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STORIA: I MAESTRI: La rivolta studentesca. Adieu, De Gaulle, Adieu

2 Agosto 2013

di Piero Sanavio
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 23, gioved√¨, 6 giugno 1968]

Parigi, maggio

Una settimana di sciopero generale, una settimana di quotidiane battaglie studentesche con la polizia, che da Pa¬≠rigi si sono estese alla provincia; a Lione, dove √® stato ucciso un commis¬≠sario, Nizza, Strasburgo, Tolosa, Poitiers, Nancy, Clermont-Ferrant, Besan√ßon, Rennes, Limoges e Bor¬≠deaux. Un discorso del capo dello Sta¬≠to con proposta di referendum, che non √® piaciuto a nessuno, tolti i fede¬≠lissimi, ma √® significativo che qualche giorno prima il ministro gollista Pisa¬≠ni fosse passato all‚Äôopposizione votan¬≠do la mozione di sfiducia al governo e dimettendosi dalla carica; un Paese completamente paralizzato; una capi¬≠tale isolata, dove gi√† mancano le pata¬≠te e la benzina, con i morti seppelliti dai soldati del Genio (anche i becchini hanno incrociato le braccia), il telefo¬≠no interurbano non funziona pi√Ļ e quello urbano abbastanza saltuaria¬≠mente; i giornali non sono pi√Ļ distri¬≠buiti, le scuole sono chiuse, e anche gli annunciatori televisivi si astengo¬≠no dal lavoro, sicch√© le notizie di quanto avviene in Francia e nella stessa Parigi, per non parlare dell‚Äôe¬≠stero, giungono solo attraverso la ra¬≠dio governativa o dalle antenne abba¬≠stanza obiettive di Radio-Luxembourg.

Le immondizie s‚Äôaccumulano intan¬≠to agli angoli delle strade¬Ľ quando non invadono interi quartieri, quasi aves¬≠sero gambe: a delizia dei topi. Fortuna che non fa caldo. Alle Halles, il fetore di marcio √® simile a quello d‚Äôun corpo in decomposizione. Non bastano i sol¬≠dati che hanno indossato l‚Äôuniforme da fatica e caricano le immondizie sui carri per portarle… dove, se anche i depositi sono bloccati dagli sciope¬≠ranti? Una parte √® depositata e brucia¬≠ta ai limiti del XVI arrondissement, all‚Äôincrocio tra una ¬ę bretella ¬Ľ del boulevard periferico e il ponte del Garigliano, cos√¨ chiamato in omaggio alle vittorie italiche dei soldati marocchi¬≠ni, durante la scorsa guerra.

Il fumo che s’alza da quel deposito è spesso e fetido. L’altra notte, verso le due, mentre gli studenti si battevano con la polizia, segavano alberi per ser­virsene come barricate, incendiavano il pianterreno della Borsa, assaltavano e saccheggiavano due commissariati, davano fuoco a qualche furgone vuoto di CRS (Corps republicain de securité Рla questura), le fiamme dell’immondezzaio s’alzarono a dimensioni preoc­cupanti, e occorse l’intervento delle autopompe per spegnerle. Oggi il fu­mo grigio continua a salire, ma la com­bustione dei rifiuti è sotto controllo.

Sotto controllo sono anche i sindaca¬≠ti e la loro eminenza grigia, il Partito comunista, occupati a discutere con il governo e la confindustria ( ¬ę Le patronat ¬Ľ) le rivendicazioni che provocaro¬≠no l‚Äôarresto del lavoro. Tutti prevedo¬≠no che tra qualche giorno ritorner√† l‚Äôordine: le rivendicazioni saranno sod¬≠disfatte (aumento dei salari minimi; allargamento delle garanzie sindacali; riduzione delle ore di lavoro e del li¬≠mite d‚Äôet√† al quale si pu√≤ andare in pensione), ¬ę L‚ÄôHumanit√© ¬Ľ potr√† gridare vittoria a grossi titoli e gli scioperanti riprenderanno il lavoro. Fino al pros¬≠simo rialzo dei prezzi e all‚Äôinevitabile svalutazione del franco, che gli esperti attendono per il mese di settembre.

A che cosa sar√† servito, allora, lo sciopero generale? Probabilmente a di¬≠mostrare che i sindacati e il Partito comunista francesi sono organi alta¬≠mente strutturali, che posseggono un largo seguito di massa, che parlano pi√Ļ facilmente agli operai e al governo, e agli intellettuali che l‚Äôinvidia di classe gioca ancora un ruolo impor¬≠tante in Francia, uno dei pochi Paesi moderni dove le strutture sociali siano rigide nel 1968 come lo erano nel 1900. A gettare uno sguardo sugli av¬≠venimenti di queste tre ultime setti¬≠mane, infatti, appare chiaro che sinda¬≠cati e Partito comunista non desidera¬≠vano lo sciopero: che a esso avrebbero preferito un‚Äôazione parlamentare: che lo decretarono per non essere presi in contropiede dagli studenti, di cui ave¬≠vano denunciato il carattere delle ma¬≠nifestazioni, al tempo stesso che le reazioni della polizia.

Dei partiti all‚Äôopposizione, dall‚Äôini¬≠zio del mese di maggio, il Partito co¬≠munista fu l‚Äôultimo a muoversi. Quan¬≠do lo fece, fu per tentare di assorbire gli studenti, inquadrandoli nel proprio sistema: appoggi√≤ infatti i gruppi ¬ę or¬≠todossi ¬Ľ all‚Äôinterno dei vari sindacati studenteschi. La manovra non riusc√¨. Al syndicat national de l‚Äôenseignement superieure, i comunisti propone¬≠vano da tempo la formazione di un ¬ę fronte unico ¬Ľ universitario contro il governo, e delle rivendicazioni essen¬≠zialmente d‚Äôordine materiale. La mag¬≠gioranza si schier√≤ invece dietro il se¬≠gretario generale, Alain Geismar (29 anni, socialista, laureato in fisica, as¬≠sistente alla Facolt√† di scienza dell‚ÄôUniversit√† di Parigi), che preconizzava un‚Äôazione immediata per la trasforma¬≠zione dell‚ÄôUniversit√†, contro l‚Äôimmobi¬≠lismo e la mafia dei cattedratici. S‚Äôaf¬≠fermava intanto l‚Äôimportanza del ¬ę mouvement du 22 mars ¬Ľ e del suo leader, Cohn Bendit, il quale completa¬≠va l‚Äôazione di Geismar e toglieva l‚Äôini¬≠ziativa ai comunisti ortodossi propo¬≠nendosi di riunire in un‚Äôazione comu¬≠ne tutti i gruppi studenteschi d‚Äôestre¬≠ma sinistra. L‚Äôaltro sindacato studen¬≠tesco, l‚ÄôUnion nationale des etudiants de France (UNEF), restava diviso in una serie di gruppi di idee diverse, dalla destra alla sinistra, sotto la va¬≠cillante autorit√† del suo vice-presiden¬≠te, Jacques Sauvageot.

La prima battaglia tra studenti e po¬≠lizia avvenne a Parigi la notte tra il 13 e il 14 maggio: fu importante in quan¬≠to riusc√¨ ad attirarsi le simpatie degli elementi pi√Ļ giovani della classe ope¬≠raia. Di fronte alla brutalit√† delle re¬≠pressioni di polizia, tutta l‚Äôopposizione s‚Äôalz√≤ indignata ‚ÄĒ anche il PC e la Confederation general du Travail, la quale ultima proclam√≤ per 24 ore lo sciopero delle erogazioni del gas e del¬≠l‚Äôelettricit√†. Contemporaneamente, e sempre con l‚Äôopposizione, il Partito co¬≠munista tentava l‚Äôazione parlamentare – quella della mozione di sfiducia al governo.

Gli studenti occuparono la Sorbona il 15 mattina, mentre la facolt√† di Lettere di Nanterre si costituiva in ¬ę Facolt√† libera e autonoma ¬Ľ su pro¬≠posta del professore Michaud, che tra gli applausi degli studenti di¬≠chiarava: ¬ę Saremmo imperdonabili se non approfittassimo delle circostanze straordinarie nelle quali ci troviamo, per cambiar le nostre strutture mentali e l‚Äôorganizzazione della Facolt√† ¬Ľ.

In Sorbona, gli studenti aprirono dei dibattiti ininterrotti, ventiquattro ore su ventiquattro, ai quali invitarono la popolazione e che avevano come scopo d‚Äôinformare l‚Äôopinione pubblica sul punto di vista degli universitari e decidere le riforme da apportare im¬≠mediatamente all‚Äôinsegnamento supe¬≠riore. Nuovamente il Partito comuni¬≠sta tent√≤ di assorbire il movimento studentesco, agendo per mezzo delle varie commissioni e sottocommissioni che si riunivano negli anfiteatri della Sorbona, e nuovamente non vi riusc√¨. Gli studenti accusarono il Partito co¬≠munista e i suoi rappresentanti, di ¬ę crapoule stalinienne ¬Ľ. Nel frattem¬≠po, Cohn Bendit aveva abbandonato Parigi, tornandosene a Nanterre.

I risultati dei dibattiti, che non si li­mitavano alla riforma universitaria ma investirono tutti i problemi, dalla filosofia al controllo delle nascite alla nettezza urbana (notevole, in proposi­to, l’intervento d’uno studente africa­no, che dichiarò che lui, per vivere, la­vorava sui camion d’immondizie, e an­cora non aveva visto un bianco fare quel mestiere), furono piuttosto dra­stici: si fece strada e si affermò l’idea di procedere immediatamente a una trasformazione dell’Università e delle strutture sociali del Paese, le quali ul­time erano dichiarate responsabili del­la crisi attuale dell’insegnamento su­periore.

I discorsi non avevano, però, sosti­tuito le manifestazioni. Nel corso di quella settimana gli studenti occupa­vano il teatro dell’Odeon (il Théàtre de France) dichiarandolo, durante una movimentata discussione con il suo direttore, J. L. Barrault, tempio dell’arte borghese. In provincia, a Gre­noble, si dissolveva la Facoltà di Leg­ge; a Caen, gli studenti minacciavano di boicottare gli esami; a Nantes, la Facoltà di Lettere decideva di far scio­pero; a Tolosa, l’Institut national des sciences veniva occupato; ad Aix en Provence, la Facoltà di Lettere segui­va l’esempio di Nantes; a Rouen, ven­timila manifestanti tra studenti, inse­gnanti e operai protestavano contro il governo. Questo intanto prometteva, per la bocca del suo primo ministro, la partecipazione studentesca all’elaborazione di riforme.

Il 18 maggio, un sabato, una impo­nente manifestazione di studenti e operai si diresse verso la sede della TV (ORTF), per chiedere di poter esprimere il punto di vista dei sinda­cati studenteschi alla popolazione. I manifestanti si scontrarono con uno

schieramento di polizia e CRS e si di­spersero. Fu allora che i sindacati (che già avevano fatto uno sciopero di protesta il 15) dichiararono per il lu­nedì seguente lo sciopero generale. In­tanto anche la polizia pareva comin­ciare a nutrire certi dubbi pericolosi: problemi di coscienza. Rispondendo, per mezzo dei propri sindacati, al di­scorso che l’indomani della prima bat­taglia tra forze dell’ordine e studenti il primo ministro aveva fatto (di ritor­no dal Medio Oriente, e nel corso del quale aveva deplorato gli eccessi delle due parti), esso dichiarava d’aver agi­to non di propria iniziativa ma in ba­se a ordini precisi: e che pertanto non le pareva giusto che il governo si de­solidarizzasse dalle azioni repressive che essa aveva compiuto.

Il movimento studentesco scosso da dissidi interni cominciava a perdere il suo impeto, cedendo il campo all‚Äôazio¬≠ne dei sindacati operai e del Partito comunista. C‚Äô√® un episodio significati¬≠vo: alle prime notizie dello sciopero generale, un gruppo di studenti si di¬≠resse alle fabbriche Renault, nel sob¬≠borgo parigino di Boulogne-Billancourt, con lo scopo d‚Äôesprimere la pro¬≠pria simpatia e solidariet√† agli operai che occupavano i luoghi di lavoro. Il contatto non fu possibile: gli operai restarono dietro le griglie dei cancelli, obbedendo cos√¨ agli ordini della CGT e del PC, che avevano precedentemente dichiarato che ¬ę gli operai conduceva¬≠no da soli la loro battaglia ¬Ľ e non ave¬≠vano bisogno di nessuno.

Poi vi fu un errore ‚ÄĒ e a commet¬≠terlo fu il governo. Appena qualche giorno dopo aver dichiarato l‚Äôamnistia per tutti gli studenti imprigionati nel corso di scontri e manifestazioni, il ministro dell‚Äôinterno comunicava che Daniel Cohn Bendit, che aveva mo¬≠mentaneamente lasciato la Francia per il Belgio e la Germania (e di cui si sussurra sia fidanzato con la figlia di un importante membro del regime gollista), era ¬ę interdit de sejour ¬Ľ sul territorio francese. Immediatamente, gli studenti organizzarono una mani¬≠festazione di protesta (23 maggio), finita in un nuovo scontro con la poli¬≠zia e ne promisero un‚Äôaltra per la sera del giorno dopo. Quel venerd√¨ vi fu il discorso del capo dello Stato, la pro¬≠messa di negoziati (per il sabato suc¬≠cessivo) con i rappresentanti sindacali da parte del primo ministro, e una prova di forza della CGT e del PC. Due imponenti sfilate di lavoratori traversarono Parigi, una sulla riva de¬≠stra e un‚Äôaltra sulla riva sinistra, ordi¬≠natissime, al canto dell‚ÄôInternazionale. Arrivate ai loro punti prestabiliti, le manifestazioni si dissolsero.

Il corteo degli studenti, cominciato alle 18,30 alla Gare de Lyon, e condan¬≠nato come irresponsabile ancor prima di formarsi dai dirigenti del PC fini in un altro modo. Confluirono sullo spiazzo antistante la stazione in parec¬≠chie migliaia, ragazzi e ragazze, non tutti di Parigi ma provenienti anche da Universit√† di provincia, tra i quali si mescolavano operai, disoccupati, cu¬≠riosi. Fatti saggi dalle esperienze pre¬≠cedenti, alcuni studenti nascondevano dei manganelli, sotto gli impermeabili. Molti portavano elmetti da motocicli¬≠sta, contro le bastonate. Portavano striscioni che richiedevano l‚Äôammissio¬≠ne di Cohn Bendit in Francia e attaccavano i comunisti e i sindacati come ¬ę rinunciatari ¬Ľ. Gridavano: ¬ĽLa fabbriche ai lavoratori! ¬Ľ; ¬ę Siano tutti ebrei e tedeschi ¬Ľ, ¬ę Adieu, De Gaulle, Adieu ¬Ľ, ¬ę De Gaulle, Demissions ¬Ľ‚Ķ

Un tentativo di dirigersi verso l‚ÄôH√ītel de Ville fu impedito dalla polizia (invisibile, durante la manifestazione degli operai) che sbarr√≤ la sola via d‚Äôaccesso, piazza della Bastiglia. La reazione degli studenti fu immediata: in meno di venti minuti erano gi√† in piedi delle barricate, fatte di sassi, pannelli pubblicitari, auto, segni stra¬≠dali, alberi. Alcune saranno incendiate (cos√¨ avverr√† pi√Ļ tardi anche al quar¬≠tiere Latino) per impedire alla polizia d‚Äôavvicinarsi. Ai primi lanci di grana¬≠te e di sassi, una parte della manife¬≠stazione si framment√≤ in una serie di veri e propri ¬ę commandos ¬Ľ, una tecnica mai sperimentata, finora, a Pari¬≠gi: uno di questi commandos dar√† fuo¬≠co alla Borsa, dopo averne sfondate le porte con delle travi trovate in un cantiere vicino.

Alle dieci di sera, Parigi era mode¬≠ratamente in fiamme. Fuggendo da¬≠vanti alle forze dell‚Äôordine, gli studen¬≠ti bruciavano le immondizie. Intanto sorgevano le barricate al quartiere La¬≠tino: Boulevard St. Michel, Boulevard St. Germain, Place de la Sorbonne, Rue des √ącoles, Place Edmond Rostand, Rue de Vaugirard, Rue Monge, Rue Gay-Lussac, Place Denfert Rochereau, Chatelet…

La battaglia, dalle due parti, prese proporzioni ancora mai viste in queste settimane, con i risultati gi√† accenna¬≠ti, e questi altri: quattrocento feriti, una trentina d‚Äôauto bruciate. Anche un morto, ma che per√≤ non c‚Äôentrava nella rivolta, un morto a coltellate, una storia privata. Se la polizia spara bombe lacrimogene e granate offensi¬≠ve, gli studenti non rispondono soltan¬≠to a pietre e a cocktail Molotov: tirano tegole dai tetti, appiccano il fuoco. I portavoce ufficiali del governo parle¬≠ranno il giorno dopo di ¬ę ammutina¬≠menti provocati da canaglie e anarchi¬≠ci, organizzati per la battaglia di stra¬≠da ¬Ľ : lo scopo √® dare alla rivolta tutto un altro colore.

La lotta di strada, con la tradiziona¬≠le vittoria delle forze dell‚Äôordine, fin√¨ alle cinque di mattina. Alle undici, il primo ministro decretava virtualmen¬≠te lo stato d‚Äôassedio. ¬ę Ogni manifesta¬≠zione all‚Äôinterno di Parigi e del quar¬≠tiere Latino √® vietata ¬Ľ.

Ma fu proprio quel giorno, quel sa¬≠bato, che scoppi√≤ Bordeaux. Nella stessa Parigi, alle cinque di sera, un nuovo scontro tra studenti e polizia, al quartiere Latino, fu evitato solo dal pronto intervento del servizio d‚Äôordine dell‚ÄôUNEF, che stabil√¨ un cordone di corpi umani, tra i due gruppi che si stavano avvicinando. Intanto, disgu¬≠stati dall‚Äôatteggiamento della CGT e del PC (i quali erano riusciti a convin¬≠cere anche gli operai pi√Ļ recalcitranti della necessit√† di continuare un‚Äôazione pacifica verso le autorit√†, invocando il formidabile argomento della scadenza delle cambiali ‚ÄĒ la maggioranza della classe operaia, con la nuova ¬ę affluen¬≠za ¬Ľ √® infatti anche in Francia indebi¬≠tata fino al collo presso i venditori di frigoriferi e di televisori), due alti funzionari sindacali davano le dimis¬≠sioni per affermare la loro solidariet√† con gli studenti.

Sabato e domenica: le conversazioni tra sindacati, governo e ¬ę patronat ¬Ľ cominciano e danno subito (malgrado il riserbo dei partecipanti) ottimi ri¬≠sultati. Il PC fustiga gli studenti sulle colonne dell‚ÄôHumanit√© ¬Ľ, Geismar, do¬≠po una riunione del suo gruppo, di¬≠chiara di opporsi alla violenza, ma che si sta preparando una nuova manife¬≠stazione studentesca per luned√¨ 27, gi√† condannata in partenza come irre¬≠sponsabile dalla CGT. Un sindacato, all‚Äôultimo minuto (quello di ¬ę Force Ouvriere ¬Ľ ) si dichiara solidale con gli studenti.

L‚Äôaria √® elettrica a Parigi, dove i grossi sindacati e il PC ormai non ten¬≠tano pi√Ļ di recuperare gli studenti, e si schierano di fatto dalla parte del go¬≠verno: per tutto ci√≤ che non concerne il¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† referendum proposto da De Gaulle e le ¬ę rivendicazioni ¬Ľ. Il PC non vuole la rivoluzione, vuole andare al gover¬≠no con i voti della piccola borghesia. Ma l‚Äôaria √® tesa. La violenza pu√≤ scop¬≠piare daccapo. Gli operai sembrano meno disposti a seguire i loro dirigen¬≠ti di quanto apparisse in un primo tem¬≠po. Pu√≤ darsi che l‚Äôargomento delle cambiali scadute abbia avuto un effet¬≠to contrario. Una rivoluzione? Perch√© no? Estinguerebbe tutti i debiti.

 

 

 

DANIEL LE ROUGE

 

Non si tratta, come l‚Äôha presentato certa stampa, d‚Äôun voltabandiera: non ha giocato tra nazionalit√† francese e nazionalit√† tedesca per interesse od opportunismo. La storia dei suoi pas¬≠saporti √® quella di tutti i senzapatria ‚ÄĒ e senzapatria Daniel Cohn Bendit (che i giornali parigini della sera chiamano, ora ¬ę Daniel le rouge ¬Ľ) lo √® stato non per scelta ma per imposizione.

A chiederglielo, fa di se stesso il se­guente ritratto:

 

¬ę I miei genitori mi diedero la nazio¬≠nalit√† tedesca quando avevo quindici anni, nel 1960. Prima d‚Äôallora non ero che una “displaced person‚ÄĚ. I miei pri¬≠mi quattordici anni li ho trascorsi in Francia, poi ho passato sei anni in Germania occidentale, poi sono ritor¬≠nato in Francia. Vi sto da tre anni. I miei genitori lasciarono la Germania nel 1933, con i nazisti alle calcagna. Vissero un poco a Parigi e durante l‚Äôoccupazione dovettero stabilirsi nella cosiddetta Francia “libera‚ÄĚ, a Montau- ban, a nord di Tolosa. A Montauban sono nato. Finita la guerra, mio padre, che faceva l‚Äôavvocato, dovette ritornare in Germania per poter esercitare la sua professione. Fu nel 1950. Mia ma¬≠dre ripart√¨ otto anni dopo. Ho un fratel¬≠lo pi√Ļ vecchio di me, nato nel 1936, che vive in Francia e ha la nazionalit√† francese. E‚Äô professore a Nantes ¬Ľ.

 

E gli studi?

 

¬ę Ho trascorso la mia infanzia a Pari¬≠gi. Avevo cinque anni quando i miei genitori si separarono. Come mio fra¬≠tello, sono stato educato da mia ma¬≠dre. A Parigi frequentai la scuola co¬≠munale del XV Arrondissement, poi fe¬≠ci due anni al liceo Buffon, terminando il liceo in Germania. Due anni. V‚Äôero tornato con mia madre, perch√© mio pa¬≠dre era ammalato gravemente e lei se ne doveva occupare. Mio padre mor√¨ nel 1959¬Ľ.

 

Dal punto di vista ideologico, come si definisce?

 

¬ę Sono un militante rivoluzionario, cio√® voglio cambiare radicalmente la societ√†. Per me, la sola cosa da fare √® condurre una critica e un‚Äôazione di contestazione totali contro il funziona¬≠mento delle istituzioni repressive. Il che per√≤ non significa che io preconiz¬≠zi la distruzione del pi√Ļ grande numero possibile degli individui che s‚Äôappog¬≠giano a queste istituzioni e le difendo¬≠no. Ma sono di estrema sinistra. Esse¬≠re d‚Äôestrema sinistra implica soprattut¬≠to avere una strategia ‚ÄĒ possedere strutture. Ora, le strutture non si crea¬≠no dal nulla, oppure semplicemente perch√© se ne ha bisogno. Metterle in piedi, implica molto di pi√Ļ. Attualmente, il problema fondamentale delle Uni¬≠versit√†, √® di riuscire a politicizzare gli studenti. Le strutture le troveremo do¬≠po. Tentare di crearle prima d’aver proceduto alla politicizzazione degli studenti √® votarsi a uno scacco ¬Ľ.

 

Le sue motivazioni?

 

¬ę La principale √® basata su un‚Äôanalisi della societ√† attuale, che rifiuto in blocco ¬Ľ.

 

Il suo obiettivo, come capo rivoluzio­nario studentesco?

 

¬ę Rovesciare il regime gollista. E‚Äô per√≤ un proposito che noi studenti non potremo mai realizzare da soli. Occor¬≠rerebbe l‚Äôaiuto dei partiti di sinistra e dei sindacati. Se il Partito comunista e la CGT avessero voluto far cadere il re¬≠gime, questo sarebbe gi√† scomparso ¬Ľ.

 

E’ possibile arrivare a un’unione tra studenti e lavoratori, per mettere in at­to i suoi propositi?

 

¬ę Servendoci dei mezzi d‚Äôazione tra¬≠dizionali dei movimenti operai, quali lo sciopero, le manifestazioni, l’occupa¬≠zione dei luoghi di lavoro, noi studenti abbiamo mostrato la falsit√† del mito dell’intangibilit√† del regime. Abbiamo aperto una breccia nella quale si sono infilati gli operai. Se questi saranno ca¬≠paci di arrivare fino in fondo √® un‚Äôaltra questione. Ma anche se non lo saran¬≠no, avverranno altre esplosioni. Ci√≤ che rimane importante √® la dimostra¬≠zione dell‚Äôefficacia di certe tecniche ri¬≠voluzionarie. Ci√≤ che succede in Fran¬≠cia da quasi tre settimane mostra che, nel Paese, v‚Äôera una situazione oggetti¬≠va, nata da ci√≤ che √® chiamato ‚Äúl‚Äôinsoddisfazione” della giovent√Ļ e della sua volont√† d‚Äôazione.

 

 


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart