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LETTERATURA: “Legenda aurea”: Sant’Antonio abate

27 Novembre 2021

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. (bdm)

Antonio aveva vent’anni quando, sentendo leggere in chiesa: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quanto hai, dallo ai poveri» (Mt 19, 21), vendette tutto ciò che possedeva, lo distribuì ai poveri e fece vita di eremita.
Vinse innumerevoli tentazioni del demonio. Una volta che con l’aiuto della fede aveva vinto lo spirito della fornicazione gli apparve il diavolo sotto forma di un piccolo negro, prostrato davanti a lui, che gli confessò di essere stato vinto: aveva infatti ottenuto, Antonio, con le sue preghiere, di vedere il demonio della fornicazione, quello che insidiava i giovani. Vedendolo in quella forma, disse:
– Ti vedo finalmente nelle tue immonde sembianze: non avrò mai più paura di te.

Un’altra volta, mentre viveva nascosto in una tomba, una moltitudine di demoni lo picchiò tanto che l’uomo che si occupava di portargli da mangiare se lo caricò sulle spalle in fin di vita. Tutti quelli che lo venivano a visitare lo piangevano come se ormai fosse morto; quando si addormentarono egli all’improvviso riprese vita e si fece riportare dal suo aiutante a quella tomba. Giaceva lì sfinito dal dolore delle ferite e con la forza dell’animo provocava i demoni alla battaglia. Allora quelli gli apparvero in varie forme di bestie feroci, e di nuovo lo ferirono senza pietà con le zanne, le corna, le unghie. Ed ecco che apparve improvvisamente una luce meravigliosa che mise in fuga tutti i demoni, mentre Antonio fu subito guarito. Capendo che Cristo era Venuto li da lui, disse:
– Dov’eri, buon Gesù? Dov’eri? Perché non sei venuto subito ad aiutarmi e a guarire le mie ferite?
– Antonio, – gli rispose il Signore, – io ero qui, ma aspettavo ili vedere la tua battaglia. Poiché hai combattuto con tutte le tue forze, farò che il tuo nome corra per tutto il mondo.

Il suo fervore era così forte che quando l’imperatore Massimiano faceva uccidere dei cristiani, Antonio seguiva i martiri per 1 inseguire anche lui il martirio, e si rattristava profondamente perché sempre gli era negato.

Mentre stava andando in un altro eremo, vide per terra un piatto d’argento e incominciò a pensare fra sé:
«Che cosa fa qui questo piatto se non c’è traccia d’uomo? Se fosse caduto a un viandante, grosso com’è, certo non avrebbe ponilo sfuggire. Diavolo, questa è opera tua! Ma non riuscirai a piegare la mia volontà».
Il piatto allora sparì come fumo. Trovò poi una grande quantità d’oro puro, ma lo fuggi come si fugge il fuoco, e se ne andò su di un monte dove rimase per vent’anni, risplendendo nella luce dei suoi innumerevoli miracoli.

Una volta, rapito in spirito, vide tutto il mondo pieno di lacci che si legavano gli uni con gli altri, ed esclamò:
– Chi mai potrà sfuggire?
E sentì una voce rispondere:
– L’umiltà.

Un’altra volta, mentre gli angeli lo sollevavano in aria, arrivarono i demoni e gli sbarrarono il passo rinfacciandogli i peccati che Aveva commesso dal momento in cui era nato. Ma gli angeli intervennero:
– Non dovete parlare di queste cose, ormai cancellate dalla pietà di Cristo. Ma se conoscete qualche peccato che abbia commesso dii quando è monaco, ditelo.
Poiché non riuscirono a trovare nulla da rimproverargli, Animi io fu sollevato in cielo senza ostacoli, e senza ostacoli fu rideposto a terra.

Racconta Antonio: «Una volta ho visto un demonio di enorme statura, che osò definirsi virtù e provvidenza di Dio e che mi disse: “Antonio, cosa vuoi che ti dia?” Ma io gli ho sputato e risputato in faccia, mi sono gettato contro di lui armato del nome di Cristo e subito è sparito».

Una volta il diavolo gli apparve talmente alto che sembrava toc-care il cielo con la testa. Avendogli Antonio chiesto chi fosse, quello rispose che era Satana, e aggiunse:
– Perché i monaci mi combattono con tanto accanimento, e i cristiani mi maledicono?
Antonio gli rispose:
– Ė giusto che facciano cosi, perché le tue insidie spesso li tormentano.
– Io non li molesto per niente, – rispose il diavolo, – sono loro che si accaniscono l’un con l’altro; io non conto più nulla da quando Cristo regna in tutto il mondo.

Una volta un cacciatore vide Antonio che si svagava un po’ con i suoi monaci, e questo gli parve poco consono. Allora Antonio gli disse:
– Incocca una freccia e tendi l’arco.
Il cacciatore lo fece, e Antonio gli disse di tendere ancora, e poi ancora; finché il cacciatore gli disse:
– Posso tendere fin che vuoi, ma finirei col romperlo, e mi dispiacerebbe.
– Lo stesso accade nel servire Dio, – spiegò allora Antonio. – Se volessimo andare oltre misura, ben presto ci spezzeremmo; per questo ogni tanto occorre allentare il rigore della nostra vita.
Il cacciatore comprese il significato di queste parole e se ne andò rassicurato.

Un tale chiese ad Antonio:
– A che cosa devo attenermi per piacere a Dio?
Gli rispose Antonio:
– Non credere infallibile la tua giustizia; modera la tua gola e la tua lingua; non rimpiangere le cose passate.

Disse Antonio:
– Come i pesci muoiono stando troppo tempo all’asciutto, così i monaci che stanno troppo lontano dalla loro cella e che si trattengono troppo con gli uomini del mondo vengono distolti dal loro proposito di quiete. Chi sta in solitudine sfugge a tre nemici: l’udito, la parola e la vista. Non gliene resta che uno da rombatine: il cuore.

Alcuni monaci andarono con un vecchio a trovare Antonio Abate. Disse Antonio ai monaci:
– Avete avuto un buon compagno in questo vecchio – e poi al vecchio:
– Hai trovato dei buoni monaci con te?
E quello:
– Molto buoni, ma la loro casa è senza porta: chi vuole può entrare nella stalla e portare via l’asino.
Voleva dire con questo che tutto ciò che avevano nel cuore subito usciva loro dalla bocca.

Disse Antonio:
– Bisogna sapere che ci sono tre tipi di impulso nel corpo: uno che viene dalla natura, l’altro dall’abbondanza di cibo, e il terzo tini demonio.

Un monaco non aveva saputo rinunciare del tutto al mondo e si era tenuto un po’ di denaro. Antonio gli disse:
– Vai a comprare della carne.
Il monaco andò, ma mentre tornava cani e uccelli lo aggredirono.
Gli disse allora Antonio:
– Quelli che rinunciano al mondo e vogliono avere del denaro sono attaccati e fatti a pezzi dai demoni in questo stesso modo.

Antonio era nel suo eremo, e la noia lo assaliva. Pregò: – Signore, voglio essere salvo, ma i miei pensieri mi sono d’ostacolo.
Si alzò, uscì fuori e vide un uomo che sedeva e lavorava, poi si alzava e pregava: era l’angelo del Signore che gli disse:
– Fai così e sarai salvo.

Un’altra volta i monaci interrogarono Antonio sullo stato delle anime dopo la morte. La notte una voce lo chiamò e disse:
– Alzati, esci fuori e guarda.
Ed ecco che vide un uomo altissimo e spaventoso, che toccava le nubi con la testa: con le mani aperte impediva a certi esseri alati di volare verso il cielo, benché lo volessero. Altri invece non riusciva a trattenerli, e volavano liberamente. Sentiva pure grida di gioia infinita assieme a urla di tremendo dolore: capì allora che quella era la salita delle anime al cielo, che il demonio cercava di impedire: quelle dei peccatori riusciva a fermarle, mentre quando non riusciva a fermare il volo delle anime beate urlava di disperazione.

Una volta, mentre Antonio lavorava con i monaci, guardando verso il cielo ebbe una tremenda visione; prostratosi davanti a Dio lo pregò di allontanare quella catastrofe imminente. Ai monaci che gli chiesero che cosa aveva visto, spiegò fra le lacrime e i singhiozzi che una inaudita catastrofe stava per abbattersi sul mondo:
– Ho visto, – disse, – l’altare di Dio circondato da una moltitudine che calpestava ogni cosa e la distruggeva: la fede cattolica sarà infatti travolta da una gran tempesta e uomini simili a bestie distruggeranno le cose sacre di Cristo.
E sentì anche la voce del Signore che diceva:
– Disprezzeranno il mio altare.
Due anni più tardi infatti gli ariani irruppero spezzando l’unità della Chiesa, profanarono battisteri e chiese e uccisero i cristiani sugli altari, come agnelli.

Un governatore egiziano, ariano, di nome Ballachio, infieriva sulla Chiesa sino a far fustigare pubblicamente, nudi, vergini e monaci. Antonio gli scrisse:
«Vedo l’ira di Dio incombere su di te: devi smettere di perseguitare i cristiani perché l’ira divina, che già ti minaccia, non si abbatta su di te».
Lo sciagurato lesse la lettera, ne rise, e maledicendola la gettò per terra. Poi, dopo aver fatto frustare a lungo quelli che l’avevano portata, mandò a dire a Antonio:
– Dal momento che ti preoccupi tanto dei monaci, la nostra durezza arriverà fino a te.
Ma dopo cinque giorni, mentre cavalcava, il suo cavallo, che era stato sempre mansuetissimo, lo gettò a terra: il cavallo poi gli straziò le gambe a morsi e le fece a pezzi, tanto che ne morì nel giro di tre giorni.

Alcuni monaci avevano chiesto ad Antonio una parola di salvezza, ed egli disse:
– Avete udito il Signore che dice: «Se qualcuno percuoterà la tua guancia, porgigli l’altra (Mt 5,39)».
– Non riusciamo a farlo.
– Sopportate almeno pazientemente la prima volta che siete colpiti.
– Non riusciamo a fare neanche questo.
– Preferite allora essere colpiti che colpire.
– Neanche questo riusciamo a farlo.
Allora Antonio disse a un suo discepolo:
– Prepara qualcosa di leggero per questi monaci che sono troppo delicati: per voi non resta che la preghiera.
Questo si legge nelle ‘Vìtae Patrum’.

Infine il beato Antonio, all’età di 105 anni, baciò i suoi monaci e morì in pace. Regnava allora Costantino, verso il 340.


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Bart