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LIBRI IN USCITA: MERIDIANOZERO 16/2010

15 Dicembre 2010

Care lettrici e cari lettori,
Natale si avvicina e mentre qui in redazione siamo al lavoro sui libri del prossimo anno abbiamo deciso di rispolverare alcuni tra i migliori titoli del 2010 che farebbero bella figura tra i pacchetti sotto l’albero. Ecco quindi una newsletter dedicata ai nostri consigli per Natale: per i vostri regali, ma anche, perche’ no, per i vostri momenti di relax!
Buona lettura,
La vostra redazione

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I NOSTRI CONSIGLI PER NATALE:

PER CHI AMA LA MUSICA i titoli imperdibili di quest’anno sono due:
Il primo e’ il nuovissimo Happy – L’incredibile avventura di Keith Richards (di Massimo Del Papa – Euro 10,00), un libro micidiale, assolo tutto dedicato al chitarrista-teppista dei Rolling Stones, il pirata occhi di squalo Keith Richards! Oltre la banale biografia e la critica musicale, Del Papa racconta la storia completa di un fuorilegge salvato dalla musica, la prima di tutte le sue droghe. Dai primi anni a oggi, una fuga in crescendo, oscura ma “felice”, zeppa di contraddizioni, di arrembaggi e naufragi, di morti e rinascite, in cui l’unico punto fermo e’ la spietata e geniale fedelta’ di Richards alla sua musica.
Il secondo e’ Angeli perduti del Mississippi (di Fabrizio Poggi – Euro 15,00), un libro che ci porta alla scoperta dell’eterno fascino della musica blues, raccontando le storie disperate e spesso dissolute dei suoi protagonisti, i luoghi in cui e’ nato, le parole, i sapori e i suoni da cui ha preso vita. L’autore, armonicista blues, ci trascina in un viaggio affascinante sulle note della musica nera, rievocandone con passione i miti e le leggende, dai segreti del double talk (il linguaggio in codice usato dagli schiavi per comunicare tra loro) al patto con il diavolo di Robert Johnson, fino ai nuovi eredi dei grandi re del blues. Perfetto da regalare o da aggiungere alla propria biblioteca!

PER CHI AMA IL NOIR E IL DIVERTIMENTO non possiamo che condividere il consiglio di Joe R. Lansdale: “Leggete Victor Gischler”.
Anche in questo caso i titoli sono due.
Number one: La gabbia delle scimmie (Euro 10,00)
Un cadavere senza testa nel bagagliaio della sua Chrysler, un killer psicopatico e manico degli esplosivi come collega, un lavoretto facile che deflagra in un’escalation di violenza. Per Charlie Swift, gangster di Orlando, questa e’ ordinaria amministrazione. Le cose si complicano quando il suo capo Stan si ritrova con le spalle al muro: la banda di Stan viene massacrata da una gang di Miami e Charlie si ritrova unico superstite, con degli scottanti registri contabili tra le mani, diventando cosi’ l’obiettivo di una sfrenata caccia all’uomo scatenata dall’FBI e dalla gang rivale.
Number two: Anche i poeti uccidono (Euro 15,00)
Un noir strepitoso ambientato in un college universitario. Svegliarsi di fianco al cadavere nudo di una sua studentessa e’ solo l’inizio di un’incredibile serie di guai in cui il Prof. Morgan si trova immischiato. Un detective privato e’ sulle sue tracce, una reporter del giornale universitario lo ha visto seppellire il cadavere e, come se non bastasse, al suo corso di poesia si e’ appena iscritto un gangster di colore sotto falso nome arrivato da poco in citta’ con una partita di droga trafugata. Uno spettacolare incrocio fra pulp, noir e commedia che ricorda il miglior Elmore Leonard.

PER CHI CERCA QUALCOSA DI DIVERSO DAL SOLITO vi proponiamo due outsiders della collana ‘Primo parallelo’.
Partiamo da L’apprendista (di Gordon Houghton – Euro 15,00), un libro divertente da morire. E’ la brillante storia delle avventure di un giovane zombi, reclutato in prova dai Quattro Cavalieri dell’Apocalisse per diventare niente meno che l’assistente di Morte. “Dovrebbe essere una lettura obbligata per tutti quelli che vanno nell’aldila’. Io l’ho adorato.”
(Neil Gaiman)
L’altro suggerimento per un Natale controcorrente e’ il dissacrante Christmas pulp (di Ennio Kitterlegnosky – Euro 12,00). A Kitterlegnosky non piace il Babbo Natale che conosciamo tutti, quello che arriva il 24 dicembre, con la risata bonaria, le guance rubiconde e i bambini sulle ginocchia. In questo libro di racconti ci regala una raccolta di personaggi divertenti e grotteschi, sventagliando mitragliate di comicita’ sgangherata e irresistibile. Veloce e sorprendente, con piglio sicuro trascina in guai senza scampo dei poveri diavoli pronti a sequestrare Gesu’ Bambino pur di trovare un briciolo di fortuna.

LE RECENSIONI

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Incubo di strada di Derek Raymond – Euro 13,00
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Venerdi’, 10.12.10

La vita e il noir del baronetto vagabondo
Derek Raymond, l’aristocratico inglese che abbandono’ gli agi e fini’ in strada per poter scrivere gialli realistici.
“Agatha Christie? Una signora ovattata.”

Scrive: “Detesto Agatha Christie perche’ e’ piatta e ovattata e soprattutto lontanissima dalla realta’ delle cose, nan parla mai dei lati piu’ sporchi. Non c’e’ mai nessuno che vomita per la strada in un romanzo di Agatha Christie”, questo uno dei passaggi “spericolati” che ci portano tra le “Stanze nascoste” di Derek Raymond, considerato da molti il “genio nero” della narrativa poliziesca.
In questa autobiografia, che Meridiano Zero manda in libreria dal prossimo 25 gennaio, lo scrittore inglese si racconta in quello che e’ forse il suo miglior romanzo: quella della sua vita.
Paragonato dalla critica ad autori di culto come Raymond Chandler, Jim Thompson, Dashiell Hammett, Raymond non ha mal fatto mistero della sua esistenza complicata. Scrittore capace, come ha dichiarato il bestsellerista scozzese lan Rankin, di “descrivere con uno stile unico la tragedia della societa’ contemporanea”, ha sempre vissuto ai limiti.
Nato il12 giugno 1931 a Londra, e’ cresciuto tra Eton e il castello di famiglia nel Kent. Sir Robin Cook, questo il suo vero nome da “baronetto”, lascia a soli 17 anni gli agi da nobile per inseguire il suo sogno d’inchiostro. Decide di vagabondare facendo ogni lavoro possibile: bracciante in Francia, vignaiolo in Toscana, contrabbandiere di auto in Marocco, sino alla decisione di vivere a New York. dove e’ stato insegnante, tassista e trafficante di materiale pornografico. Negli anni Sessanta toma a Londra, dove muore nel ’94: un trentennio tra luoghi sordidi e criminalita’ organizzata. “Perche’ – scrive – i veri noir raccontano coloro che le circostanze hanno spinto troppo in la’.” Un esempio? Il suo “Incubo di strada” (Meridiano zero), da poco nelle librerie.
Gian Paolo Serino

www kultunderground org, 24.11.10

“Incubo di Strada”, titolo originale dell’88 di “Nightmare in the Street”, era un’opera inedita dello scrittore giramondo Derek Raymond. Fino a quando, insomma, arriva la padovana Meridiano zero di e con Vicentini. Per fortuna. Che questo nuovo romanzo di Raymond, e ci scusiamo per le mancanze verso le altre opere dell’autore, e’ una goccia che ci scava l’anima. Il dolore offertoci in dono da Derek Raymond e’ il racconto di pagine contrarie alla rassegnazione. Ma soprattutto una lettera d’amore imperdibile per il mondo. Nonostante il quantitativo di violenza misto a strada; il gran quantitativo di violenza. Ci siamo. E ci risiamo. “Incubo di Strada”, definito il testamento di Raymond, e’ la dichiarazione d’appartenenza a un mondo diverso da parte dello scrittore che mai s’e’ fermato. Il ritmo della trama, spuntato dalle solite formule ben congegnate di tanto noir, sorprende per l’accanimento con il quale lo scrittore descrivere la psicologia del protagonista del libro. Il poliziotto Kleber, dunque, sospeso aver rovinato il grugno d’un collega stronzo stronzo, innamoratissimo della sua donna – a scoprire un sentimento che mai aveva provato, deve restituire un favore importante al suo amico del cuore. L’amico che aveva salvato la vita della sua donna ha bisogno d’aiuto. Ma deve fare cadaveri. Kleber accetta. Non senza, pero’, porsi tantissimi dubbi sul concetto stesso di vita e morte, facendo sentire alla sua compagna di vita quanto e’ innamorato di lei: ma il compleanno dell’ex poliziotto, che segue la prova di forza da lui messa nella pistola a servizio dell’amico d’anni e anni, diventa la linea sottile che portera’ nella morte in vita. La bomba a lui destinata ammazza la donna. E comincia, anzi continua, la rappresentazione della terra del rimorso dell’uomo. Le parole di Raymond, semplicissime, scondite da colpi di scena, portano una ventata che sa di tragedia esistenziale. In parole semplici semplici c’e’ tutto il mondo. Il bene e il male. Attraversato dalle strade e i bar – dominati da poliziotti corrotti e menefreghisti quando non in servizio e non solo – che sono la casa d’una parte dell’umanita’ parigina che odia Kleber. La persecuzione dell’uomo e’ la piaga che lo portera’ alla morte? Il rapporto stretto fra il vivo Kleber e il fantasma della sua amatissima moglie e’ il destino che presenta risposte.
Nunzio Festa

omardimonopoli blogspot com, 2.12.10

Di Derek Raymond avevamo gia’ parlato. Scrittore di origine britannica vissuto a zonzo per l’intero globo terraqueo inventandosi lavori d’ogni genere (persino lo spacciatore di materiale pornografico), con un pugno di romanzi noir scabri e violentissimi e’ l’artefice di un universo letterario simile ad un ascesso perpetuo: affrontare le pagine di uno qualsiasi dei suoi libri significa affrontare una voragine di cupezza e di dolore, una visione pessimistica che lacera e devasta tanto il lettore quanto i protagonisti delle sue opere.
“Incubo di strada” e’ l’ultimo capitolo (rimasto inedito per molti anni) del suo arco produttivo. Marco Vicentini, l’editore italiano, nella sua nota d’autore scrive che “leggere questo libro e’ stato come trovarsi in mano il testamento di Raymond […] “Incubo” e’ il suo grido di dolore, la resa di fronte all’abisso che aspetta e il rimpianto delle occasioni perdute: una vera e propria elegia”. La trama e’ ridotta all’osso: in una sulfurea Parigi molto eighties si muove Kleber, un sergente di polizia del tutto insofferente all’autorita’ e per questo inabile all’avanzamento di grado. Sposato con Elenya, una splendida ex prostituta polacca, e amico fin dall’infanzia d’un delinquentello di nome Mark, questo personaggio sembra una mutazione (in chiave tardo-romantica) di quello del piu’ famoso Sergente Senza Nome, protagonista del cosiddetto ciclo della Factory, la serie di romanzi che fece conoscere Raymond al grande pubblico. Sospeso dal servizio per aver aggredito un proprio superiore, la vita di Kleber scivola come niente nell’inferno piu’ turpe. Senza piu’ alcun paracadute a proteggere le sue intemperanze, finira’ quindi nel mirino di quella stessa malavita che per anni ha perseguito. Privato dei suoi unici punti fermi – l’amore e l’amicizia – alla fine Kleber perdera’ la sua stessa vita.
E’ tutto qui: eppure e’ tanto. Il fosco mondo che Raymond (vero nome Robin Cook) mette in scena e’ un caleidoscopio in cui s’inseguono aspirazioni marcite e ideali in rovina, all’insegna di una battaglia persa in partenza contro il nichilismo piu’ sfrenato. Ponendosi narrativamente su una linea di demarcazione posta tra Chandler e Ellroy, l’autore s’incarica di compiere una radiografia della societa’ civile in tutta la sua piu’ intollerabile brutalita’: per un uomo onesto non sembra esserci posto tra le file della legalita’ ne’ tra quelle della criminalita’. Kleber, ferito, affamato e irrimediabilmente votato alla sconfitta, non puo’ aspirare all’amore. C’e’ solo la violenza. Ed e’ unicamente attraverso di essa che l’uomo cerca la propria redenzione.
Omar Di Monopoli

(recensioni Incubo di strada)

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Una donna di troppo di Carl Hiaasen – Euro 18,00
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www mangialibri com, 22.11.10

La nave da crociera extralusso Sun Duchess naviga lenta nei pressi delle acque della Florida. E’ una fredda serata d’aprile quando da uno dei ponti della nave Joey Perrone viene letteralmente fatta precipitare in acqua. “Ho sposato uno stronzo” pensa la donna mentre comincia a nuotare per cercare di salvarsi e guarda l’enorme nave da crociera che – illuminata – si allontana irrimediabilmente portando con se’ ogni speranza di essere soccorsa. E’ stato proprio suo marito – Chaz – a farla cadere in acqua: con una scusa s’e’ chinato, le ha preso le caviglie… e il gioco e’ stato abbastanza semplice. Chaz e’ un biologo, o meglio, e’ uno di quegli inguaribili narcisisti, arrivisti, traffichini e ignoranti, che sono riusciti ad acquistare un PhD e raggiungere una certa forma di rispettabilita’ sociale basata esclusivamente sull’apparenza. A Chaz interessa molto piu’ il golf – unico argomento di cui parlerebbe per ore (oltre al sesso, ovviamente) – che qualunque altra cosa che non gli frutti del denaro. Joey pero’ ha dalla sua l’essere stata campionessa di nuoto per anni e una forma fisica che non l’ha abbandonata. La ritrovera’, priva di coscienza e di indumenti, avvinghiata ad una balla di marijuana che e’ riuscita a farla rimanere a galla, il giorno seguente Mick Stranahan, ex poliziotto, che trascorre una vita isolata su un isolotto a poche miglia dalla costa cercando di avere meno contatti possibili con la terraferma. Mick e’ un duro dal cuore tenero, che e’ sopravvissuto a molti scontri con armi da fuoco e a sei mogli. Tra i due c’e’ subito feeling e ormai l’unico obiettivo di Joey e’ di farla pagare a Chaz, di rendergli la vita impossibile…
Scoppiettante, pirotecnico, spassoso, “Una donna di troppo” non lascia che il lettore si stacchi dalla lettura: si fa apprezzare esattamente come una bibita fresca in piena estate. Carl Hiaasen, pur riuscendo a farci trattenere il fiato e a mantenere alta la tensione emotiva, si distacca dai canoni del noir e riesce a realizzare un lavoro che mescola sapientemente piu’ generi. C’e’ una storia d’amore, c’e’ l’ironia tagliente, c’e’ la sete di vendetta che rende spietati i protagonisti, c’e’ una vera e propria denuncia ecologia per quel che sta accadendo nelle Everglades della Florida poste sotto assedio dal costante inquinamento causato dai fertilizzanti dei coltivatori di canna da zucchero che rischiano di distruggere uno dei piu’ importanti parchi ed ecosistemi statunitensi. Hiaasen riesce a tenere assieme contenuti politici, uno stile interessante e una trama complessa: non e’ essere talentuosi questo? Non ci sono eroi in questo romanzo. C’e’ il mondo nelle sue variopinte sfumature, in cui nessuno e’ mai esente da colpe e i “buoni” non esistono: c’e’ chi combatte per le proprie idee e per un mondo diverso – ma sempre possibile.
Serena Adesso

giallo blog rai it, 19.11.10

Pochi autori americani conoscono bene il sistema di corruzione statunitense come Carl Hiaasen che spesso ha messo nel centro del mirino dei suoi noir questa tematica, non solo nelle sue inchieste giornalistiche apparse sul Miami Herald ma anche in romanzi in cui ha messo al centro temi come lo sviluppo edilizio e i conseguenti danni ambientali. Dai suoi “Striptease” e “Hoot” sono stati tratti due fortunati film (uno per adulti e l’altro per ragazzi) ma la sua fama in Italia e’ legata soprattutto a romanzi come “Alta stagione”, “Aria di tempesta”, “Cane sciolto e “Crocodile rock” che hanno confermato la sua attitudine esplorare “il cuore nero” della sua Florida e hanno mostrato la sua attitudine scanzonata alla narrazione che per certi versi lo avvicina per molti versi a narratori come Elmore Leonard, Donald Westlake e Joe R. Lansdale. E che a Hiaasen venga naturale essere ironico e graffiante lo conferma anche il recente “Una donna di troppo”, una storia che mostra subito il suo lato grottesco fin da quando durante una crociera d’anniversario tutte le persone a bordo di un magnifico yacht devono vedersela con un procione arrabbiato capace di mordere chiunque e di far evacuare la barca. In altri casi qualcuno avrebbe dato direttamente fuoco all’imbarcazione se la proprietaria di questa non fosse l’ambientalista convinta Joey e se quel viaggio non fosse stato organizzato, in realta’, dal marito di lei, lo pseudo biologo Chaz per festeggiare il loro anniversario di matrimonio in una maniera speciale: scaraventare la moglie nel mezzo dell’oceano preda sicura degli squali. E Joey che ex esperta nuotatrice sopravvive all’inaspettato tuffo in mare e riesce ad aggrapparsi al piu’ improbabile dei relitti galleggianti (una balla da trenta chili di marjuana dimenticata dai contrabbandieri) da quel momento avra’ una sola missione: vendicarsi del suo Chaz. A salvarla nel mezzo dell’Atlantico e’ Mick Stranahan, ex sbirro sopravvissuto a sei mogli. E cosi’ Mick e Joey orchestrano un imprevedibile piano per portare Chaz alla follia. E i lettori assistono cosi’ pagina dopo pagina a una storia fatta di “amori, spari, tradimenti e pallottole, sullo sfondo del brillante scenario della Florida, minacciato dai morsi della politica corrotta e dall’avidita’ di capitani d’impresa senza scrupoli”. Se vi piace leggere storie che parlino di “delitti perfetti” e di coppie diaboliche, sicuramente “Una donna di troppo” vi divertira’ e soprattutto vi aiutera’ a vivere in maniera piu’ sospettosa la vostra vita di coppia.
Luca Crovi

(recensioni Una donna di troppo)

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Happy – L’incredibile avventura di Keith Richards di Massimo Del Papa – Euro 10,00
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jacktempesta splinder com, 14.10.10

Che dire, ci vuole un pirata per scrivere di un pirata. Uno che sappia usare la penna come una chitarra, dando rasoiate sulla carne viva, ferendo, emozionando, divertendo e commuovendo. “Happy – L’incredibile avventura di Keith Richards” e’ tutto questo, 159 pagine vissute pericolosamente in bilico tra idolatria e razionalita’, e pazienza se, come me che di idoli non me ne sono mai fatti, non siete appassionati di biografie. Ma “Happy” non e’ una biografia, e’ un accordo aperto come quelli di Richards, una canzone lunga che non puoi smettere di ascoltare anche se hai fretta, perche’ in quel momento, quella canzone, la devi vivere. Ed “Happy” e’ un libro che va vissuto, pagina dopo pagina, per rendersi conto di come ha vissuto chi quel libro lo ha ispirato. Massimo Del Papa e’ un autore diabolico, la sua scrittura fa il paio con gli scritti di Lester Bangs dei tempi di “Exile” e puo’ piacere anche a chi e’ digiuno di Rolling Stones, per farsi un’idea, una bella idea. A questo punto suggerisco un manuale pratico per un approccio ai Rolling Stones: comprate questo libro, ascoltatevi il cofanetto “The London Years” con tutti i singoli dal 1963 al 1071, e guardatevi “Shine a light” di Scorsese. Anche per voi, dopo, il mondo non sara’ piu’ lo stesso, che amiate o detestiate gli Stones, non potrete fare a meno di considerarli come una parte importante di questo nostro tempo.
Jack

informazionemetal blogspot com, 21.11.10

Noi appassionati di heavy metal abbiamo due icone per eccellenza, Lemmy dei Motorhead ed Ozzy Osbourne, che sono ormai leggenda non solo per la magnifica musica che c’hanno regalato ma anche perche’, nonostante gli eccessi commessi in una vita ai limiti dell’umana sopportazione che avrebbero portato dritti alla tomba qualsiasi uomo normale, sono dei sopravvissuti che tutt’ora godono di ottima salute. Se cerchiamo un esempio equivalente nel rock in generale, il primo nome che mi viene in mente e’ quello di Keith Richards, l’axeman per eccellenza dei Rolling Stones, un icona rock a livello planetario, che oltre ad averne l’immagine di uno stinco di diavolo, forse tale lo e’ davvero. Perche’ al contrario dei nostri beniamini summenzionati, uno persona di grandissima cultura ed umanita’ (Lemmy), l’altro tenero padre di famiglia che quando e’ lucido non farebbe male ad una mosca, Keith Richards e’ uno che ha ricevuto denunce ed arresti per risse e violenze, e’ stato coinvolto in episodi da retroscena macabri ed inconfessabili, e’ uno che e’ stato capace di dire: “Pace, Amore, queste stronzate non hanno niente a che fare con me. Col cazzo che ci vado, a baciare i piedi al fottuto santone. Ci vada Lennon, che ne ha tanta voglia…”. Penso sia un’affermazione eloquente dell’attitudine di questa vera e propria rockstar da cui Lemmy si e’ anche fatto fornire il nome della clinica statunitense dove andare ad effettuare il lavaggio del sangue. Massimo Del Papa, giornalista per la stampa cartacea, per la televisione, per la radio e per il web, editorialista de Il Mucchio, tenutario di lezioni di giornalismo nelle scuole ed autore di saggi, inchieste e narrativa, in questo libro racconta la storia completa di un fuorilegge salvato dalla musica, la prima di tutte le sue droghe… A cura della casa editrice Meridiano zero, suggeriamo a tutti voi la lettura di questo libro scritto in modo semplice e chiaro ma allo stesso tempo intenso ed avvincente.
Salvatore Mazzarella

(recensioni Happy – L’incredibile avventura di Keith Richards)

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Il vento del Texas di James Reasoner – Euro 13,50
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www scanner it, 3.11.10

Se classico vuol dire scrittore o artista che ha raggiunto i migliori risultati con un opera eccellente, ci rientra anche Il vento del Texas, noir tagliente e profondo a firma del prolifico James Reasoner, con oltre 200 romanzi pubblicati a proprio nome o sotto pseudonimo. Questo romanzo uscito nel 1980 e’ diventato da subito un oggetto di culto, alimentando discussioni e portando questo libro nella cerchia delle opere che con il tempo non hanno perso la loro aurora di fama. Il territorio texano e’ ostile, dove il vento e’ l’elemento che spazza via e cambia le condizioni spaziali dei protagonisti, costruendo una gabbia naturale dove la natura umana muta il proprio percorso emotivo. Il luogo per eccellenza dell’immaginario americano, diventa lo sfondo ideale per scrutare la tragedia dell’esistere, nelle sue sfumature impercettibili che portano delle situazioni di normalita’ ad attimi di follia improvvisa. La struttura del romanzo non e’ di costruire una linea narrativa di mero genere noir, ma entrare dentro gli slittamenti mentali dei personaggi, per farne scaturire le loro profonde fragilita’ e propensione al delitto. Ritrovare Mandy figlia di un ricco uomo d’affari di Fort Worth, e’ una missione per l’investigatore privato Cody, un uomo tutto d’un pezzo che appartiene ad un passato oramai rimosso dal progresso della contemporaneita’. Tra avvenimenti macabri e pestaggi violenti, Cody sprofonda in un indagine altamente pericolosa. Solo la sua speranza per un mondo migliore, non lo condurranno nel vortice del caos, in un incrocio che fonde mito e poetica del quotidiano, come se fosse una ballata aperta al melodramma, per disegnare l’odio, l’amore e la paura che investono non solo i personaggi ma anche il lettore, trasmettendo un’intensita’ umana avvolgente. Alla fine quello che appare e’ un mondo reale, fatto di gente comune, dove l’orrore appare inspiegabilmente e lo stile asciutto di Reasoner ci ripropone con medesimo ardore le nostre debolezze e fragilita’, nella migliore tradizione del romanzo americano.
Matteo Merli

www blackmailmag com, 17.10.10

E’ indubbio che tra i grandi meriti della casa editrice Meridiano Zero ci sia al primo posto il progetto, sviluppato con successo ormai da piu’ di un decennio, di recuperare il meglio della produzione noir internazionale del passato riproponendo (o talora presentandole per la prima volta nella nostra lingua) opere di autori poco o per nulla conosciuti da noi. E’ il caso dei magistrali lavori di Derek Raymond, ma anche de “Il vento del Texas”, romanzo del 1980 dell’americano James Reasoner, oggi nella traduzione di Marco Vicentini che di Meridiano Zero e’ anche il fondatore.
Reasoner, nato a Fort Worth (la cittadina texana che ha dato i natali tra gli altri ad Ornette Coleman, ai tamarrissimi ZZ Top e a Mark Chapman, l’assassino di John Lennon) ha pubblicato una mole incredibile di opere (molte sotto fantasiosi pseudonimi come Hank Mitchum, Jon Sharpe, Justin Ladd, Brett Halliday e Dana Fuller Ross) esplorando di volta in volta il western, l’hard-boiled di scuola Hammett-Chandler, il genere storico (con il ciclo Civil War Battle Series incentrato su una famiglia di agricoltori della Virginia e altri tre sulla seconda guerra mondiale), la saggistica (Draw: the greatest gunfights of the American West). Nel cuore di molti estimatori e’ pero’ proprio “Il vento del Texas” ad aver assunto nel tempo lo status di un romanzo di culto, invisibile per anni dopo una prima pubblicazione curata da una piccola casa editrice di New York. Una storia che ha come protagonista il detective privato Cody alle prese con la scomparsa di una ragazza di nome Mandy, cantante dei Friendship, fan di John Denver, Willie Nelson e Linda Ronstadt e figlia di Austin Traft, un uomo molto ricco che, apprendiamo dalle prime pagine, al momento della sparizione della giovane era fuori citta’. Si dice che lei abbia tagliato la corda da Fort Worth insieme al suo ragazzo per inseguire il sogno romantico di una vita migliore, forse una carriera come duo country. Oppure potrebbe essere finita in guai grossi, magari rapita da qualcuno. Questo l’avvio (con una scena iniziale a dir poco classica: l’investigatore che riceve l’incarico nella dimora del cliente, in questo caso la matrigna di Mandy). Piu’ avanti, non mancheranno i pugni, le pistolettate ne’ i misteri da risolvere vincendo la reticenza di amici e conoscenti della scomparsa. Una volta chiuso il libro, l’impressione sara’ quella di aver letto un romanzo piacevole, in verita’ non all’altezza del culto tributatogli per anni (siamo lontani dalla polvere, le ombre e i pugni allo stomaco di un Jim Thompson), eppure non del tutto privo di un certo fascino. Reasoner e’ un buon artigiano: abile nel muoversi nel mainstream e sul filo del melodramma, refrattario a premere il piede sull’acceleratore ogni volta che sarebbe opportuno deragliare dall’impianto pulito, romantico, consolidato, da quella tradizione americana oggi diventata cliche’ (ci sono cascati anche Crumley e Lansdale, a ben vedere). Cosi’, “Il vento del Texas” e’ un soft-boiled sostenuto essenzialmente da dialoghi di buona fattura, una lettura d’altri tempi con Chandler nel cuore e la vera sporcizia americana (Ellroy) portata via da una squadra delle pulizie prima dell’incipit.
Nino G. D’Attis

(recensioni Il vento del Texas)

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L’apprendista di Gordon Houghton – Euro 15,00
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www mangialibri com, 29.11.10

Cioe’, quando sei morto tutto ti aspetti tranne che svegliarti a un certo punto – gia’ sotto tre metri di terra in un cimitero di Oxford da un pezzo – sentendo qualcuno fare toc toc sul coperchio della bara. Se poi scopri che lo strano essere che ti sta disseppellendo e’ la Morte in persona, minimo rimani un attimo confuso. Ma e’ una sensazione che passa presto, perche’ Morte ti prende di peso, posa la sua fetida bocca sulla tua e ti alita dentro qualcosa che ti riporta in vita – una specie di vita, ecco (dobbiamo proprio specificare che alcune parti del corpo ormai ce le hai putrefatte? No, dai). E poi ti fa firmare un contratto di lavoro. Ehm, gia’. A quanto pare i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse – Guerra, Pestilenza, Carestia e appunto Morte – esistono davvero, e svolgono le loro terribili missioni quotidiane come fossero un normale lavoro d’ufficio. Hanno degli assistenti-zombi che vengono designati mediante una lotteria tra i morti. Ora, il fatto e’ che l’assistente di Guerra, tale Ade, e’ stato ritrovato massacrato in un fosso – perche’ e percome non si sa – e quindi va rimpiazzato alla svelta: tu hai vinto la lotteria. Dici di si’, ci mancherebbe: meglio che stare nella fossa. E inizi il tuo nuovo lavoro: aiutare Morte a far fuori le persone che ha in lista, ogni giorno. Non il massimo del divertimento. Della tua vita passata non ricordi nulla, nemmeno come e’ finita: ma anche quella non deve essere stata molto divertente, quando sei morto avevi solo 28 anni. Mano a mano che i giorni di questa tua nuova strana vita passano, inizi a ricordare il passato, a partire dalla tua infanzia. E piano piano, inizi a farti delle domande. Quello che ti rispondi non sempre ti piace, oh no…
Il britannico Gordon Houghton, bizzarra figura di divulgatore scientifico, giornalista e redattore della rivista Zzap64, dedicata al mondo del Commodore64, aggiunge manciate del nerissimo humour che ha reso celebri i suoi conterranei a una vicenda che piacerebbe assai a Neil Gaiman o China Mie’ville, e ci regala uno strampalato noir ‘d’oltretomba’ in cui i personaggi sembrano tutti presi di peso da “Nightmare before Christmas” di Tim Burton. Si ride spesso, nonostante si parli di piaghe, ferite purulente, decomposizione e morte: e la storia si colora addirittura di sesso e romanticismo quando l’autore ripercorre in flashback la vita del protagonista, un detective a caccia di sensazioni e tabu’ almeno quanto di criminali.
David Frati

(recensioni L’apprendista)

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Anche i poeti uccidono – Victor Gischler – Euro 15,00
La gabbia delle scimmie – Victor Gischler – Euro 10,00
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Blow Up, dicembre 2010

Eccolo qui, il noir del 2010. Alla sua seconda traduzione italiana, dopo le ottime premesse de “La gabbia delle scimmie” (sempre tradotto dai tipi di Meridiano zero, due anni fa), Gischler affonda il colpo e mette a segno un romanzo irresistibile che unisce ai temi classici della gangster story un inusuale senso del paradosso, tale da consentirgli piu’ di una deviazione dal percorso, il tutto condito con una cospicua dose di humour nero.
La storia e’ ambientata in un campus universitario. Il protagonista e’ Jay Morgan, trentenne piuttosto sfigato, poeta a mezzo servizio e professore precario che, senza farlo apposta, si trova nel letto il cadavere di una studentessa andata in overdose. Da li’ in poi e’ tutta un’escalation di avvenimenti strampalati e beffardi colpi di scena che ci portera’ a conoscere una carrellata di personaggi a meta’ tra lo stereotipo e l’assurdo: c’e’ l’universitaria sovrappeso che mostra insospettabile disinvoltura nel maneggiare morti ammazzati; il gangster in pensione che si diletta a comporre poemi mostrando per di piu’ di saperlo fare con talento; il giovane nero che per rinnegare la carriera in una gang metropolitana prova a reinventarsi esperto di letteratura; l’anziano professore che gestisce un anno sabbatico recluso in una soffitta dove tiene festini a base di alcol e cannabis; l’investigatore privato senza scrupoli che antepone i suoi interessi personali alla missione per cui e’ pagato; e moltissimi altri, a comporre un mosaico narrativo solo in apparenza intricato, di fatto perfettamente coerente e assistito alla perfezione dalla trama.
Victor Gischler, americano di 41 anni, attualmente residente in Louisiana, e’ arrivato al successo nel 2004, quando “La gabbia delle scimmie” ha avuto una nomination per l’Edgar Award. In totale ha scritto sette romanzi, ma solo i due qui citati hanno avuto una traduzione italiana. Quello che pero’ gia’ emerge chiaramente come un suo netto vantaggio competitivo e’ la particolare predisposizione a raccontare storie avvincenti, fantastiche ma al contempo molto solide. Non e’ un caso che sia, oltre che romanziere, sceneggiatore di fumetti: opera sua sono Deadpool, saga in due parti, e la serie The Punisher (entrambe edile in Italia da Panini; ma non diremo nulla di piu’ su di esse, visto che l’editore non ha dimostrato alcun interesse a collaborare). Ora, avviene talvolta che a un talento per i comics non corrisponda pari bravura per la narrativa: per un’eccezione illustre quale Neil Gaiman, molti sono i casi (l’ultimo dei quali in cui ci siamo imbattuti e’ Warren Ellis, con il suo “Con tanta benzina in vena”) in cui la sola parola scritta non basta, all’autore, per tradurre adeguatamente l’aspetto visionario e spesso grottesco della sua spesso smisurata immaginazione. Gischler al contrario, ha dalla sua una padronanza deIla struttura impressionante. Anche quando gli snodi del racconto sono iperboli maiuscole, anche quando le caratterizzazioni dei personaggi vanno ben oltre il limite della caricatura, non si ha mai la minima impressione che l’autore non tenga la situazione sotto controllo. Inutile, quindi, porsi la questione della credibilita’ della storia di “Anche i poeti uccidono”: da queste parti valgono altre regole, certo non quelle della logica matematica, e tanto meno quelle della morale tanto care a Ellroy o a Crumley: piuttosto quelle dello splatter d’autore di Quentin Tarantino, un nome al quale Gischler e’ stato spesso (anche se non sempre a ragione) paragonato.
Al di la’ di queste considerazioni, bisogna pero’ aggiungere una cosa: “Anche i poeti uccidono” e’ un libro veramente divertente, che oltre a tenere il lettore col fiato sospeso con una trama ricchissima di svolte e di momenti emozionanti, ha la qualita’ di saperlo far ridere di gusto in ben piu’ di un’occasione. In realta’, l’unico motivo per non apprezzarlo potrebbe essere una richiesta di seriosita’ che non condivideremmo affatto… qui siamo dalle parti del ‘fun and interesting’.
Stefano Quario

(recensioni Anche i poeti uccidono)
(recensioni La gabbia delle scimmie)


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Bart