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LETTERATURA: Migliore l’uomo o migliori gli animali?

16 Giugno 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Noi ci illudiamo di essere migliori degli animali. Leggete che cosa ne pensava Plutarco (Cheronea, 46 d.C./48 d.C. – Delfi, 125 d.C./127 d.C.).

Dai grandi miti greci: Circe. La seduzione e la magia (edizioni Mondadori)

… Plutarco sviluppa, nell’opuscoletto che porta il titolo “Sul fatto che le bestie prive di ragione ragionano”, il tema della superiore felicità della vita animale. Mentre gli umani si affannano dietro a innumerevoli preoccupazioni e desideri inutili, si affaticano per imparare a essere coraggiosi, saggi e moderati, gli animali vivono in maniera semplice e praticano le virtù senza sforzo, perché le possiedono per natura. Quando Ulisse propone a Circe di ritrasformare in umani tutti i Greci che nel corso dei secoli aveva mutato e di consegnarglieli per ricondurli in patria, lei non sa come convincerlo che, in realtà, nessuno di loro vorrà seguirlo; glielo fa perciò spiegare da Gryllos, uno di quelli che ora vivono nel suo regno e si godono la beatitudine di una vita serena, in equilibrio con la natura. Il tema avrà molta fortuna nei secoli successivi e sarà ripreso, fra gli altri, da scrittori come Giovan Battista Gelli (La Circe) e Niccolò Machiavelli (L’Asino).
GRYLLOS: Basta Odisseo, non dire di più: perché a tutti noi non interessa nulla di te, della tua immeritata fama di scaltrezza, del tuo apparire il più assennato fra tutti gli umani. Proprio tu, tu che hai avuto paura di passare da uno stato peggiore a uno migliore, senza neanche riflettere? Come i bambini ti sei comportato, che temono i preparati (tà phórmaka) dei medici e fuggono lo studio, cose che li muterebbero facendoli diventare sani da malati e saggi da scriteriati. Allo stesso modo anche tu hai rifiutato un simile passaggio di stato; e ora da una parte te ne stai terrorizzato che Circe possa da un momento all’altro trasformarti in maiale o in lupo senza che tu ne accorga nemmeno; dall’altro tenti di convincere noi, che viviamo in mezzo a ogni ben di dio, a lasciare tutto questo e ad abbandonare Circe, colei che tutto questo ci offre per salpare con te e ritornare di nuovo umani, gli animali più disgraziati del pianeta?
ODISSEO: A me pare, Gryllos, che quella famosa pozione non ti abbia deturpato solo l’aspetto, ma anche l’intelletto e ti abbia riempito di opinioni assurde e guaste. Oppure è il piacere delle abitudini legate a questo tipo di corpo che ti ha stregato?
GRYLLOS: Nessuna delle due, o re dei Cefalleni: e se vorrai discutere anzich̩ insultare, ti dimostreremo in breve Рvisto che abbiamo esperienza di entrambi i tipi di vita Рche abbiamo adeguate ragioni per preferire questo a quello.
ODISSEO: D’accordo, sono pronto ad ascoltare.
GRYLLOS: E io a parlare. Iniziamo dunque dalle virtù, delle quali vi vediamo fare gran vanto, perché siete convinti di essere di molto superiori alle bestie per giustizia, assennatezza, coraggio e tutte le altre virtù. Adesso rispondi a questo, sapientissimo fra gli uomini. Una volta ti ho sentito dire a Circe che la terra dei Ciclopi è per sua natura così fertile e di buona qualità che produce da sé tutti i frutti, senza essere arata né seminata da chicchessia. Dunque vediamo: tu lodi questa terra più di Itaca sassosa, nutrice di capre, che con mille stenti e fatiche produce a chi la lavora pochi frutti, di scarsa qualità e di nessun pregio? E ti prego di non rispondere contro ogni evidenza, solo perché ti senti offeso nell’amore per la patria tua.
ODISSEO: Non c’è bisogno di mentire: io amo e guardo con maggiore affetto la mia patria; ma certo ammiro la loro e ne lodo i pregi.
GRYLLOS: Diciamo allora che le cose stanno in questo modo: tu, l’uomo in assoluto più saggio, sostieni che si possa lodare e apprezzare alcune cose, ma amarne e preferirne altre. E con ciò, penso, hai dato una risposta che vale anche per le faccende psicologiche. Perché di fatto è come con il terreno: migliore è la psiche che produce la virtù senza fatica, come un frutto spontaneo.
ODISSEO: Ti si conceda anche questo.
GRYLLOS: Allora tu concedi anche che la psiche delle bestie abbia migliore disposizione naturale a produrre virtù e sia più perfetta: perché produce e fa crescere la virtù di ciascuna specie senza che vi siano imposizioni né insegnamenti, come un terreno non seminato né arato.*

* Plutarco, Sul fatto che le bestie prive di ragione ragionano, 986 C-987 B, trad. C. Franco


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart