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LIBRI IN USCITA: Michela Duce Castellazzo: “Il Gioco del caso”, Maria Pacini Fazzi Editore

25 Maggio 2010

Michela Duce Castellazzo: “IL GIOCO DEL CASO”.
codice ISBN 978-88-7246-9880
Maria Pacini Fazzi Editore-Lucca

Federico è un rampante notaio cui capita per la prima volta nella vita di sognare. Al risveglio, però, ritrova in casa una scia di strani oggetti di cui ignora la provenienza. Cos’hanno a che fare con la sua vita? Potrebbero determinare in qualche modo il suo futuro? E cosa c’entra tutto questo con una
misteriosa e giovane bielorussa innamorata dell’Italia?
Attraverso gli sviluppi delle scelte del protagonista, il caso riconduce gli oggetti e il loro senso al destino di tutti i personaggi, come fa una maestosa sinfonia quando armonizza ogni strumento in un’unica voce melodiosa.
Il romanzo è una storia surreale e filosofica sul potere dei sogni, degli oggetti, dell’arte e molto altro. Un groviglio di combinazioni e di casi che s’incrociano  sfiorando molti temi diversi: la malattia, l’immigrazione, la scuola, il rapporto tra destino e caso, la pedofilia.
Un testo dedicato a chi ama le storie profonde, un po’ surreali non prive di riflessioni e spunti filosofici ma accessibili. A chi piace che le cose vengano chiamate col loro nome e pensa che il male e il dolore si possano guardare da infinite prospettive diverse. A chi vuole credere almeno un po’ nel potere dei
sogni che altro non sono se non i riflessi di ciò che siamo, anche se spesso è difficile avere il coraggio di crederci.

NOTE CRITICHE

Giorgio BĂ rberi Squarotti
(pubblicata sulla padelletta interna della copertina)

“Il romanzo è davvero molto originale e avvincente. C’è dentro una malinconica alacrità (se posso usare l’ossimoro), una splendida avventura di sogni e di vita, una stupita scoperta continuamente rinnovata di casi, di combinazioni, di incontri; e alla fine tutti i personaggi si conoscono o si riconoscono con gioia, con inquietudine, con amore, e gli scontri e gli abbandoni sono, sì, segnati di pena o di qualche sconforto, ma in ogni caso con la sapienza rasserenata che così è la vita, imprevedibile, mutevole, strana, e in questo conduce alla sicura speranza.
E’ molto bello il fatto che le vicende dei personaggi non siano concluse, definitive, ma invitino a immaginare il futuro vario e stupefatto, come quello passato è stato. E i personaggi così diversi, e tuttavia uniti nell’inesausta capacità creativa della vita che li fa trovare insieme, sono raffigurati
perfettamente nella loro verità, che è anche la lezione data al lettore perché abbia piena fiducia in quanto offre il nostro tempo di vita, breve, ma così ricco da moltiplicare infinitamente piacere, letizia, apparizioni, corpi e anime e luoghi e azioni e ombre e precarietà e scoperte. Aggiungo infine la
suprema eleganza della scrittura.”

Recensione di Giuliano Brenna
(pubblicata su www.larecherche.it)

Un uomo dalla vita agiata ed apparentemente felice e appagante, scopre di essere affetto da una grave malattia che lo porterà inesorabilmente alla paralisi e alla conseguente rinuncia di molte delle cose che compongono la sua vita. Questo fatto lo porta a scrollarsi di dosso tutto quello che lo ha reso a suo dire invulnerabile e, con gli occhi liberi e finalmente aperti, scopre una parte di sé che non aveva mai preso in considerazione: i sogni. Passando dalla dimensione onirica a quella reale alcuni oggetti cominciano a materializzarsi nella sua abitazione e con essi l’immagine di una donna della quale sa di essere inconcepibilmente ma certamente innamorato. Gli oggetti che gli compaiono al termine dei sogni sono i bandoli di una serie di matasse che conducono a persone e con esse alle loro storie. Il protagonista, Federico, decide che sarà il caso a svolgere le matasse, a risolvere il garbuglio di storie e identità che conosce solo parzialmente ma che sente come parte della sua vita attraverso i sogni. Sarà il caso, leggermente aiutato da Federico, e dagli altri protagonisti del libro, a mettere ciascuno nella propria casella, e ciascuno sarà veramente libero di percorrere la propria vita accettandovi quanto vi è di legato al sogno, al ricordo e alla fantasia – il sogno vissuto come parte reale della vita, perché spontaneo e significativo di quanto dal cuore non si vuole far trapelare.
Il romanzo è avvincente, il caso serpeggia e le vite si intrecciano e si allontanano, aiutate dagli oggetti di Federico, e sospinte dalla consapevolezza che ciascuno deve seguire le proprie inclinazioni, le coincidenze sono il dado gettato sul tavolo della sorte. L’autrice intreccia e scioglie le vite dei protagonisti del libro con mano felice, riesce a descrivere situazioni singolari, spesso sottaciute ma estremamente attuali e reali. I personaggi del libro vivono vite come tante che spesso si trovano nelle cronache dei giornali, ma la bravura dell’autrice ce le fa vedere sotto una luce assai particolare,
non vi sono giudizi affrettati su certe scelte o inclinazioni ma una acuta analisi dell’animo umano e, spesso, una soffusa luce di speranza che fa bene a chi legge. Raccontare parti della trama di questo libro sarebbe ingiusto verso il lettore perché parte del fascino di questo romanzo sta nella sorpresa e
nello stupore che si trovano pagina dopo pagina sino al magico finale, che lascia a bocca aperta. Finale non banale né scontato ma che riesce a gettare una luce completamente differente su tutte le differenti pagine, incanta fa sì che il libro non termini ma affida al lettore quasi un compito, dona una sorta di riflessione che prolunga il piacere della lettura anche dopo che si è girata
l’ultima pagina.
Lo stile dell’autrice è assai elegante, il fraseggio è melodioso, mai tracotante o verboso; nel delineare i sentimenti o le essenze più fragili dell’ animo umano non cade mai nel banale o nello sdolcinato ma ha una sua leggera fermezza molto gradevole. Il linguaggio è assai attuale, fresco e comprensibile, senza cadute di gusto anche in passaggi un po’ più “delicati”, appare moderno senza indulgere nella volgarità contemporanea e riesce ad esporre tutta la vicenda con chiarezza e melodia. Un romanzo molto bello questo di Michela Duce Castellazzo, fatto di sogno e di realtà, di speranza e di determinazione, pone l’uomo al centro del proprio universo, e, sebbene il sogno abbia la sua parte, è nella realtà che trae le sue origini ed i suoi fini. In fondo bisogna saper guardare dentro di noi per poter vedere la strada da
percorrere, camminare chiusi su quello che di noi è apparenza non porta da nessuna parte, e una condanna quale può essere una grave malattia può essere vissuta come momento determinante per capire veramente di quale sostanza sono fatti i nostri rapporti con gli altri e con noi stessi. Dalla lettura di questo romanzo viene da dire che le cose che appaiono più inconsistenti in una esistenza, il caso e i sogni, sono in realtà la struttura portante di ogni cosa e l’autrice con bravura lo dimostra al lettore, incantandolo.

MICHELA DUCE CASTELLAZZO

Michela Duce Castellazzo si laurea a Genova in filosofia col massimo dei voti nel 1988. Nel 1991 si specializza in Relazioni pubbliche e Comunicazione d’impresa con un master conseguito a Milano e opera come responsabile della comunicazione presso una SpA di engineering genovese dal 1990 al 1995.
Nel 1997 segue un corso di perfezionamento post lauream in Scienze dell’educazione presso l’Università di Firenze e nel 2001 ottiene l’abilitazione all’insegnamento di Filosofia e storia; filosofia, psicologia e scienze dell’educazione; materie letterarie nelle scuole superiori e medie vincendo due concorsi ordinari a cattedre per l’insegnamento nelle scuole statali.
Nel 1995 riprende l’insegnamento come docente di Filosofia e materie letterarie nelle scuole statali della Provincia di Cuneo e dal 2003 di Massa Carrara.
Nel 2003 e 2004 collabora con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Carrara.
Dal 2005 è docente di ruolo in materie letterarie e attualmente è titolare di una cattedra all’I.T.I.  “Galilei” di Carrara.
Ha partecipato a numerosi concorsi letterari nazionali, conseguendo menzioni di merito e d’onore con poesie singole e racconti inediti.
Nel 2003 ha pubblicato la raccolta di poesie  “Ambliopie”, ed. del Leone – Venezia.
Nel 2009 ha pubblicato con Rubbettino editore il saggio “La terapia della scrittura: salute e malattia in Nietzsche e Gadda” contenuto nel volume “Teoria e storia dei generi letterari – Letteratura e medicina” a cura di Giorgio Bàrberi Squarotti.
Nel 2010 ha pubblicato il romanzo “Il gioco del caso” con M. Pacini Fazzi editore – Lucca.

Ha scritto una dozzina di racconti e 4 romanzi ancora inediti. Scrive abitualmente testi per brochure (in ambito artistico e commerciale) e ha pubblicato articoli su diverse riviste specializzate.


Letto 1924 volte.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart