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27 Ottobre 2010

Altofonte è un paesino vicino Palermo, sede di una potente famiglia mafiosa alleata dei Corleonesi. Qui comanda Cosa Nostra. Giuseppe Di Matteo senior, detto Zu Piddu, è un vecchio uomo d’onore, passa il tempo al suo podere, prigioniero di dolorosi ricordi.

            Un giorno di giugno del 2008 si rompe il femore e resta immobilizzato a terra. Mentre aspetta che qualcuno arrivi per aiutarlo, viene assalito da angosciosi pensieri su una vicenda che ha cambiato per sempre la sua vita e quella di molte persone attorno a lui.

            A cominciare da suo nipote Giuseppe.

            La storia torna indietro di cinquant’anni con l’uomo che ripensa a suo figlio Santino da bambino che cresce nell’azienda di famiglia e nel mito di Cosa Nostra. Santino, all’apparenza, è come tanti suoi coetanei, ma nella sua doppia vita è il soldato mafioso Mezzanasca. Sposa l’infermiera Franca Castellese, dal matrimonio nasce Giuseppe Di Matteo, seguito dal fratello Nicola. Giuseppe fa amicizia con il latitante Giovanni Brusca che è andato a vivere a casa di Santino. Cosa Nostra è nelle mani di Totò Riina, ma la Cupola mafiosa, al maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, subisce la prima sconfitta. La vendetta del Capo dei Capi arriva con le stragi; a quella di Falcone e della sua scorta prende parte anche Santino.

            Mezzanasca viene arrestato e, dopo il suicidio in carcere del suo amico Antonino Gioè, decide di collaborare.

            Un giorno il piccolo Giuseppe Di Matteo, mentre si trova al maneggio, viene rapito da un commando che agisce per conto del suo amico di videogiochi Giovanni Brusca. Franca è disperata ma deve sottostare alla volontà del suocero che invece di andare alla polizia chiede aiuto ai vecchi uomini d’onore. Franca avverte Santino che deve prendere una terribile decisione: interrompere la collaborazione o continuare ad accusare gli amici mafiosi. Giuseppe vive l’adolescenza passando da un rifugio all’altro, in un calvario che coinvolge un centinaio di uomini del disonore di Palermo, Trapani e Agrigento, sotto la gestione di Brusca. Giuseppe Di Matteo. Zu Piddu riceve videocassette e fotografie del nipote prigioniero insieme a minacce di non recarsi dagli sbirri.

            Santino, dopo un lungo travaglio, convinto che la sorte del figlio sia ormai segnata, decide di continuare a collaborare: si apre il processo per la strage di Capaci che lo vede tra i principali accusatori. Tutta la Sicilia è messa a soqquadro nel tentativo di scoprire il nascondiglio, ma il bambino non si trova. Giuseppe è ormai un ragazzo, ha riconosciuto dalle voci alcuni dei suoi aguzzini che erano stati spesso ospiti di suo padre, la sua ultima prigione è un bunker sotterraneo a Giambascio, a pochi chilometri dalla casa dove Franca vive nel dolore e la paura. Santino va in Sicilia determinato a trovare il figlio, riesce ad arrivare a pochi metri da lui, ma un banale errore impedisce di salvarlo.

            Dal telegiornale Brusca apprende di essere stato condannato all’ergastolo per omicidio, in uno scatto d’ira, decide di sbarazzarsi del “problema Giuseppe” e ordina di ucciderlo e sciogliere il corpo nell’acido. All’esecuzione provvedono tre dei suoi uomini, Giuseppe Monticciolo, Vincenzo Chiodo ed Enzo Brusca, padri di bambini che avevano l’età della loro vittima.

            Monticciolo, pedinato da tempo, viene arrestato, così come Chiodo: la loro deposizione fa scendere le lacrime a più di un poliziotto e ai magistrati che lo ascoltano. Pochi mesi dopo Giovanni Brusca e gli esecutori dell’omicidio di Giuseppe vengono arrestati nell’agrigentino.

            La storia torna a un giorno di giugno del 2008. Qualcuno arriva nella casa di campagna dove un vecchio uomo d’onore giace immobilizzato a terra con il femore rotto e mille rimorsi a scorticargli l’anima. È suo nipote Nicola, il fratello di Giuseppe, in compagnia della fidanzatina. Nonno e nipote parlano, Nicola racconta che lo hanno assunto come ragioniere alla Regione Sicilia e che ha intenzione di sposare quella bella ragazza che è con lui.

            Nicola Di Matteo sarà il primo uomo, dopo molti decenni, a portare il cognome di famiglia e a scegliere di non diventare mafioso.

pp. 392
€ 19,50

Ufficio Stampa
Serena Pieralli
Tel. 06-43413911 – Cell. 338-6356630
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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart