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LETTERATURA:  La  vita  nei  sogni

10 Maggio 2014

di Mario Camaiani

Quel giorno il ristorante era molto affollato, ed attorno ad un tavolo i commensali incrociavano vivacemente varie conversazioni, mentre il pranzo era giunto quasi all’epilogo: venivano infatti serviti i caffè e gli ammazza-caffè.

“Forza – diceva uno -, c’è ancora un vassoio di torte: finiamole”.

“Per me, basta così – disse un altro -: alla nostra età il troppo mangiare fa male…”.

“Macché male – riprese il primo -, ché tanto di là non c’è nulla: godiamoci qua, finché ne possiamo!”.   “Come? – intervenne un’anziana signora -. Lei Mansueto frequenta la chiesa e non crede ad un’altra vita? Ma ciò è un’assurda contraddizione!”.

“Mah: eppure, Manuela, non sono il solo a pensarla così, anche fra i praticanti”, ribatté l’altro.

La donna tacque, mentre un’altra anziana entrò in merito:  “Credere col dubbio è un fenomeno paradossale, che oggigiorno sta aumentando: prevale il relativismo, il mettere tutto in discussione, il non prendere decisa posizione e responsabilità morali, specie in campo religioso…Tutto si opera per affermarsi, per godere la vita in senso mondano, trascurando l’identità interiore; ma è come un’altalena: se si alza la tendenza al materialismo cala quella spirituale, e viceversa”.

“Il fatto è che mancano prove reali che ci sia un’altra vita dopo questa – osservò un giovane -, come possiamo concepirla?”.

Gli rispose la seconda signora: “Ci sono tante testimonianze di apparizioni e di segni vari dal soprannaturale, anche citate nella vita di Santi ed in particolare descritte nella Bibbia: uno per tutti, eclatante, è quello dei sogni profetici di Giuseppe, figlio di Giacobbe, che poi diventò, grazie proprio alle rivelazioni avute in sogno, viceré d’Egitto (dal libro del Genesi). Ed ecco appunto che ognuno di noi ogni giorno, o meglio ogni notte, nel sonno, sognando si vive un’altra realtà, in un  altro mondo, con altro cielo ed altra terra, durante la quale ci troviamo in particolari situazioni, insieme a tante persone, conosciute o no, viventi o defunte, con le quali si conversa e che ci possono causare gioia o dolore, persecuzione od aiuto…Talvolta, nel sogno, un dato sognatore sperimenta come, stranamente, un eventuale suo interlocutore gli parla in modo forbito ed elevato, superiore al suo proprio livello… Poi, al risveglio, ci ritroviamo di nuovo in questa esistenza, considerando l’esperienza del sogno avvenuto come una cosa illogica, irreale, frutto della nostra fantasia  inconscia , con dette persone che ci parlavano , inesistenti; mentre ovviamente riteniamo che quello nel quale viviamo sia logico, reale, razionale…O non sarà piuttosto (e qui faccio un’ipotesi estrema) che come dal mondo dei sogni passiamo a quello da svegli, logico, reale con persone vere: chissà, forse quando usciremo da questo andando in quello dei morti, ci ritroveremo in quello definitivo, immensamente più logico e vero, di fronte al Creatore! Una volta, e non poi tanto tempo fa, i fatti ed i problemi relativi al mondo dei sogni venivano normalmente affrontati e trattati con apposita scienza: la cultura onirica. Ed anche in campo religioso era molto curata la parte essenzialmente spirituale, mistica, verticale, orientata verso i problemi relativi alla morte, ed al suo dopo”. E qui la signora terminò il suo lungo dire, mentre si era fatto silenzio intorno al tavolo; ma quando i commensali si apprestavano alla partenza, un uomo barbuto, seduto al capo della tavola, esclamò: “Io non credo a nulla, dite pure che sono ateo, certi problemi non me li pongo, quindi non m’interessano questi discorsi”.

Frattanto al gruppo dei conversatori si era avvicinato il vecchio Aristide, che prese la parola:

“Noi viventi non sappiamo da dove veniamo né dove andremo, ma una cosa logica è certa: se c’è un Creato ci deve essere per forza un Creatore; perciò l’ateo che lo nega è come se negasse che i propri genitori siano esistiti…Riflettiamo: Un tizio viene al mondo (e non certo per merito suo), poi scopre tante cose di questo mondo (adoperando la vita, che non se l’è creata), ed ad un certo punto afferma: ‘Non credo in Dio, non credo in un Creatore!’. – E qui Aristide esclamò -: Non è assurdo tutto ciò? – e proseguì -: Quindi è logico che per qualcosa in questa esistenza ci siamo; ed ecco che la religione può dare risposte a questi perché, come pure ai problemi esistenziali, talvolta angosciosi, che ad ognuno di noi capita di porsi. Il non credente, determinato fino in fondo, di fronte al dolore ed alla morte può cadere in disperazione; mentre il credente, pur subendo le medesime prove, le accetta con rassegnazione e in pace, che è questo il vero bene”.

“Giusto – riprese la seconda signora di cui sopra -. Infatti chi cerca umilmente il Signore già pregusta il paradiso qui in terra; mentre chi, dando retta alle superbe tentazioni del demonio, miseramente fallisce. Come hanno fallito sempre coloro che hanno cercato di scoprire i misteri della vita e della morte: con l’alchimia, con le scienze occulte; ed in tempi recenti con l’ibernazione, con i trapianti, con la creazione di ‘menti artificiali’, pur sempre ‘macchine!’, prive di anima e di sentimenti!”.

Ma l’uomo barbuto non si dette per vinto e replicò: “Io credo nella scienza che un giorno riuscirà a spiegare cosa è il creato: intanto un altro passo in avanti lo ha compiuto, con la teoria del Big Bang,cioè di un’esplosione cosmica”.

Qualcuno disse che i camerieri si stavano avvicinando al loro tavolo per sparecchiare. Era l’ora di accomiatarsi, ma Aristide volle dire l’ultima: “Ammettiamo che l’origine dell’universo sia avvenuta per detto Big Bang, ma il materiale, l’energia per determinarlo c’era già, esisteva  in precedenza! – e poi furbescamente concluse -: Ma allora, se il mondo è nato da un’esplosione, è come dire che da un’esplosione in una tipografia possa nascere un’enciclopedia…già pronta per la vendita!”.


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1 commento

  1. Comment di Mario Camaiani — 10 Maggio 2014 @ 21:48

    Trascrivo questo bellissimo commento al mio racconto inviatomi dall’amico Gian Gabriele Benedetti, che tanto ringrazio e saluto. Mario

    “Il problema del destino ultimo dell’uomo è motivo di continuo dibattito, che soprattutto vede a contrasto chi è sostenuto dalla fede e chi non è credente.
    Anche chi possiede il carisma del credo, a volte, si trova di fronte a dubbi in merito alla vita eterna e si pone delle domande. Tuttavia il dubbio non costituisce una colpa: è tipico della natura umana. Anche Sant’Agostino, per citare un grande della Chiesa, ha patito momenti nei quali si è trovato in non poca difficoltà di fronte ai grandi misteri dell’essere e del divenire. Ma l’uomo di fede sa superare ostacoli e problematicità e ben sa che lo attende quella realtà spirituale, da cui potrà godere della Grazia Infinita e del bene eterno.
    Il presente racconto verte in maniera pressante, incalzante ed articolata su questa complessa tematica. Il dibattito, sulla trascendenza o meno, che ne scaturisce è intenso e serrato, pur sempre corretto. Questo alto discutere risulta immancabilmente positivo e costruttivo, perché pone l’uomo di fronte allo scopo esistenziale ed al fine ultimo della vita.
    Non è possibile razionalmente, scientificamente dimostrare l’esistenza o meno di una realtà eterna, dopo la morte. Tuttavia il credente, a conforto, ha esempi concreti che derivano dalla storia di Santi, dai miracoli, da episodi non dimostrabili attraverso le scienze conosciute. Episodi che sono accaduti, accadono e accadranno a corroborare l’uomo di fede. Inoltre chi crede possiede quel fuoco interiore che gli offre, oltre alla convinzione, la vera consolazione, non concessagli spesso dalla quotidianità del vivere. E soprattutto, chi crede, sa che non si può attribuire alla casualità una creazione così straordinaria, stupefacente, ordinata quale è l’Universo. Credere, almeno, porta, al di là di una certezza, una grande speranza, il senso vero dell’infinito, lo scopo essenziale dell’essere. Il non credere ci chiude melanconicamente orizzonti e ci limita non poco.
    Pagina, dunque, questa di Mario Camaiani, che ci spinge ad una meditazione profonda, dalla quale non possiamo sottrarci. E sicuramente non può che offrire significativi aspetti propositivi di crescita spirituale.
    Gian Gabriele Benedetti”

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