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LIBRI IN USCITA: Meridiano Zero 9/2010

25 Giugno 2010

LE NOVITA’
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La gabbia delle scimmie di Victor Gischler – Euro 10,00
Un cadavere senza testa nel bagagliaio della sua Chrysler, un killer psicopatico e maniaco degli esplosivi come collega, un lavoretto facile che deflagra in un’escalation di violenza. Per Charlie Swift, gangster di Orlando, questa è ordinaria amministrazione. Le cose si complicano quando il suo capo Stan si ritrova con le spalle al muro: la banda di Stan viene massacrata da una gang di Miami e Charlie si ritrova unico superstite, con degli scottanti registri contabili tra le mani, diventando così l’obiettivo di una sfrenata caccia all’uomo scatenata dall’FBI e dalla gang rivale.

IL CONSIGLIO DI MATTEO STRUKUL:
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Penso che “La gabbia delle scimmie” di Victor Gischler sia un grande romanzo perché è in grado di riformulare il noir con un approccio completamente nuovo. Sembra, davvero, di vedere un film al cinema e invece state leggendo un libro. Il romanzo parte sparato a mille – uno dei migliori attacchi mai letti – e riesce a tenere quel ritmo delirante per 256 pagine. Aggiungete che Gischler condisce una vicenda con l’acceleratore schiacciato a tavoletta con uno humour nero che neanche Tarantino. Non è un caso se ALAN D. ALTIERI ha dichiarato: “La gabbia delle scimmie è il film che avrebbe dovuto fare Quentin Tarantino se avesse lavorato con sceneggiature migliori. Un grande ritorno al genere gangster puro!”.
E poi non ci sono personaggi bidimensionali. Uno su tutti: Charlie Swift, il protagonista, è un gangster ammazzacristiani ma non riesci a non volergli bene. Anche se poi ci sono momenti in cui ti chiedi se vorresti davvero vederlo arrivare fino alla fine o no, perché il ragazzo è un gran figlio di puttana.
JOE R. LANSDALE ha dichiarato che “Gischler non si accontenta di spingere al massimo la scrittura, la porta a danzare sull’orlo dell’abisso. Leggerlo è un divertimento selvaggio”. Personalmente penso che questa sia una definizione perfetta dello stile pirotecnico, lunatico e iperviolento di Gischler.
Ecco, a tutti quelli che hanno apprezzato lo stand alone “Il lato oscuro dell’anima” o “Il mambo degli orsi”, “Bad Chili”, “Rumble Tumble”, “Sotto un cielo cremisi” del ciclo di Hap e Leonard di Joe R. Lansdale, e ancora “Vedi di non morire” di Josh Bazell, “Kondor” di Alan D. Altieri, “Freaky Deaky” o “Hot Kid” di Elmore Leonard dico: non perdetevi “La gabbia delle scimmie”. Vi farà impazzire.

L’INCIPIT DE “LA GABBIA DELLE SCIMMIE”:
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Imboccai la Florida Turnpike con il cadavere decapitato di Rollo Kramer nel bagagliaio della Chrysler, continuando a ripetermi mentalmente che avrei dovuto stenderci sotto un telo di plastica. D’accordo, la carretta era a nolo, ma non mi andava di lasciare in giro trofei per l’inevitabile safari della Scientifica. Ora mi sarebbe toccato staccare il tappetino del bagagliaio, innaffiare il sangue di candeggina e sperare che l’Avis impiegasse un sacco di tempo ad accorgersene. Molto meglio se avessi perso un minuto a stenderci sotto un telo di plastica. Merda.
“Rallenta, Charlie. Stai dando nell’occhio.” Blade Sanchez si infilò una Winston tra le labbra, accartocciò il pacchetto e lo gettò sul sedile posteriore.
Gli strappai la sigaretta di bocca e gliela schiacciai nel portacenere. “Accenditi un’altra di quelle sigarette di merda e finisci nel bagagliaio insieme a Rollo.”
“Cristo santo, era l’ultima. Gesù, Charlie. Ma che cazzo ti prende?” Cercò di recuperare la sigaretta ma l’avevo spiaccicata per bene. “Ti ho solo detto di rallentare, tutto qui. Vuoi che la polizia ci fermi e trovi Rollo?”
È colpa tua se è lì dietro, pensai. Comunque rallentai. Aveva ragione lui, e questo me lo faceva sopportare ancora meno.
“Hai fatto proprio un bel casino.”
“Credi che se continui a ripetermelo cambierà qualcosa?”
Io e gli altri ragazzi prendevamo per il culo Blade Sanchez per la mancanza di originalità. L’avevamo soprannominato “Blade” per la sua inconfondibile firma, una rasoiata veloce con il coltellino, che ti apriva un sorriso da orecchio a orecchio. Usare sempre lo stesso sistema è il modo migliore per farsi beccare. Certo, non grave come lasciare un’impronta, ma di sicuro uno schema fisso aiuta i criminologi a ricostruire un modus operandi. A quel punto le cose si cominciano a sapere. E se gente come Blade è ancora fuori, è solo perché dimostrarle in tribunale è più complesso.
Quanto a me, avevo sempre evitato di cedere alla tentazione di ripetermi, e perciò il mio nome non compariva su nessun pezzo di carta di nessuna stazione di polizia di nessuno Stato dell’Unione, né tantomeno era noto all’FBI.
Comunque, da O’Malley, tra una birra e l’altra, continuavamo a tormentarlo per la storia del coltello. Per lo più lo facevamo per scherzare, ma Blade si incazzava perché sapeva che era vero. E la gente si incazza soprattutto quando sa che una cosa è vera. La sera prima, Blade mi aveva preso da parte e praticamente mi aveva implorato di lasciare che fosse lui a fare fuori Rollo. Già sapeva che non mi andava di lavorare con lui, e ora tutti gli rompevano le palle per la storia del coltello. Ecco perché moriva dalla voglia di dimostrare che era in grado di liquidare quel Rollo con qualche metodo nuovo e più efficace. Ma per me e i ragazzi sarebbe rimasto sempre un imbecille. Mentre buttavo giù un paio di drink, Blade mi aveva preso per sfinimento e, senza rendermi conto di quello che dicevo, gli avevo concesso di occuparsi del caso. Purché non facesse stronzate, altrimenti ci saremmo ritrovati entrambi con le palle in una pressa.
Ovviamente era andato tutto a puttane. Avrei dovuto aspettarmelo.

LE RECENSIONI

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Anche i poeti uccidono – Victor Gischler – Euro 15
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www carmillaonline, 1.6.10
Ha fatto tappa anche a Padova il tour italiano di Joe Lansdale e Victor Gischler. L’evento coinvolge due dei nomi più importanti, uno ormai affermato, l’altro emergente, di quella letteratura americana che mescola i generi, dal noir alla fantascienza all’horror, che piace definire “pulp”. Per entrambi il rapporto con l’Italia e i fan italiani è stretto e questa lunga e intensa esperienza l’ha reso ancora più forte: “Quando sono arrivato in Italia per la prima volta un anno e mezzo fa, a Courmayer, ero stupito dalle bellezze di questo paese – racconta Gischler. – Ora alla sorpresa si affianca l’interesse, che mi ha spinto anche a provare a imparare qualche parola di italiano. Un paese con questa storia sicuramente stimola l’immaginazione e chissà che questo non possa fermentare nella mia mente”. Il legame tra Lansdale e Gischler è quello tra maestro e allievo, con le “fascette” del primo a presentare i libri del secondo: “Joe non è solo un bravissimo scrittore, ma anche una persona splendida. Quando ha scritto per me un commento al mio primo libro è stata una cosa bellissima e non osavo chiedergli una cosa simile per il secondo, ma lui lo ha fatto. Quello che ammiro in lui non è solo l’incredibile abilità di scrittura, ma anche l’ecclettismo, che mi ha convito delle mie scelte. Spesso passare da un genere all’altro non è una bella mossa sul piano commerciale, ma aver visto che l’ha fatto lui mi ha dato forza”.
L’ultimo libro di Gischler, “Anche i poeti uccidono” (Meridiano zero), è ambientato in un campus. Luogo raccontato spesso come di gioia e spensieratezza, ma anche teatro di episodi di cronaca nera: “Quando ho cominciato a scrivere il libro volevo fare una satira del mondo accademico – spiega Gischler. – Ma non passiva, come quella di altri autori. La mia idea era più quella di un action noir alla Elmore Leonard, e così ho fatto”. Gischler, come sottolineano anche le tappe del suo tour padovano, oscilla senza remore tra fumetti e letteratura, slalom che qualche tempo fa sarebbe stato impossibile immaginare: “Il fumetto mi diverte, mi piace scrivere delle storie e soprattutto mi diverto molto a vederle disegnate, è il massimo. Non mi interessa quello che dicono i critici, anche se ultimamente la considerazione per il fumetto è aumentata”.
Massimo Zilio

Bresciaoggi, 1.4.10
La grammatica della violenza, la vita come scommessa, la narrazione come gioco sadico e farsesco, i personaggi caricati a molla, senza psicologia e morale, che affrontano il labirinto del quotidiano fino ad acquisire consapevolezza del rischio e del dolore. È l’universo amniotico di Quentin Tarantino e di Elmore Leonard, ma anche di Victor Gischler, scrittore americano da goduria, che la piccola e battagliera Meridiano zero con merito propone ai lettori italiani.
“Anche i poeti uccidono” (secondo titolo dopo “La gabbia delle scimmie”” è un noir brillante o forse una black comedy virata al dramma, che ha il gusto secco e il ritmo sincopato. Un’esperienza estetica che coincide con l’icona di un’epoca, la nostra, adusa a riciclare inventare e bruciare in un istante, mescolando azione, humour cinico e dialoghi scoppiettanti. L’avvio è folgorante, tra iperrealismo e incubo da destino canaglia: Jay Morgan, professore di letteratura inglese della Eastern Oklahoma University e poeta da qualche tempo in preda alle vertigini da pagina bianca, si risveglia una mattina con un cadavere nel letto. È quello di Annie Walsh, studentessa del primo corso e di coscia facile, impasticcata senza ritorno dopo una notte brava di alcol e sesso. Parrebbe una situazione senza safety card, ma l’incolpevole e improvvido Jay Morgan si imbatte per sua fortuna in un vegliardo che si aggira con un gorilla ammazzasette ed ha la vocazione per la poesia. La faccenda diventa poi più esplosiva, perchè sulla tracce della scomparsa Annie si è messo un detective privato di pochi scrupoli e perchè soprattutto un boss con la sua banda irrompe nel campus per recuperare una partita di cocaina rubata da un ex spacciatore che si è inventato un’identità da studente borsista. Un intreccio da delirio, da divertimento puro, con una sedimentazione di saggezza in calce. Gischler è sponsorizzato da Joe R. Lansdale, e si capisce perché: son fatti della stessa pasta.
Nino Dolfo

(recensioni Anche i poeti uccidono)

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Angeli perduti del Mississippi di Fabrizio Poggi – Euro 15,00
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D, Repubblica delle donne, 29.5.10
Solo da una grande passione può nascere un libro come questo. Musicista affermato e apprezzato anche oltreoceano, Fabrizio Poggi assembla in ordine alfabetico ma intrigante nomi come Robert Johnson, Blind Lemon Jefferson, Lightnin’ Hopkins, Bob Dylan e altri. Storie di demoni, fantasmi, magie voodoo, aneddoti curiosi e doppi sensi. Non un dizionario, ma un racconto in cui si scopre che “Eagle” è sinonimo di paga settimanale (l’aquila americana effigie sui dollari nelle tasche dei lavoratori a fine settimana) e che offre esaurienti informazioni su un personaggio chiave nella storia del blues: il diavolo. Un mosaico per neofiti ed esperti della musica che ha gettato il seme di tutta la musica moderna. In copertina Mississippi John Hurt disegnato da Robert Crumb.
Marco Fecchio

www miapavia it
Il nuovo libro di Fabrizio Poggi si intitola “Angeli perduti del Mississippi” (Meridiano zero). È un libro che, in ordine alfabetico, racconta di blues e di voodoo, di paludi e di vicoli maleodoranti, di grandi fiumi e di grandi musicisti, di superstizioni e leggende, di rabbia e sofferenze, di disperazione e tenerezze… e di libertà.
Vi narra storie e vi spiega differenze, vi svela trucchi e vi descrive strumenti con la passione bruciante di un ricercatore curioso, puntiglioso e inarrestabile.
Credo che entrerà a far parte del novero di quelle pubblicazioni che, negli anni, diventano un punto fisso di consultazione. Sapete, quelli che risolvono situazioni tipo: “Non mi ricordo più questa cosa… aspetta che do un’occhiata al libro di Poggi… che lì, sicuramente la trovo!”.
Furio Sollazzi

(recensioni Angeli perduti del Mississippi)

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Operazione Atlanta di Hugues Pagan – Euro 14,50
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liberidiscrivere splinder com, 8.6.10
Per gli amanti del noir ormai Hugues Pagan è una garanzia, un’icona indiscussa del polar francese capace di sfornare capolavori ogni volta che dà alle stampe un libro. “Operazione Atlanta” è un libro semplicemente straordinario, scritto a mio avviso in modo perfetto. Sullo sfondo una Parigi stanca e malinconica, sporcata di pioggia, che ben rispecchia l’umore dei personaggi: ombre consapevoli della propria debolezza e fragilità schiacciate da un destino ineluttabile che pesa come una maledizione – come nel caso di Milard condannato da un male incurabile. Lo stile è essenziale, caratterizzato da dialoghi secchi e decisi, e da un contenuto romanticismo decadente molto chandleriano che dà ai personaggi (soprattutto quelli femminili) una spiccata valenza mitica. La scrittura è serrata, quasi asfissiante, la narrazione caustica bilanciata dal realismo con cui descrive gli ambienti e le atmosfere a cui alterna uno scavo psicologico dei personaggi impietoso e spiazzante. Sprazzi improvvisi di lirismo struggente colorano la prosa tersa e sincopata dai toni cupi e crepuscolari. L’intensità a tratti poetica, il fascino struggente, il dolore vero che affiora portando con sé un magma di disillusione e disincanto lasciano nel lettore un retrogusto amaro. Splendido e nello stesso tempo tragico il finale che dopo un crescendo drammatico e incalzante, in un vero gioco al massacro, non lascia vincitori. Ottima la traduzione di Peppino Campo e suggestiva la copertina illustrata da Jean-Claude Claeys.
Giulietta Iannone

www arterotica eu, 7.6.10
“Il sentimento che anima la maggior parte dei miei personaggi è la rabbia. Io cerco di mettere in scena degli uomini in rivolta.” (Hugues Pagan)
“Operazione Atlanta” è un thriller-poliziesco ambientato nelle menti megalomani e deviate di agenti e serial-killer che ricercano la propria identità umana tra i bistrot assolati di una Parigi perbene e “innocente” e le “maison” strucide e maleodoranti di donne e uomini giunti stanchi e delusi al capolinea della propria moralità.
È il tentativo di riabilitare vite di uomini soli e furiosi col mondo per essere stati ciò che sono ma che non avrebbero mai voluto essere.
È lo scorrere incalzante di emozioni, riflessioni e regolazioni di conti con il proprio essere uomo e donna; è la scelta determinante davanti ad un bivio le cui strade sono il Gran Canyon e la Valle dell’Eden.
Il tutto appare “leggero” e ferrante in uno stile letterario moderno e comunicativamente semplice; è lo slang delle nostre periferie, dei nostri ragazzi; crudo e veritiero che sa parlare alle menti comuni interpretandone sogni e illusioni. È un romanzo apparentemente “innocuo”, ma che in realtà scava nelle nostre perversioni, lavandone via la parte arrampicatrice ed egoistica per confermare il male mondiale che sovrasta l’umanità: ovunque viva, qualsiasi lavoro svolga, l’uomo è un animale sociale che sfortunatamente si è risvegliato in un pianeta disabitato in cui ricerca incessantemente la sua socialità… E per questo non accetta che nessuno lo ostacoli. Per un nobile fine si può osare un ignobile mezzo!
Clau P.

(recensioni Operazione Atlanta)

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La gabbia delle scimmie di Victor Gischler – Euro 10,00
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Bresciaoggi, 15.5.08
Un incipit splatter con un cadavere acefalo nel baule di una Chrysler (avete presente il grand guignol grottesco di “Voglio la testa di Garcia” di Sam Peckinpah?) e un finale sornione, con il ghigno abrasivo e amaro alla Elmore Leonard, in cui la fortuna premia l’astuzia gaglioffa, a riprova che in questo mondo siffatto il crimine qualcosa purtroppo paga. “La gabbia delle scimmie” è un poliziesco che cita a memoria scene madri e autori canonici, opera di Victor Gischler, scrittore americano che in patria vanta già quattro titoli, ma che da noi è al suo esordio. Un romanzo, il suo, che non si concede il lusso di una descrizione ambientale o di una nota psicologica. L’azione vi scorre copiosa e distillata, la violenza sembra l’unica legge di natura e i personaggi sono “scimmie armate”, sicari psicopatici, soldataglia maldestra per la quale uccidere è lavoro ordinario preceduto e intervallato da lunghe ore di ozio fuori campo in cui si gioca a Monopoli.
Charlie Swift, gangster al servizio di un vecchio boss della mala di Orlando, Florida, si ritrova invischiato nel vortice di una lotta di clan per il controllo del territorio. La nuova mafia che viene da Miami ed ha un sistema imprenditoriale molto più moderno e ramificato, vuole imporre i suoi metodi. È una guerra di successione destinata a terminare solo con la mattanza. Charlie, detto il “Sarto” (perché ha ucciso un uomo con le forbici) è un duro impassibile, un executive del delitto, che pur nella sua spietatezza ha conservato un suo codice d’onore (“Sono sempre stato buono con chi è stato buono con me”). È rimasto fedele al suo capo, ha un fratello minore da mandare all’università, una mamma che è sempre la mamma e una donna con la quale condividere una possibilità di fuga e di rinascita, lontano sia dall’inferno della pena che dal purgatorio della coscienza. Il paradiso infatti è ai tropici con il malloppo.
Victor Gischler recupera atmosfere e crudezze hard boiled (Spillane più che Chandler) miscelandole con lironia guascona di un Tarantino.
Nino Dolfo

Film TV, 18.6.08
Segnatevi il nome: Victor Gischler. È uno scrittore hard boiled molto quotato negli Stati Uniti e il cui esordio “La gabbia delle scimmie” è stato pubblcato da Meridiano zero. Racconta di Charlie Swift, un gangster di Chicago vecchio stampo, di quelli che non si tirano indietro se c’è da scaraventare qualcuno nella valle di lacrime, senza però sparare così, tanto per fare. Per Charlie, quella del rapinatore è un’occupazione tutto sommato dignitosa. Per il suo prossimo colpo si è scelto però il socio sbagliato, un killer psicopatico, e tutto va in vacca. A questo aggiungete che un boss della mafia di Miami gli dà la caccia per via di qualche vecchio libro contabile, pieno di segreti che farebbero la gioia del Bureau, e avrete lo scenario.
Il talento c’è tutto, la durezza di scrittura regala qualche pagina divertente, solo lo humour nero rischia qualche volta il grottesco, e lo splatter fa pensare più a Sin City versione Rodriguez che a Mickey Spillane o Richard Stark.
Comunque, ideale per spiaggia e ombrellone.
Mauro Gervasini

(recensioni La gabbia delle scimmie)

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Acqua Storta Graphic Novel di Valerio Bindi, MP5 – Euro 15,00
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www flashfumetto it, 16.6.10
“Acqua Storta” è il nome (fittizio) di una cosca napoletana, al cui vertice sta don Antonio Acqua Storta. Il figlio del boss, Giovanni, vive la sua vita da camorrista senza farsi troppe domande: da giovane è stato nel carcere minorile di Nisida; ora, sposato con Mariasole, è avviato a diventare il degno erede del padre: spietato e lucido assassino, regola i conti del clan ascoltando musica neomelodica napoletana. Ma nella sua vita entra inaspettatamente Salvatore, il contabile della famiglia, e nasce una passione omosessuale che si consuma una volta al mese sugli scogli di Mergellina, e che va ovviamente tenuta segreta.
Questo l’antefatto, che ci viene raccontato soprattutto mediante flashback. “Acqua Storta”, il fumetto di Valerio Bindi e M. P. Cinque pubblicato da Meridiano zero e tratto dal fortunato romanzo di L. R. Carrino, si concentra invece (come del resto il romanzo) sugli ultimi tre giorni della vicenda, quando ogni cosa trova il suo corso e la storia scivola via dritta e veloce verso il drammatico nonché inevitabile epilogo. La sceneggiatura essenziale e rigorosa di Valerio Bindi asciuga il già non lunghissimo romanzo di Carrino, restituendo un fumetto dal ritmo serrato che cattura fin dalle prime pagine e si fa leggere tutto d’un fiato.
A questo ritmo contribuiscono i disegni di MP5, di cui nel 2007 avevamo pubblicato la storia Effetti collaterali. In questi tre anni MP5, anche grazie ai suoi lavori nel campo della street art, ha portato avanti la sua personale ricerca sul bianco e nero, arrivando in Acqua Storta ad una sintesi fatta di linee spesse ed ondulate e campiture nette prive di ombreggiature. All’interno di questa efficace e potente resa espressiva, MP5 si concede delle variazioni sul tema per caratterizzare alcuni passaggi: un tratteggio obliquo e fitto per la scena con i marchettari, uno orizzontale appenna accennato per l’incontro tra Giovanni e il padre, un tratto pastoso ad effetto lineografia (in realtà ottenuto con un’elaborazione digitale) per la scena di violenza nel carcere di Nisida.
Adattare un romanzo al linguaggio dei fumetti porta degli inevitabili rischi, innanzitutto quello di un eccessivo didascalismo. Bindi e MP5 trovano però una personale chiave di lettura, incentrata sul personaggio di Giovanni e sulla sua consapevole resa agli eventi e che si avvale di disegni che poco concedono ai particolari per concentrarsi sulla componenete dinamica ed espressiva. Ed è proprio la perfetta coerenza raggiunta tra la parte testuale e visiva che permette al duo Bindi/MP5 di superare brillantemente la prova, facendo di Acqua Storta un fumetto solido, ben strutturato e anche piuttosto inconsueto nel panorama italiano.
Fabio Sera

(recensioni Acqua Storta Graphic Novel)


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1 commento

  1. Pingback di Bartolomeo Di Monaco » LIBRI IN USCITA: Meridiano Zero 9/2010 — 25 Giugno 2010 @ 10:07

    […] Approfondimento fonte: Bartolomeo Di Monaco » LIBRI IN USCITA: Meridiano Zero 9/2010 […]

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart