Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

LETTERATURA: “Legenda aurea”: La Croce di Gesù

11 Marzo 2022

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. (bdm)

Si dice che la croce di Cristo fosse fatta di quattro tipi di legno, cioè di palma, di cedro, di cipresso e oliva (da cui il verso: ‘Ligna crucis palma, cedrus, cypressus, oliva’), perché la croce aveva un legno verticale, uno orizzontale, una tavoletta infissa e il tronco a cui era inchiodata la croce, oppure, secondo Gregorio di Tours, la tavola trasversale che sorresse i piedi di Cristo, per cui ciascuno di questi pezzi poteva essere di uno di quei legni.
A questa diversità di legni sembra alludere l’Apostolo quando dice: «Affinché possiate capire con tutti i santi quale sia la lunghezza, la larghezza, l’altezza e la profondità» (Eph 3, 18). Parole che Agostino, ‘doctor egregius’, così spiega: «La larghezza della croce è il legno trasversale su cui furono tese le mani, la lunghezza va da terra fino al legno trasversale dove fu affisso alle mani tutto il suo corpo; l’altezza dalla traversa alla parte superiore su cui poggiava il capo; la profondità è la parte nascosta, infissa nel terreno». Per questo nel segno della croce è descritta ogni cristiana azione umana: fare buone azioni in Cristo, conformarsi a lui con perseveranza, sperare nelle cose celesti, non profanare i sacramenti.
Questo prezioso legno della croce rimase per duecento e più anni nascosto sotto terra ma fu poi trovato da Elena, la madre dell’imperatore Costantino. A quel tempo si era radunata sul Danubio una grandissima moltitudine di barbari che voleva attraversare il fiume per sottomettere tutte le terre verso oriente.
Non appena l’imperatore Costantino lo venne a sapere, mosse le truppe e si mise con il suo esercito sull’altra sponda del Danubio. Ma il numero dei barbari aumentava e già cominciavano ad attraversare il fiume; Costantino, sapendo che il giorno dopo ci sarebbe stato lo scontro, fu preso da una grande paura. Ma durante la notte un angelo lo svegliò e gli disse di guardare in alto: alzò gli occhi e vide una croce splendidissima su cui vi era scritto a lettere d’oro ‘In hoc signo vinces’, «con questo segno vincerai»! Quella celeste visione lo confortò, fece una croce simile a quella che aveva vista e volle che fosse portata alla testa della truppa. L’esercito irruppe sui nemici, mettendoli in fuga e uccidendone un gran numero.
Allora Costantino convocò tutti i pontefici dei templi e volle sapere a quale dio appartenesse quel simbolo. Quelli dicevano di non conoscerlo, ma arrivarono alcuni cristiani che gli spiegarono a fondo il mistero della Santa Croce e della Trinità. Egli credette allora totalmente in Cristo ed ebbe il santo battesimo da papa Eusebio, o, secondo alcuni testi, dal vescovo di Cesarea.
Ma in questo racconto vi sono molti passi in contraddizione con l’ ‘Historia tripartita’, con l’ ‘Historia ecclesiasticaì, con la ‘Historia sancti Silvestri e i ‘Gesta pontificum romanorum’. Secondo questi testi infatti, non fu questo Costantino, l’imperatore, a essere battezzato da papa Silvestro e convertito alla fede cristiana, come si legge in alcune storie, ma fu Costanzo, il padre di Costantino, come si legge in alcuni storici. Quel Costantino infatti arrivò alla fede in un altro modo, come è detto nella ‘Historia sancti Silvestri’, e si dice anche che non fu battezzato da Eusebio, ma da Silvestro. Morto poi questo Costanzo il figlio Costantino, memore della vittoria che il padre aveva conseguito per virtù della Santa Croce, mandò sua madre Elena a Gerusalemme, per trovare quella croce, come diremo più oltre.

La ‘Historia ecclesiastica’ invece racconta in altro modo questa vittoria. Dice infatti che avendo Massenzio invaso l’impero romano, l’imperatore Costantino stava per entrare in conflitto con Massenzio al ponte Malbino; agitato da una grande ansia alzava spesso gli occhi al cielo per chiedere aiuto, quando vide come in sogno risplendere nel cielo, verso oriente, un segno di croce luminosissimo e accanto vi erano degli angeli che gli dicevano: «Costantino, in questo segno vincerai». Poi, come dice l’ ‘Historia tripartita’, mentre Costantino cercava di capire che cosa fosse quel segno, Cristo gli apparve nella notte con lo stesso segno che aveva visto in cielo e gli disse di riprodurlo, perché lo avrebbe aiutato nello scontro. Costantino allora, felice e ormai certo della vittoria, tracciò sulla sua fronte il segno di croce che aveva visto in cielo, trasformò le insegne militari in forma di croce e tenne nella mano destra una croce d’oro. Pregò poi il Signore di far sì che la sua mano destra che teneva la croce non si macchiasse di sangue dei Romani, e che concedesse la vittoria sul tiranno senza spargimento di sangue. Massenzio intanto, per tendere un tranello con le barche, le fece disporre sul fiume come se vi fosse un ponte. E quando già Costantino si stava avvicinando al ponte, Massenzio gli si affrettò incontro con pochi uomini, ordinando agli altri di seguirlo; ma dimenticatosi che il ponte era fittizio, quando vi salì con il suo piccolo esercito cadde nello stesso inganno che aveva voluto tendere a Costantino, sprofondando nel fiume. Costantino allora fu acclamato da tutti imperatore.
Ma, come si legge in una cronaca sufficientemente attendibile, non fu allora che Costantino credette pienamente, e neanche fu allora che ricevette il sacro battesimo, ma parecchio tempo dopo, quando ebbe una visione di Pietro e Paolo, e battezzato da papa Silvestro, rinacque a nuova vita e fu guarito dalla lebbra: allora credette pienamente in Cristo e fu allora che mandò sua madre Elena a Gerusalemme per cercare la croce del Signore.
Tuttavia Ambrogio, nella ‘Epistola de obitu Theodosii’, e l’ ‘Historia tripartita’, dicono che Costantino ebbe il battesimo solo all’ultimo, e che lo avesse sempre rimandato per poterlo ricevere nel Giordano. Così pure dice Gerolamo nella ‘Chronica’.
Certo è che divenne cristiano sotto papa Silvestro; se poi abbia rinviato o no il battesimo, resta dubbio, per cui anche a proposito della leggenda di san Silvestro restano molti punti altrettanto dubbi.
Va detto che questo racconto dell’invenzione della Croce, che si trova nelle storie ecclesiastiche e che concorda con le cronache, sembra essere più attendibile di quella che si sente raccontare per le chiese. Consta infatti che in quest’ultima vi siano molti particolari che non hanno riscontro nei fatti, a meno che non si voglia credere, come abbiamo detto sopra, che non si tratti di Costantino, ma di suo padre Costanzo. Ma la cosa non pare molto plausibile, anche se così si legge in alcune ‘Storie di Oltremare’.

Quando Elena arrivò a Gerusalemme radunò attorno a sé tutti i Giudei sapienti che fu possibile trovare nella regione.
Questa Elena era stata una stalliera, che per la sua bellezza Costanzo aveva voluto sposare, secondo quanto dice Ambrogio con queste parole: «Dicono che questa fosse un’ostessa che andò in sposa a Costanzo il vecchio, che poi ebbe il regno: una buona ostessa che cercò con tanto zelo la culla del Signore; buona ostessa che non ignorò quell’oste, che curò le ferite di chi era stato colpito dai briganti; buona ostessa che disprezzò la vita mondana come sterco, per guadagnare Cristo, che la sollevò dallo sterco al regno»! Così Ambrogio.
Altri invece affermano, e lo si legge anche in una cronaca abbastanza attendibile, che questa Elena fu la figlia di Coele, il re dei Bretoni, che Costanzo prese in moglie, figlia unica di suo padre, quando andò in Bretagna; per questo ebbe l’isola alla morte di Coele. Questo dicono gli stessi Bretoni, benché altrove si legga che era di Treviri.
I Giudei, preoccupati e timorosi, si dicevano l’un l’altro:
– Per quale motivo pensate che la regina ci abbia fatti radunare?
E uno di loro, di nome Giuda, disse:
– So che vuol sapere da noi dov’è il legno della croce su cui fu crocefisso Cristo: ma attenzione, nessuno presuma di rivelarlo, altrimenti sappiate per certo che la nostra legge si indebolirà e le nostre tradizioni saranno del tutto distrutte. Zaccheo infatti, mio nonno, lo aveva detto a mio padre, e mio padre, morendo, a me: «Attenzione, figlio mio, quando cercheranno la croce di Cristo rivela dov’è prima di essere torturato: da quel momento non regnerà più la gente giudea, ma quelli che adorano il crocefisso, poiché Cristo era figlio di Dio». E io allora gli chiesi: «Padre mio, se davvero i nostri padri sapevano che Gesù Cristo era figlio di Dio, perché lo hanno inchiodato al patibolo e messo in croce?» Mi rispose: «Il Signore sa che non ho mai fatto parte del loro consiglio e che anzi mi sono spesso opposto a loro: ma poiché egli rimproverava i vizi dei farisei, lo fecero crocefiggere. Ma egli il terzo giorno risorse e salì al cielo di fronte ai suoi discepoli. Stefano, mio fratello, credette in lui e per la follia dei Giudei fu lapidato. Dunque, figlio, guardati dal bestemmiare Cristo ai suoi discepoli».
Non sembra però molto probabile che il padre di questo Giuda possa essere vissuto al tempo della passione di Cristo, perché dalla passione di Cristo fino a Elena, al cui tempo visse Giuda, passarono più di duecentosettant’anni; a meno di pensare che allora gli uomini vivessero più di ora.
Allora i Giudei dissero a Giuda:
– Noi non abbiamo mai sentito niente di simile. Comunque se la regina ti chiede qualcosa a proposito, bada di non dirle nulla.
Quando furono di fronte alla regina e quella ebbe chiesto loro in quale luogo Gesù fu crocefisso, poiché non volevano assolutamente rivelarlo, ordinò che fossero tutti bruciati. A quel punto, in preda al terrore, tradirono Giuda e dissero:
– Quest’uomo, o regina, è figlio di un uomo giusto e profeta, egli conosce perfettamente la Legge e da lui potrai sapere tutto ciò che chiedi.
La regina allora lasciò liberi tutti gli altri e trattenne soltanto Giuda, a cui disse:
– Io ti propongo la vita o la morte: puoi scegliere ciò che preferisci. Indicami dunque il luogo, chiamato Golgota, in cui fu crocefisso il Signore, perché io possa trovare la sua croce.
Giuda rispose:
– Come posso conoscere quel luogo se sono passati più di duecento anni, e allora non ero neppure nato?
– Per il crocefisso tu morirai di fame, se non mi dirai la verità, disse la regina.
Lo fece gettare allora in un pozzo asciutto perché fosse torturato dalla fame. Dopo essere stato senza cibo per sei giorni, il settimo giorno chiese di essere tirato fuori e promise che avrebbe indicato il luogo della croce. Quando lo fecero uscire andò in quel luogo e pregò, ed ecco che improvvisamente la terra tremò e si sparse un profumo meraviglioso. Giuda pieno di meraviglia batteva le mani e diceva:
– Veramente, o Cristo, tu sei il salvatore del mondo.
Vi era infatti in quel luogo, come si legge nelle storie ecclesiastiche, un tempio di Venere, che aveva fatto costruire l’imperatore Adriano perché se qualche cristiano avesse voluto andare a pregare in quel luogo, sarebbe parso pregare Venere. Ragion per cui quel luogo era diventato poco frequentato e quasi del tutto dimenticato; la regina allora fece radere al suolo il tempio e arare la terra. Allora Giuda si rimboccò le vesti e si mise a scavare con forza. Dopo aver scavato per venti passi trovò tre croci sepolte, che portò subito alla regina. Ma non sapendo come distinguere la croce di Cristo da quelle dei ladroni, le misero tutte in mezzo alla città aspettando che si manifestasse la gloria del Signore. Ed ecco – era circa l’ora nona – viene portato un giovane morto. Giuda prese il feretro e posò sul corpo del morto prima una croce, poi un’altra, ma il giovane non risorse; ma avvicinando la terza croce immediatamente il morto tornò in vita. Si legge invece nelle storie ecclesiastiche che una donna di rango elevato era in fin di vita e Macario, vescovo di Gerusalemme, avvicinò la prima e la seconda croce, ma non accadde nulla, ma quando appoggiò la terza, la donna apri gli occhi e subito guarita si alzò. Ambrogio invece dice che riconobbe la croce del Signore dal titolo che vi aveva fatto mettere Pilato e che ritrovò e lesse. Il diavolo allora si mise a dire per l’aria:
– O Giuda, perché l’hai fatto? Il mio Giuda ha fatto tutto l’opposto: consigliato da me, ha tradito, e tu, contro il mio volere, hai ritrovato la croce di Cristo: quell’altro Giuda mi ha fatto conquistare molte anime, tu me le farai riperdere; grazie a lui regnavo su di un popolo, per causa tua sarò cacciato dal regno. Ma io mi vendicherò: scatenerò contro di te un altro re, e ti farà rinnegare fra i tormenti il crocefisso.
Tutto questo pare riferirsi a Giuliano l’Apostata che perseguitò con molti tormenti Giuda, divenuto vescovo di Gerusalemme, e lo fece martire di Cristo. Giuda sentendo le parole del diavolo non si spaventò per nulla, ma lo maledisse senza esitare, dicendogli:
– Ti possa Cristo dannare nell’abisso del fuoco eterno.
Poi Giuda fu battezzato, ebbe il nome di Ciriaco e, essendo morto il vescovo di Gerusalemme, fu ordinato vescovo.
Poiché poi la beata Elena non aveva i chiodi con cui fu crocefisso il Signore, chiese al vescovo Ciriaco di recarsi nel luogo in cui aveva trovato la croce e di cercare i chiodi del Signore. Ciriaco andò e si mise a pregare il Signore: subito nella terra apparvero i chiodi risplendenti come oro. Li prese e li portò alla regina. Ella, inginocchiatasi a terra e con il capo chino, li adorò con grande reverenza. Elena portò poi una parte della croce al figlio e mise l’altra parte in una teca d’argento, che lasciò a Gerusalemme; portò invece i chiodi con cui il corpo del Signore era stato appeso alla croce al figlio che, come riporta Eusebio di Cesarea, fece con alcuni il morso del cavallo che usava in battaglia e con gli altri armò il suo elmo.
Altri invece, come Gregorio di Tours, affermano che nel corpo del Signore furono piantati quattro chiodi: di questi, due furono messi da Elena nel morso del cavallo dell’imperatore, il terzo nella statua di Costantino che sovrasta Roma e il quarto fu gettato nel mare Adriatico, che fino a quel momento era stato un divoratore di navi. Ordinò poi che tutti gli anni si festeggiasse solennemente il giorno dell’Invenzione della Croce.
Ambrogio però dice: «Elena cercò i chiodi del Signore, li trovò, e con uno fece fare il morso, e incastonò l’altro in un diadema: ottimo posto per il chiodo, la testa. Corona sulla testa e briglia in mano, perché il senso prevalga, la fede brilli e il potere sia saldo».

Poco dopo Giuliano l’Apostata fece uccidere il santo vescovo Ciriaco, perché aveva trovato la Santa Croce, mentre lui voleva distruggere ovunque il segno della croce. Mentre stava per muovere contro i Persiani si mise a incitare Ciriaco a sacrificare agli idoli: ma poiché quello si rifiutava gli fece tagliare la mano destra dicendo:
– Con questa mano hai scritto molte lettere che hanno distolto molti uomini dal sacrificio degli dèi.
Ciriaco gli disse:
– Pazzo d’un cane, mi hai reso un servizio, perché prima di credere in Cristo molto spesso scrivevo lettere alle sinagoghe dei Giudei, affinché nessuno credesse in Cristo, ed ecco che hai tolto via questa vergogna dal mio corpo.
Allora Giuliano fece preparare del piombo fuso e glielo fece versare in bocca, poi fece portare una branda di ferro e vi fece stendere Ciriaco e fece mettere di sotto carbone, sale e grasso. Ma Ciriaco rimaneva immobile; allora Giuliano gli disse:
– Se non vuoi sacrificare agli dèi, di’ almeno di non essere cristiano.
Ma poiché Ciriaco rifiutava sdegnato, ordinò di scavare una fossa profonda, piena di serpenti velenosi; poi fece buttare dentro Ciriaco, ma i serpenti morirono subito.
Giuliano ordinò allora di buttarlo in una caldaia piena di olio bollente, e Ciriaco, fattosi il segno della croce, volle entrarvi di sua volontà, pregando il Signore di dargli un nuovo battesimo nel lavacro del martirio. In preda all’ira Giuliano gli fece trapassare il petto con una spada, e così Ciriaco si conquistò il martirio nel Signore.


Letto 188 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart