Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

LETTERATURA: “Legenda aurea”: San Basilio

5 Dicembre 2021

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. (bdm)

Basilio fu vescovo venerabile e insigne dottore. La sua vita fu scritta da Anfilochio, vescovo d’Iconio.
Quanta santità vi fosse in lui fu rivelato in visione a un eremita di nome Efrem. Efrem infatti, rapito in estasi, vide una colonna di fuoco che arrivava fino al cielo e udì in alto una voce che diceva:
– Cosi è grande Basilio: come questa colonna di fuoco che tu vedi.
Si recò dunque in città nel giorno dell’Epifania per poter vedere un cosi grand’uomo, e avendolo visto con la stola bianca incedere solenne fra i suoi chierici, disse fra sé:
– Evidentemente mi sono sforzato per niente: se si circonda di tanti onori non può certo essere quello che credevo. Noi che portiamo il peso del giorno e del caldo non abbiamo mai avuto niente del genere, e quest’uomo, con tutti questi onori e questo seguito, sarebbe una colonna di fuoco! Incredibile!
Ma Basilio, leggendogli nel pensiero, lo fece chiamare. Appena Efrem gli fu davanti vide una lingua di fuoco che parlava per bocca di Basilio, e allora disse:
– Veramente grande è Basilio, veramente Basilio è una colonna di fuoco, veramente è lo Spirito Santo che parla per bocca sua.
E poi rivolto al vescovo:
– Ti prego, signore, fammi parlare greco!
– Hai chiesto una cosa difficile, – gli rispose Basilio. Tuttavia pregò per lui e subito Efrem iniziò a parlare in greco.

Un altro eremita vide in un’altra occasione Basilio che incede* va con abiti pontificali, e lo disprezzo, pensando in cuor suo clic Basilio si compiacesse troppo di quello sfarzo. Ed ecco che sentì una voce che gli diceva:
– Piace più a te accarezzare la coda della tua gatta che a Basilio il suo sfarzo.
L’imperatore Valente sosteneva gli arriani. Una volta tolse una chiesa ai cattolici per darla agli arriani; Basilio allora andò da lui e disse:
– Imperatore, è scritto: «La maestà regia ama la giustizia» (Ps 98, 4), e altrove «Il giudizio del re è la giustizia» (Ir 33, 15): perché allora hai voluto disporre che i cattolici fossero espulsi da una chiesa per consegnarla agli arriani?
L’imperatore gli rispose:
– Ecco che ricominci con gli insulti, Basilio: non ti si addice! – Mi si addice anche morire per la giustizia!
Intanto Demostene, che era sovrintendente alla cucina e sosteneva anch’egli gli arriani, mentre stava parlando in loro favore, fece un errore di grammatica.
– Pensa alle pietanze del re e non metterti a cucinare argomenti di fede, – gli disse Basilio, e quello, confuso, subito tacque.
Allora l’imperatore disse:
– Vai, Basilio, e sii giudice fra le due parti: ma non far leva sull’animosità del popolo.
Basilio si allontanò e quando fu davanti ai cattolici e agli arriani propose loro di chiudere le porte della chiesa e di apporre i sigilli di tutte e due le parti: la chiesa sarebbe stata di coloro le cui preghiere avessero aperto le porte. La proposta piacque a tutti e fu accettata. Gli arriani pregarono per tre giorni e tre notti, ma venuti alle porte della chiesa le trovarono chiuse. Allora Basilio, dopo aver ordinato una processione, venne alla chiesa, pregò e toccò appena le porte con il pastorale e disse:
– Levate le vostre porte, principi! E voi alzatevi, porte eterne, ed entrerà il Re di Gloria! (Ps 23, 7).
E subito le porte si aprirono, ed entrando i cattolici resero grazie a Dio. La chiesa fu cosi restituita ai cattolici.

Per ottenere il consenso di Basilio, come si legge nella “Historia tripartita”, l’imperatore gli chiese di impegnarsi a molte concessioni.
– Queste son cose da bambini, – disse Basilio. – Chi si nutre infatti della parola di Dio non può tollerare che si alteri neppure una sillaba dei dogmi divini.
Allora l’imperatore offeso, come si legge nello stesso testo, volle scrivere la sua sentenza d’esilio, ma una dopo l’altra gli si ruppero tre penne, poi la sua mano fu colpita da un forte tremito, finché sdegnato strappò il foglio.

Un sant’uomo di nome Eradio aveva una sola figlia, che i tendeva consacrare al Signore; ma il diavolo se ne accorse e fece innamorare della ragazza uno dei servi di Eradio. Questi, resosi conto di non potere, lui, un servo, avere l’amore di una giovane di rango così elevato, si rivolse a un mago, promettendogli una gran quantità di denaro se lo avesse aiutato. Il mago gli rispose:
– Io non posso, ma se vuoi ti posso mandare dal diavolo, il mio signore, e se farai ciò che ti dirà potrai realizzare il tuo scopo.
– Farò tutto ciò che mi dirai, – rispose il giovane.
Il mago scrisse dunque una lettera al diavolo e la affidò al giovane. La lettera diceva: «Poiché, mio signore, io devo prodigami con zelo e sollecitudine ad allontanare il maggior numero possibile di cristiani dalla loro fede e assoggettarli al tuo volere perché ogni giorno si moltiplichi il numero dei tuoi seguaci, ti mando questo giovane che ha perso la testa per la tale ragazza, e chiedo che ciò che desidera si realizzi, procurandomi così una ragione di vanto che mi consentirà di farti nuovi seguaci».
Affidando la lettera al giovane gli disse:
– Vai, e di notte, alla tal ora, sali sulla tomba di un pagano e di lì chiama i demoni, leva in alto questa lettera e subito ti si faranno innanzi.
Il giovane andò e invocò i demoni mostrando la lettera. Ed ecco che apparve il Principe delle Tenebre circondato da una moltitudine di demoni. Dopo aver letto tutta la lettera si rivolse al giovane e gli disse:
– Se credi in me farò che il tuo desiderio si compia.
– Credo, signore.
– E rinneghi il tuo Cristo? – aggiunse il demonio.
– Lo rinnego, – rispose il giovane.
– Voi cristiani, – continuò il diavolo, – siete traditori: quando avete bisogno di me venite a cercarmi; quando poi riuscite ad avere quello che volete, subito mi rinnegate e tornate al vostro Cristo, e lui, che è troppo indulgente, vi accoglie. Ma tu se vuoi che io realizzi il tuo desiderio, metti per iscritto, di tuo pugno, che tu dichiari di rinunciare a Cristo, al battesimo e alla tua fede, e sii mio servo, da condannare con me al Giudizio.
Il giovane subito scrisse di suo pugno che rinunciava a Cristo e diveniva servo e uomo del diavolo. Subito allora il diavolo chiamò gli spiriti che presiedono alla fornicazione e ordinò loro di andare dalla ragazza e di farla ardere d’amore per il ragazzo
Andarono e fecero nascere nel suo cuore una passione così violenta che la giovane, gettatasi a terra, disse gemendo rivolta al padre:
– Abbi pietà di me, padre, abbi pietà di me, che mi torturo d’amore per quel nostro servo; abbi pietà del tuo sangue e mostrami il tuo amore di padre e uniscimi al giovane che amo e per il quale io soffro: se no fra poco mi vedrai morire, e della mia morte dovrai rendere conto nel giorno del Giudizio.
E il padre si lamentava e piangendo diceva:
– Povero me, che cosa è successo della mia sventurata figlia? Chi hai rubato il mio tesoro, chi ha spento la dolce luce dei miei occhi? Io volevo darti allo sposo celeste, e grazie a te pensavo di salvarmi, e tu hai perso la testa in un amore lascivo. Figlia mia, lascia che ti dia in sposa a Dio, come volevo. Non trascinare la mia vecchiaia nel dolore fino all’Inferno!
Ma lei gridava:
– Padre mio, presto, esaudisci il mio desiderio o tra poco mi vedrai morire!
La giovane piangeva disperatamente ed era ormai quasi fuori di sé. Il padre, disperato, sviato dal consiglio degli amici, fece ciò che la figlia voleva e la dette in moglie a quel giovane. Le donò tutto quanto possedeva e disse:
– Va’, figlia mia! Conoscerai la tua miseria!
I due abitavano già insieme, ma il giovane non entrava mai in chiesa, non si faceva il segno della croce e non si raccomandava a Dio. La cosa fu notata da molti che chiesero alla moglie:
– Lo sai che quello che ti sei scelta come marito non è cristiano e non mette piede in chiesa?
A queste parole la ragazza fu presa dal panico. Si gettò a terra e prese a lacerarsi con le unghie e a battersi il petto dicendo:
– Me misera, perché sono nata, perché non sono morta venendo al mondo?
Quando poi riferì al marito ciò che le avevano detto, quello negò che le cose stessero così, assicurando che era tutto falso.
– Se vuoi che ti creda, – gli rispose la moglie, – domani andiamo in chiesa assieme.
Vedendo che non poteva più nascondere quanto era successo, il marito le raccontò tutto. Sentito il racconto la giovane scoppiò in pianto e corse dal beato Basilio riferendogli tutto ciò che era accaduto a lei e al marito. Basilio chiamò allora il giovane, si fece raccontare tutto anche da lui, e poi gli disse:
– Figlio, vuoi tornare a Dio?
– Certo che lo vorrei, – rispose, – ma non posso, perché mi sono dato al diavolo, ho rinnegato Cristo, e la carta di abiura che ho scritto è in mano al diavolo.
– Non pensare a questo, – gli disse Basilio, – il Signore è misericordioso e se vorrai pentirti ti accoglierà.
Subito fermò il giovane, gli fece sulla fronte il segno della croce e per dieci giorni lo tenne rinchiuso; il terzo giorno andò da lui e gli chiese:
– Come stai, figlio?
– Sono sfinito, – rispose. – Non riesco più a sopportare le loro grida, le loro minacce che non mi lasciano scampo: tengono in mano il mio scritto e me lo rinfacciano dicendo: «Sei stato tu a venire da noi, non noi da te».
– Non temere, figlio, – gli disse Basilio, – abbi soltanto fede.
Gli dette un po’ di cibo, gli fece il segno della croce, di nuovo lo rinchiuse e pregò per lui. Dopo alcuni giorni tornò e gli chiese:
– Come stai, figlio?
– Padre, – rispose il giovane, – sento le loro grida e le loro minacce da lontano, ma non li vedo.
Basilio gli dette di nuovo da mangiare, e di nuovo gli fece il segno della croce; poi se ne andò richiudendo la porta e pregò per lui. Tornò dopo quaranta giorni e gli chiese:
– Come stai?
– Sto bene, – rispose, – santo di Dio; oggi ho avuto una visione: combattevi per me e vincevi il diavolo.
Udito questo Basilio lo fece uscire e, radunato il clero, i religiosi e il popolo, ordinò che tutti pregassero per lui mentre, tenendolo per mano, lo conduceva alla chiesa. Quand’ecco che gli venne incontro il diavolo con una moltitudine di demoni e, invisibile a tutti, afferrò il giovane cercando di strapparlo dalle mani di Basilio. Il giovane gridava:
– Santo di Dio, aiutami!
Ma il maligno lo aveva afferrato con tanta violenza che tirandolo a sé trascinava dietro anche il santo.
– Non ti basta, sciagurato, aver dannato te stesso? O vuoi anche tentare la creatura del mio Dio?
Ma il diavolo disse, e furono in molti a sentirlo:
– Tu mi fai torto, Basilio.
Tutti allora dissero:
– Kyrie eleison.
Basilio rispose:
– Il Signore ti confonda, diavolo!
– Mi fai torto, Basilio, – disse il diavolo. – Non sono stato io ad andare da lui, ma lui a venire da me; ha rinnegato il suo Cristo e si è dato a me: ecco, ho qui l’abiura che ha scritto di suo pugno.
– Non smetteremo di pregare finché non restituirai quello scritto, – rispose Basilio, e pregando tendeva le mani al cielo. Ed ecco che il foglio portato dall’aria sotto gli occhi di tutti venne a posarsi fra le mani di Basilio che lo prese e disse al giovane:
– Conosci questa lettera, fratello?
– Si, e l’ho scritta di mio pugno!
Basilio la stracciò e portò il giovane in chiesa, lo rese nuovamente degno di assistere alla messa, lo istruì, gli dette alcune norme di vita e lo riconsegnò alla moglie.

Una donna aveva commesso molti peccati. Li scrisse su di un foglio, il più grave per ultimo, e lo portò al beato Basilio, chiedendogli di pregare per lei e di cancellare quei peccati con le sue preghiere. Dopo che Basilio ebbe pregato, la donna aprì il foglio, e scoprì che erano stati cancellati tutti, tranne quello più grave. Allora disse a Basilio:
– Abbi pietà di me, servo di Dio: fa’ che io abbia il perdono anche per questo, come l’ho avuto per gli altri.
Ma Basilio le disse:
– Donna, allontanati da me: io sono peccatore e ho bisogno di perdono quanto te.
Poiché la donna insisteva le disse:
– Vai da Efrem, che è uomo santo: lui potrà ottenere ciò che chiedi.
La donna andò da Efrem e gli spiegò perché Basilio l’aveva mandata da lui. Rispose Efrem:
– Allontanati, perché io sono peccatore. Ma torna, figlia, da Basilio: chi ti ha ottenuto il perdono per gli altri peccati saprà ottenerlo anche per questo. Ma affrettati se vuoi trovarlo ancora vivo.
La donna era appena arrivata in città che già portavano Basilio al sepolcro. Allora si mise a gridare, e diceva:
– Che Dio veda e sia giudice fra di noi! Tu che potevi ottenermi il perdono di Dio, mi hai mandato da un altro!
E gettò il foglio sul feretro. Poco dopo lo riprese e dispiegatolo vide che anche l’ultimo peccato era stato completamente cancellato. Cosi rese infinite grazie a Dio e con lei tutti quelli che erano lì radunati.

Prima che l’uomo di Dio venisse a morte, quando già soffriva della malattia di cui morì, chiamò a sé un ebreo di nome Joseph, fingendo di aver bisogno di lui. Joseph infatti era molto esperto nell’arte medica, e l’uomo di Dio lo amava in modo particolare per ché sapeva che lo avrebbe convertito alla fede cristiana. Quando venne gli sentì il polso e, capendo che la morte era imminente, disse ai suoi:
– Preparate il necessario per la sepoltura, perché sta per morire.
Basilio lo sentì e disse:
– Non sai quello che dici.
– Credimi, signore, la giornata di oggi se ne andrà col sole, e anche tu tramonterai col sole.
– Cosa dici, se oggi non muoio?
– Signore, non è possibile, – rispose Joseph.
E Basilio:
– E se domani all’ora sesta sarò ancora vivo, cosa farai?
– Se a quell’ora sarai ancora vivo, – disse Joseph, – possa io morire!
– Ebbene, muori dunque al peccato per vivere in Cristo!
E Joseph:
– Ho capito cosa mi vuoi dire: se a quell’ora sarai ancora vivo, farò quello che mi spingi a fare.
Allora il beato Basilio, benché secondo le leggi di natura avrebbe dovuto morire subito, ottenne dal Signore ancora un po’ di tempo, e visse fino all’ora nona del giorno dopo. Joseph lo vide, ne fu stupefatto e credette in Cristo. Basilio, vincendo con la forza dell’animo la debolezza del corpo, si alzò dal letto, ed entrato in chiesa lo battezzò con le sue stesse mani. Poi tornò nel letto e rese felicemente l’anima a Dio. Visse verso il 370.


Letto 148 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart