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LIBRI IN USCITA: Fabio Strafforello: “Immaginare è la nostra libertà”

28 Aprile 2010

È nell’attesa che giungessero le nubi in cielo, che ho visto tramontare il nostro sole… non abbandoniamoci solo a tristi ed inutili pensieri. Mi rallegro e vorrei rallegrare anche voi, quando vedo gente felice, porgere unsorriso o lasciare un messaggio a colpire il nostro cuore. Tuttavia, vorrei non dimenticare chi annaspa faticosamente, travolto o coinvolto nei momenti difficili della propria esistenza, cercando di rendere visibile a tutti, il comune denominatore che ci unisce… la nostra precarietà!

Cerco luci
illuminare il mio cammino,
come una voce

nel buio a dirmi
dove andare…
non temete di ascoltare.

È nei sentimenti comuni anche ad altri uomini, che condividi tutto, ma non spartisci nulla… i sentimenti ci appartengono, come una solitudine da non saper con chi scambiare.

Disegno di copertina di Pierangela Fierro. L’autrice sta ultimando, insieme al marito Natale Giovanni Trincheri, un libro sugli uccelli della provincia di Imperia, con notizie, abitudini, caratteri, curiosità e illustrazioni ad acquarello curate dalla stessa.

Indirizzo e-mail: mirtoeolivo@alice.it


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1 commento

  1. Comment di Fabio Strafforello — 4 Luglio 2010 @ 11:04

    Pubblico quì di seguito la recensione fattami dal Prof. Gian Gabriele Benedetti, e inviatami privatamente dallo stesso in relazione al brano sopra in oggetto, ringrazio  poi, oltre al Professore, anche Bartolomeo per avermi concesso tale opportunità.
    Fabio Strafforello. 

    PREFAZIONE A “IMMAGINARE È LA NOSTRA LIBERTÀ

    DI FABIO STRAFFORELLO

               

                Già il titolo ci offre il significato specifico di questa ulteriore pubblicazione di Fabio Strafforello. La sua è un’immaginazione nelle cui pupille possiamo scrutare il valore dell’io, del noi e degli altri, nonché ricavarne le tematiche più forti ed incisive della vita. Vi è nella presente opera, forse meno pressante e più addolcita che in altre circostanze, la tensione di un uomo che si cerca e si ritrova, di un uomo che indaga e tenta di scoprire, di un uomo onesto teso al raggiungimento di un equilibrio con se stesso ed il mondo, per potersi identificare appieno e non appiattirsi ed annullarsi, bensì elevarsi e proiettarsi verso quell’orizzonte aperto alla verità e capace di valorizzare le nostre azioni. Fabio compie questo cammino attraverso un itinerario che spazia dalla poesia, all’aforisma, fino all’espressione filosofica, concentrata in una prosa di elevato spessore.

                Le tematiche, oggetto della trattazione, sono diverse e di ampio respiro. Innanzi tutto assume capitale importanza l’introspezione. Il guardare all’interno dell’animo, il trovare in noi quegli aspetti che definiscono bene la nostra interiorità. È il “nosce te ipsum” (non nuovo nell’opera dell’autore), ripreso da diversi pensatori, che deve consentire di far emergere certe verità e consapevolezze dentro di noi, per convertire in modo più fertile e più aperto il nostro rivolgerci agli altri ed al mondo. Nascono i dubbi, è vero, in tale indagine, ma anche il dubbio si fa necessario per rielaborazioni interiori più proficue e per una nostra maggiore crescita. Ed ecco allora che ci si può rendere affrancati da certe zavorre predisposte ad impedirci un ruolo squisitamente qualitativo. Viene a nascere e ad irrobustirsi, in questo modo, la vera costruttiva libertà, frutto di un’elaborazione che coinvolge tutta la nostra sfera spirituale, compresa quell’immaginazione che ci porta anche a volare in alto.

                In secondo luogo si rende opportuno osservare il mondo, non da una specola posta in alto, ma nel contatto quasi fisico. Vedere, dunque, “toccare” la realtà, analizzarla, storicizzarla e da qui scoprire negatività e positività, onde potersi inserire nella realtà stessa con la propria coscienza e avvedutezza. Si ha, allora, una comparazione tra uomo ed uomo, tra uomo e natura con lo scopo di cogliere ed organizzare al meglio comportamenti e di intravedere quanto più possibile il segreto dell’esistenza. Nascono così la forza e l’importanza dell’amore, della fraternità, della comprensione e l’opportunità di un progresso sostenibile. Tutto attraverso un’autocoscienza, aiutata dall’esterno, appunto. E la natura non si fa secondaria, in tale “operazione”, in quanto essa è al servizio dell’uomo, solo se questi manifesta rispetto. La natura sa rigenerarsi ed invita l’essere umano a fare altrettanto positivamente, pena l’annientamento.

                In terzo luogo la memoria, fondamentale appoggio su cui costruire il presente e da cui proiettarsi nel futuro. Non possono essere accantonati e tanto meno soffocati quanto si è vissuto e quanto è stato. Si fa specchio di noi stessi, tesi alla ricerca di una condotta sempre consona ai principi fondamentali del vivere civile, morale, sociale, umano. Tant’è che Fabio, ben consapevole di quanto sopra, arriva a scrivere: “Che cosa lascerò ai miei figli?”.

                A questo punto viene approfondito il tema dell’amore, che si coniuga, in una serie di interessanti interventi, col momento del dolore e con il concetto di Dio. Proprio e soprattutto attraverso tali non semplici argomentazioni si manifesta e si sdipana una chiara consapevolezza dell’autore. Basandoci su quello che siamo e su ciò che abbiamo indagato e scoperto di noi, ci possiamo proiettare fattivamente verso l’altro in un abbraccio di carità che sa di ecumenismo: “Dai la vita come un momento d’amore, l’amore è un momento che dura una vita”. Forse si tratta di un sogno o di un’utopia? Ma in Fabio è decisa la convinzione che è l’amore ad aver bisogno di spargersi nel mondo, per ritornare pieno e gratificante verso ciascuno. Purtroppo il sogno-realtà incontra anche il dolore, ma pure la sofferenza si può tramutare in purificazione e corroborazione. Dobbiamo scoprirne il senso, per offrire un più preciso significato dell’essere e del suo comportamento. E Dio diviene “fondamento della totalità” dell’ampio concetto vitale. Dio si fa interrogazione e certezza, supporto e aspirazione, ma soprattutto traguardo ultimo.

     

                In questo volume, oltre agli arguti, essenziali, profondi aforismi, oltre a diverse pagine sostanziose di prosa, spicca la poesia, che si manifesta viatico gentile e sostenuto per il bisogno di riscoprire la coscienza, quella coscienza-conoscenza capace di rendere grande l’uomo e condurlo a divenire ricco di quel cibo spirituale indispensabile per la convivenza con se stesso e con gli altri. I versi, immancabilmente lineari, si rifanno in prevalenza ad una memoria classica, pur con spunti che si inseriscono in un contesto di modernità. La loro qualità e l’insieme delle immagini e dei pensieri proposti, in un registro di elegante liricità, ci portano, oltre ad una bellezza figurale, verso quell’impulso liberatorio, che contraddistingue ampiamente l’ansia fervida e vitale del poeta-scrittore. La densità del pensiero, tuttavia, “cammina su piedi leggeri”, riprendendo quanto affermava un grande filosofo. Diviene voce universale per dirsi e per dire.

                                                                            Gian Gabriele Benedetti

     

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Bart