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LETTERATURA: “Legenda aurea”: Giuda Iscariota

14 Dicembre 2021

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. Qui il lettore noterà le somiglianze con la storia di Mosè e con la storia di Edipo. (bdm)

L’apostolo (Mattia. Ndr) fu messo al posto di Giuda; ma prima di tutto vediamo brevemente dove e quando nacque Giuda. Si legge in un testo, seppure apocrifo, che vi fu a Gerusalemme un uomo chiamato Ruben, o con altro nome Symon, della tribù di Giuda, o secondo Gerolamo, della tribù di Issachar; quest’uomo aveva moglie, di nome Ciborea. Una notte, dopo che ebbero assolto al loro reciproco debito, addormentatisi, Ciborea fece un sogno, che raccontò poi atterrita al marito, fra lacrime e sospiri:
Mi sembrava, – disse, – di aver partorito un figlio sciagurato, che sarebbe stato la causa della rovina di tutta la nostra gente.
Le rispose Ruben:
Ciò che dici è empio, e non si può riferire: io credo che tu sia stata invasata dal demone della pitonessa.
Se mi accorgerò di aver concepito e partorirò un figlio, sarà indubbio che non si trattava di spirito pitonico, ma di vera rive lazione.
Passò il tempo, e poiché partorì un figlio i genitori ebbero tanta paura e incominciarono a pensare cosa avrebbero fatto di lui. Siccome avevano orrore di ucciderlo, ma al tempo stesso non volevano allevare chi avrebbe distrutto la loro gente, lo abbandonarono in una cesta che fu spinta dalle onde sino a un’isola di nome Scarioth. Dal nome di quest’isola Giuda fu chiamato Iscariota.
La regina di quel luogo, che non aveva figli, andò sulla riva del mare a
passeggiare, e vedendo la cesta portata dalle onde la fece aprire, e trovandovi un bambino di belle fattezze disse sospirando:
– Con quanta gioia terrei un figlio cosi e darei un successore al mio regno.
Fece dunque allevare in segreto il bambino e finse di essere gravida, e infine annunciò, mentendo, di aver partorito un figlio, e la notizia si diffuse per tutto il regno.
Il principe ne fu immensamente contento, e anche il popolo ne ebbe grande gioia. Il bambino fu educato con i lussi riservati al figlio di un re. Ma non molto tempo dopo la regina concepì un figlio dal re, e, a tempo debito, partorì. I bambini, alquanto cresciuti, giocavano spesso assieme, e Giuda continuamente molestava il figlio del re e gli faceva del male, sino a farlo piangere. La regina non lo tollerava più, e sapendo che Giuda non era suo figlio, sovente lo picchiava. Ma neppure cosi Giuda smise di dare fastidio all’altro bambino. Finché la notizia si diffuse e tutti vennero a sapere che Giuda non era vero figlio della regina ma un trovatello Quando Giuda lo seppe ne ebbe grandissima vergogna e di nascosto uccise il suo fratello putativo, il vero figlio del re. Temendo per questo di essere condannato a morte, fuggì a Gerusalemme, con delle persone al suo seguito, e si mise al servizio della curia di Pilato, allora governatore. E poiché le cose simili stanno bene assieme, Pilato trovò Giuda perfettamente conforme al suo modo di comportarsi e prese a tenerlo in grande considerazione. Giuda fu dunque messo a capo di tutta la curia di Pilato, e questa era pronta a obbedire a ogni suo cenno.
Un giorno Pilato, vedendo dal suo palazzo un frutteto, fu preso da una tale voglia di quei frutti che quasi ne veniva meno. Ora, quel frutteto era di Ruben, il padre di Giuda, ma Giuda non conosceva il padre, né Ruben conosceva il figlio, dal momento che lo pensava morto fra le onde del mare, e Giuda, per parte sua, ignorava chi fosse suo padre e da dove venisse. Pilato intanto, fatto tare Giuda, gli disse:
– Mi è venuta una tal voglia di quella frutta che se non riesco ad averla muoio.
Giuda si precipitò allora nel frutteto e rubò svelto alcuni frutti Arrivò in quel momento Ruben e scopri Giuda che gli rubava la frutta: litigarono violentemente, poi andarono oltre e vennero alle mani, picchiandosi. Alla fine Giuda colpì Ruben con una pietra dove la nuca si unisce al collo, e lo uccise. Prese la frutta e la portò a Pilato e gli raccontò tutto. Era ormai il tramonto e si andava facendo buio quando trovarono Ruben morto, e pensarono gli fosse preso un colpo. Pilato assegnò a Giuda tutti i beni di Ruben e gli diede in moglie Ciborea, la vedova di Ruben.
Un giorno Ciborea stava sospirando profondamente e Giuda, ora suo marito, le chiese premurosamente cosa avesse.
– Sono la più infelice di tutte le donne, – rispose lei, – ho gettato mio figlio nelle onde del mare, poi ho trovato mio marito morto, ora Pilato aggiunge alla mia pena un altro dolore, facendomi risposare, io che sono la più triste delle donne, e mi unisce contro la mia volontà.
Quando gli ebbe raccontato tutto di quel bambino e lui ebbe a sua volta raccontato tutto ciò che gli era accaduto, fu chiaro che Giuda aveva sposato sua madre e ucciso suo padre. Spinto da Ciborea a far penitenza andò da Nostro Signore Gesù Cristo e implorò perdono per le sue colpe.
Se ciò che si legge sino a questo punto nell’apocrifo sia da considerare vero o no, lo lascio valutare al lettore, che scelga se sia da accettare o da rifiutare.
Gesù lo accolse tra i suoi discepoli e poi lo scelse fra i suoi apostoli, e tanto entrò in familiarità con lui e gli fu caro che fece di lui il suo procuratore, proprio lui che poi lo avrebbe tradito. Giuda portava infatti la cassa e rubava tutto ciò che davano a Gesù.
Si era già vicini alla passione del Signore, e Giuda si doleva che un unguento, che valeva trecento denari, non era stato venduto, e se ne rammaricava perché voleva rubare anche quel denaro. Allora se ne andò e vendette il Signore per trenta denari, ciascuno dei quali valeva dieci denari comuni, e compensò cosi la perdita dei trecento denari dell’unguento. Oppure, come dicono alcuni, rubava la decima parte di ciò che davano a Gesù, e perciò vendette Gesù per quella decima parte che aveva perso con l’unguento, cioè per trenta denari. Poi però si penti, restituì i denari, si allontanò e si impiccò: il suo corpo si squarciò e lasciò uscire tutti i visceri: questo accadde perché non doveva essere sconciata la bocca che aveva toccato il viso glorioso di Cristo. Era invece giusto che i visceri che avevano concepito il tradimento scivolassero via squarciati e che la gola da cui era uscita la voce del tradimento fosse serrata dal laccio. E morì nell’aria, perché colui che aveva offeso gli angeli nel cielo e gli uomini sulla terra, fosse separato dalle regioni degli angeli e degli uomini, e finisse nell’aria, che è dei demoni.


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Bart