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LETTERATURA: Lo stupro

27 Aprile 2021

di Bartolomeo Di Monaco
(Estratto dal mio breve romanzo “Vivere un uomo”. Si acquista qui)

Ricordai allora un fatto che mi era stato raccontato qualche anno prima, incredibile ma così denso del sapore della vita, stracarica di sentimento, pur diverso da uomo a uomo ma la cui densità permea l’esistenza di ciascuno, la fa irripetibile, preziosa, degna dell’attenzione e del rispetto degli uomini.
La Seconda guerra mondiale infuriava terribile, seminando dolore, smarrimento.
V’era una donna che neppure se ne avvedeva; non badava più alle grosse bombe che ogni giorno frantumavano case, ponti, strade, uomini.
Invece la trafiggevano dentro, l’addoloravano le chiacchiere, i pettegolezzi della gente quando passava con il suo ventre gonfio. Sarebbe stato molto meglio che una bomba le fosse caduta addosso e spezzato la sua vita.
Tutto era mutato ad un tratto.
Quando la porta della sua stanza si era spalancata improvvisamente e nella penombra aveva intravvisto i corpi massicci dei cinque soldati, lì, in quell’istante, il destino l’aveva segnata, si era preso gioco di lei.
I suoi sogni eccoli spazzati via, le sue illusioni miseramente spezzate.
Uno dei soldati aveva cacciato i compagni ed era rimasto solo con lei. Era scoppiato a ridere, a vederla intimorita, immobile; aveva cercato di rassicurarla, in un italiano stentato, le aveva parlato di sé: poi, all’improvviso una risata fragorosa. E lo stupro.
La gente non l’aveva perdonata. Nessuno aveva voluto comprenderla; e la giovane si era domandata che cosa avesse fatto, lei, perché tutto fosse crollato così.
Si era portato il figlio nel ventre gonfio e ridicolo, come si porta una colpa. Nessuno le aveva fatto più una carezza, rivolto parole gentili: e lei aveva curato quel ventre senza sentirsi madre.
Così, a poco a poco, era nata nella sua mente l’idea di vendicarsi. Come?
Per mezzo del figlio.
L’uomo che s’era preso i suoi sogni e la sua vita doveva pagare. Lei lo aveva appena intravisto nella penombra, ma il figlio, ecco, le avrebbe rivelato meglio, crescendo, le sue sembianze.
Accarezzò questa idea ed allevò il figlio quasi con venerazione.
Spiò ogni sua crescita; i capelli, gli occhi, la bocca, le gambe; ed ogni anno lo studiava scrupolosamente per scoprire un segno.
Il bimbo crebbe bene: il suo viso era bello, ed anche il suo corpo.
La madre si sorprendeva a guardarlo con piacere. Infatti era contenta: suo figlio manteneva la promessa. Lei lo aveva fatto nascere, e lui le restituiva lentamente, ma minuziosamente, il volto odiato.
Quando compì i vent’anni, la madre si disse che era un uomo.
Davanti a lei, ecco, ora stava la figura di lui, del soldato.
Erano stati necessari venti lunghissimi anni per illuminarne il volto, restituirle la figura.
La donna partì una mattina, all’improvviso. Girò per le strade di una città lontana; visitò ogni angolo.
Sentiva in sé una emozione piacevole, struggente; i venti lunghi anni erano come scomparsi, cancellati; percepiva nitidamente di essere tornata indietro nel tempo, di ritrovarsi chiusa in quella stanza.
Ritrovò l’uomo, alto, come il figlio, massiccio, la sua immagine invecchiata; avrebbe voluto fargli capire, raccontare le sue disgrazie, ma non ebbe la forza di ricominciare; lo lasciò stramazzare al suolo; lo guardò morire.

(Il romanzo si acquista qui)


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart