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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

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LETTERATURA: La guerra

26 Marzo 2022

di Bartolomeo Di Monaco
(Estratto dal mio romanzo “La scampanata”, 2003)

Era sempre estate. Dopo i primi giorni di tempo incerto, il sole aveva preso il sopravvento nel cielo. Si vedeva questo azzurro terso incendiato dal disco incandescente. La terra ne godeva. Alzando il capo al cielo, con indosso una canottiera di cotone, sembrava di essere i soli beneficiari di tutta quella straordinaria bellezza, di cui non si riusciva ad essere sazi. Non fosse stato per la guerra, sembrava che Dio in quei giorni amasse gli uomini.
I tedeschi andavano disponendo rafforzamenti sulla Linea Gotica, e si preparavano ad una dura resistenza per impedire agli alleati di avanzare. Anche se le notizie che venivano da altri fronti non erano incoraggianti per loro, sapevano che dovevano difendersi da una umiliazione che qui in Italia era ancora più cocente, visto che Germania e Italia avevano iniziato la guerra unite, ed ora combattevano l’una contro l’altra. Nasceva anche da qui la recrudescenza delle loro rappresaglie. Si era visto anche a Lucca nei mesi precedenti che, quando entravano nelle corti, sempre accompagnati da qualche milite fascista, spargevano il terrore ancor prima di scendere dalle camionette. Se il rastrellamento aveva esito positivo e riuscivano a trascinare per le scale qualche giovane che aveva lasciato il fronte, lo pestavano col calcio dei loro fucili mitragliatori.
Una perquisizione era avvenuta anche in casa di Angela, qualche tempo prima. Entrarono nel cortile all’improvviso, si diressero rapidamente verso il suo portone, lo aprirono con una spallata e mentre un soldato restava al piano terra, altri salirono velocemente. In camera, la trovarono che si era nascosta dietro un armadio. La minacciarono col fucile.
«Dov’è?» disse uno di loro, strattonandola.
«Qui non c’è nessuno» rispose lei.
«Ti uccidiamo, se non parli.»
Per fortuna corse la madre, insieme con Primetta, che era stata avvertita. Salì le scale urlando.
«Qui non troverete nessuno» disse. «Il marito di mia figlia lo avete già preso. È prigioniero in Germania, per colpa vostra, per colpa della vostra maledetta guerra. Ora andatevene. Andatevene!» gridò. Si vede che ebbe una tale forza di persuasione in ciò che diceva, spinta da una follia pari a quella della guerra, che i tedeschi non fiatarono più. Uno di loro fece un gesto, e tutti ridiscesero le scale. Allo stesso modo, mentre nel cortile restavano alcuni soldati coi fucili spianati, visitarono le altre case. Si udivano le grida e i pianti delle donne. Qualche soldato si affacciava ogni tanto alla finestra e guardava giù nel cortile. Infine, rapidi com’erano venuti, se ne andarono.

Il libro, qui.


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Bart