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LETTERATURA: Per sempre

27 Gennaio 2008

racconto di Gian Gabriele Benedetti

[Oltre a numerosi libri di poesia, ha pubblicato la raccolta di racconti “Paese”, Lalli Editore, 1986]
 

Mano nella mano, si muovevano leggeri i due sposi vecchi. Gli anni, i tanti anni e gli acciacchi non pesavano più. Il loro passo era sciolto, quasi un camminare sopra un sospiro d’aria.

         Lunga la strada dinanzi, diritta come un’enorme freccia. In fondo in fondo, lontano miglia e miglia, un chiarore rossastro di tramonto infinito. Intorno il vuoto smisurato ed un silenzio siderale. E pioveva. Pioveva a dirotto da nuvole basse, aggrovigliate e nere, ma l’acqua non li bagnava e scendeva senza rumore alcuno.
         Camminavano leggeri i due sposi vecchi, mano nella mano. Così avevano sempre fatto nella vita. Un’unione compiuta, totale, la loro, un cercarsi e trovarsi continuo, un amarsi eterno, un incastro perfetto. E parlavano sottovoce, fitto fitto, delle cento e cento e più stagioni vissute insieme, come a rivisitarle passo passo, a riassaporarle teneramente. Neppure le difficoltà affrontate più e più volte avevano minimamente scalfito la loro unione. L’uno si era sempre sentito complementare all’altra e viceversa. E Dio, tanto invocato, li aveva aiutati, mostrando il Suo volto più generoso.
         Camminavano leggeri i due sposi vecchi, mano nella mano. La pioggia veniva giù forte, ma non li bagnava e non aveva rumore. Anche i loro passi lievi non avevano rumore sulla lunga strada che li portava, senza affanno e senza difficoltà per la prima volta. Solo si avvertiva il mormorio delle loro parole, parole che seguitavano a far riaffacciare man mano il viaggio terreno percorso.
         Era lunga e diritta la strada da affrontare e pareva non finir mai. Nero il cielo sopra di loro. E pioggia ancora, incessante, ma innocua e silenziosa. E il loro parlottare animato a ricordare. In fondo il chiarore rossastro che s’era fatto più grande e più vivo. Laggiù era la meta. E verso quella una forza sovrumana li spingeva.
         Camminarono e camminarono con una facilità ed una serenità che crescevano nel continuo avanzare. Alfine le nuvole nere e la pioggia battente furono alle spalle. E in breve si trovarono nel chiarore rossastro che li carezzava e li colorava.
         Fu allora che questo si fece d’improvviso luce immensa da stordire. La luce li avvolse e li rapì, inondandoli di indicibile felicità.
Avevano calcato da giusti il palcoscenico dell’esistenza insieme, vivendo l’uno per l’altra, avevano assaporato il miracolo più bello dell’amore reciproco ed anche la morte li volle uniti. Per sempre.


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Bart