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LETTERATURA: Lettera di un figlio al padre

10 Dicembre 2019

di Bartolomeo Di Monaco
(Stanotte, intorno alla mezzanotte, mio figlio Stefano mi ha scritto questa bella lettera, alla quale ho risposto subito. Ha un contenuto così importante che desidero renderla pubblica attraverso la mia rivista)

Ciao papà.

Ieri sera ho scritto il commento a “C’era una volta”. A parte dirti che mi è piaciuto molto, ti confermo che mi piacerebbe continuare con una certa assiduità per poter completare questo lavoro in tempi non eccessivamente lunghi.
Magari potrei organizzare il lavoro in più volumi, ciascuno dedicato ad un gruppo di opere. Vorrei però che mi venisse qualcosa di piacevole, non troppo lungo per non renderlo pesante; essenziale, come un concentrato delle principali emozioni che si provano leggendo i tuoi libri.
Di primo acchito ti direi che sarei propenso a fare quattro volumi: le primissime opere, le opere del periodo intermedio, le opere del terzo periodo. Se riuscissi vorrei scriverne uno anche sulla tua critica letteraria, dal momento che qualcuno ti dice che hai inventato un nuovo modo di fare critica, e questo mi incuriosisce. Però non te lo posso garantire.

Sono un po’ incerto se proseguire con il metodo della dettatura, o se ricominciare a scrivere in modo classico. Non so quanto quel programma di dettatura mi faccia veramente risparmiare tempo. Per esempio, per scrivere il commento a “c’era una volta”, ho impiegato cinque ore, per un totale di otto pagine. Molto tempo se ne è andato a correggere la dettatura riga per riga. Il prossimo proverò a scriverlo in modo classico, per fare un confronto.

Mi piacerebbe tanto raggiungere l’obiettivo. Penso che potrebbe essere interessante anche per te, così vedresti la differenza tra quello che pensavi tu scrivendo, e quello che percepisce uno dei lettori. Chissà quanti commentatori scrivono cose di famosi autori, e magari quegli autori non ci pensavano neanche a quello che avrebbero scritto i commentatori!!!

Ti anticipo comunque una cosa sui tuoi scritti, almeno questi che ho letto: lasciano una impressione positiva in chi li legge, potrebbero essere curativi nei confronti di tanti mali come la tristezza e la depressione. Si vede che hai vissuto la giovinezza in una bella Italia. Questo spirito traspare dai tuoi libri, e viene trasmesso al lettore, che esce dalla lettura portandosi dentro un umore migliore e un atteggiamento positivo verso la vita.

Un abbraccio, Stefano.

______________

La mia risposta.

Caro Stefano,

sono rimasto colpito e anche commosso per le tue belle parole a riguardo dei miei lavori, e soprattutto per il temerario impegno che hai deciso di assumerti per leggere tutto quanto ho scritto, sin dagli esordi. Il tuo programma è mastodontico e forse, visto che sei anche, oltre che medico e buon organista, uno studioso di religione, mi hai fatto pensare a San Tommaso d’Aquino il giorno in cui pensò di scrivere la celebre Summa Theologiae; penso che si sia messo le mani nei capelli. Ricordati che lui non riuscì a completare l’opera. Auguro a te di farcela, visto che stai prendendo in esame tutti gli scritti, anche quelli che avevo dimenticato e che tu hai conservato gelosamente.

Sono un genitore felice di avere un figlio bravo e buono come te. Studiare le mie opere è un grande gesto di amore che non so quanti autori abbiano avuto il dono di ricevere da un proprio figlio. Leggerò ciò che scriverai su di me riversandovi lo stesso amore che vi stai riversando tu, scoprendo la mia anima ad ogni pagina, ad ogni riga, ad ogni parola che incontri. Ci sono lì dentro, forse nascosti anche a me, tutti i miei segreti, i miei pensieri, le mie emozioni, i miei desideri, le mie speranze, le mie delusioni, le mie paure, i miei smarrimenti. Sei mio figlio, in te scorre il mio sangue e sei dotato di una sensibilità rara, che ti ho sempre riconosciuto, anche quando da autodidatta ti sedevi al pianoforte e componevi musica, così dolce, così armoniosa, così tenera e così emozionante. Me le ricordo le tue composizioni! Proprio perché sei un tale figlio, nulla di me ti sfuggirà e userai il tuo cuore e la tua mente alla ricerca di tutte le tracce spirituali che ho lasciato. Sei un medico e sei abituato alle analisi e alla riflessione. Sei anche un attore che ha recitato commedie nel nostro piccolo paese di Montuolo, tanto bravo da destare l’ammirazione di tutti noi e tanto gioioso e comunicativo che per tanti tu non eri e non sei il figlio di Bartolomeo ma ero e sono io il padre di Stefano. Chi conosce entrambi, mette te al primo posto. Vorrà pur dire qualcosa, e oggi me lo dimostri con un impegno nei miei confronti che forse non ha l’eguale nella storia letteraria di tutti i tempi.
Quando, negli anni che verranno, avrai terminato il tuo lavoro, io spero di essere ancora qui, su questa terra per poter leggere il tuo pensiero su di me come scrittore e come poeta, ma vorrei che, nelle pagine finali, tu non dimenticassi di dirmi anche quale padre sono stato con te, come con le tue sorelle Elena e Claudia. Forse è il giudizio più importante che mi aspetto, e vorrei che tu, nel tirare le somme, lo coniugassi con lo scrittore e l’artista che sono stato.
Un abbraccio grande come il cielo, e il bacio più intenso e dolce che un padre abbia mai dato al proprio figlio.

Il tuo papà, Bartolomeo


Letto 248 volte.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart