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LIBRI IN USCITA: Meridiano zero

24 Maggio 2009

http://meridianozer0.blogspot.com/
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LE RECENSIONI

Massimo Del PapaTI VIVRO’ ACCANTO, La favola infinita di Renato Zero – Euro 16,00

ilquotidiano.it, 26.3.09

In pubblicazione l’ultimo lavoro dello scrittore e giornalista fermano, che ha attraversato i 45 anni di carriera di Renato Zero; a giorni le presentazioni in diverse citta’ italiane.
Il giornalista e scrittore Massimo Del Papa, milanese d’origine e fermano d’adozione, torna in libreria con “Ti vivro’ accanto”, ambizioso lavoro ispirato alla carriera di Renato Zero che da pochi giorni ha pubblicato il nuovo disco “Presente”. Il volume uscira’ in aprile per i tipi di Meridiano Zero, che ad una tradizione di alta qualita’ nel noir sta ora affiancando una nuova collana musicale, intrapresa con “Il cavaliere elettrico” di Matteo Strukul, un viaggio romantico nell’opera di Massimo Bubola.
“Ti vivro’ accanto” costituisce l’analisi piu’ approfondita e aggiornata (all’ultimissimo album) sull’opera omnia di Zero. “Non un morboso spionaggio dell’idolo” dice Del Papa “ma un’esegesi: sia la musica a parlare, perche’ nessun altro artista le ha delegato altrettanta autobiografia”. Dalla gavetta al Piper e con Fellini, fino al trionfo annunciato di “Presente”, 45 anni di carriera dai risvolti spesso drammatici e di sfide coraggiose, in un’Italia che attraversava gli anni di piombo, l’edonismo, il riflusso, la globalizzazione, la virtualizzazione della musica.
Secondo Del Papa, “le canzoni di Renato Zero andavano rimesse, una dopo l’altra al posto che loro compete, nella rispettiva cifra musicale, nei significati testuali, nei rimandi ad altre forme artistiche dalla letteratura alla pittura al teatro. Inoltre, in Zero l’arte e’ sempre stata un ponte verso la vita: e sono pochissimi gli autori col coraggio di stemperare il loro talento da fine a mezzo”. Il libro ha la prefazione di Marinella Venegoni, critico musicale de “la Stampa”.

(recensioni TI VIVRO’ ACCANTO)

Carl HiaasenCROCODILE ROCK – Euro 17,50

www rootshighway.it

Scrivere necrologi tutti i santi giorni forse non e’ il punto piu’ basso del giornalismo, ma non e’ nemmeno l’occasione per dare una svolta positiva alla carriera. Un eufemismo per dire che e’ un vicolo chiuso, se non proprio un capolinea: Jack Tagger, il protagonista di “Crocodile Rock”, ci e’ arrivato perche’ da buon perdente e’ innamorato della verita’, una rarita’ che e’ molto scomoda in quello “squallido gioco di interessi che non ha nulla a che fare con l’onesta pratica del giornalismo”. Le sue parole dipingono bene il paesaggio umano che lo ricorda e che lo insegue perche’ il caso vuole che debba scrivere il “coccodrillo” (cosi’, in gergo, i necrologi) di James Bradley Stomarti alias Jimmy Stoma, cantante e gia’ leader degli Slut Puppies.
Da li’, Carl Hiaasen imbastisce un noir frizzante e colorito, con molte sfumature (a tratti persino rosa), e non ultima una pungente ironia di fondo. La fine tragica di una rock’n’roll star, da cui si dipana la storia, e’ soltanto uno dei cliche’ dello stardom system che Carl Hiaasen assembla: c’e’ il comeback di Jimmy Stoma (impedito poi dagli eventi) e il un lost album, la canzone magica (ovvero un hit) e molto altro ancora, a dimostrazione di una dimestichezza con un vocabolario che solo in apparenza e’ superficiale, perche’ se non altro bisogna saper distinguere tra Black Crowes e Counting Crows.
Attorno a lui un nugolo di personaggi femminili: una rete di donne che bilancia il primato cinico e spietato di Cleo Rio e che aiuta Jack Tagger a sciogliere l’ingarbugliato enigma e a ritrovare quelle due o tre cose che servono veramente nella vita e che ne’ la fama ne’ l’ambizione possono supplire. Da leggere senza esitazioni, con il sorriso sulle labbra e un disco di Warren Zevon come colonna sonora.

(recensioni CROCODILE ROCK)

Hugues PaganIN FONDO ALLA NOTTE – Euro 13,50

cinemadadenuncia.splinder.com, 8.4.09

Giornalista non ancora quarantenne, Jacques Cavallier ha alle spalle un passato da poliziotto di spicco nella Brigata Repressione Banditismo (BRB) di Parigi. Poi un incidente di percorso gli ha fatto cambiare vita: e’ uscito volontariamente dall’Usine (la polizia in gergo interno) e adesso, cinque anni dopo, si ritrova a fare il cronista in un giornale di provincia. Qualcosa di incredibilmente strano viene a turbare la sua quieta routine: da Parigi un certo Zimmer, emerito sconosciuto, ha versato sul suo conto corrente la cospicua cifra di centomila franchi. Cavallier non riesce minimamente a indovinare il motivo di tanta munificenza, ma, prima che possa trovare una spiegazione soddisfacente, si materializzano intorno a lui personaggi del passato: prima Sonia, la sua ex donna, e poi Sauvage, un suo ex collega all’Usine. La loro improvvisa apparizione e’ legata alla scomparsa di Chess, amico fraterno di Cavallier che sta scompaginando i delicati equilibri dei signori del crimine.
Narrazione in prima persona secca e dura, attenzione ai piccoli gesti portatori di significati opachi, romanticismo rinnegato in astratto ma carnalmente onnipresente e richiami espliciti all’immaginario noir letterario e cinematografico piu’ puro (Chandler, Simenon, Steeman, Huston, Clouzot, Siodmak). E inoltre una passione viscerale per il blues che permea di se’ ogni capitolo. Se vi piacciono questi ingredienti (personalmente li amo alla follia), “In fondo alla notte” vi mandera’ senz’altro in sollucchero. Romanzo d’esordio dell’ex ispettore di polizia Hugues Pagan, “Les eaux mortes” (splendido titolo che evoca la torbida immobilita’ delle acque stagnanti) non e’ ne’ un noir classicheggiante ne’ un neopolar alla Manchette. Troppo reticente e “sperimentale” per essere accostato ai classici e troppo poco sarcastico per essere avvicinato all’autore de “Il caso N’Gustro” e “Piovono morti”. Ma si colloca esattamente e instabilmente tra i due poli, oscillando ora da una parte ora dall’altra.
Per raccontare la storia di Jacques “l’Anguilla” Cavallier, Pagan adotta una prospettiva rigorosamente soggettiva, senza mai abbandonare il suo disincantato protagonista, che tra un articolo di cronaca per il Liberte’ e la focosa relazione sentimentale con la ventenne Anita, di cui si innamora perdutamente, si trova coinvolto in un affaire decisamente pericoloso: versamenti di preoccupante generosita’, attentati automobilistici, traffici internazionali di droga, esecuzioni da professionisti… Gelosamente affezionato alla sua Dizzie Mae (una Ford V8 acquistata a un’asta pubblica), Cavallier e’ un personaggio tra il Philip Marlowe de “Il grande sonno” e il Sam Spade de “Il falcone maltese”, ma con una vocazione al fallimento e una tendenza al masochismo assolutamente fuori parametro (quaranta sigarette al giorno, alcool trangugiato in ogni occasione e inconsulti attacchi di apatia nell’occhio del ciclone). Non a caso la sua situazione a un certo punto gli fa venire in mente Ole Anderson, il protagonista del racconto di Hemingway “The Killers” (adattato cinematograficamente da Siodmak) “che aspettava i killer senza muoversi dal suo letto”.
In questo condensato di disfattismo e disillusione lampeggiano tuttavia un vitalismo malgrado tutto e un’energia fisica letteralmente commoventi. L’acutezza dello sguardo di Cavallier, amplificata dalla scrittura enfatica ma senza tic di Pagan, coglie segni, segnali e frammenti significativi con allucinata lucidita’, come se non potesse impedirsi di costruire ipotesi vagamente paranoiche. E’ lui il primo a dubitare delle proprie idee, che si impongono alla sua coscienza come disegni manipolatori o teorie da incubo: si sorprende piu’ volte a inveire contro se stesso per aver creduto di capire (“Il grande piano era solo nella mia testa, la mia testa malata, non la sua”). Orientarsi in una trama cosi’ prepotentemente soggettiva e cosi’ scopertamente congetturale non e’ affatto pacifico: Pagan ci costringe a condividere la friabilita’ delle ipotesi di Cavallier, senza peraltro propinarci uno scioglimento totalmente esplicativo, obbligandoci spesso a rileggere pagine passate e a cooperare alla ricostruzione degli eventi. Non tutto si ricompatta e qualche nesso rimane oscuro, ma e’ forse questo il maggior punto di forza di “In fondo alla notte”: il ritratto di un individuo accerchiato dal Male senza altra bussola se non un tenace, coriaceo desiderio di fuga. “Noi, che a modo nostro, inseguivamo un sogno premonitore di felicita’, prossimo alla morte”.
Da leggere tassativamente ascoltando “Live in Paris” di Nina Simone.

(recensioni IN FONDO ALLA NOTTE)

Derek RaymondCOME VIVONO I MORTI – Euro 14,00

www exibart.com, 22.7.08

Personaggio dalla biografia rocambolesca e’ stato Derek Raymond.
La padovana Meridiano zero ha iniziato proprio con lui quello splendido catalogo noto a chi ama certa letteratura “di genere”. Ha iniziato e ha proseguito a ritmo serrato: dal primo al sesto volume.
Del terzo si parla qui. “How the dead live”, pubblicato nel 1986 e tradotto da Alberto Pezzotta. Sulla copertina della prima edizione c’era una fotografia di Gianni Berengo Gardin.
“Come vivono i morti” ha un’atmosfera molto british che rammenta il David Peace piu’ cupo; e’ pero’ maggiormente tradizionale nella figura dell’investigatore duro e aggressivo – un sergente della Factory, che nulla ha a che fare con quella warholiana – e in cio’ si avvicina piu’ alla coppia di sbirri ideati da Chester Himes.
Due noterelle: a p. 71 si parla del ritiro britannico dalla Francia occupata dai nazisti, e avendo letto questo romanzo subito dopo “Espiazione” di Ian McEwan il link e’ stato lampante; e poi almeno una citazione:
“I sogni hanno questo di terribile, vero Julie?” dissi. “Che sono sempre al presente.”.
Marco Enrico Giacomelli

(recensioni COME VIVONO I MORTI)

Christopher BrookmyreSCUSATE IL DISTURBO – Euro 17,50

www trecugggine.splinder.com, 19.2.09

La trama velocissimamente: una rimpatriata tra compagni di scuola, svolta su una piattaforma petrolifera dismessa e trasformata in turistico resort, per iniziativa di uno dei componenti della classe in questione.
Succede di tutto, una specie di Inferno di cristallo… Direte voi, ma che razza di libro ci stai consigliando?
Eppure, io l’ho letto due volte: e’ divertente, intelligente, ironico, prende in giro una quantita’ di luoghi comuni con battute sferzanti e veloci, che spesso occorre rileggere, a distanza di pochi secondi, tanto sono inaspettate e fulminanti.

L’ho ripreso in mano di recente, in un momento di malinconia, e mi ha guarito, davvero guarito.
La panacea per la tristezza e’ un libro con trama tipo Inferno di cristallo, si’, ma rileggete sopra: ho scritto divertente e INTELLIGENTE!

Buona lettura, ne vale la pena.
L’autore: Christopher Brookmyre
Il libro: “Scusate il disturbo”
Il bacino di utenza: Chiunque pensi che anche un libro leggero leggero possa essere un ottimo libro.

(recensioni SCUSATE IL DISTURBO)

Luigi BalocchiIL DIAVOLO CUSTODE – Euro 9,00

locandadelsogno.wordpress.com, 28.12.07

Finalmente ce l’ho fatta a finire l’ultimo libro del Luigi Balocchi, sulla vita di Sante Pollastri, il bandito a cui si ispira la canzone “Il bandito e il campione” di De Gregori.
Di Sante non si sa moltissimo, tutto gira fra verita’ e leggenda, di certo si sa che fu un personaggio molto temuto; quanto di vero ci sia nel libro, quindi, non e’ dato saperlo, anche se ebbi la fortuna una sera di parlare con l’autore, che ci disse che stava appunto scrivendo questo libro, e facendo molte ricerche sull’argomento.
Al di la’ della storia, che puo’ interessare o meno, quello che ha di particolare questo libro del Balocchi e’ il linguaggio: lui, autore dialettale (abbiategrassino, provincia di Milano), questa volta mischia un po’ di dialetto meneghino, tanto novese, e un lessico arcaico, vecchio, non facile da seguire. leggendolo, mi pareva di ascoltare un mio vecchio zio, che quando raccontava le storie, lo faceva usando frasi brevissime, con tanti punti che interrompevano, ma dicevano tanto e facevano capire ancora di piu’. le parole usate, poi, sembrano quasi pesate una ad una, ricercate, valutate, soppesate, e poi scelte e piazzate li’. la pagina che piu’ mi e’ piaciuta, e’ l’unica che contiene una scena di sesso esplicito, cosi’ carnale, vera, che fa capire che certe cose le si faceva anche una vita fa, e che certi odori, sapori e visioni esistono da prima di noi.
Un libro non facile, che probabilmente non piacera’ a tutti, ostico, duro rispetto alla mediocrita’ odierna, ma molto vero e che racconta una parte di storia in cui molti ci potranno trovare le proprie radici.

(recensioni IL DIAVOLO CUSTODE)

Angelo PetrellaNAPOLI NERA – Euro 7,00

Repubblica, 18.4.09

“Napoli nera”: dittico napoletano nerissimo formato da “Cane rabbioso” e “Nazi Paradise”. Due racconti lunghi all’ombra del Vesuvio. Senza speranza.

(recensioni Petrella)


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart