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LIBRI IN USCITA: Conclusione del mio libro “La politica su Facebook”

19 Settembre 2019

di Bartolomeo Di Monaco

Conclusione

Petruccio (M5Stelle) e Caterina (PD) si sono sposati (dalla “Bisbetica domata” di William Shakespeare, circa 1590).
All’uscita dal Quirinale, il matrimonio è stato festeggiato con un lancio di confetti che hanno trasformato la grande piazza in una vera e propria bomboniera.

Petruccio, ossia il M5Stelle ha ottenuto che quella che sarà in futuro la sua icona più prestigiosa (ma ho molti dubbi), ossia Giuseppe Conte, resti alla guida del nuovo governo, piegando le resistenze della testarda Caterina, ossia il PD, il quale in cambio ha ottenuto i ministeri più importanti, tra cui quello dell’Economia.

Caterina ha dimenticato con una facilità inaspettata tutto il suo disprezzo per quello che è diventato da poche ore suo marito, prima considerato un incapace e un mentecatto, del quale ora tesse sperticate lodi, da dare perfino l’impressione che tra non molto il marito, prima così bistrattato, sarà innalzato ad immagine di compagno ideale per ogni unione duratura e felice.

Tutti gli insulti contro Petruccio (M5Stelle) che avete incontrato in questo libro, lanciati da Caterina (PD), saranno, dopo questo matrimonio, da lei dimenticati e ogni volta che il maschio Petruccio-M5Stelle sotto le lenzuola del letto nuziale si accosterà alla procace Caterina-PD sarà appassionatamente da lei accolto non più quale bieco populista bensì come autentico democratico, eccellente amatore e salvatore della Patria.

Salvatore della Patria perché? Perché il M5Stelle ha contribuito a sconfiggere il fascista, il razzista e il dittatore don Rodrigo (Matteo Salvini).

Ma ora guardiamo in faccia i nostri personaggi.

Zingaretti, segretario del PD, avrebbe voluto andare alle elezioni: uno dei motivi era quello di liberarsi dello scomodo Renzi, attualmente il comandante supremo delle forze parlamentari del partito. Continuerà, invece, ad essere il segretario dimezzato, restando nella storia del PD per questa inusuale caratteristica.

Non ha avuto la forza di resistere al vero padrone di casa; ha cercato di imporre un governo di ‘discontinuità’ e si è trovato a dover subire un governo presieduto dallo stesso presidente del Consiglio uscente, Giuseppe Conte (che tutti davano ormai fuori gioco per il niet del PD).

In cambio ha ricevuto alcuni Ministeri importanti e potrà mettere le mani sui decreti che riguardano i migranti e la sicurezza voluti da Salvini.

Le politiche di quest’ultimo in tema di immigrazione e di sicurezza, da me condivise, saranno oggetto di provvedimenti che le muteranno radicalmente e tanto sui migranti che sulla sicurezza ritorneremo all’inquietante passato. Rivedremo in tutto e per tutto il deja vu.

Infatti, non ci saranno sorprese rispetto ai governi che il Pd ha retto nel passato e Petruccio e Caterina, pur odiandosi, cercheranno di arrivare insieme fino almeno al 2022 quando ci sarà da eleggere il nuovo Capo di Stato, da molti anni monopolio della sinistra.

Sappiamo, però, che nella politica eccitata di questi anni, tutto può succedere, anche l’imponderabile, e confesso di farci assegnamento, considerando che l’attuale crisi è stata indirizzata contro il popolo sovrano, il quale, essendosi notoriamente modificate le rappresentanze reali nel Paese, certificate da numerose elezioni regionali e dalle elezioni europee, tutte svoltesi successivamente alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, avrebbe dovuto essere interpellato, ricorrendo alle elezioni anticipate, secondo una prassi costituzionale prevista dal padre costituente Costantino Mortati.

Tuttavia la soluzione data, pur non essendo quella più corretta, rientrando nell’ambito delle pratiche costituzionali, va rispettata ed io mi accingo farlo.

Ora veniamo a don Rodrigo, ossia a Matteo Salvini, il leader del partito che ha fatto parte, insieme con il M5Stelle, della maggioranza del governo uscente.

Sono stati Salvini e il suo partito ad innestare la crisi? No, e nel libro l’ho spiegato più volte, trovando anche un parere uguale al mio in un esperto di politica come Bruno Vespa. La crisi va fatta risalire al 6 agosto quando fu bocciata la mozione NO TAV presentata dal M5Stelle contro il Presidente del Consiglio. Francesco Verderami, con un articolo del 4 settembre 2019 sul Corriere della Sera, ci svelerà che la crisi era stata preparata addirittura da tempo in sede UE (si vada a leggere più sopra, alla data del 5 settembre 2019).

Su quanto accaduto il 6 agosto, con opportuna manipolazione della verità, si è voluto soprassedere, poiché Conte, secondo le regole costituzionali, avrebbe dovuto salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni e, invece, non lo ha fatto.

Perché non lo ha fatto? Il mio convincimento, come poi ha confermato Verderami, è perché il piano antisalvini era già in corso e la Lega non aveva altra strada da percorrere che togliere la fiducia al governo, poiché, con i ripetuti no del M5Stelle, non avrebbe potuto più realizzare i suoi programmi.

E se avesse tolto la fiducia subito dopo la vittoria alle elezioni europee del maggio 2019? Non sarebbe cambiato nulla, giacché comunque l’alleanza tra PD e M5Stelle si sarebbe concretizzata, secondo il piano UE, in qualunque momento la Lega avesse ritirato il suo appoggio al governo di cui faceva parte.

L’UE puntava ad eliminare a tutti i costi la scomoda Lega e lo scomodissimo Salvini dal governo, allo stesso modo che nel 2011 si era liberata, attraverso l’innalzamento vertiginoso dello spread, di Berlusconi. Il M5Stelle dava il primo segno di questa manovra in atto votando, al contrario della Lega, a luglio, a favore del nuovo commissario europeo, Ursula von der Leyen‎, la cui elezione è avvenuta proprio grazie ai suoi voti determinanti. I prodromi della crisi erano, perciò, già nell’aria.

Chi ha vinto?

Intanto hanno vinto coloro che aspirano al potere ad ogni costo, arrivando a rinnegare i propri principi, come, in questo caso, è accaduto al PD, che si è alleato coi sempre vituperati populisti e incompetenti del M5Stelle, il quale, a sua volta, nato come movimento antisistema, si è accoppiato con l’ultimo e unico partito della Prima Repubblica sopravvissuto alla discutibile (perché finalizzata a risparmiare solo l’attuale PD) operazione Mani Pulite.

Ma, subito dopo la UE, se si deve fare il nome del vincitore assoluto in territorio italiano, questi è Matteo Renzi. Con la sua prontezza e abilità ha fatto un goal, come ho scritto in un post, alla Ronaldo, lasciando tutti esterrefatti. Se c’è uno che ha sconfitto di brutto Salvini, è lui. L’uomo che dimezza Zingaretti, e che Zingaretti, schierandosi, se ne avesse avuto il coraggio, per il voto, avrebbe potuto ridimensionare, ha portato di nuovo il PD al governo del Paese, e sarà lui a tenere in mano gli assi che contano. Pensate, il suo programma è di arrivare fino al 2023, elezioni del nuovo Capo dello Stato comprese, in cui avrà l’ultima parola!

Chi ha perso?

Il primo a perdere è stato il corpo elettorale che avrebbe dovuto essere interpellato in una situazione litigiosa e confusa come questa. Ma lo si è trattato da incompetente e imbecille, come si faceva al tempo della regina francese Maria Antonietta.

Subito dopo, si pensa ovviamente a Salvini, poiché il M5Stelle ha rifiutato, nonostante le insistenti richieste della Lega, di allearsi di nuovo con lui.

Ma la sconfitta di Salvini non va misurata oggi, bensì più avanti, quando si avrà la prova se questo governo saprà fare buona politica e, dunque, andare avanti fino al termine della legislatura. Eventuali conflitti, del tipo di quelli accaduti tra M5Stelle e Lega, potrebbero dare a quest’ultima l’opportunità di una clamorosa rivincita.

L’affermazione della democrazia

Importante, poi, almeno per me, che vi ho combattuto una specifica battaglia, è la sconfitta subita dai molti guastatori politici, quelli che ho chiamato (il conio non è mio) i fasciocomunisti, coloro, ossia, che per uso di parte, e dunque strumentale, hanno continuamente e irresponsabilmente allarmato gli italiani, sostenendo che in Italia si stava insediando il fascismo ed il razzismo.

Contro costoro mi sono battuto con tutte le mie forze, spendendo molto del tempo che dedicavo ai miei studi, poiché sentivo il dovere di farlo in difesa di un popolo che in questo modo irresponsabile si cercava di offendere e di umiliare.

La conclusione della crisi, e il passaggio della Lega all’opposizione, dovrebbe sconsigliare questi sprovveduti dall’usare armi pericolose come queste.

Nessun colpo di Stato è avvenuto; nessuna occupazione del Parlamento, nessun sparo nelle piazze. La nostra democrazia, non solo si è dimostrata presente e vigile, ma anche radicata e forte.

Questa è la vittoria più importante che ho ottenuto in questi tumultuosi confronti, e ho pagato per questo, come ho scritto nell’introduzione, un caro prezzo di amicizie perdute. Ma ne è valsa la pena.

Vedrete, infatti, che il filo conduttore dei miei interventi non è stato per niente la difesa di Salvini (le cui politiche sui migranti e sulla sicurezza – lo ripeto ancora una volta – ho fortemente condiviso, poiché volute dalla maggioranza dei cittadini, a cui si è negato con questa soluzione della crisi, di esprimersi a riguardo), bensì la difesa del nostro Paese dalle insistenti e invadenti accuse di essere diventato fascista e razzista che gli venivano lanciate a fini esclusivamente strumentali.

Una così scarsa fiducia nel nostro popolo, e il crederlo tutto proteso verso una nuova dittatura, che ci ha soggiogato e mortificato per almeno vent’anni, e riscontrare un tale pernicioso atteggiamento in persone financo di elevata cultura, mi ha deluso e indispettito. Dovevo prendere le difese del nostro popolo, e l’ho fatto.

Ho dovuto prendere con forza e, qualcuno ha detto, con aggressività (e lo ammetto) le difese anche del nostro Stato laico e, dunque, della necessaria separazione dei poteri tra di esso e la Chiesa. Ciò poiché, soprattutto nello stesso mondo cattolico a cui appartengo, si andavano levando voci secondo le quali le leggi dello Stato si possono violare allorché contrastino con altri principi di umanità e religiosi. In quest’ultimo caso veniva ripetutamente portato in ballo il Vangelo, dimenticando che proprio il Vangelo ci ha dato la prima indicazione della separazione dei due poteri, allorché Gesù pronunciò le famose parole: Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Ho sostenuto che lo Stato laico, a differenza della Chiesa cattolica, ha il dovere di legiferare nel rispetto di tutte le componenti della società. Se lo Stato è libero e democratico, la moralità è intrinseca alla stessa legge.

In questo libro, troverete nei miei post e nei miei commenti la difesa di un tale fondamentale principio senza il quale la democrazia non potrebbe definirsi tale. Chi aspira a violare le leggi di uno Stato libero e democratico, per motivi tutti personali o religiosi, è un sovversivo.

Veniamo al governo

Il nuovo governo, dunque, ottenuta la fiducia, ha avviato il suo cammino. Da cattolico liberale, rispettoso dello Stato laico e del Parlamento, non mi resta che augurargli buon lavoro.

Con ciò, anche il mio impegno a dare una rappresentazione di ciò che è accaduto in questi mesi dall’inizio del governo giallo-verde (M5Stelle – Lega) fino alla sua sostituzione con il governo giallo-rosso (M5Stelle – PD) è terminato, pronto tuttavia a tornare se ancora comparissero sulla scena gli untori, usi ad offendere l’Italia e gli italiani tacciandoli di fascisti e razzisti.

Grazie a tutti.

L’autore

 

Il libro si acquista qui.


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Bart