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LETTERATURA: “Legenda aurea”: Sant’Andrea

18 Novembre 2021

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. (bdm)

“Un vescovo, che conduceva vita molto pia, aveva fra tutti gli altri santi una così particolare devozione per sant’Andrea che dedicava tutte le sue opere all’onore di Dio e del santo. Invidioso della pietà di quell’uomo, l’Antico Nemico impiegò tutta la sua astuzia per ingannarlo: si trasformò in una donna bellissima e venne al palazzo del vescovo, dicendo di volersi confessare a lui. Il vescovo disse di mandarla dal suo penitenziere, a cui aveva dato pieno potere; ma la donna si rifiutò, dicendo che non avrebbe confessato i suoi peccati a nessuno, se non al vescovo; questo, convinto, la ricevette. Gli disse allora la donna:
– Abbiate pietà di me, sono venuta sola e in abito da pellegrina, benché fin dall’infanzia io sia stata abituata agli agi: io sono di stirpe regale. Mio padre, un re molto potente, mi voleva dare in moglie a un grande principe, ma io gli dissi: «Ogni legame coniugale mi fa orrore: ho offerto la mia verginità a Cristo e non potrei mai consentire ad alcun atto carnale». Poi, dal momento che non potevo che obbedire o subire certamente atroci supplizi, sono fuggita, preferendo abbandonare la mia terra che mancare alla promessa con il mio Sposo. Sapendo della vostra santità, ho cercato protezione presso di voi, sperando di trovare qui la quiete necessaria alla contemplazione, per goderne, lontana dalle tempeste e dai rumori del mondo, i segreti silenzi.
Il vescovo, stupito per la nobiltà della persona, la bellezza del corpo, il così grande fervore e l’eleganza delle parole, con voce dolce e pacata, rispose alla donna:
– Non temere, figlia, e sii certa che colui per il quale hai rinunciato a te stessa, ai tuoi e a ogni cosa, ti concederà nella vita presente la grazia, e in quella futura la pienezza della gloria; e io, servo ili Dio, metto a tua disposizione me stesso e ciò che possiedo: scegli le camere che preferisci, e anzi, voglio che tu oggi pranzi con me.
Ma la donna:
– Padre, non chiedetemi questo, non voglio che nascan sospetti che possano oscurare la vostra fama.
– Ci sarà molta gente, non saremo soli, e dunque nessuno potrà avere alcun sospetto, – le rispose il vescovo.
A mensa sedettero di fronte, mentre gli altri si disposero attorno a loro. Il vescovo le dedicò molte attenzioni e non staccò gli occhi da lei, rapito dalla sua bellezza. E così, mentre fissa il suo sguardo, l’animo è ferito: mentre i suoi occhi non si staccano dal volto della donna, l’Antico Nemico trafigge il suo cuore con la sua terribile freccia. Se ne accorge la donna-diavolo e sempre più accresce la sua bellezza, fino a tanto che il vescovo è sul punto di cedere e di tentarla, non appena è possibile, al peccato.

Allora, improvvisamente, un forestiero arrivò alla porta e batteva violentemente, gridando che gli aprissero: non aprivano e lo sconosciuto si faceva sempre più importuno, gridando e picchiando con forza alla porta; il vescovo chiese alla donna se le dispiaceva che lo facesse entrare.
– Gli si proponga, – disse, – un qualche difficile quesito: se saprà risolverlo lo si farà entrare; se non ne sarà capace, lo si cacci dalla presenza del vescovo, come ignorante e indegno.
Tutti accolgono la proposta e si chiedono chi sia in grado di porre il quesito. E dal momento che non si riesce a trovare nessuno, dice il vescovo:
– E chi di noi può essere più adatto di questa donna, che tutti ci supera in eloquenza e per saggezza brilla su di noi? Dunque siate voi a proporre il quesito.
– Gli si chieda, – disse, – che cosa Dio ha fatto di più bello in una piccola cosa.
Gli fu mandato un uomo che gli pose il quesito; lo sconosciuto rispose:
– La varietà e l’eccellenza del viso: fra tutti gli uomini che sono esistiti dall’inizio del mondo e che esisteranno fino alla fine dei secoli, non se ne potranno trovare due i cui visi siano in tutto simili; e proprio in quello spazio limitatissimo Dio ha concentrato i sensi del corpo.
Sentendo la risposta tutti esclamarono ammirati:
– Giusto! È un’ottima risposta.

Allora disse la donna:
– Gli si ponga una seconda domanda, più difficile, per mettere meglio alla prova la sua sapienza: gli si chieda in che punto la terra è più alta di tutto il cielo.
Interrogato il forestiero rispose:
– Nel cielo empireo, dove risiede il corpo di Cristo. Il corpo di Cristo risiede infatti al di sopra di tutti i cieli ed è fatto della nostra carne; la nostra carne, in certo modo, è fatta di terra; essendo il corpo di Cristo al di sopra di ogni cielo e traendo egli origine dalla terra, ne risulta che dove è il corpo di Cristo, là la terra è indubbiamente più alta del cielo.
Fu riferita la risposta del forestiero e tutti, pieni di ammirazione, la trovarono giusta e lodarono l’eccezionale sapienza di quell’uomo. Ma di nuovo la donna disse:
РGli si ponga un terzo quesito, molto impegnativo e misterioso, difficile a risolversi e oscuro, cosi che la sua saggezza sia confermata per la terza volta, e meriti di essere ammesso alla mensa del vescovo. Gli si chieda qual ̬ la distanza fra il cielo e la terra.
Interrogato lo straniero rispose:
– Va’ a chiederlo a colui che ti ha mandato da me, che lo sa molto meglio di me, e meglio ti risponderà, lui che quello spazio l’ha misurato quando cadde dal cielo nell’abisso: io dal cielo non son mai caduto, e quella distanza non l’ho mai misurata. Quella non è una donna, ma il demonio, che di donna ha preso l’aspetto.
Udite queste parole l’uomo che gli poneva i quesiti pieno di terrore andò a riferire di fronte a tutti ciò che aveva sentito. Tra la meraviglia e lo stupore di tutti i presenti l’Antico Nemico scomparve. Il vescovo, ritornato in sé, si rimproverò amaramente per il suo comportamento leggero e chiese piangendo perdono della sua colpa; ordinò di far entrare lo sconosciuto, ma non se ne trovò più traccia. Il vescovo allora riunì tutta la popolazione, raccontò punto per punto ciò che era accaduto e ordinò che tutti digiunassero e pregassero, sperando che il Signore avrebbe rivelato a qualcuno chi mai fosse quello sconosciuto che lo aveva salvato da un pericolo così grande. Quella stessa notte fu rivelato al vescovo che era stato il beato Andrea a salvarlo, apparendo in forma di uno straniero. Crebbe dunque straordinariamente la devozione del vescovo per sant’Andrea, e da quel momento ininterrottamente ne diede prova.
Il governatore di una città si era impossessato di un campo della chiesa di sant’Andrea e per questo, alle preghiere del vescovo, In colpito da una fortissima febbre. Fece chiedere al vescovo di pregare per lui, che avrebbe restituito il campo; ma appena, grazie alle preghiere del vescovo, si rimise in salute, si impossessò di nuovo del campo. Il vescovo allora si mise in preghiera e ruppe le lampade della chiesa dicendo:
– Questa luce non si riaccenda finché il Signore non si sia vendicato del suo nemico e finché la chiesa non riabbia ciò che ha perso.
Ed ecco che di nuovo il governatore, colpito da febbre violentissima, mandò a chiedere al vescovo di pregare per lui, che gli avrebbe restituito il campo, e in aggiunta un altro di valore equivalente. Il vescovo continuava a fargli rispondere:
– Ho già pregato e Dio mi ha esaudito.
Quello allora si fece portare davanti a lui e lo costrinse a entrare in chiesa per pregare. Non appena il vescovo vi entrò, il governatore morì e il campo fu restituito alla chiesa.”.


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Bart