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LETTERATURA: SCRITTORI LUCCHESI: Olivo Ghilarducci: “Questo amore così vero”

17 Luglio 2021

di Bartolomeo Di Monaco

Appassionato di politica (negli anni Novanta fu sindaco di un popoloso e importante comune della Lucchesia, Capannori) lo è diventato anche della letteratura, cimentandosi nel romanzo.
Mi sono occupato del suo “Natalia”, uscito nel 2020 (nel 2018 era uscito il suo romanzo “Le braccia al collo”), e, avendone rilevato buone doti di narratore, sono incuriosito da questo suo nuovo impegno del 2021: “Questo amore così vero”. Tre anni sono già un periodo sufficiente per dare un giudizio su di un autore, in questo caso della mia terra.
Soligo è un paese delle Ande argentine in cui è andato ad esercitare la professione di medico Carlo Viani: “un pugno di case addossate l’una sull’altra, il paese delle capre, come lo definivano gli abitanti di Mendoza.”. Lo avevano accolto con gioia e festosamente: “Le donne avevano allestito all’ingresso del paese archi di fiori, come si costruivano lungo il percorso della processione dell’otto maggio, festa solenne della Madonna del Soccorso. Quella persona imponente con una folta barba e gli occhi splendenti dell’entusiasmo di un perenne sorriso, veniva a spendere la sua vita tra quei poveri ma fieri abitanti, meritava quella bella accoglienza.”.
Sorge ai piedi di una montagna, l’Aconcagua, e vi si conduce una vita da villaggio ancestrale dove la pastorizia la fa da padrona. Ma non mancano altre attività, soprattutto nella stagione invernale: “Nelle lunghe e rigidissime giornate invernali i pastori di capre divenivano sapienti artigiani del legno e creativi scultori della pietra forte che certo non mancava. Si curava e rinnovandosi in questo modo l’arredamento delle semplici ma accoglienti abitazioni. Vi erano abili sarte che utilizzavano e adattavano l’uso e il riuso dei vestiti frutto del commercio di latticini con la lontanissima Mendoza.”.
Ecco disegnato l’ambiente pastorale e ancora primitivo in cui si trova a lavorare il medico Carlo Viani.
L’autore ce ne ha costruito l’immagine un po’ alla volta al modo di una pittura che si definisca lentamente.
Si ha la sensazione di un villaggio felice e solidale, malgrado le malattie e le asperità naturali.
Chi è Carlo, il medico che è riuscito a dare conforto e sicurezza agli abitanti?
È un lucchese che ha compiuto i suoi studi presso l’Università di Pisa. Figlio di una famiglia molto religiosa, ad un tratto si dichiara non credente, generando rimprovero e costernazione tra i suoi.
Nella sua vita è comparsa una bella ragazza, Leda Antichi, che vive a Parigi, dove si è trasferita la famiglia a causa di alcune avversità commerciali e il rapporto tra i due lo soddisfa e lo prende interamente. Ora non c’è che lei. In estate s’incontrano a Viareggio, al bagno Paradiso. Viareggio è diventata una città balneare dalle molte attrattive, e il Bagno Paradiso è uno dei più esclusivi, frequentato da benestanti e da una bella gioventù, tra cui spicca Leda: “Era straordinariamente bella, aveva preso il meglio dalla madre e dal padre. Alta, con un fisico sensuale e perfetto, occhi chiari limpidissimi e penetranti, portava capelli lunghi biondi e lisci e non passava inosservata, accendendo il desiderio di giovani e uomini maturi.”.
Anche in questo romanzo, l’autore ci intrattiene con una scrittura semplice e chiara, e il sentimento che s’intuisce forte e profondo è sapientemente contenuto: “Tutto era stato straordinario in quella bellissima estate. Si incontravano spesso, non parlavano molto, ma erano felici insieme.”.
Questa relazione s’interrompe per motivi che il lettore scoprirà da sé e darà modo a Carlo di capire la sua missione: “Cominciava a maturare la consapevolezza che la sua vera famiglia erano i poveri.”.
Riacquista la fede in Dio, incontra e lavora a fianco di Madre Teresa di Calcutta, conosce e vive la tragedia della povertà in quelle lontane terre, finché viene inviato a Soligo.
La storia raccontata dall’autore ci rivela un uguale sentimento da lui provato in accordo col suo protagonista.
Ghilarducci, infatti, è un cattolico convinto e devoto e l’impresa che ci sta narrando di Carlo lo vede fortemente coinvolto.
Durante un soggiorno a Lucca, a Carlo viene concesso un percorso di studi speciale per diventare presbitero: “Del resto era già laureato, ed era importante che tornasse prima possibile a Soligo. Nel suo particolare caso si poteva fare eccezione all’iter canonico previsto nella preparazione dei nuovi sacerdoti.”.
Quel paese sperduto sulle Ande avrà così un medico e un prete, entrambi necessari.

Ci accorgiamo, a questo punto, di trovarci di fronte alla storia di una missione, più ancora che a quella di un missionario.
Il sentimento dell’altruistico operare per alleviare la sofferenza dei più deboli si fa sempre più dominante. Se ne avverte il fuoco e il profumo allo stesso tempo. E anche come la mano di Dio operi nel più completo silenzio generando il bene: “Don Carlo, il dottore, rientrò al villaggio che lo accolse con una festa assai più grande che al suo primo arrivo.”; “Agli abitanti dello sperduto borgo sembrò che proprio non mancasse nulla né alla loro fede che alla loro vita.”.
L’Argentina, in cui l’autore è vissuto alcuni anni (ne traccia una breve storia politica, ricordando anche la figura di Evita Peron, e ne segue gli avvenimenti drammatici fino al colpo di Stato del generale Jorge Rafael Videla e dei militari), diventa un paradigma. Il cattolicesimo che vi si respira si erge ad esempio dell’amore di Dio verso il nostro mondo, se ascoltato e amato.
La comunità di Soligo è orientata, grazie a don Carlo, sacerdote e medico, verso il bene e la solidarietà. Così si prende cura collettivamente di un ragazzo, Luis Cardena, che invia a studiare a Buenos Aires, del quale seguiremo i successi che daranno soddisfazione al villaggio e anche alla città di Lucca che ha accettato di contribuire alle spese per i suoi studi.
Ghilarducci si muove a suo agio in questo intreccio di generosità e di altruismo e Luis e don Carlo sono vasi comunicanti attraverso i quali viene seminato e diffuso l’amore. Esso sta al centro della storia, che conferma la sua ispirazione in una vocazione missionaria che tempera e vivifica l’esistenza umana.
Questo amore non egoista, ma solidale, indirizzato al bene del prossimo ha, nel romanzo, una forza attrattiva, che trascina chi ne è lambito e a poco a poco lo trasforma. Così avviene a Mara Galtieri, una bella fanciulla che si innamora di Luis non solo per il suo attraente aspetto fisico, ma per le sue azioni.
Il bene si fa contagioso e sembra che l’autore voglia, con la sua opera, dare l’esempio che non è il male a farsi strada nel mondo, ma il bene, che è sempre silenzioso, ma ostinato e vincente. E a questo fine si avvale di uomini speciali, come don Carlo, che non si arrendono di fronte agli ostacoli e alle avversità, anche personali.
Il lettore scoprirà i generosi frutti dell’opera missionaria di don Carlo, e poi di Luis che ne proseguirà l’impegno. Questa seconda parte, la più intensa, che vede protagonisti Luis e Mara (il cui ruolo si va affermando sempre di più), si caratterizza per una forza ed un coraggio interiori che hanno del dolente e del drammatico, ma i due personaggi si riveleranno assistiti da una grande, robusta fede.
Incontriamo nel romanzo il sublime sentimento dell’amore (“un amore così vero”) delineato nelle sue manifestazioni più alte. Mara e Luis ne saranno raffinata, anche psicologicamente, rivelazione e testimonianza: “Solo loro sapevano della sofferenza. Incontrandosi raramente, il desiderio era divenuto padrone di ogni attimo nelle intense e impegnative giornate. Il successo personale non li ripagava per niente.”. Abelardo e Eloisa, Francesco e Chiara, sono le prime figure che la commovente storia richiama alla mente. Ma Luis e Mara andranno oltre, a significare che l’amore fisico e quello spirituale possono congiungersi e rafforzarsi vicendevolmente: “Ambedue sentivano che non vi erano ragioni per non gioire di quell’unico atto di straordinario amore che non turbava la coerenza della loro vita.”.
Ammirevoli le pagine dedicate a Lucca, visitata da Mara e da Luis: “Si immersero in quella città che li sorprese per la sua bellezza. Sulle strette vie brulicanti di persone indaffarate, si affacciavano palazzi signorili uno più bello dell’altro a significare la storica ricchezza dei suoi abitanti. Vi era poi la meraviglia delle torri che come d’incanto si ergevano qua e là accanto a palazzi e chiese. Percorsero le strette vie centrali dove i tetti delle case di fronte sembravano toccarsi tra loro, dove si affacciavano negozi con vetrine ricche di mercanzia. Rimase loro impresso come una scena da Medioevo il vociare di alcune popolane che, con banchetti trascinati a mano nelle piccole piazze, vendevano limoni.”.
Tornati in patria assisteranno al colpo di Stato di Videla. Mara farà di tutto per proteggere Luis, oppositore del nuovo regime, dalla caccia e repressione dei governanti: “Nella fede che sempre aveva segnato la sua vita e che ora la induceva alla speranza, offriva la sua sofferenza per la salvezza di Luis, l’uomo più buono della terra. Intanto non perdeva la sua abituale lucidità e predisponeva un piano per portare in salvo Luis.”. Riuscirà? Il lettore lo scoprirà da sé.
Sono pagine intense rese efficacemente da una scrittura chiara, semplice e asciutta, che è andata sempre più rinvigorendosi nel procedere della narrazione.
Un libro da consigliare e da leggere per gli alti valori morali del suo contenuto.


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Bart