Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

LETTERATURA: “Legenda aurea”: Sant’ Agnese

2 Dicembre 2021

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. (bdm)

Agnese, giovane piena di senno, come ci dice Ambrogio che scrisse la sua Passione, nel tredicesimo anno di età Iasciò la morte e trovò la vita. La sua giovane età risultava dagli anni, ma la maturità della sua mente era straordinaria: giovane nel corpo, ma matura nell’anima, bella nell’aspetto ma ancor più bella nella fede.
Accadde che mentre tornava da scuola, il figlio del prefetto si innamorò di lei. Le promise gioielli e ricchezze senza fine se avesse acconsentito a sposarlo. Agnese gli rispose:
– Stai lontano da me, esca del peccato, alimento di cattive azioni, nutrimento di morte! Un altro mi ha amata prima di te.
E cominciò a esaltare in quell’amante e sposo quelle cinque qualità che le spose desiderano più di ogni altra cosa nei mariti: la nobiltà dell’origine, la dignità della bellezza, l’abbondanza delle ricchezze, la forza e l’energia, la perfezione dell’amore. E diceva:
– La sua origine è molto più nobile e degna della tua; sua madre è vergine, suo padre non ha mai conosciuto una donna, gli angeli lo servono, il sole e la luna ammirano la sua bellezza, la sua forza non viene mai meno, le sue ricchezze non si esauriscono, il suo profumo fa rivivere i morti, la sua mano risana i malati, il suo amore è casto, le sue carezze sante, l’unione con lui virginale.
Espose queste cinque qualità come citandole da un testo:
– Chi più grandioso nella generosità, chi ha più forza in suo potere, chi è più bello nell’aspetto, chi più dolce nell’amore e più squisito di lui, che ha ogni grazia?
Poi Agnese elencò cinque doni che lo sposo aveva fatto a lei e alle .altre spose: le lega a sé con l’anello della fede, le veste e adorna di una gran varietà di virtù, le segna con il sangue della sua passione, le congiunge a sé con l’amore, le arricchisce dei tesori della gloria celeste.
– Quello, – disse Agnese, – che si è legato a me con l’anello che ha messo nella mia mano destra e che ha cinto il mio collo di pietre preziose, mi ha rivestita di un mantello d’oro e mi ha adornata di un’immensa quantità di gioielli; ha impresso un segno si mio viso perché io non scelga altro amante che lui, e il suo sangue ha abbellito le mie guance; già sono stata stretta dai suoi casti amplessi, già il suo corpo si è unito al mio: mi ha mostrato tesori che non hanno simile, ha promesso di donarmeli se gli sarò sempre fedele.
Il giovane sentì queste parole e fuori di sé si mise a letto; i suoi profondi sospiri rivelarono ai medici che era malato d’amore, il padre insistette con la ragazza, ma Agnese assicurò di non poter tradire la promessa fatta al primo sposo. Allora il prefetto informò su chi fosse la persona cui Agnese si vantava di appartenere. Quando qualcuno disse che lo sposo di cui parlava era Cristo, il prefetto tentò di smuoverla prima con dolci parole, poi cercando di spaventarla. Allora Agnese:
– Fai quello che vuoi, non riuscirai mai a ottenere ciò che speri, – e intanto rideva delle sue lusinghe e delle sue minacce. Il prefetto la incalzava:
– Delle due cose l’una: scegli! O sacrifichi con le vergini alla dea Vesta, se proprio ci tieni alla verginità, oppure ti chiudo in un bordello!
Dato che Agnese era nobile e non poteva costringerla con la forza, cercava di colpirla in quanto cristiana. Agnese gli rispose:
– Io non sacrificherò ai tuoi dèi, né mi piegherò ai turpi desideri di nessuno, perché accanto a me ho sempre chi protegge il mio corpo, l’angelo del Signore.
Allora il prefetto la fece spogliare e portare al bordello. Ma il Signore rese così folti i capelli di Agnese che la coprivano meglio di una veste, e quando entrò in quel turpe luogo trovò ad attenderla l’angelo del Signore che illuminò la stanza di una luce splendente e le preparò una stola bianchissima. Così il luogo di peccato divenne un luogo di preghiera, tanto che Agnese ne uscì più pura di quando era entrata, quando quella grande luce le avevi reso onore.
Il figlio del prefetto venne al postribolo con altri giovani e li spinse a entrare da lei per primi. Ma erano appena entrati che, atterriti dal miracolo, tornarono indietro tutti pentiti. Il giovane li trattò da stupidi ed entrò furente per prendere Agnese, ma fu avvolto da quella stessa luce e, poiché non aveva reso onore a Dio, fu soffocato dal diavolo e mori.
Quando il prefetto lo seppe andò da Agnese piangendo a dirotto e chiese con precisione come era morto il figlio.
– Voleva servire il demonio, e il demonio l’ha preso e ucciso. I suoi compagni invece hanno riconosciuto la luce miracolosa, ne hanno avuto terrore e sono ritornati sani e salvi, – gli spiegò Agnese.
II prefetto incalzò:
Crederò che tu non hai usato arti magiche soltanto se riuscirai a ottenere che resusciti. Ma è tempo che la forza del Signore si manifesti; usciamo fuori!
Agnese pregò, il giovane fu resuscitato e professò pubblicamente la fede di Cristo. Ma i sacerdoti dei templi sollevarono il malcontento fra il popolo e si misero a gridare:
– Prendete la maga, prendete la strega che vi stravolge i cuori e si impadronisce delle vostre menti!
Il prefetto invece, alla vista di un tale miracolo, la voleva liberare, ma temendo di essere messo al bando, la lasciò al suo vicario e se ne andò rattristato di non averla potuta salvare. Allora il vicario Aspasio la fece gettare in un grande fuoco: ma le fiamme si aprirono in due parti e cominciarono a bruciare la folla inferocita, senza neppure sfiorare Agnese. Aspasio allora le fece piantare una spada in gola: così lo sposo candido e vermiglio la consacrò a sé sposa e martire.
Si ritiene che subì il martirio al tempo di Costantino il Grande, che divenne imperatore nel 309.


Letto 137 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart