Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download gratuito VIVERE CON L'ACUFENE.

LIBRI IN USCITA: Meridiano Zero #7

11 Maggio 2010

Care lettrici e cari lettori,
anntenzione perche’ abbiamo molte cose importanti da dirvi.
La prima e’ che contiamo di vedervi numerosi al Salone Internazionale del Libro di Torino. Da giovedi’ 13 maggio a lunedi’ 17 maggio.
Noi, come ogni anno, ci saremo. Troverete l’editore Marco Vicentini, la readazione – Valentina Petracchi e Silvia Tusino – e l’ufficio stampa Matteo Strukul allo stand DO9 padiglione 1. Proprio di fronte all’entrata.
Venite a trovarci e potrete sfogliare e acquistare tutti i libri del nostro catalogo, al completo. Quest’anno poi abbiamo preparato una novita’, le borse e le magliette disegnate dal nostro eccezionale grafico, Valerio Bindi.
Un’idea che c’e’ venuta anche perche’ finalmente abbiamo inaugurato una nuova collana. Noi adoriamo il fumetto e da un po’ sognavamo di diventare anche una casa editrice di fumetti. L’occasione buona e’ arrivata. Abbiamo pubblicato il primo di una lunga serie: il fumetto “Acqua Storta” di Valerio Bindi e M.P. Cinque, tratto dal nostro best seller “Acqua Storta” di L.R. Carrino. Ci sembrava giusto celebrare l’evento con borse e magliette ispirate al libro.

La seconda cosa importantissima e’ che avete con noi, a maggio, anche altri due appuntamenti. Segnate in agenda.
Victor Gischler, autore di “La gabbia delle scimme” e di “Anche i poeti uccidono”, sara’ in Italia accompagnato da JOE R. LANSDALE. Si’, avete capito bene. Lansdale, che adora il nostro Gischler, viene in Italia per promuoverlo. Ecco qua tutte le occasioni per incontrare questi due grandi maestri del noir americano.
* A Piacenza, al Festival del Blues. Dal 18 al 21 maggio. Troverete tutti i dettagli sul sito www.festivalbluespiacenza.it
* A Padova il 24 maggio, presso la fumetteria Panstore, di via Petrarca, 7, Victor Gischler incontrera’ i fan e parlera’ insieme a Joe. R. Lansdale della sceneggiatura nel fumetto alle ore 15:00.
A seguire Victor Gischler e Joe. R. Lansdale presenteranno presso la Libreria Lovat di Padova, in via Fracallanza (Parco commerciale di Padova est, di fronte a Ikea), “Anche i poeti uccidono” (Meridiano zero editore) e “Altamente esplosivo” (Fanucci editore).
E la sera, l’evento clou, una cena-festa all’Osteria Barabba, in via Vicenza, 47, accompagnata dal musica dal vivo. L’Osteria Barabba infatti ospitera’ la figlia di Joe, la cantante country-blues Kasey Lansdale.
Gli autori saranno disponibili a rispondere a domande e firmare le copie.
Vogliamo vedervi

La vostra redazione

_____________________________________

Le novita’ in libreria:

Nessuna resa mai La strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero di Matteo Strukul – Euro 14
Alla fine degli anni ’80, la Warner Bros lancio’ un giovane rocker della provincia veneta in cima all’universo musicale italiano. Due dischi di grande succcesso, il secondo prodotto da Little Steven (chitarrista della E Street Band di Springsteen) e il sogno era diventato realta’. Poi pero’ quel sogno si spense. Ma nel 2000 Priviero torno’ alla luce. La sua reinterpretazione di Ciao amore ciao di Tenco e l’album Dolce resistenza, premiato da vendite importanti, gli valsero riconoscimenti e successo, consacrati nel recente Rolling Live, album dal vivo che da solo vale una carriera.
In una confessione a cuore aperto, Massimo Priviero rivela a Matteo Strukul tutti i capitoli della sua incredibile avventura artistica.

Estate di Rene Fregni – Euro 7
aul ha un piccolo bistrot e una vita semplice nel sud della Francia. Un giorno, passeggiando sulla scogliera, incontra una donna bellissima. Sylvia e’ scostante e imprevedibile, e nella sua insaziabile ricerca di amore trascina Paul in una spirale di seduzione. Si da’ e si ritrae crudelmente. Non gli nasconde di avere un uomo, un pittore al quale si sente accomunata dal passato e da un identico destino di follia.
Per quella donna fatale, i due uomini, come burattini, seguono i fili di una passione soffocante, esaltante e insieme dolorosa, fino a eseguire, in un tragico atto finale, il piano di morte di Sylvia.

Acqua Storta GRAPHIC di Valerio Bindi e MP5 – Euro 15
Napoli, la citta’-madre del sistema camorra, dalle pinete del Villaggio Coppola fino agli scogli inquinati di Mergellina, tra fumi di spazzatura e topi, un fine settimana qualsiasi di un presente continuo che non sta da nessuna parte. Don Antonio e’ un boss. Ai figli ha insegnato il valore del rispetto. Suo figlio Giovanni, erede del suo potere, un giorno incontra Salvatore. E in Salvatore si perde fino a non poterne piu’ fare a meno. Con il suo amore manca di rispetto a sua moglie e soprattutto all’onore del clan. E nel mondo di Don Antonio questo e’ il peccato piu’ grande.
Una coppia di lavoro (MP5 & Bindi) gia’ premiata alla scorsa Lucca Comics per la miglior storia breve. Tratto dal romanzo rivelazione di L.R. Carrino, “Acqua Storta”.

Anche i poeti uccidono di Victor Gischler – Euro 15
L’atteso ritorno dell’autore della “Gabbia delle scimmie”: un nuovo strepitoso noir ambientato in un college universitario. Svegliarsi di fianco al cadavere nudo di una sua studentessa e’ solo l’inizio di un’incredibile serie di guai in cui il Prof. Morgan si trova immischiato. Un detective privato e’ sulle sue tracce, una reporter del giornale universitario lo ha visto seppellire il cadavere e, come se non bastasse, al suo corso di poesia si e’ appena iscritto un gangster di colore sotto falso nome arrivato da poco in citta’ con una partita di droga trafugata. Uno spettacolare incrocio fra pulp, noir e commedia che ricorda il miglior Elmore Leonard.

LE RECENSIONI

_____________________________________
Anche i poeti uccidono – Victor Gischler – Euro 15
_____________________________________

tuttolibri, 24.4.10
I poeti assassini
Semplicemente delirante: “Anche i poeti uccidono” di Victor Gischler (Meridiano zero) e’ qualcosa di piu’ del solito incrocio di noir, pulp e horror. Va oltre. Possiede una cadenza cosi’ ossessivamente irreale (e irridente) nel mescolare sangue, vendette, droga, poesia e grilletti facili da travalicare il genere anche a rischio di risultare talvolta irritante. Ma il ritmo, sconclusionato e martellante, e’ di per se’ un pregio. E la scrittura non concede attimi di respiro a un plot che vede protagonista un Jay Morgan, professore di letteratura inglese all’Universita’ di Eastern Oklahoma, incapace ormai da anni di pubblicare versi degni di tal nome. Eppure questa dovrebbe essere la sua vita. Per di piu’ il corpo nudo di una studentessa del primo anno, Annie Walsh, viene ritrovato cadavere nel suo letto. Ma non e’ tutto: il suo futuro piu’ prossimo, e dunque le sue fortune universitarie, sono strettamente legate all’organizzazione di un reading poetico incentrato su uno studente afroamericano dalla falsa identita’: si tratta infatti di un ex spacciatore semi analfabeta in grado di produrre esclusivamente rap primordiali. Aggiungeteci il piccante contorno composto da: un investigatore privato alla ricerca non tanto di Annie ma di un’occasione per fare soldi alla faccia degli interessi del suo cliente; un’ingente quantita’ di droga rubata; un boss spietato che si aggira con vari killer dall’aspetto selvaggio per i meandri del campus al fine di ricuperare quanto gli e’ stato sottratto; un professore che dovrebbe essere in giro per il mondo e invece se ne sta rintanato in un sottotetto del college a sbevazzare in gran segreto con una pittoresca banda di accoliti. Ed ecco servito un menu davvero originale e spiazzante. Anche se – ribadiamo – i toni diventano talvolta fin troppo eccessivi e le scazzottature, le fughe e i colpi di scena assumono piu’ le sequenze della pochade che gli arguti toni tarantiniani.
A garantire pero’ ulteriore qualita’ al romanzo e’ l’ottima traduzione di Luca Conti, uomo di fiducia per l’Italia di Leonard, Sallis e Crumley.
Piero Soria

Il sole 24 ore, 25.4.10
Joyce e altri poeti oscuri
Se black comedy significa – come in realta’ significa – ironizzare o fare satira su argomenti considerati tabu’, allora “Anche i poeti uccidono” di Victor Gischler e’, almeno in parte, una black comedy. Poesia e letteratura, quelle vere, vanno o no considerate al di sopra del dileggio? Certo che si’. Nella bizzarra Eastern Oklahoma University, invece, pare di no. I professori, soprattutto nella facolta’ di letteratura contemporanea, non sembrano in alcun modo interessati a impartire conoscenza agli allievi. Tanto per dire: uno di loro, detestando gli irlandesi in generale e James Joyce in particolare, considera Finnegans Wake una “boiata”. E per dimostrare la sua tesi scaglia il volume nelle ruote della bicicletta di un altro professore (colpevole solo di amare Joyce), facendolo ovlare a terra, con gravi conseguenze.
E c’e’ Tad Valentine, esimio docente anziano che dovrebbe essere a Praga per un anno sabbatico e invece se ne sta accampato in due polverose stanzette all’ultimo piano disabitato dell’universita’ ad aspirare chissa’ cosa d auna lunga pipa ad acqua. Nessuno dovrebbe sapere che non e’ all’estero, eppure lassu’ il via vai e’ intenso.
Anche il protagonista del romanzo, Jay Morgan, rientra nel quadro della dissacrazione dello studio universitario.
Promettente come poeta, per il resto e’ a dir poco uno scriteriato. Se la fa con le sue allieve, arriva tardi alle lezioni, dimentica gli impegni con il rettore e non solo beve tanto da essere perennemente intontito, ma assume anche pastiglie varie senza sapere cosa contengono. Ed e’ per una di queste pastiglie che si una ragazza morta nel letto una ragazza morta. Sempre piu’ confuso, Jay Morgan decide di seppellirla, e per farlo ha l’aiuto di un decrepito milionario, che oltre a staccare cospicui assegni a favore dell’universita’, e’ disposto a qualunque cosa purche’ Morgan legga le sue poesie.
Guarda caso, nella strana universita’ dell’Oklahoma non ci sono solo docenti e allievi, ma anche esimi criminali. I morti si susseguono come se grandinasse, con annesso sangue in quantita’, e la storia assume un ritmo da rap. Gischler e’ stato paragonato a Elmore Leonard ed evoca Donald Westlake. Ma Leonard e Westlake, due giganti della letteratura di genere, hanno preceduto Gischler di un paio di generazioni. I tempi sono cambiati, anche per il giallo. La capacita’ di Gischler di mantenere dall’inizio alla fine una velocita’ narrativa che non da’ tregua al lettore e’ certo figlia dell amodernita’. La lettura e’ gradevole e, una volta entrati nel meccanismo, divertente.
Chissa’ che i poeti dell’universita’ dell’Oklahoma non facciano scuola anche al di fuori delle loro aule.
Laura Grimaldi.

D, Repubblica delle donne, 17.4.10
Caro Victor, perche’ i poeti uccidono?
La giallista Laura Lippman intervista Victor Gischler, che pratica tutti i generi (ma preferisce il pulp). E manda i suoi personaggi allo sbaraglio

Seguo Victor Gischler fin dal suo primo libro, pubblicato nel 2001. E’ quel tipo di scrittore che attira l’attenzione dei colleghi: imprevedibile, capace di saltare da un genere all’altro, un puro piacere per la lettura. “Anche i poeti uccidono” e’ il mio preferito, sono felice di poterne parlare con lui.
D: So che a molti scrittori non piace dire “dove” prendono le idee; io invece vorrei chiederti “quando”. Ricordi quando hai cominciato per la prima volta a pensare alla storia?
R: Oh, le idee possono arrivare da qualunque parte! Per citare – liberamente – il grande critico Northrop Frye, la letteratura proviene sempre da altra letteratura. Non ne sono convinto al cento per cento, ma almeno in parte e’ vero. Soffro ancora i postumi della vita accademica, e molto di quello che c’e’ in “Anche i poeti uccidono” proviene dalla mia esperienza, ma sono stato influenzato da altri scrittori, come David Lodge e Kingsley Amis, ma anche John D. MacDonald e James Crumley.
D: Visto che conosci bene l’ambiente, hai avuto sorprese o incontrato ostacoli scrivendo un romanzo che si svolge all’universita’?
R: Con il mondo universitario ho una relazione di odio/amore. Adoro l’idea di un posto dove si pratica il libero scambio delle idee, dove gli scrittori possano dar voce alla creativita’ e i professori trovare il talento da incoraggiare. Ma il mondo accademico e’ anche terreno fertile per la presunzione e il culto di se’ (come certi che citano a casaccio Northrop Frye). Era lo scenario giusto per il romanzo che volevo scrivere. La gestazione non e’ stata lunga.
D: E che mi dici della poesia? Perche’ cosi’ tanti vogliono scriverla quando sono cosi’ pochi a leggerla?
R: In troppi pensano che la poesia non richieda molta fatica, che basti attingere ai propri sentimenti piu’ profondi, trascriverli con un po’ di a capo, e hai gia’ una composizione. Al contrario, i bravi poeti, i veri maestri, hanno il pieno controllo della lingua in tutte le sue forme. Ricordi quella poesia di Ezra Pound? In una stazione del metro. Sono solo due versi (“L’apparizione di questi volti nella folla; Petali su un umido, nero ramo”), ma Pound li ha sudati.
D: Alcune delle scene piu’ vivide sono incentrate sulla poesia – come quando Morgan spiega a Jones la poesia di Wallace Stevens e il reading alla fine del libro. Il romanzo contiene molte spettacolari scene d’azione, ma in realta’ per me e’ il reading di poesia il vero culmine della storia. Sei d’accordo?
R: Una delle cose che preferisco dei film di James Bond e’ che hanno sempre due fili portanti della storia. C’e’ uno scontro in grande scala tra il bene e il male, ma ce n’e’ un altro in cui Bond deve vedersela faccia a faccia con il cattivo o un suo scagnozzo. “Anche i poeti uccidono” ne ha due o tre di questi fili narrativi, e il reading di poesia puo’ benissimo essere il culmine di uno.
D: Quando l’hai scritto avevi gia’ lasciato il mondo universitario. Cosa ti manca di quella vita?
R: Mi manca il lavoro con gli studenti piu’ motivati. Quando tieni un laboratorio di scrittura creativa frequentato da matricole, e’ facile scoraggiarsi. Molti di loro credono che questi corsi complementari siano da superare solo per arrivare alle cose importanti. Ma l’entusiasmo degli studenti piu’ vecchi compensa ogni fatica. Ah, e anche quel senso di meraviglia, un po’ da topo di biblioteca, che ti invade quando ti addentri tra gli scaffali pieni all’inverosimile di libri.
D: Quali sono state le tue prime influenze letterarie?
R: Ho letto moltissima fantascienza prima di avvicinarmi ad altro, e Robert Anson Heinlein, Mike Resnick e John Ronald Tolkien hanno fatto nascere in me il desiderio di raccontare delle storie. John D. MacDonald mi ha introdotto nel mondo del giallo e piu’ tardi autori come William Faulkner e Kurt Vonnegut mi hanno fatto intravedere lo sbalorditivo orizzonte della letteratura. Le mie influenze sono un miscuglio piuttosto eclettico.
D: Sei sempre stato un avido lettore? E c’e’ stato un momento in cui ti sei detto “voglio che qualcuno leggendomi possa sentirsi come mi sento io adesso”?
R: Un’estate – avevo dodici anni credo – ero in viaggio con mio padre. Eravamo andati a trovare uno dei suoi vecchi compagni di scuola e lui tiro’ giu’ da uno scaffale “Lo Hobbit” di Tolkien e me lo diede dicendo: “Tieni, divertiti un po’ con questo”. Io leggevo gia’ abbastanza, ma quella fu la prima volta che mi immersi completamente nel mondo creato da un autore. Capii che era quello che volevo: creare mondi in cui il lettore potesse entrare dimenticando tutto il resto. Non ho scritto nulla di paragonabile allo Hobbit, naturalmente, ma quella e’ stata la prima volta che ho capito perche’ volevo fare lo scrittore.
D: E’ chiaro che sei stato sempre innamorato della cultura popolare (romanzi gialli, fantascienza, fumetti, B-movie). In quanto parte del mondo accademico, hai sentito una pressione a sconfessare queste influenze?
R: Io adoro il pulp, i B-movie e tutta la cultura popolare. Mi piacciono anche i classici, ma con la spazzatura mi sento a casa mia. Non ho mai sentito la necessita’ di prenderne le distanze, fino a quando ho cominciato a lavorare all’universita’. Molti corsi di scrittura creativa sembrano club per adepti, non si pongono il problema di attrarre gli studenti. Quando ero studente i professori dicevano che dovevamo buttare il genere dalla finestra perche’ “qui non lo trattiamo”. In un certo senso lo capisco e lo approvo. Vogliamo liberare i futuri scrittori dalle formule e dalle catene di montaggio della scrittura. Ma non credo che vogliamo togliergli proprio quegli stimoli che hanno fatto venir loro voglia di scrivere. Un giorno forse ritornero’ all’universita’, ma non nascondero’ ne’ rinneghero’ niente.
D: Quali sono i tuoi romanzi preferiti? C’e’ un libro che ti ha fatto dire “questo avrei voluto scriverlo io”?
R: Preferisco dirtene cinque di cinque libri che vorrei avere scritto: “The boy detective fails” di Joe Meno, “Santiago” di Mike Resnick, “L’ultimo vero bacio” di James Crumley (in italiano per Einaudi), “La colazione dei campioni” di Kurt Vonnegut (Feltrinelli), “Vigilia di sangue” di Scott Phillips (Piemme).
D: Non vorrei addentrarmi su questo terreno. Ma queste sono tutte storie da maschi. Non solo scritte da uomini, ma incentrate sugli uomini. Non mi preoccupa tanto il sesso dello scrittore quanto che consideri universali romanzi che appartengono al mondo maschile. D: Hai dei personaggi femminili forti, ma sei consapevole che “Anche i poeti uccidono” cade in quella strana categoria di romanzi americani in cui una donna deve morire perche’ un uomo possa cominciare un percorso che lo portera’ all’autorealizzazione?
R: Non neghero’ che i miei gusti e prodotti letterari abbiano un carattere maschile (anche se avrei potuto tranquillamente aggiungere Vicki Hendricks e Nancy Kress alla mia lista – tutto fuorche’ Edith Wharton, bleah…). Forse una ragione puo’ essere che gli uomini hanno avuto qualche secolo di vantaggio. Comunque il primo cadavere in “Anche i poeti uccidono” e’ di una donna, ma quando andiamo a fare la conta finale le vittime maschili sono di gran lunga piu’ numerose. Penso che la spiegazione piu’ semplice sia che io sono stato molto influenzato dal pulp. Le donne diventano spesso un oggetto nei miei romanzi – per i personaggi, non per me – per il semplice fatto che questo contribuisce a esacerbare i conflitti. Inoltre non mi risulta che ci sia una grande tradizione di “homme fatale”, e invece la femme fatale e’ una formula troppo seducente per rinunciarvi. Ma confesso che nessuno dei miei romanzi ha lo scopo di aiutare o difendere niente, e che la maggior parte dei personaggi sono mandati allo sbaraglio indipendentemente dal sesso.
D: Sono abbastanza d’accordo. Eccetto che su Edith Wharton.
a cura di Laura Lippman

(recensioni Anche i poeti uccidono)

_____________________________________
Nessuna resa mai La strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero di Matteo Strukul – Euro 14
_____________________________________

il Mattino di Padova, Nuova di Venezia e Mestre, Tribuna di Treviso, 24.4.10
Priviero, il rocker e il poeta
Il musicista jesolano ritorna con un libro-intervista una doppia antologia registrata dal vivo e un DVD
Se la sua carriera si deve riassumere nel titolo di una canzone, allora quel titolo e’ “Nessuna resa mai”. Si chiama cosi’ anche il libro-intervista di Matteo Strukul a Massimo Priviero, il rocker jesolano che da tutta la vita e da vent’anni discografici va dritto per la sua strada senza compromessi musicali. La sua popolarita’ ha subi’to alterne fortune ma Priviero ha saputo guadagnarsi oltre alla stima della critica e di illustri colleghi – uno per tutti, Little Steven – uno zoccolo duro di pubblico che sa gia’ di trovare nuovi motivi d’emozione e d’interesse in questa biografia artistica (Meridiano zero).
Intellettuale con la passione per la storia e la memoria e l’orgoglio delle proprie radici, paroliere poetico ed engage’ capace di pensare e di far pensare, ma anche musicista “on the road” che ha suonato lungo le strade d’Europa e rocker innamorato della tradizione musicale americana: quella di Priviero e’ una figura anomala nel panorama di casa nostra. Se fosse nato negli States – viene da dire – chissa’ su quali palcoscenici salirebbe ora.
Il libro “Nessuna resa mai” e’ una confessione a cuore aperto come lo sono le sue canzoni, i suoi dischi pieni di energia e nostalgia, passione e ragione. Una cavalcata all’insegna di “Giustizia e Liberta’” lunga una vita e dieci album che stanno per diventare undici, anzi dodici, piu’ un DVD. In contemporanea con il libro-intervista il 27 aprile, subito dopo la festa della Liberazione (e conoscendo Massimo Priviero non puo’ essere un caso), usciranno infatti anche il doppio CD “Rolling Live” che contiene anche alcuni inediti e live acustici e il DVD Live Rolling Stone con contenuti audio extra.
Giorgia Taffarelli

“Nel disco, come nella vita, ho cercato che fosse tutto vero”
Gli inediti e la canzone-manifesto “Nessuna resa mai” in un nuovo arrangiamento.
D: Questo album live e’ stato registrato al Rolling Stone di Milano ed e’ un doppio che definirei one shot: mi spiego. Il disco non e’ frutto di una serie di show, magari tenuti nello stesso posto una serata dopo l’altra, da cui poi vengono estratte le versioni piu’ riuscite delle canzoni. Quando la band ha saputo che avrebbe registrato il disco dal vivo in occasione di quel concerto, e li’ ci sarebbe stato tutto – l’alfa e l’omega – c’e’ stato un qualche condizionamento oppure zero?
R: “L’ultima parola e’ perfetta. Certo i ragazzi non erano del tutto tranquilli, magari, ma il discorso va a finire sul fatto che dovevamo registrare il Dvd, muovere e provare luci con otto, dieci telecamere. In poche parole, doveva essere cosi’ e questa cosa aveva anche il suo bel fascino. Poi, nel disco ci sono anche un paio di versioni acustiche a completamento del lavoro e che non sono evidentemente state tratte dal Rolling Stone. Detto questo pero’, nell’album non c’e’ alcun intervento particolare di sovraincisioni o di sovramontaggi. Tutto e’ stato e dev’essere molto vero. Al di la’ dell’infinita tecnologia di cui oggi puoi disporre. Ho sempre cercato questo nella musica che faccio come nella vita, per quel che mi e’ stato possibile. L’album che in gran parte sara’ il Rolling Stone e’ la traduzione fedele su disco di quella serata li’, quella del 28 marzo 2009. Quella da cui comincia il tuo libro, fra l’altro. Non ci sono alterazioni. Quel che hai visto e’ quel che sentirai”.
D: Parlami degli inediti di Rolling Live.
R: “Un brano nuovo a cui sono molto legato e’ Lettera al figlio, ispirato alla famosa poesia di Rudyard Kipling Sr. Sai, una di quelle che quando ero ragazzo mi portavo sempre nello zaino nei miei vagabondaggi e che e’ appesa ai muri delle stanze di tanta gente di generazioni diverse. E’ un passaggio di consegne, un consiglio, un manifesto esistenziale, e’ tante cose insieme oltre a contenere dentro di se’ un equilibrio magico di verita’, di forza e di poesia. Cosi’, rileggendola dopo tanto tempo, ne e’ uscita una melodia recitata, che si enfatizza strofa per strofa nel crescere della voce e degli strumenti e, ovviamente, ho scritto il testo trovando qualche rimando preciso alla poesia di cui e’ debitore. Il DVD contiene anche una versione chitarra e voce di “Nessuna resa mai”, fatta come se rinascesse di nuovo, come se l’avessi appena scritta o come se la suonassi da solo in qualche angolo di mondo per qualcuno che la volesse ascoltare e fare propria ancora. Poi c’e’ un inedito intitolato “Splenda il sole” che e’ ispirato al ricordo e alla memoria di Alexander Langer, splendido combattente di pace e mite resistente. Un uomo che ho sempre ammirato molto e una figura di cui il mondo e il nostro paese avrebbe oggi molto bisogno. C’e’ “Vivere”, che e’ un muro rock molto tirato dall’inizio alla fine. Ah, c’e’ poi una versione dal vivo chitarra, voce, violino e pianoforte di una vecchia canzone degli alpini: “Il testamento del capitano”.
Matteo Strukul

babysnakescultura splinder com, 29.4.10
Anche nella musica – soprattutto nella musica, ci sono storie e storie, vite e vite. Alcune sono eclatanti e vere, altre eclatanti e basta, e certe sono ostinate, vanno avanti, non guardano troppo per il sottile ne’ in faccia nessuno. Non sono storie minori, sono anzi le piu’ appassionanti perche’ scelgono di complicarsi la vita per amor dell’arte: ho qualcosa da dire e tiro dritto finche’ non l’ho cavata dall’anima. Tu chiamala se vuoi indole, integrita’, coerenza, certo che una di queste vite di strada e’ quella di Massimo Priviero, fra i non troppi soldati del rock armati solo di una chitarra. Lo appaiano a Bruce Springsteen, e Litte Steven difatti gli produce un disco (e, cio’ che piu’ conta, gli diventa amico). Lo fanno viaggiare sul crinale in bilico fra rock e poesia. Lui, come i Gang, come i pochi soldati del rock italiano, avanti per la sua strada accidentata ma, c’e’ da giurarci, felice. Perche’ libera da rimorsi. Perche’ in questo modo, la notte, si dorme. E la mattina si ricomincia, svuotati magari, ma sempre con quell’oncia di forza e di tigna per non mollare. Per non darla vinta. A chi? Al mondo, all’ambiente, ai colleghi stronzi. La parabola difficile e appassionante di Priviero sta in questo nuovo volume di Matteo Strukul, che bissa la precedente fatica su un altro cavaliere elettrico, Massimo Bubola. Strukul, direttore della collana musicale di Meridiano Zero, gioca in casa, ma il suo e’ lavoro rigoroso e scrupoloso: la cavalcata di Priviero viene ripercorsa in questo colloquio, piu’ che intervista, a comporre un racconto dove tutto si svela, a partire dai dolori, le sofferenze, le delusioni. Chiede a un certo punto Strukul: “Nessuna resa mai: a che cosa non vuoi arrenderti oggi come ieri?”. “Potrei rispondere che non voglio arrendermi al fatto che i valori vengano calpestati quotidianamente, o alla loro perdita. Gran parte di quello che scrivo e’ fatto di pezzi di umana resistenza…” In bocca a un altro, possono essere solo parole. In una vicenda come questa, assumono densita’. Matteo resta complice discreto, e compie un lavoro maieutico nel cavar fuori dal protagonista tutti i risvolti, gli incontri, le fermate, le riprese di una carriera davvero unica, perche’ personalissima: “Non devi venderti, nella musica e nella vita”. Gia’, ma quanti ci riescono? Per questo, e naturalmente per tutto il resto, “Nessuna resa mai” e’ libro da leggere. Perche’ appassiona e mette in crisi. Arrivi alla fine e ti chiedi: ma io, io quante volte ho rifiutato d’arrendermi, e quante invece ho preferito sbandierare uno straccio bianco? Certo, non e’ da tutti saper spremere entusiasmo dalla delusione, energia dalla “felice solitudine che mi ha sempre accompagnato”. Perche’ c’e’ anche questo da mettere in chiaro: la solitudine e’ arma a doppio taglio, e’ orgoglio e disperazione, e’ rifugio e prigione. E’ la nostra condizione definitiva, noi siamo fatti per il 70% di solitudine cosi’ come il nostro corpo e’ fatto per il 70% di acqua. Bene, con questo libro ci si sente un po’ meno soli, cioe’ un po’ di piu’. Soli insieme. E allora, non resta che sfogliarlo, mettere in sottofondo un disco di Massimo Priviero, e concedersi magari un bicchiere di qualcosa che scalda, e brucia, e arrocchisce, e arricchisce.
Massimo Del Papa

(recensioni Nessuna resa mai)

_____________________________________
1915/18: Un uomo, una donna – Giorgio ‘Havis’ Marchetto – Euro 25,00
_____________________________________

www stradanove net, 6.5.10

Lettere dal fronte
La Meridiano zero regala al suo pubblico l’ennesima perla. Questa volta non si tratta del ‘solito’ (magari fossero poi cosi’ diffusi) giovane e brillante autore esordiente che esplora nuovi orizzonti della narrativa contemporanea italiana o straniera, ma di un uomo e una donna, che oggi avrebbero rispettivamente 121 anni lui e 117 lei.
Sono Pietro ed Elisa, due ragazzi originari della Val Posina, splendida chicca incastonata nelle Prealpi venete a ridosso del confine con il Trentino. Si incontrano, si innamorano e si sposano il 1° maggio del 1913. Nascono due figli e poco dopo l’arrivo del secondo, Pietro e’ chiamato alle armi e parte lasciando i genitori, la sorella e la giovane moglie.
E’ il maggio 1916, poco dopo la Val Posina verra’ invasa dall’esercito austro-ungarico e tutti i suoi abitanti, compresi Elisa e la famiglia di Pietro, saranno costretti a scappare e a rifugiarsi nei paesi limitrofi.
Inizia cosi’ un fitto carteggio tra i due ragazzi che durera’ per tre lunghissimi anni, durante i quali la guerra e il dolore e le tragedie che essa porta con se’, li faranno crescere e cambiare ridisegnandone la storia individuale e di coppia.
Sono ben 199 le lettere conservate che Pietro scrivera’ ad Elisa e addirittura 270 quelle di Elisa a Pietro. E proprio nelle lettere di Elisa, che ci sono pervenute, risiede la straordinarieta’ di questo epistolario.
Per ovvi motivi, quali censura, perdite, movimenti dei destinatari o purtroppo la loro scomparsa, la conservazione della corrispondenza destinata ai soldati al fronte e’ sempre stata difficile. E’ quindi eccezionale che Pietro sia riuscito a preservare dalla furia di quegli anni un tale numero di lettere, sia della moglie che del padre e di altri corrispondenti.
Leggere questo carteggio e’ come aprire una finestra su un mondo che non c’e’ piu’ e che ci appare ormai lontanissimo quando forse sarebbe meglio ricordare piu’ spesso cio’ che ha significato. E questo epistolario ci aiuta proprio in tal senso.
Giorgio Havis Marchetto, appassionato della Val Posina, ci restituisce un pezzo di noi, un brano di storia che attraverso l’intimita’ di queste lettere coniugali ci rimanda il dolore, la paura, le angosce ma anche la speranza dei tanti Pietro e delle tante Elisa che ogni famiglia italiana, dal nord al sud della Penisola, ha nei rami piu’ recenti del proprio albero genealogico.
Gioia Salvioli

(recensioni 1915/18: Un uomo, una donna)

_____________________________________
Angeli perduti del Mississippi di Fabrizio Poggi – Euro 15,00
_____________________________________

southernspirit blogspot com, 30.4.10

“Chi non ama il Blues ha un buco nell’anima.”
Questa frase incredibilmente suggestiva ed evocativa riportata in quarta di copertina illustra in modo semplice ma inequivocabile cosa vuol dire essere appassionati di Blues, amare questo genere e viverlo profondamente, scavando nella storia e nelle leggende che da sempre lo circondano.
Fabrizio Poggi, eccellente armonicista premiato dalla Hohner con un Oscar alla carriera, ci regala un viaggio affascinante e coinvolgente nell’incredibile e misterioso mondo del Blues con un libro che si sviluppa come una sorta di dizionario e ci regala storie, aneddoti, miti e leggende di quello che non e’ solamente un genere musicale ma che vedremo essere una parte molto importante della storia e della cultura americana.
Un libro che si sviluppa come un dizionario come dicevo, ma non si tratta di un elenco schematico di argomenti bensi’ un viaggio emozionante nei luoghi, nelle storie e nelle leggende che da sempre aleggiano sul Blues e sui musicisti che ne hanno decretato la nascita e la trasformazione in un genere amato e venerato da chi ama davvero la musica.
Partendo dalla A di Alabama con i grandi musicisti provenienti da questo stato come ad esempio Wilson Pickett, Blind Boys of Alabama, Percy Sledge e i celebri Muscle Shoals Studios di cui vi ho parlato anche io di recente in questo post, fino alla Z di Zydeco, il particolare stile Blues suonato in Louisiana, incontriamo termini e parole come Bottleneck, Delta Blues dove tutto ebbe inizio, Chess Records, Juke Joint, Crossroad, Cajun, Roadhouse, ecc… con aneddoti e interessanti retroscena sull’origine, il significato iniziale e la relativa americanizzazione dei termini stessi.
Ovviamente oltre ai termini e alle leggende legate al blues, come la celebre leggenda di Robert Johnson che avrebbe venduto l’anima al Diavolo a un crocevia, il famigerato Crossroad appunto, troviamo corposi e interessanti minibiografie dei padri fondatori del Blues dei primi del ‘900 come Johnson stesso, Elmore James, Howlin’ Wolf, Blind Willie Johnson, ecc… fino ai piu’ famosi e conosciuti B.B. King, Stevie Ray Vaughan, John Lee Hooker, Muddy Waters, Buddy Guy, ecc… e un sorprendente e corposo mini-saggio su Bob Dylan cha apparentemente sembra non avere nulla a che fare col Blues, mentre scopriremo avere tantissimi punti di contatto con la cultura e la musica Blues nel corso della sua carriera specialmente agli inizi.
Un viaggio affascinante e istruttivo non solo nella storia di un genere musicale, ma anche nella storia e cultura americana tra la fine dell’800 e il primo ‘900, con la nascita del blues primordiale, del gospel e dello spiritual come rifugio parziale alla barbarie della schiavitu’ nei campi di cotone del Mississippi, fino al blues urbano ed elettrico delle nascenti metropoli del nord come Detroit e Chicago attraverso racconti, aneddoti e suggestive biografie.
In definitiva una lettura assolutamente consigliata a chi ama davvero la musica e soprattutto il Blues, cosi’ come consiglio di ascoltare i dischi e seguire dal vivo Fabrizio Poggi e i suoi Chicken Mambo per vivere e assaporare il Blues piu’ autentico e viscerale.

(recensioni Angeli perduti del Mississippi)

_____________________________________
L’apprendista di Gordon Houghton – Euro 15,00
_____________________________________

omardimonopoli blogspot com, 29.4.10

Una settimana da Zombie…
I contratti a progetto non rappresentano evidentemente una croce solo per le nuove generazioni di (soprav)viventi, anzi, tutt’altro: allo sfigato cadavere protagonista del romanzo dell’inglese Gordon Houghton (leggendario redattore nonche’ totemico stroncatore per una famosa rivista di videogames dall’onomatopeico nome di “Zzap!”) capita di venire arbitrariamente richiamato dal suo ultimo viaggio verso l’eternita’ per lavorare assieme alla Morte – si’, si’, proprio la “Grande Mietitrice” in persona, con la sua letale falce assassina a portata di mano – ma questo solo per sette giorni. Un vero e proprio contratto di precariato della durata di una settimana: sette giorni di dedizione in cui l’apprendista zombificato dovra’ dimostrare tutto il suo talento – pena l’inderogabile riconsegna al sonno eterno – affiancando gli apocalittici collaboratori dell’agenzia che fa capo alla Morte: tali Guerra, Carestia e Pestilenza. Una truppa di personaggi scalcagnati, torvi e bizzarri come il loro titolare (che ad esempio ha l’hobby di giocare a scacchi per posta, per dire l’eccentricita’), e che come lui vivono alla luce del sole in mezzo ai vivi, occupandosi di quell’originale business che consiste nella “terminazione” degli abitanti del pianeta.
“L’apprendista” e’ un godibilissimo giocattolone gotico, macabro al punto giusto e saturo di quell’ironia british che non dispiace affatto al pubblico del Belpaese, soprattutto a quello cresciuto a pane e Dylan Dog; se infatti dovessimo indicare un riferimento nostrano per quest’opera non potremmo che guardare a Tiziano Sclavi e al suo approccio pop-horror alla realta’, indubitabilmente in linea con le pagine di questo ottimo romanzo (che pure frulla atmosfere che richiamano a “Una notte sul Monte Calvo” di disneyana memoria) e per questo molto, molto consigliato.
Omar Di Monopoli

(recensioni L’apprendista)

_____________________________________
La notte che ho lasciato Alex di Hugues Pagan – Euro 10,00
_____________________________________

www thrillermagazine it
Bellissimo.
Questa e’ la sensazione che si ha dopo aver finito di leggere questo impeccabile polar francese di Hughes Pagan.
Pagan indubbiamente sa come si scrive una buona trama per un noir: in questo caso la vicenda si snoda alla ricerca della verita’ sul presunto suicidio di un senatore e la caccia ad un floppy disk che potrebbe alzare il velo sulla ragnatela di rapporti tra malavita e mondo politico. Una storia tesa, padroneggiata con sapienza, nella quale si trova la giusta dose di poliziotti corrotti, funzionari in odor di spionaggio, malavitosi: non a caso Pagan e’ stato ispettore della Polizia parigina.
“La notte che ho lasciato Alex” e’ un romanzo notturno: lo e’ nella sua ambientazione cromatica, lo e’ nella condizione umana dei personaggi che lo popolano, primo fra tutti Chess, il protagonista, che ha scelto quel turno in contrapposizione al mondo corrotto dei suoi colleghi poliziotti che vivono di giorno.
La notte e’ questo: un’altra dimensione della bellezza, fatta di colori smorzati e cupi, di omicidi, di rifiuto radicale dei compromessi e incapacita’ di accettare le regole del gioco, e’ fatta di blues.
La bellissima Alex fa irruzione in questo mondo come uno spiraglio di luce: vitale, del tutto inaspettata, alla ricerca di una purezza che fa intuire la possibilita’ di qualcosa di diverso, di una nuova possibilita’. Chess potrebbe anche crederci, se non fosse che il passato torna ineluttabile a saldare in conti.
La scrittura di Pagan e’ essenziale, a tratti sincopata: l’autore non sente la necessita’ didattica di spiegare, non spreca inutilmente parole per condurre il lettore la’ dove vuole che questi arrivi. Pagan lascia che siano le sue frasi, le sue descrizioni secche a portarci agli stati d’animo dei protagonisti con una capacita’ – che e’ molto piu’ degli scrittori che delle scrittrici – di rappresentare i sentimenti nella loro essenza, senza concessioni all’inutile retorica: ne deriva un’intensa sensazione di trovarsi di fronte ad una poesia aspra, malinconica, violenta. Priva di speranza, a tratti, eppure “innocente” nella sua disillusione.
La notte e il blues sono per Pagan cio’ che per Jean Claude Izzo e’ Marsiglia: coprotagonisti a tutti gli effetti del romanzo, elementi indispensabili per creare la giusta sensazione, la giusta atmosfera. Piu’ che elementi concreti, sono una condizione dello spirito.
La traduzione di Jean Pierre Baldacci e Luca Conti rende perfettamente questo romanzo in buona parte fatto di sensazioni: ancora una volta Meridiano zero si conferma come casa editrice di gusto raffinato e sicuro.
“La notte che ho lasciato Alex” chiude la trilogia iniziata con “Dead End Blues” e “Quelli che restano”: si puo’ pero’ dire che con questo ultimo capitolo Pagan, premiato con il Prix Mystere de la Critique, ha fatto un ulteriore salto di qualita’ con un romanzo sorprendente, rigoroso, struggente.
Semplicemente, bellissimo.
Marina Belli

(recensioni La notte che ho lasciato Alex)


Letto 6173 volte.


1 commento

  1. Pingback di Bartolomeo Di Monaco » LIBRI IN USCITA: Meridiano Zero #7 — 11 Maggio 2010 @ 11:06

    […] Per approfondire consulta articolo originale: Bartolomeo Di Monaco » LIBRI IN USCITA: Meridiano Zero #7 […]

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart