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13 Settembre 2009

Due storie dolorose di donne

 Io cammino nel buio
di Licia Praisi 

Una storia vera sulla depressioneLicia ha 54 anni, vive sola in una casa dell’Ente Case di Ferrara dove ancora è ammalata e lotta ogni giorno per sopravvivere. Dopo aver cominciato a scrivere la sua storia come terapia, sotto consiglio della sua dottoressa, si è ritrovata a pensare che la sua testimonianza sarebbe stata una fonte di riflessione e un forte spunto di conoscenza. Perché i depressi non sono dei matti, come molti dicono, sono persone che vogliono essere semplicemente aiutate. Lei, che di queste persone ne ha conosciute tante, troppe, sa che molte, troppe, non vengono aiutate. In questo libro Licia racconta la sua infanzia infelice in collegio, senza una vera famiglia e senza un padre, la sua giovinezza trascorsa alla perenne ricerca di un qualcosa che le desse una esistenza serena, mentre si impelagava in diversi guai, poi il matrimonio, che sembrava perfetto, e l’attesa spasmodica di un figlio che non arrivava e che a un certo punto smise di ricercare, infine, per cause infinite, il sopraggiungere della depressione in forma grave, di cui ancora oggi si sa ben poco, e sulla quale c’è scarsa informazione. Nel frattempo Licia ha tentato due volte il suicidio, ha debellato un tumore al seno, ha lasciato suo marito e con una forza straordinaria sta cercando di riappropriarsi della sua vita. Con la voglia di scaricare dalle spalle tutto il peso che si porta da anni, dopo tante sofferenze e delusioni, dopo interminabili momenti angosciosi e distruttivi, tante sofferenze arrecate ai suoi cari, e a se stessa, dopo venticinque sedute di radioterapia e con la sua pastiglia al giorno che deve prendere per cinque anni, i controlli che vanno seguiti con regolarità, è qua e questa è la sua vita.

Titolo: Io cammino nel buio. Collana: Bianca
Genere: Autobiografia. ISBN: 978-88-95288-08-6
Pagg: 136. Prezzo: euro 11.50

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Il mestiere dell’umanità
di Chiara Bottone

 

Una testimonianza autentica, straziante,
l’assurda odissea clinica vissuta sulla propria pelle
in un atto d’accusa alla malasanità italiana
dettato pochi giorni prima di morire.
La storia di una donna che a trentasei anni entra in ospedale
per una banale varicella e ne esce profondamente deturpata.

 

«Un giorno un chirurgo mi disse: “Sono un chirurgo, io taglio, non curo le malattie”.»
« C’è un limite alle sofferenze che un essere vivente può sostenere? Fino a quando un cuore può sopportare gli spasmi di dolore che fanno sussultare e trattenere il fiato, facendo contrarre lo stomaco e alterando il battito, prima di scoppiare come un palloncino strizzato? Fino a che punto il cervello può sopportare la continua sofferenza prima di staccare la spina e decidere che non ce la fa più? Ci sono voluti ben nove anni, undici interventi chirurgici, sette primari (tutti grandi professori) e un numero imprecisato di medici e, alla fine di questa guerra, che io non mi sono mai sognata di dichiarare, sono rimasti sul campo una MIA gamba, il MIO occhio sinistro, parte del MIO occhio destro, la MIA mano sinistra, le dita del MIO piede destro, il MIO sistema cardiaco e in pratica la mia vita. Ho più cicatrici della moglie di un lanciatore di coltelli alcolizzato!»

Titolo: Il mestiere dell’umanità. Collana: Bianca
Genere: Autobiografia. ISBN: 978-88-95288-09-3
Pagg: 136. Prezzo: euro 13.00

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart