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LIBRI IN USCITA: Meridiano Zero 10/2010

16 Luglio 2010

LE NOVITA’
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Un mattino da cani
di Christopher Brookmyre – Euro 10

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Certe mattine sarebbe meglio non alzarsi! E’ questo il primo pensiero di Jack Parlabane quando, svegliatosi con la testa che pulsa come un disco techno suonato alla rovescia nei postumi di un’epica sbronza, si ritrova chiuso fuori casa con il condominio invaso dai poliziotti. Il suo vicino, il dottor Ponsonby, giace mutilato nell’impiastricciata scena di un caotico dedlitto. Parlabane, giornalista investigativo d’assalto, decide di far luce sul caso, facendo appello alla sua capacita’ di ficcare il naso nei posti giusti. Una narrazione incalzante e percorsa dal sogghigno compiaciuto dell’autore, della serie “una grande risata vi seppellira’”.

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La gabbia delle scimmie
di Victor Gischler – Euro 10,00
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Un cadavere senza testa nel bagagliaio della sua Chrysler, un killer psicopatico e manico degli esplosivi come collega, un lavoretto facile che deflagra in un’escalation di violenza. Per Charlie Swift, gangster di Orlando, questa e’ ordinaria amministrazione. Le cose si complicano quando il suo capo Stan si ritrova con le spalle al muro: la banda di Stan viene massacrata da una gang di Miami e Charlie si ritrova unico superstite, con degli scottanti registri contabili tra le mani, diventando cosi’ l’obiettivo di una sfrenata caccia all’uomo scatenata dall’FBI e dalla gang rivale.

IL CONSIGLIO DI SILVIA TUSINO:
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“Corri, uomo, corri!” e’ un libro mozzafiato, che coinvolge a pieno il lettore nella spirale di violenza e di solitudine di cui e’ vittima il protagonista, un giovane inserviente di una tavola calda che ha avuto la sfortuna di assistere a un duplice, brutale omicidio. Oltre a essere inseguito dal folle poliziotto-killer che vuole ucciderlo, Jimmy si trova completamente solo ad affrontare il suo destino, visto che fatica a trovare qualcuno che gli creda. Il tutto con sullo sfondo la Harlem degli anni Cinquanta che assiste impassibile e ipocrita allo spietato inseguimento. Himes descrive con abilita’ quasi cinematografica il rapporto sempre piu’ incalzante che si crea tra l’innocente in fuga e il poliziotto crudele e razzista che lo sta braccando, fino ad arrivare a un apparente lieto fine che in realta’ svela il profondo cinismo dell’autore. Come ha detto JAMES SALLIS, “nessun altro romanziere ha saputo cogliere come Chester Himes il sordo pulsare del sangue, il respiro ansimante e disperato della citta’ americana e dei suoi abitanti”.

Prima di lasciarvi all’attacco del romanzo, per chi fosse incuriosito dal personaggio, due parole sull’incredibile biografia di C. Himes.
Nato nel 1909, fin da adolescente Himes ebbe problemi con la giustizia, finche’, dopo due condanne per furto ed emissione di assegni a vuoto, sospese entrambe, nel 1929 venne condannato ai lavori forzati nel penitenziario statale dell’Ohio per rapina a mano armata. Ne sconto’ sette e cinque mesi prima di ottenere la liberta’ condizionata. Fu proprio in prigione che Himes inizio’ a scrivere e i suoi primi racconti furono pubblicati quasi subito sui giornali della comunita’ nera, ed erano firmati non con il suo vero nome ma con il numero di matricola da galeotto. Gli anni successivi al rilascio furono molto duri e nel 1952 Himes parti’ per l’Europa.
I suoi romanzi polizieschi nacquero quasi per caso, durante un lungo soggiorno a Parigi, grazie all’incontro con Marcel Duhamel, curatore della Se’rie Noire, che gli chiese di scrivere un poliziesco per la collana da lui diretta e, alle perplessita’ dello scrittore, rispose: “Trovati un’idea. Poi attacca con l’azione: qualcuno che fa qualcosa, che so, un uomo allunga una mano e apre una porta, la luce gli batte negli occhi, l’uomo si volta, guarda su e giu’ nel corridoio… Azione, sempre azione, in dettaglio. Immagini. Come al cinema. Scene sempre visibili. Niente flussi di coscienza. Non ce ne frega niente di chi pensa cosa, vogliamo soltanto le loro azioni. Sempre azione. Sbattitene, se la cosa non ha senso. Questo si vedra’ alla fine”.
Chester Himes morira’ in Spagna nel 1984.

L’INCIPIT DI “CORRI, UOMO, CORRI!”:
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“Ormai era il ventotto dicembre, e ancora non era riuscito a smettere di bere. Anzi, era piu’ sbronzo di prima.
Un vento gelido e tagliente come un rasoio fischiava giu’ per la Quinta Avenue, gli gonfiava il soprabito e gli sferzava le costole. Ma di abbottonarsi la giacca non gli passava neanche per la testa. Era troppo ubriaco per farci caso. Barcollo’ in direzione nord, verso la Trentasettesima Strada, dritto nelle fauci del vento, imprecando come un ossesso. Tra una folata e l’altra, il volto affilato e arcigno gli si era fatto paonazzo, mentre gli occhi azzurro chiaro avevano un che di spiritato. Era un’immagine davvero terrificante, con la sequela di imprecazioni lanciate contro la notte.
Quando raggiunse la Trentasettesima si accorse che dall’ultima volta che era passato di li’ c’era qualcosa di diverso. Ma quando fosse stata, quell’ultima volta, proprio non riusciva a ricordarselo. Getto’ un’occhiata all’orologio per tentare di capirci un po’ di piu’. Erano le quattro e trentotto del mattino. Per forza la strada era deserta, penso’. Chiunque avesse avuto un briciolo di buon senso se ne sarebbe restato a letto, a un’ora del genere, a scaldarsi con una bella donna.
Capi’ di cosa si trattava: avevano spento le luci da Schmidt & Schindler, la tavola calda in cui prima aveva visto gli uomini delle pulizie al lavoro, qualunque ora fosse. Si ricordava benissimo delle luci lasciate accese, proprio per gli inservienti. E adesso erano spente.
S’insospetti’ all’istante. Spinse le porte a vetri piazzate in diagonale, proprio sul cantone, ma le trovo’ chiuse. Schiaccio’ il viso contro la vetrata sulla strada. Le luci dell’albero di Natale della Lord & Taylor si riflettevano sulle superfici d’acciaio inox delle cucine e sui banconi in materiale plastico. Il suo sguardo frugo’ tra le grosse e scintillanti cuccume di caffe’, i contenitori di minestra calda, i tostapane, i recipienti per il latte e per i succhi di frutta, e gli scomparti refrigerati, per cadere poi sul pavimento in linoleum su entrambi i lati del bancone. Nessun segno di vita.
Pesto’ sulla porta e ne scrollo’ la maniglia. — Aprite questa cazzo di porta! — grido’.
Nessuno si fece vivo.
Sbircio’ dietro l’angolo, verso l’entrata di servizio sulla Trentasettesima.
Vide il negro nello stesso istante in cui il negro vide lui: indossava uno spolverino marrone di tela sopra una divisa di cotone blu, guanti bianchi da lavoro e un feltro scuro. Aveva qualcosa in mano.
Capi’ all’istante che era un uomo delle pulizie. Ma la vista di un negro lo convinse che la sua macchina era stata rubata, e non smarrita. Non avrebbe saputo dire il perche’, ma ne era certo.
Ficco’ una mano all’interno del soprabito e barcollo’ in avanti.
Arrivano i guai, penso’ d’istinto il negro alla vista di quel bianco ubriaco che gli veniva incontro traballante. Ogni volta che esco a scaricare la spazzatura c’e’ sempre un ubriacone bianco del cazzo in cerca di guai.
Per di piu’ era solo. Jimmy, che lo stava aiutando con l’immondizia, era sceso nel seminterrato a piazzare i bidoni sul montacarichi. E il terzo inserviente, Fat Sam, doveva essere andato nella cella frigorifera a prendere qualche pollo da mettere sulla griglia per colazione. Da li’, anche con lo sfiatatoio spento, non sarebbe stato in grado di sentirlo, se avesse gridato. Lo stesso valeva per Jimmy, giu’ di sotto dov’era. E quel bianco del cazzo aveva gia’ cominciato ad agitare la pistola, neanche fosse stato uno sceriffo dell’Alabama. Prima di riuscire a chiamare aiuto, sarebbe stato gia’ stecchito.
Afferro’ il pesante cavo collegato alla scatola dell’interruttore e se lo passo’ attorno al polso, a mo’ di arma rudimentale. Se quel figlio di puttana mi punta la pistola addosso, penso’, gli sbatto questo sulla testa fino a ridurgliela in pappa.
Ma gli basto’ un’altra occhiata per cambiare idea. Da quando sono qui, e’ la terza volta che un bianco di merda mi punta una pistola contro, si ritrovo’ a pensare. Se riesco a sfangarmela e non mi succede niente, devo mollarlo, questo lavoro, e trovarmi un posto in un negozio dove ci lavora anche altra gente, com’e’ vero che il mio nome e’ Luke Williams. Perche’ questo sembrava pericoloso. Non come altri ubriaconi bianchi, che erano dei semplici rompicoglioni cacasotto. Questo sembrava davvero stronzo. Sembrava capace di sparare a un nero, cosi’, tanto per passare il tempo.”

LE RECENSIONI

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Un mattino da cani di Christopher Brookmyre- Euro 10
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Giancarlo De Cataldo:
Uccidere con ironia, o morire con allegria. A voi la scelta. Scherzi a parte, da qualche tempo tornano ad affacciarsi sui banconi delle librerie racconti e romanzi gialli e neri in cui gli eventi piu’ tragici, tipici di questi generi letterari, vengono narrati con un’insolita, robusta dose di umorismo. Un po’ nella tradizione, mai tramontata, della vecchia scuola ’arsenico e vecchi merletti’: ma con una forte vena di modernita’ che scrosta la ruggine della polvere antica e ci permette di entrare leggiadramente in sintonia con le peggiori nefandezze che la mente umana e’ in grado di concepire.
Un riuscito esempio di questo modo di narrare il Male, tipicamente, ma non esclusivamente, inglese, e’ “Un mattino da cani” di Christopher Brookmyre. Il quale, in realta’, da bravo scozzese, gli inglesi li detesta. Soprattutto, detesta cio’ che la Thatcher e il suo liberismo ultra-conservatore hanno fatto al Regno Unito: anche ora che da anni governano i laburisti, le citta’ e la vita quotidiana della gente sopportano i guasti di una privatizzazione selvaggia, che ha scavato nel profondo tanto delle strutture economiche quanto delle coscienze. Un mattino da cani, poi, e’ una storia di malasanita’, con tanto di killer brutali, vecchietti eliminati per liberare posti-letto, manager affetti da enuresi e impotenza che dilapidano le risorse delle ASL per abbellirsi l’ufficio e massacrano per puro sadismo i dipendenti. Il tutto all’insegna del piu’ recente imperativo immorale: far quadrare i bilanci, e della salute pubblica chi se ne frega.
Il contemporaneo, insomma: nel quale si aggira un giornalista coraggioso che non esita a mettere a rischio la propria pelle per smascherare i turpi progetti del vilain. Date le premesse, ci si attenderebbero fosche, anzi, foschissime tinte. E invece il libro e’ leggero, addirittura leggiadro. Della serie: una grande risata vi seppellira’.

il mattino di Padova, la nuova di Venezia, la tribuna di Treviso
Se il governo di Margareth Thatcher ha avuto un pregio e’ stato sicuramente quello di alimentare una letteratura nuova, ribelle, controcorrente. D’accordo, non l’ha fatto apposta, pero’ il risultato e’ sotto gli occhi di tutti. E lo conferma, nel giallo, Christopher Brookmyre, scozzese rampante per la prima volta tradotto in italiano con “Un mattino da cani”.
L’inizio e’ brutalmente pulp, con dita tagliate, sangue a fiotti, una violenza spinta al grottesco. Ma poi viene fuori la vocazione sociale e politica del giallo, comune a tutta la tradizione europea, con un attacco diretto al neoliberalismo e la Tatcher presa a modello di tutti i mali, ma senza prenderla troppo sul serio. In gioco e’ la ristrutturazione di un ospedale secondo i modelli liberisti, e quindi con contorno di speculazione, truffe, cinismo. Ci scappano i morti, ovviamente, ma l’importante e’ salvaguardare il mito capitalista dell’efficienza, dei manager tagliatori di teste, della compressione della spesa pubblica per ampliare i guadagni privati. Il tutto con un costante sogghigno e un giornalista, un medico e una poliziotta lesbica a fare la parte dei buoni.
Nicolo’ Menniti-Ippolito

(recensioni Un mattino da cani)

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Anche i poeti uccidono – Victor Gischler – Euro 15
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www milanonera com, 6.4.10
Essere lavoratori precari, e poeti afflitti dal blocco dello scrittore e’ un conto. Ritrovarsi una studentessa morta nel letto, ed essere convocati d’urgenza dal proprio superiore e’ un altro. Ed e’ proprio questo che capita al gia’ poco allegro Jay Morgan, ex poeta e professore di poesia a contratto alla Eastern Oklahoma University di Fumbee: reduce da quello che – a giudicare dai postumi della sbornia – deve essere stato un bel festino, si ritrova nel letto il cadavere della sua allieva Annie Walsh, e proprio nel giorno del l’appuntamento con il severo rettore Whittaker.
E, a rincorrerlo per tutto il campus, si mette la petulante Ginny Conrad, cronista per il giornale universitario. Per fortuna l’eccentrico Fred Jones, vecchio gangster e aspirante poeta, e’ disposto a dargli una mano per occultare il cadavere.
Prendete uno dei futuri re del pulp, mettetegli in mano un intreccio veloce, potentemente metanarrativo, pieno di incidenti e complicazioni, aggiungete una massiccia dose di comicita’, mescolate il tutto, e otterrete “Anche i poeti uccidono”: un romanzo folle, chiassoso, ipercinetico, sboccato, fumettistico a meta’ strada tra Lansdale e Tex Avery, e anello mancante tra Californication e Il dono di Nabokov, anche se l’autore cita Chandler, e dimostra di aver assimilato la “lezione” cinematografica dei primissimi fratelli Coen. Un romanzo destinato a diventare un classico del genere, dunque? Probabilmente si’, ma “Anche i poeti uccidono” non si risolve in un puro divertimento pulp (e d’altronde non ci sarebbe alcun male).
A ben guardare, dietro la superficie leggera e volutamente scorretta (tratto principale che differenzia la poetica dell’autore da quella dell’ovvio ispiratore Lansdale), si nasconde un intreccio dai chiari risvolti formativi: accanto alla commedia degli errori, alla cronaca del tramonto di uno scrittore e della redenzione poetica di un vecchio gangster, “Anche i poeti uccidono”, racconta il cammino verso l’emancipazione del giovane Harold Jenks. Un cammino che si conclude con un amaro (ben piu’ di quanto non sembri a prima vista): “Per Jenks restava solo il mondo, senza limiti e confini”; ambigua perifrasi per una liberta’ che – secondo le parole dell’inno folk “Me and Bobby McGee” – si manifesta nell’aver perso la grande occasione e nel “non aver piu’ niente da perdere””.
Fabrizio Fulio-Bragoni

(recensioni Anche i poeti uccidono)

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Angeli perduti del Mississippi di Fabrizio Poggi – Euro 15,00
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Rockerilla, giugno 2010
Emerso nel sud degli USA a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, il blues ha radici molto piu’ profonde che partono dalle origini stesse della cultura afroamericana, nata successivamente alla deportazione degli schiavi africani in America e iniziata piu’ di due secoli prima. Sia il blues che il jazz, nati parallelamente (e per un lungo periodo, sinonimi tra loro) appartengono al mondo della cultura popolare e, pertanto, non e’ possibile tracciarne un percorso storico senza fare riferimento ai miti e alle leggende popolari che ne pervadono la storia. Racconti di vite sregolate, di personaggi mitologici, ma anche di musicisti in carne ed ossa, portavoce della sofferenza dei neri-americani, ma non solo. Nel mondo delle scale pentatoniche e delle note “blue”, trovano spazio anche Bob Dylan e il british rock. Lontano da pretese storiografiche e tanto meno antropologiche, il noto armonicista blues Fabrizio Poggi, dalla posizione “dell’insider” piu’ che dello studioso scientificamente distaccato dalla materia di indagine, sceglie la forma del dizionario per ordinare il suo personale punto di vista sulla cosiddetta “musica del diavolo”. Un libro scorrevole e utile, frutto di esperienze dirette, ma anche di numerose letture.
Daniele Follero

La Gazzetta di Parma, 6.6.10
Poggi e’ forse il grande armonicista italiano, dotato di un suono e di una carica espressiva straordinari; che solo una grande passione possono dare. Tra Robert Johnson e Mississippi John Hurt, Poggi ha raccontato con poesia ed espressivita’ un minuscolo pezzo di quella mitologia blues che tanto ama. Amore che l’artista nato 51 anni fa a Voghera non esprime solo attraverso la musica, ma anche attraverso la lettura ed il giornalismo (e’ da anni collaboratore dell’autorevole rivista Buscadero) ed ultimamente ha anche pubblicato un libro per la casa editrice Meridiano zero: “Angeli perduti del Mississippi: storie e leggende del blues”. Chiacchierare di questo libro con il suo autore e’ piacevole come farsi raccontare da vecchi saggi grandi epopee passate. “Angeli perduti del Mississippi” e’ una specie di dizionario fatto dalle espressioni, le definizioni, i modi di dire, ma soprattutto le persone piu’ ricorrenti e importanti della storia del blues: le piccole voci passano (rigorosamente in ordine alfabetico) da Blind Lemon Jefferson a Malted milk, tanto per intenderci. Ma non si provi a pensare che ci siano dietro volonta’ enciclopediche! Qui ci sono solamente “piccoli frammenti di una mitologia sterminata”, come dice lo stesso Fabrizio: “un libro che si puo’ leggere random, perche’ ho voluto raccontare solo piccole storie, per me le piu’ importanti”.
Giacomo Marzi

(recensioni Angeli perduti del Mississippi)

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Operazione Atlanta di Hugues Pagan – Euro 14,50
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Pegasus descending, 6.7.10
“Il sentimento che anima la maggior parte dei miei personaggi e’ la rabbia. Io cerco di mettere in scena degli uomini in rivolta”. Sono parole di Hugues Pagan a proposito dei suoi personaggi, dolenti anime solitarie sullo sfondo di una Parigi lontana anni luce da quel clima da grandeur francese un po’ arrogante a cui siamo soliti accostare il sentimento d’Oltralpe. O, almeno, eravamo soliti accostare prima della scoperta del polar francese, del noir declinato con la erre rutilante di scrittori di diverse spanne sopra il mainstream. Pagan, da poco in libreria con “Operazione Atlanta”, un “nuovo” lavoro – risale al 1985 ma viene tradotto in italiano per la prima volta dalla Meridiano Zero – di 25 anni fa appartiene a questa genia di scrittori. Sempre oltre i confini del genere cavalcando una terra desolata senza consolazione.
Andrea Pelfini

(recensioni Operazione Atlanta)

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La gabbia delle scimmie di Victor Gischler – Euro 10,00
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Mucchio Selvaggio
Orlando, Florida. Semplicemente mozzafiato le prime pagine: Charlie Swift e’ un sicario al soldo dell’anziano capoclan Stan. Nel corso di un ‘lavoro’ apparentemente senza rischi, elimina un complice pur di fornire un cadavere al temutissimo committente dell’omicidio. In questo modo si espone alle ire di due boss: il proprio, perche’ gli ha eliminato un uomo; il committente, perche’ gli ha consegnato il corpo di un altro. Di entrambi, comunque, perche’ li sta ingannando. E’ il prologo di una serie di rovesci, in qualche modo addolciti dalla conoscenza di una donna, l’ex-moglie di un balordo che Charlie stesso ha tolto di mezzo. I goodfellas di Gischler vivono da padroni del mondo nel loro piccolo regno, da O’Malley. Il retro del locale, dove dettano legge, e’ detto “la gabbia delle scimmie”. Stan-il-grande-capo ordina, loro eseguono. E’ facile vivere cosi’. Charlie sta in mezzo, e’ una specie di sotto-capo. Scommesse, ricettazione, prostituzione, e se qualcuno sgarra, kaputt. L’omicidio e’ all’ordine del giorno. Ma e’ in arrivo un uragano che sta per spazzare via quel mondo e Charlie colleziona un inaudito numero di omicidi per tentare di fermare la valanga di fango che gli sta cadendo addosso. I riferimenti che vengono in mente sono svariati: Jim Thompson, Joe R. Lansdale, Elmore Leonard, David Goodis. Gli elementi salienti nella scrittura di Gischler, valsi all’autore la nomination all’Edgard Award, sono la sfrontatezza diretta e senza fronzoli nel rivolgersi al lettore, la violenza naturalistica e necessaria, la capacita’ di tenere a bada l’elemento del suspense, senza rinunciare a una dose di humour cinico e nero. Se l’esordio di Gischler mantenesse per tutte le sue 250 pagine la stessa cifra delle prime trenta, sarebbe semplicemente mostruoso. Ma nonostante cio’ fatalmente non sia possibile, il romanzo e’ riuscito e merita tanto di cappello, per la tensione che non cala mai, per l’esemplare cattiveria e la geometrica precisione.
Gianluca Veltri

(recensioni La gabbia delle scimmie)

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Acqua Storta Graphic Novel di Valerio Bindi, MP5 – Euro 15,00
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Blow Up, 1.6.2010
“Acqua Storta” di Valerio Bindi e M.P. Cinque e’ l’esordio della nuova collana di Meridiano zero dedicata al graphic novel. Dal romanzo di L.R. Carrino, una storia omosessuale all’ombra della camorra. Giovanni e Salvatore trascinano il loro amore nascosto verso l’improrogabile fine. Ognuno con la sua rigidita’, con l’ineluttabile senso delle cose, incastrati in strutture che stritolano. Le tavole sono violente come le parole, fortemente contrastate. E la Napoli che ne esce e’ nera e potente come il mare incazzato che si frange sugli scogli.
Fabio Donalisio

(recensioni Acqua Storta Graphic Novel)

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Estate di Rene Fregni – Euro 7
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www eclipse-magazine it, 30.6.2010
Quando il noir incontra il sole caldo della Provenza
Puo’ una tranquilla estate nel sud della Francia trasformarsi nello scenario ideale di un noir? Si’ se ci troviamo nel mondo di Rene Fregni: un mondo fatto di uomini semplici e di donne manipolatrici, di amicizie vere e di amori sanguigni. E di paesaggi assolati che nascondono terribili verita’. Neppure la dolce Provenza sembra sfuggire a questo destino. Sembra un’estate come le altre, calda, ventosa, a volte arida. Paul osserva tutto dal suo piccolo ristorante: lavora, guarda la gente passare e la sera fa due chiacchiere con i suoi amici, pochi, ma sinceri. Ma nel mondo di Rene Fregni la vita di un uomo puo’ essere sconvolta solo da una bellissima donna: non una donna qualsiasi, ma una pericolosa femme fatale. Sylvia e’ l’incarnazione di Lauren Bacall, di Greta Garbo e di Louise Brooks: capricciosa, imprevedibile, pericolosa e soprattutto amante di un altro uomo. Per colpa sua la tranquilla estate francese si trasformera’ in un paesaggio torbido, dalle sfumature noir. Perche per Rene Fregni non esiste amore senza ossessione, ne tantomeno una storia che non si tinga di nero. E in ogni storia noir che si rispetti si arriva sempre ad un punto, un punto di rottura, in cui le azioni, anche le piu’ crudeli, assumono una vita propria: impossibile tornare indietro o cambiare le cose. Per Rene Fregni una storia d’amore non e’ fatta solo di dolcezza cosi’ come un omicidio non rappresenta solo la morte di una persona. Cosi’ anche l’estate piu’ tranquilla che si possa immaginare si trasforma in un film di Howard Hawks, dove le donne nascondono torbidi segreti e gli uomini faticano a scoprirli. Ma sotto il sole caldo della Provenza non sempre i buoni vincono e qualche volta le donne fatali riescono davvero a distruggere la vita di chi le ha amate.
Elisa Carrara

(recensioni Estate)


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart