genere è lei ad avere l’ultima inespressa parola. Sta al proprio posto, certo; perderebbe ovviamente il proprio ascendente se lo dimenticasse. Il suo posto può essere la cucina (nelle famiglie il cui reddito è basso), il salotto e il boudoir (nel caso di famiglie più abbienti), e, in tutti i casi, il letto a due piazze la notte; ma, qualunque esso sia, si tratta di una posizione che implica un grande potere. Gli uomini dirigono il paese, ma le donne dirigono gli uomini. L’Italia è, in realtà, un cripto-matriarcato.
Le cose non potrebbero essere diverse. La posizione sociale, il benessere e la sicurezza di chiunque dipendono, come si è detto, dal potere. La prima fonte di potere è, come si è detto, la famiglia. Il potere della famiglia è determinato da molti fattori, ricchezza, parentela, alleanze, prestigio, rango, fortuna, ma, soprattutto, dalla sua coesione interna e dalle sue ramificazioni. Questi ultimi fattori si trovano nelle mani delle donne ovunque nel mondo e in Italia in modo particolare. Le donne combinano matrimoni adatti e convenienti, mantengono i contatti con lontani parenti, e si assicurano, in ogni momento, che tutti facciano la cosa più conveniente, più conveniente, cioè, non già per la loro personale felicità, ma per quella della famiglia in generale.

Le donne italiane sono consapevoli della loro importanza. Sanno che senza di loro l’intera struttura crollerebbe in poche ore come un castello di carte. Sembrano formiche indaffarate alle loro attività incessanti e silenziose. Dedicano i giorni e le notti ai loro doveri. Si impegnano per la famiglia con lo stesso zelo, lo stesso entusiasmo e lo stesso spirito di sacrificio degli eroi e delle eroine per i re, i condottieri, la bandiera, la patria, la costituzione, la rivoluzione e il piano settennale. Mentre le lotte e i martiri dei patrioti, dei rivoluzionari e dei santi sono stati giustamente celebrati, nessuno ha mai neppure tentato di descrivere la vasta, oscura, coraggiosa attività delle donne italiane, tale da ispirare un timore reverenziale, per tenere in piedi i loro uomini, per dare sicurezza alle loro famiglie e per far si che il paese funzioni. Pochissime di queste donne sono arrivate alla celebrità.
Quante oscure sorelle, mogli, figlie, madri, zie, nonne, sono state coinvolte nelle esistenze tormentate degli italiani? Quante donne hanno segretamente dato ogni loro pensiero, la bellezza, le speranze, la salute, la serenità di spirito, per la difesa e il benessere delle proprie famiglie nel corso di tanti secoli di rivolgimenti, invasioni, sconfitte, carestie, massacri? Quante hanno dovuto mentire, ordire intrighi, manovrare, complottare, o recarsi in luoghi lontani per raccogliere informazioni preziose o conquistare alleati utili o assicurarsi ostaggi? Molte hanno nobilmente dato la vita, sia goccia a goccia, nel corso degli anni, o in una volta sola, se era necessario. Quante di loro hanno osato uccidere? Quante hanno accettato una vita di vergogna? Quante si sono infilate nel freddo letto di un potente, sotto ogni regime, non certo sempre per il loro piacere, ma per assicurare vantaggi ai mariti e ai padri? Che cosa può fare di più una donna per la propria famiglia?” (Da “Gli Italiani. Virtù e vizi di un popolo”).


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart