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LIBRI IN USCITA: MERIDIANOZERO 13/2010

2 Novembre 2010

Care lettrici e cari lettori,
tre novita’ per voi!

Due nuove uscite e un’offerta imperdibile per le vendite online: fino al 30 novembre chi e’ iscritto alla newsletter puo’ approfittarne per ordinare 3 noir d’autore con lo sconto del 20% e le spese di spedizione gratuite. Ordinate subito tre cult Meridiano zero scegliendo tra i noir firmati Christopher Brookmyre, Hugues Pagan, James Lee Burke (edizioni in brossura) specificando nei Commenti all’ordine “Sconto newsletter”.

Per quanto riguarda le uscite la prima e’ il nuovo libro di Carl Hiaasen che, dopo “Crocodile Rock”, torna in libreria con “Una donna di troppo”, noir davvero sui generis, infarcito di personaggi surreali e situazioni irresistibili, da leggere subito! E infatti abbiamo deciso di darvene un assaggio, l’incipit, preceduto da un rapido commento.
La seconda novita’ invece eccola qui: “La rivolta degli angeli”, del premio Nobel Anatole France, e’ sugli scaffali in edizione tascabile e con un’appassionata presentazione di Roberto Saviano. Un libro da non perdere, irriverente e sottile, che, come scrive Saviano, “inchioda Dio alle sue irrimediabili colpe”.
Prima di lasciarvi vi ricordiamo di visitare il nostro blog e il nostro gruppo facebook per rimanere aggiornati sulle uscite, gli autori e le iniziative Meridiano zero.

Buona lettura
La vostra redazione

LE NOVITA’
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Una donna di troppo di Carl Hiaasen – Euro 18,00
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Joey ha una missione: vendicarsi di suo marito Chaz, l’uomo che l’ha uccisa. O meglio, che ci ha provato, scaraventandola da una nave da crociera nel bel mezzo dell’Oceano. Lei pero’ e’ riuscita a sopravvivere, finendo nelle acque blu di un isolotto dell’Atlantico. Li’ vive Mick Stranahan, ex sbirro e duro dal cuore d’oro, con l’aiuto del quale Joey orchestrera’ un imprevedibile piano per portare il marito alla follia.

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La rivolta degli angeli di Anantole France – Euro 10,00
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Su Parigi piovono angeli, anche se nessuno lo hai mai sospettato. Almeno fino a quando Arcade, bellissimo angelo custode, non concepisce un folle progetto: rovesciare Dio, portando a compimento l’impresa gia’ tentata da Lucifero. Ma condurre una guerra nella Parigi dei primi del ‘900 non e’ facile: troppe belle donne disposte ad avventure galanti, troppi gentiluomini da sfidare a duello, e la polizia da cui scappare, perche’ per un angelo e’ facile essere scambiato per un rivoluzionario…

DUE PAROLE SU “UNA DONNA DI TROPPO”
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Una donna di troppo di Carl Hiaasen – Euro 18,00
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Notte, una nave da crociera, l’oceano, un tizio che, senza pensarci due volte, afferra sua moglie e la getta fuori bordo… Be’, quella di Hiaasen e’ una black comedy che conquista fin dalle prime righe. Insomma gli ingredienti e la maestria nel mescolarli ci sono tutti, eppure quello che veramente fa la differenza e’ la capacita’ dell’autore di dare forma a personaggi deliranti e strampalati anche se estremamente vividi. Intorno al triangolo di Joey (la moglie sopravvissuta), Mick (il buono di turno) e Chaz (il marito assassino), si affolla infatti una serie di comprimari dal carattere e dalla biografia irresistibili, soggetti che si stampano all’istante nella fantasia del lettore, strappandogli ben piu’ di qualche risata. Un detective amante dei serpenti (e per questo in perenne battaglia con la sua ciabattata e anziana vicina), una rozza guardia del corpo che colleziona lapidi commemorative, un misterioso politico ridottosi a fare l’eremita nelle inquinate paludi della Florida, sono solo alcuni dei pazzi che popolano le migliori pagine del romanzo. Senza contare poi la figura piu’ sconcertante di tutte, vale a dire quella di Chaz: il marito, l’uxoricida, il povero disgraziato convinto di aver messo a segno il “delitto perfetto”. Amante dei soldi, veterano dell’adulterio, cinico e inetto, nonche’ prototipo di tutti i peggiori vizi umani, Chaz sara’ per tutto il libro “l’uomo sbagliato al momento piu’ sbagliato”, collezionando pagina dopo pagina esaurimenti nervosi e terrificanti umiliazioni, in un crescendo che lo gettera’ dritto dritto nel suo incubo peggiore, per il piacere di Joey e per il nostro divertimento.

Ed ecco a voi la prima pagina del romanzo:

“Allo scoccare delle undici, una fredda serata di aprile, una donna di nome Joey Perrone volo’ giu’ da uno dei ponti di lusso della nave da crociera Sun Duchess. Mentre precipitava nelle scure acque dell’Atlantico era cosi’ stupefatta che non riusci’ nemmeno a farsi prendere dal panico.
Ho sposato uno stronzo, penso’ mentre s’infilava di testa tra le onde.
L’impatto con l’acqua le strappo’ via la gonna di seta, la camicetta, le mutandine, l’orologio e i sandali, ma Joey non perse i sensi ne’ la calma. Ovvio. Era stata tra le leader della squadra di nuoto, al college, un’inezia biografica che ovviamente suo marito aveva dimenticato. Tenendosi a galla tra le onde spumeggianti, segui’ con lo sguardo la Sun Duchess illuminata a festa che si allontanava a una velocita’ di venti nodi. A quanto pareva, soltanto uno degli altri duemilaquarantanove passeggeri era al corrente dell’accaduto, e certo non l’avrebbe raccontato in giro.
Ma che figlio di puttana, penso’ Joey.
Si rese conto che il reggiseno le era sceso attorno alla vita, e se ne libero’ dimenandosi. A ovest, sotto una volta di tenue luce ambrata, si scorgeva la costa della Florida. Joey comincio’ a nuotare.”

LE RECENSIONI
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Una donna di troppo di Carl Hiaasen – Euro 18,00
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Sartoris, 25.10.10

Sul congedarsi della scorsa estate, durante una piacevole cena innaffiata senza riserve del miglior Primitivo di Manduria, lo scrittore Giancarlo De Cataldo a un certo punto si e’ voltato in direzione del titolare del blog (no, Sartoris non e’ un frequentatore abituale della cre’me del noir all’italiana: il baccanale agostano in compagnia dell’autore di “Romanzo criminale” va addebitato unicamente ad alcune particolari coincidenze astrali nonche’, cosa di non poco conto, alle comuni origini pugliesi) per rivelargli con una certa amarezza che la nuova leva degli scrittori gialli made in USA non lo esaltava piu’ di tanto. A seguito di quella dichiarazione l’aria intossicata dal fumo dei nostri toscanelli si e’ d’improvviso affollata di nomi e titoli di romanzi, dando adito ad uno scoppiettante confronto su trame e personaggi cui si andavano via via aggiungendo i suggerimenti del resto dei commensali, per ritrovarsi infine, un po’ mestamente, a convenire tutti piu’ o meno unanimemente che in effetti – a parte la mecca degli intramontabiliLeonard e Crumley, scrittori ormai senza tempo al pari di un Chandler o d’un Hammett – i nomi di spicco sfornati dall’America negli ultimi anni non erano, salvo qualche raro caso, granche’ convincenti. Poi, come un refolo inaspettato, una luce ha acceso a sorpresa il torpore etilico delle nostre coscienze, e sia il titolare del blog che il buon De Cataldo si sono scoperti entusiasti a pronunciare (facciamo flic e floc?) due brevi paroline: “Meridiano”, e “zero”. E questo e’ bastato a risollevare la discussione, perche’ – a prescindere di come la si pensi sulle nuove generazioni del noir americano – non si puo’ infatti negare che se c’e’ un editore che da anni sta con tignosa risolutezza importando (talvolta solo ripescando) quanto di davvero valido provenga d’oltreoceano (e non solo da la’) in questo settore e’ proprio la casa editrice di Marco Vicentini.
E cosi’ eccoci qui a riconfermare quanto gia’ espresso per Burke, Reasoner, Gischler, Crews e compagnia sonante con l’ultima, mirabolante uscita a firma Carl Hiaasen: giornalista e scrittore classe 1953, pressoche’ snobbato quaggiu’ nei lidi di Berlusconia (checche’ i suoi libri siano stati pubblicati in Italia da Mondadori, Baldini & Castoldi e Rizzoli), che l’editore padovano ha selezionato per tutti gli appassionati del genere “spara, insegui, indaga, vendicati e – in questo caso piu’ che mai – sorridi”. In ossequio a un filone recente che vede forse in “Champion Joe” Lansdale il suo culmine, infatti, gli artefici della crime-fiction contemporanea statunitense sono soliti inoculare d’una robusta dose d’ironia storie altrimenti cruente, dure e violentissime. Dotato di una fantasia sfrenata e di una penna agile e irriverente,Hiaasen mette a segno con Una donna di troppo (traduzione di Luca Conti e Laura Piussi) una vicenda funambolica, che non lascia scampo al lettore. C’e’ una donna spinta nell’oceano durante una crociera dal marito fedifrago, l’attacco degli squali, lei che viene miracolosamente salvata da un ex poliziotto sopravvissuto a sei matrimoni, un investigatore che come un segugio si mette alle calcagna del coniuge aspirante assassino, un boss della malavita eccentrico e via cosi’ in una ridda di personaggi e situazioni davvero strambe e appassionanti, inanellate con precisione in un divertente mix esplosivo che non delude mai. Hiaasen e’ cosi’: se incappi nella prima pagina, sei costretto a sciropparti tutto sino alla fine perche’ e’ davvero impossibile abbandonare un suo romanzo. Ottimo.
Omar Di Monopoli

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Happy – L’incredibile avventura di Keith Richards di Massimo Del Papa – Euro 10,00
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iannozzigiuseppe wordpress com, 24.9.10

Ritratto appassionato del chitarrista dei Rolling Stones, Keith Richards. Massimo Del Papa ci racconta la vita di questo sbandato destinato con gli anni a diventare una vera e propria leggenda vivente, sicuramente un immortale nella storia del rock.
Keith Richards il suo posto nella storia se l’e’ preso, con la forza oltreche’ con il suo talento belluino di chitarrista essenziale/geniale. Da sempre ammiratore indefesso di Muddy Waterse dei grandi bluesmen neri, nell’arco della sua quasi cinquantennale carriera, tra droghe e cazzotti, il pirata del rock ha saputo dare un senso alla sua vita. Accusato insieme alla sua band, iRolling Stones, di essere di destra, il pirata insieme alla “puttana” Mick Jagger, se ne e’ sempre altamente fregato della politica. Accusa del tutto infondata quella di guardare ai Rolling Stones come a un gruppo politicizzato. E’ vero invece che sono al di la’ della politica, nonostante Mick Jagger ami fare un po’ il dandy di tanto in tanto. Gli Stones non sono di destra; non sono di sinistra e non sono nemmeno anarchici. Sono i Rolling Stones e questo e’ quanto. Se negli anni Sessanta sono stati subito indicati ribelli e destrorsi, con il tempo ci si e’ resi conto che gli Stones sono dei ribelli punto e basta. E Keith Richards un pirata, l’ultimo dei grandi pirati, uno dei pochissimi uomini al mondo ad assurgere allo status di leggenda prima che il suo corpo sia cenere.
Alla soglia dei settanta anni, il pirata Keith nel 2006 ha dichiarato di aver smesso di far uso di droghe. Credergli o no? Se ha smesso sul serio, poco ma sicuro che lo ha fatto alla sua maniera! Un pirata e’ un pirata, per questo ancor oggi guai a chi osa contraddirlo. Di fatto e’ lui il vero motore dei Rolling Stones e la “puttana” Mick si e’ dovuta rassegnare a stare al fianco del chitarrista.
Sempre nel corso del 2006 Keith cade da una palma da cocco procurandosi un ematoma cerebrale. Solo a lui poteva saltare in testa di arrampicarsi come una scimmia su una palma. Il 27 aprile 2006, per colpa delle forti emicranie che gli martellano il cranio, Keith decide di farsi visitare da un medico; viene subito ricoverato presso l’ospedale di Auckland (Nuova Zelanda) e operato d’urgenza. Dimesso l’11 maggio, dopo tre mesi e’ di nuovo sul palco che suona. Si trascina ma ha l’amatissima chitarra in braccio e non intende mollarla. Non lo fa, non la molla manco morto la chitarra. Il pirata e’ ancora sul palco a emozionare.
Nel 2003 la piu’ quotata rivista musicale al mondo, il magazine statunitense Rolling Stone, ha inserito Keith Richards al 10mo posto nella classifica dei 100 migliori chitarristi [ 1. Jimi Hendrix – 2. Duane Allman – 3. B.B. King – 4. Eric Clapton – 5. Robert Johnson – 6. Chuck Berry – 7. Stevie Ray Vaughan – 8. Ry Cooder – 9. Jimmy Page – 10.Keith Richards ].
Keith Richards, con gli anni, ha conosciuto e collaborato con alcuni dei suoi miti, Chuck Berry, Muddy Waters e John Lee Hooker primi fra tutti. Ha inoltre collaborato con Eric Clapton, Tom Waits, Bono Vox, The Edge, Norah Jones, nonche’ con i Faces, Peter Tosh, Ziggy Marley, Tina Turner e Aretha Franklin.
“La vita e’ splendida, non ho mai voluto ammazzarmi, non sono cosi’ scemo”, ama ripetere il pirata a chi glielo chiede. Per il 2010 e’ stata annunciata l’uscita delle memorie del pirata del rock.
Massimo Del Papa ricostruisce le tappe fondamentali del chitarrista con genuina passione, portando sulla pagina il pirata Keith nella sua essenzialita’. Insieme alla musica degli Stones veniamo cosi’ a conoscere eccessi e generosita’ belluine di un uomo che ha consacrato tutta la sua vita alla musica, alla chitarra. E la chitarra ha salvato il suo pirata. O forse e’ piu’ giusto dire che insieme hanno scritto una pagina memorabile della storia del rock.
“Happy – L’incredibile avventura di Keith Richards” costituisce una preziosa introduzione per il neofita, ma anche per il fan piu’ sfegatato, per comprendere appieno lo stile musicale dell’unico pirata del rock Keith.
Giuseppe Iannozzi

La Stampa, 16.10.10

E’ uscito “Happy”, biografia dell’attempato discolo del rock a cura di Massimo Del Papa.
Ieri il Times di Londra ha fatto il colpaccio. Intervista esclusiva a Keith Richards, per l’uscita il 28 ottobre dell’autobiografia “Life”, la piu’ attesa al mondo perche’ se ne parla da mesi, e anche senza l’effetto sorpresa di Tiziano Ferro, il Nostro – che compira’ 68 anni il 18 dicembre – aveva da raccontare una vita di cui non si puo’ essere che curiosi. Il giornalista che ha raccolto le sue confidenze, James Fox, lo ha inseguito per tre anni con la fatica che si puo’ immaginare, finche’ i pezzi di Keith son tornati insieme sul computer, e ha preso forma questa spericolata rievocazione che per ora si legge qui e la’ a spizzichi, su internet e su Rolling Stone Usa, che pubblica in copertina la faccia piu’ pazzesca che il musicbusiness abbia mai avuto a disposizione.
Intanto, per chi volesse cominciare invece a leggere la storia del chitarrista degli Stones raccontata da uno che sa scrivere e usare la vita degli altri e gli aggettivi giusti, e ambientare il personaggio nella storia della sua musica e dei suoi tempi in modo oggettivo, senza la confusione che alberghera’ nella testa del protagonista, c’e’ “Happy” di Massimo Del Papa, un carissimo amico mio e di OTR, uscita con Meridiano zero. I due debbono avere sinapsi simili, se hanno pensato contemporaneamente alla biografia. Complimenti, Max, anche per una frase estrapolata che riassume alla perfezione il Keithpensiero: “Devi conoscere i tuoi limiti, che non sono quelli di nessun altro. Un sacco di gente e’ morta perche’ pensava di essere me”.
Dunque le frattaglie raccolte in rete di “Life” parlano di un uomo che non ha mai avuto infingimenti spettacolari, e che ha sempre raccontato i propri peccati alla luce del sole. Lui, lascia il ruolo di “Mammoletta” a Mick Jagger, compagno di scuola piu’ di cinquant’anni fa, che soprannomina affettuosamente “Brenda”, e che definisce apertamente insopportabile: “Mick ha letto il libro – confessa Richards – e ha obiettato su questo e quello”. Dice anche che hanno approfittato dell’incontro per parlare dei progetti che li coinvolgeranno nel 2011. Tornano, ma come?
Keith ha poi ovviamente tirato fuori la storia, in “Life”, del suo rapporto con l’eroina: “All’epoca, ero pienamente convinto che il mio corpo fosse il mio tempio. Posso fare tutto cio’ che voglio, di esso, e nessuno mi deve dire si’ o no”. Ma ricorda anche la perdita, per droga, di Gram Parsons, e l’inferno vissuto dalla sua compagna Anita Pallenberg, e la morte del suo bambino, Tara, nel 1976, mentre era in tour: “Abbandonare un neonato e’ una cosa che non mi perdono ancora oggi”. Dice Fox che la prima volta che affrontarono l’argomento, non uscirono piu’ di 5 parole: “Ma poi convenimmo che era meglio parlarne, e mi confesso’ che continua tutte le settimane a pensare a Tara”.
Marinella Venegoni

(recensioni Happy – L’incredibile avventura di Keith Richards)

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Il vento del Texas di James Reasoner – Euro 13,50
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Pegasus descending, 6.10.10

Francamente non so da che parti tiri il vento del Texas, se mi scotti le chiappe da est oppure mi faccia colare il naso da ovest. Sta di fatto, pero’, che io guardo in quella direzione, verso ovest, anche se da quando e’ stato scoperto che il mondo e’ rotondo comprendo come il mio immaginarmi il Texas di la’, sulla sinistra, sia solo frutto della tirannia della cartografia. E proprio da quelle parti che di buona letteratura se ne sforna a iosa, viene il nuovo, piccolo gioiellino portato nelle librerie italiane dalla Meridiano Zero: “Il vento del Texas” di James Reasoner.
“Mi fermai di fronte al quadro piu’ grande, il magnifico ‘A Dash for the Timber’. Mentre osservavo come Remington aveva rappresentato la disperata corsa per sfuggire all’inseguimento degli indiani, riuscivo quasi a sentire il mio subconscio che continuava a lavorare, analizzando e catalogando ogni sfaccettatura del caso, cercando di trovare qualcosa, qualunque cosa, che potesse essermi sfuggita.” Non c’e’ altro modo per pensare ad una copertina adatta per questo libro se non immaginandoselo avvolto all’interno della riproduzione di un bel quadro di Frederic Remington, l’autentico cantore per immagini di un’epoca al tramonto quale fu il West, rimasto pero’ vivo nell’immaginario collettivo fino ai giorni nostri. Tra le pagine di questo breve romanzo datato addirittura 1980, soffia gelido il vento che si infila sotto gli abiti di una famiglia bene della piccola provincia texana di trent’anni fa. Cody, un investigatore privato, viene infatti assoldato dalla ricca moglie di un uomo d’affari per indagare, in gran segreto, sulla scomparsa della figlioccia. Inizia cosi’ un percorso che tra mazzate e revolverate portera’ Cody ad esplorare gli angoli bui di un ambiente in progressivo disfacimento.
Il romanzo di Reasoner scorre, pur nella sua brevita’ e rapidita’, sul continuo filo dei ricordi, malcelando una insopprimibile nostalgia per un mondo che si sta spegnendo come un caminetto non piu’ curato. Oltre all’indagine che segue la propria, doverosa strada, e una storia d’amore con una bella rossa, perche’ le pupe del vecchio noir hanno tutte questa peculiarita’ estetica, l’autore texano infarcisce il proprio racconto con una infinita serie di pennellate volte a tratteggiare in proprio mondo lanciato verso la pensione. I quadri dell’amato Remington, allora, gia’ passati in termini di temi, lo diventano anche dal punto di vista estetico e vanno, conseguentemente, rottamati. La vecchia, gloriosa balera del paese deve andare e fare posto per una ben piu’ redditizia discoteca, con tanto di luci stroboscopiche e divanetti per zoccole e affini. Le stalle sono solo vecchi ruderi in rovina, con le cisterne vuote o piene di fango e detriti e i tetti che vengono giu’. Gli uomini d’affari trattano petrolio e non piu’ cereali o quarti di manzo. Rimangono solo, come spettri di una ghost town, le sempiterne corna di longhorn, la razza locale di vacca, quasi un trofeo da appendere sul muro a ricordarci quello che eravamo.
Alla fine il delitto segue sempre le vie che gli sono proprie per spargere dolore e morte e anche nella provincia di un Texas conservatore e perennemente vestito con un completo giacca e cravatta fuori stagione, figli di puttana, ladri, mafiosi e delinquenti vari trovano il proprio guano entro cui sguazzare. Il vento del Texas e’ quanto di meglio il caro hard boiled vecchia maniera possa offrire, un tassello imprescindibile per chiunque ami questo genere e la sua storia, per chiunque ritenga il genere non un confine ma una frontiera.
“Be’, mi sembravi un uomo interessante con la passione per l’arte del West. Quando ti ho conosciuto meglio, ho visto che eri anche intelligente. E con un fondo di tristezza.”
“Siamo tutti tristi, ogni tanto.”
“Per motivi personali, forse. Non per le sorti del mondo. E comunque non tutti.”
Andrea Pelfini

www.kultvirtualpress.com, 21.9.10

Difficilmente, quando James Reasoner ebbe terminato il suo spassoso viaggetto noir dal titolo “Texas Wind”, autore che divento’ in seguito di culto per la fetta yankee amante del genere, e non solo, lo scrittore texano stava pensando di divenire il destinatario delle speranze dei lettori di mistery per anni e decenni; fino a dare un salto sulla corda delle duecento opere pubblicate. Meridiano zero, editore padovano da anni campione di qualita’ nell’editoria abbastanza difficile d’Italia, grazie all’impegno del ‘capo’ e finissimo traduttore Vicentini, porta finalmente da queste parti, appunto, un altro classico dell’avventura condita di suspense. Evidentemente, “Il vento del Texas” oggi potrebbe non sembrare cosi’ potente come ai tempi della sua comparsa. Ma, tanto per cominciare, di contro certe fregature di quella poltiglia di anni Ottanta alla fine anno sopravvissuto. Quindi: attualita’. Come per ogni esempio, di genere, di questo genere, che si rispetti. Ovviamente parlando delle opere letterarie vere. Allora, se qualche anno fa Guthrie riporto’ agli onori il romanzo negli Usa, oggi l’Italia prende quindi la prima traduzione in assoluto dal Reasoner. Non caso letterario. Quanto invece buona novita’ da pescare in libreria. La bravura del narratore, quasi esclusivamente in ombra, presenta un personaggio chiave dal nome Cody. Di professione investigatore privato. L’autore texano immerge i suoi personaggi nella sua piccola madre terra. Colandoli al pari d’una bustina di te’ nell’acqua calda. Provocando un profumo, che puo’ piacere o non piacere, inconfondibile. Cody, abbagliato da un vento di casa propria che vede all’inizio e poi alla fine della storia, nonostante tutto le vicende siano vergate inoltre dello stesso personaggio in piu’, deve chiaramente ritrovare una vittima. Una ragazza rapita. Ha ragione Di Monopoli ha parlare di gocce di Caldwell per qualche affinita’. Pero’ in piu’, il disincanto di Cody non puo’ non insegnare che comunque la partecipazione alla terra ha, in certi sensi, aspetti fortemente vitali. Le prove dell’investigatore Cody, al pari d’altre opere noir e con somiglianze ad alcuni thriller che piu’ vincono, fluttuano fino a quando ogni tentativo risultera’ vano per arrivare alla fine alla vittoria definitiva. L’importazione di James Reasoner dovrebbe essere, se le cose andranno per il verso buono, un altro successo. Grazie a un Reasoner in grado, a tratti, d’imbambolare. Di restare proprio di stucco.
Nunzio Festa

(recensioni Il vento del Texas)

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Un mattino da cani di Christopher Brookmyre- Euro 10
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liberidiscrivere splinder com, 20.7.10

Dura la vita per Jack Parlabane giornalista scozzese in trasferta a Los Angeles, mettersi nei guai e’ un attimo per cui l’unica soluzione possibile e’ lasciare gli Stati Uniti in tutta fretta e tornare a Edimburgo. Gia’ ma i giornalisti d’assalto san mettersi nei guai ovunque per cui e’ del tutto naturale che Jack svegliandosi un mattino con i postumi di una sbornia colossale si trovi seminudo in mutande nel pianerottolo e l’unica porta aperta sia quella di un appartamento dove e’ appena avvenuto un efferato omicidio con tanto di membra amputate, litri di sangue e vomito e uno stronzo enorme sulla mensola del caminetto, come guarnizione… Se foste un poliziotto e trovaste sul luogo di un delitto il succitato tizio che tenta di scappare dalla finestra che fareste credereste alle sue farneticanti giustificazioni o lo ammanettereste e lo portereste alla centrale stampandogli in fronte l’etichetta di sospettato numero uno?
Ecco a voi servito l’incipit extra pulp di “Un mattino da cani”, opera prima uscita nel 1996 ora in versione tascabile di Christopher Brookmyre, un tipo poco raccomandabile ma dal talento innegabile che e’ riuscito grazie alla sua vena dissacratoria e al suo umorismo sulfureo a dare uno spaccato della societa’ britannica sconcertante e nerissimo. Non contento ha aggiunto quel tanto di satira sociale e politica che crea la differenza e caratterizza tutta la letteratura noir nord europea per cui la malasanita’ diventa il centro di un guazzabuglio di corruzione, nefandezze, atrocita’ dove killer psicopatici al soldo di insospettabili si muovono liberamente e danno filo da torcere al nostro curiossimo Parlabane deciso a tutti i costi a scoprire la verita’ e portando alla luce non pochi altarini.

(recensioni Un mattino da cani)

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Anche i poeti uccidono – Victor Gischler – Euro 15,00
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Film TV, 4.7.10

La grinta dei poeti
Nel nuovo libro di Vietor Gischler, “Anche i poeti uccidono” (Meridiano zero), succede questo. Nel college universitario di una (remota) localita’ montana un professore di poesia sfigato seduce una studentessa e se la ritrova morta la mattina dopo tra le lenzuola. Un gangster acciaccato elargisce fondi all’universita’ perche’ la poesia e’ la sua vera passione, quando non fa spaccare le ossa a chi non paga il pizzo. Un teppista nero di citta’ si sostituisce a un giovane studente trucidato in un vicolo e finisce nella remota localita’ con 100 mila dollari in cocaina e una borsa di studio. Uno spacciatore redneck della remota localita’ vuole accoppare il nero e tenersi la coca, ma ha fatto i conti senza i nuovi compagni di scuola di quest’ultimo. Ah, dimenticavamo: nel nuovo libro di Victor Gischler, “Anche i poeti uccidono”, succede questo nelle prime trenta pagine. Ce ne sono ancora 250 prima che arrivi la parola fine e sul selciato restino un numero imprecisato di morti ammazzati. Accolto al re cente Salone del Libro di Torino come una star, Gischler e’ autore noto ai fumettari (per le sceneggiature di Deadpool, il Punitore, ora gli X-Men) ed e’ considerato un po’ l’erede di Joe R Lansdale, o almeno del suo cote’ cazzaro. La struttura ad accumulo sembra as solvere al compito di una scuola di scrittura creativa (“componi la trama piu’ intricata possibile restando un minimo coerente…”) e il risultato e’ talmente delirante da essere molto divertente. Merito di Gischler essersi inventato un contesto inedito per un noir (perche’ nel romanzo di poesia vera si parla, con tanto di esperti e premi Pulitzer) frequentato da personaggi bizzarri, perennemente sbronzi o strafatti ma non folli, anche se la sospensione di moralita’ (lampante nel caso del professorino…) toglie lo spessore tragico che rende esemplari le figure classiche del genere. Intriso di cultura pulp & pop, “Anche i poeti uccidono” e’ la lettura da spiaggia ideale. Meglio se accompagnata da un gin tonic robusto, servito da formosa pin up o dal fusto che campeggia sulla copertina del libro, a seconda dei gusti
Mauro Gervasini

(recensioni Anche i poeti uccidono)

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La notte che ho lasciato Alex di Hugues Pagan – Euro 10,00
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mangialibri com, 8.10.10

Quando fai il turno di notte dentro un commissariato di Parigi non e’ facile. Ma per Chess, vecchio poliziotto cinquantenne, non e’ ne’ facile ne’ difficile. Solo un lavoro, anche se di merda. Come una settimana fa, quando Chess si era appena lasciato con Slim (la sua ragazza del momento – niente di serio, intendiamoci – solo una scopata ogni tanto) e appena entrato in commissariato aveva dovuto occuparsi di un omicidio. Niente di particolarmente efferato (la solita puttana negra con la testa bucata da una pallottola) ne’ di particolarmente complicato: l’assassino aveva lasciato l’arma del delitto dietro il divano. Nemmeno questa volta il caso sembra complicato: cadavere dentro stanza d’albergo, porta chiusa dall’interno, una bottiglia di barbiturici scolata. Suicidio. Ma quando il cadavere e’ quello di un senatore in possesso di un floppy contente informazioni scottanti, e quando il cadavere ha una moglie – pardon, una vedova – di nome Alex, capace di fartelo venire duro solo con lo sguardo, niente e’ facile come sembra…
Chess, il protagonista de “La notte che ho lasciato Alex”, e’ un po’ come Batman; e la Parigi descritta da Hugues Pagan e’ un po’ come Gotham City. “La notte con la notte, il giorno con il giorno. I morti da una parte, i vivi dall’altra”: basterebbero queste parole pronunciate dal coriaceo poliziotto parigino per provarlo (lui, ovviamente, si colloca dalla parte della notte e tra quella dei morti). L’ambiente urbano descritto e’ cubo, fumoso, triste e anche un po’ malinconico. Gli stessi aggettivi potrebbero essere utilizzati per descrivere Chess, duro, cinico e burbero solo per chi non lo conosce. Ma lui, quando stacca dal lavoro e la notte si trasforma in giorno, non diventa mai una specie di Bruce Wayne: Chess rimane una creatura della notte, con i suoi tormenti e i suoi incubi. In questo romanzo, ultimo episodio della trilogia dedicata al poliziotto parigino, il vecchio Chess e’ piu’ inquieto che mai. La sua testardaggine e – nonostante tutto – la sua inflessibilita’ morale lo hanno portato a vivere ai margini del sistema. In questa parte del mondo, dove chi uccide e chi e’ ucciso appartiene a la medesima categoria, quella dei disperati, l’unico modo per restare a galla e’ trasformarsi in un animale. Chess si sente vivo quando entra in azione e quando scopa, nemmeno l’amore di Alex puo’ penetrare le tenebre. Solo la musica sembra riuscirci – un buon giro di blues – qualche volta. E proprio a ritmo di blues Pagan, autore francese di origini algerine, classe 1947, sembra aver scritto questo come gli altri romanzi della serie. Ad un linguaggio crudo e diretto, a periodi brevi e dal ritmo veloce (la vicenda e’ raccontata tutta in prima persona e al tempo presente) fanno da contrappunto, di quando in quando, toni lirici e atmosfere ovattate. Dialoghi dalle cadenze cinematografiche si sposano a personaggi delineati con cura e precisione, scavati nella carne e nel sangue, dal nostro Chess fino alla bellissima prostituta – breve apparizione di qualche pagina alla fine del libro che rimane impressa nella mente del lettore, vuoi per la maestria di Pagan nel costruire i personaggi, vuoi per le conturbanti descrizioni del corpo mozzafiato.
Fabio Napoli

(recensioni La notte che ho lasciato Alex)

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Acqua Storta Graphic Novel di Valerio Bindi, MP5 – Euro 15,00
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www laltrapagina it, 7.8.10

Appuntamento sotto l’ombrellone per una selezione di fumetti per ogni tipo di palato, con qualche chicca in piu’ per gli amanti delle illustrazioni e anche del cinema.
Chiudiamo poi con “Acqua Storta”, un fumetto italiano della Meridiano zero che ci accompagna nella malavita napoletana accanto a un protagonista omosessuale. Tematica forte all’interno del volume che unisce il tema della criminalita’ organizzata a quella della sessualita’ tra persone dello stesso sesso e che nasce da un romanzo di Carrino. La Napoli che contorna la citta’ e’ una metropoli vissuta e conosciuta che lascia spazio a tante vite che si intrecciano e che sembrano dettate da un ritmo che trascina in avanti quasi per inerzia. L’amore tra Giovanni e Salvatore e’ turbolento e difficile, tanto piu’ in un mondo freddo e crudele come quello della camorra. I disegni netti e decisi di MP5, con i suoi chiaro e scuri che lasciano un’ombra nella narrazione, danno quel senso di cupa angoscia in certi casi, e risultano decisamente interessanti e del tutto idonei al tipo di racconto che ci viene proposto. I testi dominano accanto alle illustrazioni lasciando che ci accompagnino lungo una storia difficile che inizia e finisce a Mergellina.
Gianfranco Broun

(recensioni Acqua Storta Graphic Novel)


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LIBRI IN USCITA: MERIDIANOZERO 13/2010 — 2 Novembre 2010 @ 11:07

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart