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LETTERATURA: LIBRI IN USCITA: Fabio Bussotti: L’invidia di Velázquez

25 Ottobre 2008

Sironi Editore pubblica il romanzo:

L’invidia di Velázquez
di Fabio Bussotti
in libreria giovedì 30 ottobre 

Incipit

Siviglia, giovedì 26 luglio 1956

Erano le 10 e 45 di giovedì 26 luglio 1956. Pablo Picasso aveva fretta. Era stato a cena a casa di amici ma, tornato in albergo, aveva trovato un biglietto del suo amico Aronne Schilton. C’era scritto: Ho capito tutto. Vieni stasera. Ti aspetto fino alle 23.
Picasso era uscito dall’Hotel del Sol con passo spedito. Mancava un quarto alle 23 e doveva sbrigarsi, aveva appena il tempo di raggiungere la bottega dell’antiquario. E poi non gli piaceva girare di notte nella strade semideserte del centro di Siviglia, per la rottura di scatole delle ronde notturne. Se avesse incontrato i gendarmi, lo avrebbero identificato, gli avrebbero fatto un sacco di domande e lui avrebbe dovuto dichiarare che era uscito per fare quattro passi e che sarebbe subito ritornato nella sua camera d’albergo. I gendarmi, magari per dimostrare la loro squisita premura, avrebbero preteso di riaccompagnarlo in albergo. Insomma, sarebbe stata una seccatura e una perdita di tempo.
Infilò un vicolo stretto e poi svoltò a destra senza mai perdere il ritmo. Costeggiò l’imponente facciata dell’Iglesia de San Luis, tanto rapido e concentrato che i suoi piedi, quasi, sembravano non toccare il marciapiede.
Proseguì per altri duecento metri poi, all’angolo con Calle Castellar, intravide le tanto temute sagome nere di due gendarmi che stazionavano sotto un lampione di fronte alla serranda abbassata di una cartoleria. Non sapeva se i due l’avessero visto o meno. Con naturalezza decise di cambiar strada. Virò di colpo verso destra e poi verso sinistra… 

Picasso e Aronne Schilton si erano conosciuti circa un anno prima, in un afoso pomeriggio di metà giugno. Il pittore era entrato nel negozio dell’antiquario solo nella speranza di trovare un po’ di frescura. Gli era andata bene a metà, perché in quella specie di antro oscuro c’erano sì dieci gradi in meno, ma anche un forte odore di polvere che rendeva problematica la respirazione. Gli ci era voluto più di un minuto per adattare la vista a quel buio. Poi, pian piano, aveva cominciato a distinguere un corridoio, stretto tra due alte pareti, che conduceva a una porta sul fondo. Lungo i muri erano accatastati oggetti di ogni tipo: vetrinette, comodini, madie, canterani, biciclette, ma anche scatole di biscotti, biglietti del tram, corna di toro, pugnali, stampe, orologi a cucù, macchine per cucire, orinali, bacinelle, santini, candelabri… 

Otto minuti alle 23. Picasso, per evitare i gendarmi, si era cacciato nel dedalo di stradine buie della città vecchia. Doveva accelerare il passo. Trasse di tasca un fazzoletto e si asciugò la fronte imperlata di sudore. Faceva caldo, come sempre d’estate a Siviglia. Attraversò quasi di corsa un vicolo alle spalle del Palacio de las Dueñas. Si ritrovò davanti all’imponente facciata della chiesa di San Pedro, dove era stato battezzato Diego Rodríguez de Silva Velázquez. Non mancava molto. Forza, Pablo, forza! Sei minuti alle 23!… 

 Il negozio di Aronne era un grande magazzino della memoria. Picasso si era sentito subito a casa, perché quell’antiquario condivideva la sua stessa mania. Non buttare via niente. Conservare. Conservare tutto. Un incompetente avrebbe detto che quel ciarpame era senza valore, ma Picasso aveva capito immediatamente che fra i tarli e la polvere era nascosta di sicuro qualche gemma. E infatti, era saltata fuori quasi subito, la gemma: un fantastico monotipo di Degas. Una scena di bordello in cui due puttane nude parlano con un signore distinto: un monotipo ripassato a pastello su carta. Aronne gliene aveva fatto omaggio, ma aveva preteso in cambio un disegno di Picasso, firmato e con dedica. Il pittore aveva disegnato a china su carta una libera reinterpretazione di L’Acquaiolo di Siviglia di Velázquez: al posto della testa dell’acquaiolo, aveva messo una testa di toro, facendone un Minotauro. E sotto c’era scritto: «L’Antiquario di Siviglia». Una burla d’inestimabile valore.
Ma non era stato questo scambio di opere a far nascere la loro amicizia. L’amicizia era nata perché Pablo e Aronne erano due matti che pensavano l’arte e la memoria come due facce della stessa medaglia… 

Alle 22 e 59 Picasso arrivò in Calle Amor de Dios. Aveva il fiatone.
Per un uomo come lui, di quasi 75 anni, forse non era una grande idea andare in giro di notte a passo di corsa. Si guardò intorno. Non c’era nessuno. Picchiò con le nocche quattro colpi sul legno scuro di un portone punteggiato di borchie di ferro. Era il segnale convenuto. Il portone si schiuse e Picasso entrò.

SCHEDA
Autore: Fabio Bussotti
Editore: Sironi
Collana: Questo e altri mondi
Pagine: 228
Prezzo di copertina: € 15,00
Codice ISBN: 978-88-518-0110-6

CONTENUTO
Nel 1649 il pittore Diego De Silva Velázquez compie un viaggio in Italia: per approfondire la conoscenza dei maestri italiani e acquistarne opere per conto del Re di Spagna. Ma Velázquez, gestendo spericolatamente le somme affidategli, fa acquisti anche per sé: e porta in Spagna, di nascosto, un fascio di tele di Tiziano, Tintoretto e altri artisti. Ne farà dono, in gran segreto, all’Ordine dei Cavalieri di Santiago: al quale vuole essere ammesso, benché gli manchi il requisito della nascita nobile. L’Ordine ringrazia e nasconde i dipinti. Da quel momento se ne perdono le tracce.
A tre secoli di distanza, nel 1956 Pablo Picasso e l’antiquario Aronne Schilton, dopo lunghe ricerche d’archivio e grazie a una geniale interpretazione del celebre quadro di Velázquez Las Meninas, ritrovano, nei sotterranei della Cattedrale di Siviglia, il baule contenente le tele. Non osano però sottrarle: perché l’Ordine, segreto, esiste ancora; ed è potente e pericoloso. Le tele cadonodi nuovo nell’oblio.
Finché, cinquant’anni dopo, a Roma, il commissario Flavio Bertone si trova a indagare su una serie di omicidi: alcuni illustri studiosi di storia dell’arte vengono uccisi e, dopo di loro, un antiquario a Siviglia, di nome Schilton. Bertone, che per condurre l’indagine si trova a Madrid, rimane sempre più coinvolto e intuisce molte cose grazie all’aiuto di Mafalda Moraes, funzionaria delle Belle Arti.
Via via che il commissario si avvicina al cuore del mistero la vicenda si fa più pericolosa: Mafalda viene rapita, Bertone è costretto suo malgrado a uccidere; viene sospeso dal lavoro e la potenza dell’Ordine sembra dispiegarsi contro di lui…

AUTORE
Fabio Bussotti ha 45 anni, è nato a Trevi e vive a Roma. Attore di teatro e di cinema, ha lavorato, tra gli altri, con Ermanno Olmi, Federico Fellini e Mario Monicelli. Allievo di Vittorio Gassman, è attualmente impegnato in teatro al fianco di Alessandro Gassman in La Parola ai Giurati e sarà presto in tv tra i protagonisti della fiction Dottor Clown diretta da Maurizio Nichetti. È anche sceneggiatore.

Per ulteriori informazioni potete contattare via mail o telefonicamente:

Pietro Coerezza, Enrica Brambilla
ufficio stampa Sironi Editore
tel. 02 5845 9894 / 24
cell. 338 120 3727 (Coerezza)
cell. 348 40 92 220 (Brambilla)
www.sironieditore.it


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart