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LETTERATURA: Ringrazio Carla Sodini

3 Dicembre 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Ringrazio Carla Sodini che nel suo importante libro “Amici per sempre. Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti” (pubblicato nel 2011 dall’Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti), a pag. 131, nella nota 363 cita la mia lettura del noto romanzo di Arrigo Benedetti, “Il passo dei Longobardi” (qui). Le devo rivelare che questa lettura era stata inviata ad Enzo Siciliano. Un giorno mi telefona Mario Desiati e mi dà questa bella notizia: Siciliano mi ringraziava per questa lettura e – aggiungeva Desiati – si era commosso, poiché lui, al contrario di Moravia, apprezzava l’opera di Benedetti e gli aveva fatto piacere leggere ciò che ne pensavo.

Tornando al libro della Sodini (che non ho ancora finito di leggere), devo dire che è una miniera di notizie e rende vive le figure dei due protagonisti, e soprattutto innalza la loro amicizia ricordando la prossimità delle loro convinzioni politiche e le battaglie comuni per affermare un’idea liberale nel nostro Paese. Entrambi furono nemici acerrimi del comunismo di cui sottolineavano la violenza e l’ipocrisia, delle quali si serviva per arrivare al potere (obiettivo mai abbandonato, eredità dei loro intenti resistenziali). Sono le tesi che ho sostenute anch’io in questi mesi, essendo convinto che ancora oggi questa ambizione e questa malia del potere siano dominanti, anche se astutamente mascherata. Restano profonde e resistenti, però, talune tracce. Come al tempo della Resistenza, ancora oggi chi la pensa diversamente è chiamato fascista. Una visione distorta e cancerosa delle libertà. Nei miei due libri politici recenti, “La politica su Facebook” e “Un anno vissuto politicamente” (3 volumi) ho cercato di dimostrarlo, lasciando volutamente, con tutti i riferimenti necessari utili agli storici di domani, una testimonianza dei fatti e degli intendimenti di quella ideologia autoritaria.

Mi ha colpito ciò che Benedetti scrive di Mario Tobino, nella lettera scritta a Pannunzio il 27 giugno 1954. Gli fa il nome di Ponsi (Angelo Ponsi, di cui anch’io ho scritto, qui) e in quel contesto cita Tobino che era venuto a trovarlo in compagnia di Ponsi: “Ieri sera è venuto a trovarmi [Ponsi] col pretenzioso Tobino che cercava di stupire le signore con un mucchio di banalità.”.

Confesso: mi è rimasta la curiosità e vorrei saperne di più. So però che gli intellettuali lucchesi di quel tempo (soprattutto la classe 1910, leggere il mio “Una cometa a Lucca”, qui), erano molto uniti e la stessa Sodini ci racconta di come a tenerli uniti fossero proprio Pannunzio e Benedetti che li chiamavano a collaborare ai loro giornali e riviste.


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Bart