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LETTERATURA “Legenda aurea”: San Giacomo Maggiore

10 Giugno 2022

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. (bdm)

Giacomo apostolo, figlio di Zebedeo, subito dopo l’ascensione del Signore predicò in Giudea e in Samaria; poi però andò in Spagna per disseminarvi la parola del Signore. Vide però di non far molti progressi: aveva infatti raccolto intorno a sé soltanto nove discepoli. Ne lasciò due per predicare, prese con sé gli altri sette e tornò in Giudea (il maestro Giovanni Beleth dice che ne convertì in tutto soltanto uno). Mentre stava predicando la parola di Dio in Giudea, un mago di nome Ermogene, d’accordo con i farisei, gli mandò un suo discepolo, di nome Fileto, che riuscisse a persuadere Giacomo, di fronte a tutti i Giudei, che ciò che predicava era falso. L’apostolo però argomentò pubblicamente contro di lui, sino a persuaderlo, e compiendo per di più molti prodigi, e Fileto se ne tornò da Ermogene, a cui affermò la verità della dottrina di Giacomo, riferendo i miracoli e dichiarando di volerne diventare discepolo, e cercando persino di convincerlo a divenirne discepolo lui stesso. Ermogene allora, in preda all’ira, lo paralizzò con la sua arte magica, tanto che non poteva più assolutamente muoversi, e gli disse:
– Vedremo se il tuo Giacomo ti potrà liberare.
Fileto riuscì a mandare un suo garzone a riferire la cosa a Giacomo, che gli fece portare un lenzuolo e disse:
– Prenda il lenzuolo, e dica queste parole: «Il Signore che solleva i disperati libererà certo i paralizzati».
Non appena Fileto fu toccato dal lenzuolo, subito fu liberato da ciò che lo imprigionava e subito maledisse le arti magiche di Ermogene e corse da Giacomo.
Ermogene, sempre più irato, evocò dei demoni comandando loro di portargli Giacomo in catene con Fileto, per potersi prendere la sua vendetta contro di loro e dare l’esempio ai propri discepoli, che nessuno più osasse insultarlo in quella maniera. I demoni mentre venivano a volo verso Giacomo cominciarono a ululare nell’aria:
– Giacomo, apostolo, abbi compassione di noi, che bruciamo ancor prima che sia venuto il tempo.
– Perché siete venuti da me? chiese Giacomo.
Essi risposero:
– Ė Ermogene che ci ha mandati, per portare te e Fileto da lui, ma appena siamo arrivati da te l’angelo di Dio ci ha legati con catene di fuoco e ci ha fatto molto soffrire.
– Vi sciolga l’angelo del Signore, disse Giacomo. Tornate da lui e portatemelo in catene, ma senza fargli del male.
I demoni andarono, presero Ermogene, gli legarono le mani dietro la schiena e lo portarono cosi in catene da Giacomo, dicendogli:
– Dove ci hai mandati siamo stati bruciati e torturati.
E rivolti a Giacomo:
– Daccelo nelle nostre mani, che vendicheremo le tue ingiurie e le nostre bruciature.
Disse loro Giacomo:
Ecco, avete Fileto davanti a voi; perché non lo prendete? – Non possiamo, risposero, toccare neppure una formica che sia nella tua stanza.
Giacomo allora disse a Fileto:
– Su, rendiamo il bene per il male, secondo quanto ci ha insegnato Cristo: Ermogene ti ha legato, tu scioglilo.
Non appena Ermogene fu liberato, restò confuso, ma Giacomo gli disse:
– Vattene in libertà dove vuoi. Noi non abbiamo l’abitudine di convertire nessuno contro la sua volontà.
Ma Ermogene gli disse:
– Conosco bene l’ira dei demoni: se non mi dai qualcosa da portare con me, mi uccideranno.
Giacomo gli dette il suo bastone, ed Ermogene se ne andò, portando poi tutti i suoi libri di magia a Giacomo perché li bruciasse.
Giacomo invece, nel timore che il fumo che si sarebbe sprigionato potesse far uscire di senno qualcuno che non ne fosse avvertilo, glieli fece gettare in mare. Fatto questo Ermogene tornò da Giacomo e gli si gettò ai piedi dicendogli:
– Liberatore di anime, accogli come penitente chi hai dovuto sinora sopportare come invidioso e calunniatore!
Da quel momento cominciò a vivere nella perfezione, tanto che molti prodigi furono compiuti per sua intercessione.
Vedendolo cosi cambiato, i Giudei, presi da zelo, andarono da Giacomo e gli rinfacciarono che si era messo a predicare Gesù il crocifisso. Ermogene però dimostrò loro, senza ombra di dubbio, attraverso la Scrittura, la verità della venuta di Cristo e della sua passione, tanto che molti credettero. Ma Abiathar, che era il pontefice di quell’anno, eccitò la folla, che si sollevò, prese l’apostolo, gli mise una corda al collo e lo portò al cospetto di Erode Agrippa. Mentre su suo ordine lo portavano a decapitare, un paralitico che si trovava lungo la strada gli gridò di fargli riavere la salute. Giacomo gli disse:
– Per Gesù Cristo, nella cui fede sono condotto a essere decapitato, alzati guarito e benedici il tuo Creatore.
Subito l’uomo si alzò e benedisse il Signore. Giosia, lo scriba che gli aveva messo la corda al collo e lo trascinava, visto quanto era accaduto, gli si gettò ai piedi, gli chiese di essere perdonato e di divenire cristiano. Appena Abiathar se ne accorse, lo fece arrestare e gli disse:
– Se non bestemmierai il nome di Cristo, sarai decapitato con Giacomo.
– Sii invece maledetto tu, e maledetti i tuoi dèi: il nome del Signore Gesù Cristo sia benedetto nei secoli!
Abiathar lo fece prendere a pugni in faccia e mandò dei messaggeri a Erode, ottenendo così di farlo decapitare con Giacomo. Quando ormai erano vicini al momento della decollazione, Giacomo si fece dare dal boia un’ampolla d’acqua, con la quale battezzò Giosia. Poco dopo l’uno e l’altro portarono a compimento, con la decapitazione, il loro martirio.
San Giacomo fu decapitato il 25 marzo, e portato il 25 luglio a Compostela, ove fu sepolto soltanto il 30 dicembre, poiché la costruzione del suo sepolcro si protrasse da agosto sin verso gennaio. La Chiesa stabilì che la sua festa si celebrasse in tutta la Cristianità il 25 luglio, nel tempo che pare più adatto.


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Bart