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LETTTERATURA: “Legenda aurea”: San Primo e San Feliciano

10 Aprile 2022

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. (bdm)

I pontefici dei templi accusarono Primo e Feliciano davanti agli imperatori Diocleziano e Massimiano: se non fossero riusciti a farli sacrificare, essi non avrebbero più saputo ottenere favori dagli dèi. Allora per ordine degli imperatori furono chiusi in carcere, ma furono liberati da un angelo. Li portarono una seconda volta al cospetto degli imperatori, e poiché rimanevano fermi nella loro fede, furono crudelmente torturati e poi separati l’uno dall’altro. Il magistrato disse a Feliciano di pensare alla sua tarda età e sacrificare agli dèi. Ma Feliciano gli rispose:
– Ho ormai ottant’anni, e sono trent’anni che ho conosciuto In verità e ho scelto di vivere in Dio: egli mi può liberare dalle tue mani.
Allora il giudice lo fece legare e inchiodare nelle mani e nei piedi; poi gli disse:
– Rimarrai in questo stato finché non farai ciò che vogliamo, Felice però resisteva con volto lieto, e allora il magistrato dispose che fosse in quello stesso luogo torturato e che non gli fosse dato nulla. Poi fece portare san Primo e gli disse:
– Tuo fratello si è piegato al volere degli imperatori, e grazie a questo è salito in grande stima a palazzo: fai altrettanto anche tu,
Ma quello gli rispose:
– Anche se sei figlio del demonio, hai detto in parte la verità, perché mio fratello si è piegato al volere dell’imperatore celeste.
Allora il giudice infuriato ordinò che gli fossero bruciati i fianchi con delle torce e gli fece versare del piombo bollente in bocca, sotto gli occhi di Feliciano, perché ne rimanesse terrorizzato; ma quello beveva beatamente il piombo come se fosse acqua fresca. In furiato il giudice fece mandare loro due leoni, che si gettarono immediatamente ai loro piedi e rimasero vicino mansueti come agnelli. Riprovò con orsi feroci, ma si misero mansueti accanto ai leoni.
Più di diecimila uomini si erano radunati a guardare, e di questi cinquecento credettero nel Signore; il giudice poi li fece decapitare e fece gettare i loro corpi ai cani e agli uccelli, ma questi non li toccarono e i cristiani poterono seppellirli con tutti gli onori. Subirono il martirio circa nel 287.


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Bart