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Lucarotti, Daniele

7 Agosto 2019

Agenda militare dell’anno 1918

Agenda militare dell’anno 1918

Nato a Gello di Pescaglia l’8 giugno 1884, fu ordinato sacerdote il 10 aprile 1909. Il primo maggio successivo venne nominato Cappellano a S. Marco “e vi rimase per oltre 50 anni.”. Morì il 19 novembre 1969 ed è sepolto nel cimitero monumentale di S. Anna, a Lucca.
“Dal 16 Luglio 1916 al Dicembre 1918 fu valoroso soldato di sanità, riportando 3 medaglie con 3 stellette ed altre decorazioni di guerra.”.

È un diario molto conciso, di poche parole, e limitato all’anno di guerra 1918. Ci sarà utile per rilevare alcuni accadimenti che rientrino nello scopo di questa raccolta, ossia dare conto dei fatti più importanti vissuti dai nostri soldati e mostrare l’efferatezza di ogni guerra.
Il libro si avvale della prestigiosa prefazione a firma di Paolo Buchignani, affermato storico del Fascismo e di una introduzione dello scrittore Giovanni de Liguoro (entrambi presenti con propri testi nella raccolta).

Dal primo traiamo queste notizie, da meditare ancora oggi in cui è diventato difficile mantenere i confini tra Stato laico e Chiesa: “C’era stato, è vero, il primo agosto precedente (n.d.r.: 1917), il noto appello del papa Benedetto XV alle nazioni belligeranti, affinché ponessero fine all’ ‘inutile strage’, ma quell’appello, da esse respinto, non aveva avuto, sul piano pratico, effetti particolarmente significativi nei comportamenti del clero e dei cattolici: sia per il sussulto di patriottismo, che interessò tutto il paese, legato alla vicenda di Caporetto, sia per la severità estrema adottata dal governo italiano (si veda il decreto Boselli-Sacchi del 4 ottobre ’17) nei confronti della propaganda pacifista, di cui la nota papale veniva considerata una pericolosa manifestazione, un vero e proprio reato la sua diffusione.”.

E sui doveri di partecipare alla guerra: “Come i contadini e, in generale, i ceti più umili, anche i sacerdoti consideravano la guerra una sventura da sopportare con cristiana rassegnazione (‘A peste, fame et bello, libera nos Domine’, recitava un’antica preghiera). Una sventura alla quale non ci si poteva sottrarre e non ci si doveva ribellare, nella convinzione che le autorità civili avessero le loro buone ragioni per aver deciso che l’Italia prendesse parte a quel conflitto, in quanto cristiano e in quanto cittadino tenuto ad assolvere ai suoi doveri tra i quali, in primo luogo, la difesa della patria.”. Riferendosi ad un discorso tenuto da padre Agostino Gemelli nel santuario di S. Antonio da Padova, Buchignani ci dice che era “noto il suo richiamo al senso del dovere, al patriottismo, all’ubbidienza alle autorità civili.”, e ci riporta una parte del discorso di padre Gemelli, da cui estraiamo: “Noi siamo semplicemente cittadini italiani e, come tali, vogliamo una sola cosa: fare il nostro dovere, fare ciò che gli uomini che sono preposti da Dio alla cosa pubblica giudicheranno necessario e utile. E vogliamo questo perché siamo cattolici, la nostra fede ci insegna che è sapienza grande essere umili e rinunciare alle proprie vedute per seguire solo quelle della Patria.”. In quest’ultima frase è sinteticamente riassunto il principio della distinzione fondamentale tra Stato laico e Chiesa.

L’introduzione di Giovanni de Liguoro, dopo aver delineato alcuni momenti della vita di don Lucarotti, ci avverte che la lettura del diario non è stata semplice, sia per la calligrafia del suo autore, sia per le condizioni materiali del testo; perciò, laddove qualche parola non è stata decifrabile, i curatori, i Volontari della Biblioteca Parrocchiale di San Marco, hanno preferito sostituirla “con dei puntini, proprio per non rischiare di tradire il pensiero dell’autore.”.

Veniamo al diario, da cui ci limiteremo ad estrarre, come già scritto, le parti che qui ci interessano.

Giovedì 10 gennaio 1918: “Stanotte ha fatto sereno, ma era un freddo penetrantissimo. A volte si udiva il cannone. La neve stamani è gelata. Il tempo è limpido, il sole si alza risplendente ma non disgela. La brezza mattinale taglia la faccia. Sul meriggio aerei nostri e nemici. Oggi aereo tedesco su di noi, bianco e ad alta quota poi su Treviso.”.

Siamo infatti nella zona di Treviso.

Sabato 12 gennaio “C’è verso le 11 un bombardamento spaventoso per tutti i 2 fronti. Stanotte pure sempre cannoneggiamento ma scadenzato. Freddo esagerato. Alle 2 straordinario bombardamento verso Capo Stile.”.

Il 16 gennaio: “Stanotte tutto tremava e scuoteva dall’orrendo cannoneggiamento sul Piave e sul Grappa. Dalle 3 di stamani poi è impressionante sul Piave. Cade nevischio. Tutto il pomeriggio fino a sera è stato sul Piave un vero inferno.”.

Lunedì 4 febbraio: “Ieri sera verso le 18, mezzo Km dall’Ospedale in un campo in direzione di Casale caddero 4 bombe d’aereo. Nulla danni. Stanotte un inferno la notte intera di aerei su noi pure. Più volte si corse serio pericolo. Dicono che si parte domattina per andare a riposo a Veternigo (prov. Venezia). Alle 14 battaglia aerea sopra Piave.”.

È trasferito a Veternigo, dove pensa che resterà per tutto febbraio. Annota continui bombardamenti intensi, soprattutto sul Piave.

Nuovo trasferimento a 4 Km di distanza, a Mirano.

Oltre ai bombardamenti, il diario registra il freddo e il gelo, la nebbia, il vento e la pioggia che colpiscono quei luoghi. Non si fa cenno alla fame, che abbiamo visto essere una costante in altri diari della raccolta.

Venerdì 22 febbraio annota l’avvenuta pace tra la Russia e la Germania: “Pace Russo-Tedesca.”.

Mercoledì 27 febbraio: “Stanotte da dopo mezzanotte fino all’alba aerei tutti intorno con infernale tambureggiamento di tutte le batterie antiaeree. Bombe anche a noi vicine. Forti scosse caseggiati. In mattinata battaglie aeree diverse. Il cannone però non si fa più sentire. Nel pomeriggio incendio casa colonica accanto nostra villa.”.

Mercoledì 6 marzo 1918: “Niente posta per me. Gli altri l’ebbero tutta censurata dai Carabinieri posti a tale ufficio a Mirano come altrove.”.

Ricordo ai lettori che sotto ogni data, scelgo solo la parte che dia una raffigurazione della situazione di guerra, tralasciando le altre che hanno a vedere con fatti personali.

Sabato 23 marzo: “Tutto stanotte bombardamento forte e continuo da scuoter la terra. Il sole stamani è impacciato da nubi. Il cannoneggiamento durante la mattinata anziché cessare si va sempre più accentuando fino a divenire orrendo. In Francia è già iniziata l’azione tedesca, con perdite Franco-Inglesi. Narsete mi scrive il 18 che va al Lago di Garda.”. Narsete è il fratello, anche lui impegnato, come l’altro, Beppino, al fronte.

Don Daniele è in attesa di avere una licenza, ma, come accade a tanti altri, essa viene continuamente rinviata: “Mi logro per la licenza, ché non si risolve nulla e vanno adagio.”, scrive domenica 24 marzo. La licenza, invece, arriva e sarà a Lucca e a San Marco dal 27 marzo al 13 aprile. Poi il ritorno al fronte, questa volta nei dintorni di Padova.

Domenica 28 aprile: Arrivano due circolari, “L’una riguarda il tenersi pronti per un eventuale spostamento ospedale. L’altra mette in guardia contro le scatole di sardine molte delle quali introdotte dal nemico in Italia contengono esplosivi che automaticamente sparano con apparecchio di orologeria.”.

Venerdì 10 maggio registra che “La Romania ha concluso la pace coi Tedeschi.”.

Domenica 12 maggio, annota: “Alle 11 discorso di Padre Gemelli commoventissimo. Presenti autorità civili e militari e Vescovo. Una marea di popolo. C’ero anch’io.”. È il discorso riportato nella prefazione di Paolo Buchignani.

Venerdì 17: “Passano aerei nostri. Il comunicato è poco importante. C’è solo l’affondamento in porto di Pola di un grosso naviglio Austriaco.”.

Comincia a far caldo. Martedì 21, scrive: “È già 2 giorni che è un caldo eccessivo.”.

Giovedì 30 maggio: “In Francia i Tedeschi avanzano. La battaglia infuria orribile. Il cannone a lunga portata ha ricominciato a battere su Parigi.”.

Sabato 8 giugno: “Oggi compio 34 anni. Mio compleanno. Splendido sole. Cannonate e aerei.”.

Giovedì 20 giugno: Il bombardamento stanotte è stato continuo accanitissimo spaventosissimo. Stamani feriti molti. I prigionieri sono undicimila passati. Tutto il giorno bombardamento. Abbiamo pieni tutti 3 i locali tra feriti e malati. Ho detto Messa e comunicato un ferito grave… Il tuono continuo dei cannoni ossessiona.”.

Domenica 23: “Gli Austriaci hanno avuto 18000 uomini fuori combattimento. I prigionieri sono 1300.”.

Lunedì 24: “Ieri sera venne notizia che i nostri hanno ricacciato al di là di tutto il Piave gli Austriaci, facendo un 30000 prigionieri.”.

Giovedì 11 luglio: “Ivo Fanti di S. Marco ieri è morto in guerra.”.

Mercoledì 17 luglio: “L’urto tedesco in Francia è stato arrestato. Gli Americani hanno fatto ripassare la Marna al nemico.”.

Le temperature si alzano e il caldo diventa opprimente. Lo stesso giorno 17 scrive: “Oggi pure, col mattino sereno che si ha si dovrà sudare per le feste.”. E anche il 19: “Caldo orribile anche stanotte.”.

Domenica 21 luglio è annotata questa frase insolita per un prete: “Il sergente Cartia mi punisce con biglietto di prigione ma l’ha in culo.”.

Domenica 28 scrive: “Anche il Giappone entra in azione coll’Intesa. In Siberia riporta la prima vittoria con 2000 prigionieri tra tedeschi, turchi e magiari.”.

Il giorno dopo: “Oggi compiono 2 anni, dacché venni sotto.”.

Sabato 10 agosto: “D’Annunzio comandante una squadriglia volò ieri sulla capitale austriaca Vienna lasciando cadere manifesti.”.

Venerdì 30 agosto: “Con l’ultimo di agosto cessiamo di essere sotto la III° Armata amministrativa e tatticamente sotto la 2° e passiamo all’Intendenza 8°Armata.”.

Domenica 1 settembre: “Oggi primo settembre Corpus Domini a San Marco.”.

Lunedì 9 settembre: “Muore a Firenze il Prof. Augusto Passaglia celebre scultore lucchese.”.

Sabato 14 settembre Esaltazione S. Croce: “Oggi gran festa a Lucca”. Si tratta della millenaria festa del Volto Santo, il celebre crocifisso ligneo custodito nella Cattedrale di Lucca, a cui è legata un’antica leggenda.

Don Daniele ha sempre presenti la sua parrocchia e la sua città.

Dal 21 settembre ha una nuova licenza fino al 2 ottobre. Tornato al fronte riprende le sue annotazioni.

Lunedì 7 ottobre, ci dà notizia dei primi segnali che annunciano la fine della guerra: “Gran gioia di tutti per le proposte di armistizio a fine di trattare pace da parte Imperi Centrali. Si spera bene. Avanti…”.

Mercoledì 9 ottobre ci dice che ha contratto la terribile “spagnola”, che sta seminando morti dappertutto. Riuscirà a cavarsela e riprenderà servizio mercoledì 23 ottobre.

Il 24 annota: “L’ospedale è pieno. Muoiono al solito uno o due al giorno.”. Oltre ai colpiti dall’epidemia, ci sono anche i feriti di guerra.

Giovedì 31 agosto: “Gli Austriaci fanno ritirata assoluta. I nostri a Belluno. La Turchia fa pace separata.”.

2 Novembre: “Ieri sera giunse notizia firmato armistizio con Austria. Tutti sono esultanti.”.

Ormai si avverte che la fine della guerra è vicina.

Il vescovo di Padova, all’annuncio dell’armistizio tra Austria e Italia fa suonare le campane per tre giorni (lunedì 4 novembre).

Mercoledì 6 novembre: “Si dice dai giornali che Germania pure fra pochi giorni capitolerà.”.

Domenica 10 si dà notizia della resa anche della Germania e dell’abdicazione del Kaiser Guglielmo II; mercoledì 13 abdica Carlo I d’Austria. Il primo si rifugerà in Olanda, il secondo in Svizzera.

Tra gli italiani cominciano i congedi. Intanto torna il freddo. Il 3 dicembre scrive: “Il freddo è stamani eccessivo.”.

Il fratello Beppino è già tornato a casa, Narsete è pure lui in attesa, ma sarà congedato come lo sarà don Daniele, che venerdì 27 dicembre 1918 scrive: “Finito servizio militare.”. Per la prima volta, quando il treno attraversa gli “Appennini Pistoiesi nevosi.” annota per la prima volta che ha fame: “Soffro fame, freddo, etc.”.

A San Marco giunge con il tram alle 5 del pomeriggio di sabato 28 dicembre.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart