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Marrazzo come Leone

25 Ottobre 2009

Ho ascoltato in tv, al telegiornale delle 20,30, le parole di Rosy Bindi. Grosso modo sono queste: Marrazzo in solo due giorni ha detto la verità e si è autosospeso. Berlusconi non ha ancora detto la verità e non si è autosospeso.

Come succede spesso a Dario Franceschini, è accaduto anche alla Bindi: certe dichiarazioni scappano fuori dalla bocca e senza che ce ne accorgiamo svelano i retroscena e le reali intenzioni.
Dalle parole della Bindi appare chiaro che Marrazzo è l’ultima vittima dell’antiberlusconismo (Bersani sarà da domani il nuovo segretario del Pd con buona pace di Franceschini, e si spera che finisca l’antiberlusconismo e si pensi alla politica seria, quella dei fatti), e lo si è sacrificato per poter dire di Berlusconi ciò che ha detto spavaldamente la Bindi.

Come frutto di un odio insensato e viscerale, non si è badato a condannare politicamente un innocente. Proprio come la vecchia Democrazia Cristiana fece nei confronti del presidente della Repubblica Giovanni Leone, di cui soprattutto il vecchio Pci chiedeva la testa, e la ebbe.

Nel mio libro “Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile”, ad un certo punto uno dei personaggi ricorda un articolo che Arturo Gismondi scrisse nel 1995:

“«Ho letto un articolo di Arturo Gismondi dedicato alla vicenda delle dimissioni di Giovanni Leone. Non conoscevo questa storia. È stato un vero linciaggio.» Le dimissioni c’erano state il 15 giugno del 1978, e la storia, e le testimonianze, stavano mettendo in luce ciò che in realtà era accaduto. Per ragioni tutte politiche, si era montata una campagna scandalistica a carico del presidente Giovanni Leone, un galantuomo, che ebbe il solo torto di subire senza sapersi difendere. Quando fu costretto a dimettersi per l’ondata di scandalo che saliva contro di lui, mancavano solo sei mesi alla scadenza del suo mandato. Gli storici più attenti stavano facendo luce ormai definitivamente sull’episodio, e la responsabilità del complotto appariva chiara, e risaliva congiuntamente alla DC e al PCI. La prima, attraverso Andreotti, acconsentì a mettere sul piatto la testa del presidente della repubblica per aiutare il PCI, che stava perdendo consensi nel Paese, e al quale occorreva un’operazione di prestigio, al fine di dimostrare la sua influenza sulle istituzioni. Così, secondo Gismondi, si fabbricò lo scandalo e andarono le cose. Solo molto più tardi, allorché il danno era stato consumato, come sempre avviene quando si chiede giustizia davanti ai tribunali italiani, apparve assoluta l’innocenza del povero presidente, sacrificato all’altare della ragion di Stato. Il danno alla persona e alla famiglia, causato in quel modo infame, non è stato più risanato. Leone per anni è stato portato a simbolo della corruzione e dell’inefficienza. Chi riparerà a tutto questo?

Marrazzo ha fatto la stessa fine. Bisognava mettere davanti al presidente del Consiglio il caso di un politico che praticava sesso in privato come lui, e la vicenda Marrazzo è capitata come il cacio sui maccheroni.

Non è difficile immaginare come sia andato il dibattito. Qualcuno deve aver pur difeso Marrazzo, ma Franceschini ha battuto il pugno sul tavolo: No! Questa vicenda ci è utile. Diamo una lezione a Berlusconi. Facciamogli vedere che noi condanniamo anche chi pratica sesso nella sua intimità.

Qualcuno deve aver continuato, coraggiosamente, ma sempre più debolmente, a difendere il malcapitato, ma Franceschini, che doveva quasi sicuramente indossare quei suoi calzini turchesi, pareva infuriato peggio di Giove quando non riesce a soddisfare i suoi capricci. Finché si è giunti ad un compromesso (che sembra non previsto da alcuna legge), ossia: Facciamolo autosospendere, e manteniamoci la regione Lazio, che se no, in caso di elezioni, chi la ripiglia più.

Marrazzo riceve così la telefonata e, frastornato com’è, si lascia fregare, proprio come successe a Giovanni Leone.

A Leone, scagionato da ogni colpa, vennero poi chieste le scuse, ma nessuno poté mai ricompensarlo delle sofferenze patite.
Accadrà anche questo a Marrazzo, ma dovranno trascorrere molti anni.

P.S. del 26 ottobre. Stasera al Tg1 delle 20, Bersani ha rilasciato una breve dichiarazione in sintonia con quella della Bindi: Aspettiamo l’autosospensione di Berlusconi.

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“Smettiamola col falso mito dei politici non ricattabili” di Massimiliano Parente. Qui.

“Andava a trans già nel 2005: ecco la prova” di Gian Marco Chiocci. Qui.


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17 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 26 Ottobre 2009 @ 02:10

    Su Marrazzo ci sono prove schiaccianti -da lui ammesse dopo l’iniziale reticenza- di continue frequentazioni erotiche con trans. Andava agli appuntamenti con autista e vettura di servizio, opportunamente ripresa dalle telecamere dei 4 ricattatori insieme al numero di targa. Lo consocevano tutit, i frequentaori di quella maledetta Via Gradoli della nostra sciagurata Repubblica.
    I festini comprendevano il Governatore (cito Repubblica di oggi) anche in compagnia di più viados. Tra questi lui aveva un legame speciale con certa Natalì ma non disgneva tale Brendona, una tipa da 8a misura di regipetto. Il peggio è che le pagava con assegni di migliaia di euro non intestati (cito sempre il quotidiano romano) in modo che il trans li girasse a oscuri personaggi che, pretendendo regolari commissioni, si autointestavano l’assegno e lo incassavno per poi rimettere la somma depurata al viados. Chi erano sti figuri? non capiva il Governatore che si sarebbe anche potuto scoprire con una certa facilità che lui dava assegni, che so, a personaggi inqualificabili? Ma lui niente, continuava imperterrito a soddisfare le sue esuberanze erotiche. Resta solo il mistero di chi abbia segnalato ai 4 carabinieri, presunti ricattatori, l’indirizzo dell’alcova. Lo spunto è partito da una telefonata anonima.
    Coerenza di partito ha voluto che Marrazzo si dimettesse. Pare che sulle prime, riporta sempre Repubblica, lui non volesse. Alle otto di ieri l’altro gli ha telefonato Franceschini. Marrazzo ha spento il cellulare tentando di imbastire una linea di difesa reticente. A ora di pranzo , quando ormai era chiaro che la tenuta difensiva era improntata al falso, Franceschini si è rivolto a Bersani e gli ha detto: “Senti, telefonagli tu,fa parte dei tuoi”. La telefonata è avvenuta e il Governatore si è autosopeso.Il senso è: “hai detto il falso ai tuoi elettori? e ora devi dimetterti”

    Se ne vada, se ne vada su un picco di montagna a riflettere sugli errori, le leggerezze e soprattutto su una famiglia sfaciata e un carriera politica distrutta. Che Dio gli sia vicino in questi drammatici momenti.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 08:20

    Carlo, da cattolico non giustifico il comportamento di Marrazzo, e, sempre da cattolico, capisco però la sua resistenza iniziale, peraltro durata lo spazio di un mattino. Ho parlato di comprensibile paura nei confronti della sua famiglia (ambito sempre privato), che lo ha spinto a nascondere la verità, ma per poco.
    E’ necessario depurare i fatti da queste reazioni emotive e esaminarli nella loro nudità, a mio avviso. E, a mio avviso, l’inganno con gli elettori per queste sue iniziali reticenze non c’è stato, e penso che i suoi elettori le abbiano capite. Non immaginiamoci gli elettori come rottweiler pronti ad azzannare.

    Resto convinto del dialogo che ho immaginato nel pezzo. Franceschini ha voluto la testa di Marrazzo perché doveva esibirla a Berlusconi a mo’ di esempio. Le parole uscite dalla bocca della Bindi sono inequivocabili.

    Marrazzo, nonostante i fasulli distinguo che vengono sollevati, si è trovato nello stesso preciso e identico caso di Berlusconi: ha consumato sesso nella sua sfera privata, violata.
    Marrazzo era il classico cacio sui maccheroni.

    A Bassolino più volte è stato richiesto – con ben più gravi ragioni – di lasciare l’incarico di presidente della regione Campania, ma Bassolino si è sempre rifiutato ostinatamente. Eppure ne ha fatte di cotte e di crude. Perché non lo si è fatto dimettere?
    Invece le dimissioni di Marrazzo rappresentavano una questione vitale per gli antiberlusconiani. E Marrazzo ha dovuto cedere. Per la ragion di Stato. Come Giovanni Leone.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 08:29

    Dimenticavo sull’auto blu. L’uso, grave, dell’auto blu, per faccende private (abitudine piuttosto diffusa, ahimè) non indebolisce la mia tesi del sacrificio per la ragion di Stato. Ricordati sempre Bassolino. Aggiungo: ho già scritto qui che se avrà commesso qualche reato, giuste e doverose le dimissioni (sottolineo: dimissioni)

  4. Commento by giuliomozzi — 26 Ottobre 2009 @ 10:15

    Ma che c’entra il sesso?

    La questione è: se uno è ricattabile o no.

  5. Commento by kalle — 26 Ottobre 2009 @ 10:51

    Bart,

    mi sembra che quello che fa il PD non ti vada mai bene! Quando e’ scoppiato il caso Marrazzo, tu hai scritto quanto segue (post “Marrazzo e Berlusconi”):

    “[…] Quello che si rinfacciava con clamore a Silvio Berlusconi, ossia che quando si ricopre una carica istituzionale si deve rispondere anche della propria vita privata, dovrebbe valere anche per il presidente della regione Lazio. Tutti ricordiamo gli appelli, i clamori (anche all’estero), le indignazioni, le richieste di dimissioni che hanno occupato per mesi i giornali e i talk-show nei confronti di Silvio Berlusconi.

    Come si può notare, per la legge del doppiopesismo vigente in Italia, non altrettanto si fa nei confronti di Piero Marrazzo.
    Non ci sono appelli, non ci sono le dieci domande di Repubblica, non ci sono indignazioni, non ci sono richieste di dimissioni. Franceschini (essendo Marrazzo del suo partito, il Pd) non grida, come fece in occasione dello scandalo di villa Certosa in cui Berlusconi fu trovato in compagnie di belle ragazze: Vorreste avere un padre come Silvio Berlusconi? […]”

    Noto due cose: la prima, e’ che avevi torto, e il PD ha invece chiesto le dimissioni di Marrazzo (non credo il PD abbia mai chiesto quelle di Berlusconi, tra l’altro); la seconda, che il primo a fare l’equivalenza tra Marrazzo e Berlusconi non e’ stata Rosy Bindi, ma sei stato tu (tu scrivevi: “I due casi che hanno coinvolto Marrazzo e Berlusconi sono somiglianti come due gocce d’acqua.”) Mi sembra cioe’ che non sia Rosy Bindi la sola ad avere sempre in testa Berlusconi, ma pure tu.

    Certo che la Bindi ha tirato in ballo Berlusconi: lo hai fatto tu, lo hanno fatto i politici di destra e i commentatori de “Il giornale”. Se i casi Berlusconi e Marrazzo sono la stessa cosa – e io non credo sia vero-, se sono la stessa cosa, vorra’ dire qualcosa che Marrazzo si e’ dimesso, o e’ stato costretto a dimettersi, mentre Berlusconi no (e nessuno lo costringera’, perche’ Berlusconi e’ al di sopra del controllo di chiunque, anzi e’ lui che decide e controlla il destino altrui).

    Riguardo al PD. Davvero tu hai Berlusconi in testa in ogni frangente! Lasci intendere che il PD sia stato tutto contento del caso Marrazzo, perche’ cosi’ ha potuto dare una lezione a Berlusconi. Ti invito a pensare ad un’altra possibilita’, vale a dire che il caso Marrazzo, ad due giorni dalle primarie, sia stata una tegola per il PD (a due giorni dalle primarie: fosse successo a Berlusconi, voi avreste parlato di “giustizia ad orologeria”, non trovi?). Inoltre, ti invito a pensare che il PD abbia posto in essere le sue azioni perche’ i suoi elettori non avrebbero sopprtato che Marrazzo potessere restare in carica.

    Io non sono il PD, ma un semplice elettore che in passato ha anche votato PD. Bene, in quanto tale, io penso che si’, “quando si ricopre una carica istituzionale si deve rispondere anche della propria vita privata”. Non e’ obbigatorio diventare presidenti di regione, o presidenti del consiglio. Non l’ha ordinato il medico, o lo spirito santo. Queste sono cariche istituzionali. In quelle cariche, non si rappresenta se’ stessi o la propria vita privata, si rappresenta lo stato. La costituzione dice che chi riveste tali cariche lo deve fare con dignita’, perche’ la carica deve rispecchiare lo stato e la dignita’ dello stato. Si e’ pubblici ufficiali e rappresentanti dello stato. E bada bene: qui non si parla di condanne penali. Le condanne penali non c’entrano nulla. Ci sono comportamenti che sono penalmente irrilevanti, ma che fanno a pugni con la dignita’ di una carica istituzionale. Andare a prostitute, non e’ un reato penale. Anche fare uso di cocaina, non e’ un reato. Cio’ non ostante, io non vorrei un rappresentante delle istituzioni che andasse a prostitute o facesse uso di droga. Non per qualche moralismo: non ho alcun problema che una persona comune faccia uso di droga o vada a prostitute/i. Ma ritengo che una carica istituzionale non possa adeguarsi a queste pratiche. (Si potrebbero fare altri esempi: essere amici di mafiosi, essere invitati ai matrimoni di malavitosi, non e’ reato. E cosi’ via.)

    Il fatto della distinzione vita privata/pubblica: un politico ha una tale visibilita’ che quella distinzione e’ veramente ipocrita. Prendiamo il caso di Marrazzo: vero, Marrazzo non ha fatto nulla per pubblicizzare le sua vita privata. Cio’ non ostante, e’ la sua notorieta’ che ha fatto si’ che sia stato identificato dai suoi ricattatori. Vale a dire, la sua carica istituzionale ha pesato nel far si’ che venisse ricattato (questo e’ ovvio). In pratica, anche i suoi ricattatori implicitamente riconoscono un valore a quanto dicevo prima: ci sono comportamenti che magari saranno penalmente irrilevanti, ma che fanno a pugni con la dignita’ di una carica istituzionale. Mi sembra che questa affermazione sia ovvia e banale. Immagina se si scoprisse che un giudice tollera l’uso e l’acquisto di cocaina da parte di suoi conoscenti: che penseresti di quel giudice?

    Insomma, io penso che il PD abbia fatto l’unica cosa che poteva fare: non solo perche’ in quel modo ha assestato un colpo a Berlusconi; ma anche perche’ io credo che molti elettori di sinistra la pensino esattamente come me riguardo alla questione della dignita’ delle istituzioni e delle cariche pubbliche . Prova ad immaginare che esista anche questa possibilita’, Bart.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 10:54

    Giulio, ho scritto altri post al riguardo, dove trovi la risposta sulla ricattabilità, ad esempio qui:

    https://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=7430

    Ieri (l’ho scoperto stamani), c’era questo articolo che condivido di Massimiliano Parente:

    http://www.ilgiornale.it/edizione_pdf/259/25-10-2009/8/page=116924-pdf_num=1669

    Continuo poi a risponderti sul tuo commento all’altro mio post “Il sesso in politica”… (ci vado ora)

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 12:43

    Kalle, le questioni che poni hanno bisogno di una articolazione, e dovrò riprendere ogni volta quanto hai scritto, per rendere comprensibile al lettore la mia risposta.

    1 – “Noto due cose: la prima, e’ che avevi torto, e il PD ha invece chiesto le dimissioni di Marrazzo (non credo il PD abbia mai chiesto quelle di Berlusconi, tra l’altro); la seconda, che il primo a fare l’equivalenza tra Marrazzo e Berlusconi non e’ stata Rosy Bindi, ma sei stato tu (tu scrivevi: “I due casi che hanno coinvolto Marrazzo e Berlusconi sono somiglianti come due gocce d’acqua.”) Mi sembra cioe’ che non sia Rosy Bindi la sola ad avere sempre in testa Berlusconi, ma pure tu.”

    Quando scrivevo di richieste di dimissioni non mi sono riferito al Pd, ma la mia osservazione era generale (il Pd ad esempio non ha posto le 10 domande a Berlusconi) e riguardava il comportamento tenuto da molti sul caso Berlusconi, e tra questi comportamenti c’era anche quello che riguardava la richiesta di sue dimissioni.
    Io non ho sempre in testa Berlusconi, difendo lui come difendo Marrazzo dalle corbellerie, e cerco di dimostrare – così spero – perché sono tali. Se non ci fossero stati attacchi cervellotici su Berlusconi, io non mi sarei occupato di queste cose. Fra l’altro, come cattolico, ne sono nauseato. Ma una cosa è la mia fede cattolica e un’altra è l’obiettività che si deve tenere nei confronti di tutti e di tutto.

    Quando scrivi che sono stato io il primo a mettere sullo stesso piano il caso Marrazzo e il caso Berlusconi mi fai un complimento (dovresti dire lo stesso per il post Marrazzo come Leone). Le dichiarazioni della Rosy Bindi (che non ̬ di destra, mi pare) confermano che ero e che sono nel giusto. Non sono affatto Рcome qualcuno (scrivi che anche tu sei tra questi) ancora continua a sostenere Рdue casi differenti.
    In soldoni la Bindi ha detto: Di fronte ad un caso analogo, noi facciamo dimettere Marrazzo mentre il Pdl non fa dimettere Berlusconi.

    2 – “Inoltre, ti invito a pensare che il PD abbia posto in essere le sue azioni perche’ i suoi elettori non avrebbero sopportato che Marrazzo potesse restare in carica.”

    Non vi è dubbio che se il caso Marrazzo non ci fosse stato ne avrebbero guadagnato tutti. In primis il Pd, perché la soluzione che ha trovato della sospensione non regge, e bisognerà ricorrere alle urne (mia convinzione) anzitempo. Però è accaduta. E in politica bisogna far fronte a queste improvvise evenienze.
    La dichiarazione di ieri sera della Bindi non induce affatto a pensare ad una preoccupazione elettorale. Essa è di una trasparenza incantevole, incantevole perché se l’è lasciata scappare allo stesso modo che Franceschini ha indossato i calzini turchesi. Quella dichiarazione è la perfetta sintesi di ciò che è accaduto all’interno del Pd sul caso Marrazzo. Berlusconi era non nella mia, ma nella loro testa, nel discuterne, al punto che hanno preferito, per la ragion di Stato, sacrificare Marrazzo. Le dimissioni non sono state richieste per la gravità del caso Marrazzo (gravità che non sussiste, se non in forza di pregiudizi persistenti), ma perché faceva giuoco nella partita con il Cavaliere. Questa è la politica che si pratica in Italia. Non per niente ho paragonato il caso Marrazzo al caso Leone. C’entra la ragion di Stato. C’entra il governo Berlusconi. Ricordati anche tu che Bassolino ne ha combinate di peggio, eppure è al suo posto!

    3 – a) “Ci sono comportamenti che sono penalmente irrilevanti, ma che fanno a pugni con la dignita’ di una carica istituzionale. Andare a prostitute, non e’ un reato penale. Anche fare uso di cocaina, non e’ un reato. Cio’ non ostante, io non vorrei un rappresentante delle istituzioni che andasse a prostitute o facesse uso di droga.”

    b) “In pratica, anche i suoi ricattatori implicitamente riconoscono un valore a quanto dicevo prima: ci sono comportamenti che magari saranno penalmente irrilevanti, ma che fanno a pugni con la dignita’ di una carica istituzionale. Mi sembra che questa affermazione sia ovvia e banale. Immagina se si scoprisse che un giudice tollera l’uso e l’acquisto di cocaina da parte di suoi conoscenti: che penseresti di quel giudice?”

    c) ” io credo che molti elettori di sinistra la pensino esattamente come me riguardo alla questione della dignita’ delle istituzioni e delle cariche pubbliche.”

    Intanto sulla droga e sul giudice. Sulla droga (sappi che io sono perfino contrario al fumo e per fortuna nessuno fuma in famiglia, né fuori della famiglia): la legge ne autorizza una dose per uso personale. A me non piace che si faccia uso di droga. Però la legge lo consente. Mentre punisce certe quantità, e lo spaccio. Se un uomo pubblico incappa in queste violazioni deve lasciare l’incarico. Non so se Marrazzo sia incorso in violazioni di questo tipo. Se sì, deve dimettersi.

    Sul giudice: potrei solo dire che è stato sfortunato. Non ho il diritto di giudicarlo. Ci sono tante famiglie in cui i figli fanno cose che non dovrebbero fare, e non si può incolparne i genitori. Quel giudice può benissimo far bene il suo lavoro, come il Marrazzo che frequenta i trans può assolvere benissimo al suo lavoro istituzionale.

    Ma quello che mi colpisce nel tuo intervento è il giudizio negativo sulla società civile che si è andata formando con le battaglie di questi ultimi anni. Io non ne condivido alcune (per esempio per me la famiglia è quella composta da un marito maschio e da una moglie femmina), ma proprio la battaglia che ha riguardato la sessualità mi trova consenziente. Nessuno ha colpa di ciò che sessualmente è. Ne scrivo nel post “Il sesso in politica”, qui:
    https://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=7401

    Vedi, Kalle, tu tratti la frequentazione dei trans, delle prostitute, degli omossessuali come fatto riprovevole. Potrei farlo io, ma non posso e non devo poiché mi considero un cittadino inserito in una società laica. Per quanto mi è possibile, ho il dovere di osservare i fatti con obiettività, e se devo accogliere le trasformazioni avvenute in fatto di conquiste sociali e civili, la frequentazione sessuale (quando non sia reato: per esempio con minorenni, oppure in pubblico) deve restare al difuori da ogni discriminazione. Compresa quella politica.
    Cioè: non esiste più in proposito materia di discussione. Lo era una volta, ma oggi non può più esserlo.

    Purtroppo, ahimè, come già ho scritto, queste conquiste non sono state del tutto assimilate dalla società, e certe frequentazioni sessuali (anche se avvengono in luoghi chiusi) sono ancora considerate riprovevoli. E proprio su questo residuo di mentalità fanno leva i ricattatori. Se fossero state assimilate, sarebbe del tutto scomparso il ricatto sulla materia sessuale lecita.

    E’ da questa fondamentale premessa che discende il mio ragionamento e dovrebbe essere condiviso da tutti. Il Marrazzo politico non può essere giudicato su un fatto che non ha nulla del riprovevole (se non eventualmente nei suoi rapporti familiari, che cadono anch’essi nella ristretta sfera personale) giacché non può esserlo più riprovevole, e solo i resti di una mentalità rimasta indietro negli anni, continuano a discriminare. Occorre scegliere da che parte stiamo e se stiamo sull’oggi – come sto cercando di fare io, anche se a malincuore – dobbiamo starci fino in fondo.

    Dunque: o il Pd è rimasto indietro, ignorando le battaglie civili per le quali anch’esso si è battuto, o il Pd ha fatto cinicamente la sua scelta su Marrazzo, perché per la ragion di Stato (antiberlusconiana) gli conveniva. Marrazzo come Leone, perciò.

  8. Commento by kalle — 26 Ottobre 2009 @ 13:14

    Bart, io ho parlato di prostituzione. Non ho mai parlato di omosessualita’ o transessualita’.

    Si’, penso che per un politico l’incoraggiamento della prostituzione sia decisamente riprovevole.

    Invece non penso affatto che omosessualita’e transessualita’ siano riprovevoli. Non penso affatto che siano incompatibili con quella dignita’ dei ruoli istituzionali di cui dicevo.

    Non so perche’ mi vuoi far dire una cosa che non ho detto.

  9. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 15:41

    Kalle, scusa ma hai fatto di peggio, contraddicendoti con quanto affermi ora. Hai scritto prima:

    “Ti invito a pensare ad un’altra possibilita’, vale a dire che il caso Marrazzo, ad due giorni dalle primarie, sia stata una tegola per il PD (a due giorni dalle primarie: fosse successo a Berlusconi, voi avreste parlato di “giustizia ad orologeria”, non trovi?). Inoltre, ti invito a pensare che il PD abbia posto in essere le sue azioni perche’ i suoi elettori non avrebbero sopportato che Marrazzo potesse restare in carica.”

    Siccome si sa che Marrazzo è andato con un trans, ciò significa che andare con un trans è riprovevole, per il fatto questo trans – se ho capito bene – si prostituisce.

    Se ad esempio, Marrazzo avesse divorziato con la moglie per unirsi ad un trans, ciò sarebbe stato condivisibile anche da parte tua.

    Invece io penso che un individuo possa anche decidere di prostituirsi, per sue ragioni di cui dovrà rendere conto non a me, ma a Dio.
    L’esercizio della prostituzione, mi pare che non sia reato, se consumata all’interno delle pareti domestiche.

    Condanno da cattolico la prostituzione, ma non la condanna la nostra società, se non quando è praticata pubblicamente.
    Dunque, risiamo da capo. Con quale diritto dici che frequentare una prostituta è riprovevole?

    Abbiamo la mania di ergerci a giudici, e si sbaglia. Ogni uomo e ogni donna, purché non infrangano le leggi, possono decidere della loro vita, e nessuno ha il diritto di giudicarli. Per me Marrazzo andando con un trans che si prostituisce non ha fatto nessuna cosa riprovevole, perché si è incontrata con una persona di pari dignità.

    A quale morale ti riferisci, Kalle? A quella cattolica? Allora potresti avere ragione. Ma noi viviamo in una società laica e la morale ha tutta un’altra dimensione. Si misura sul confine tra ciò che è proibito dalla legge e ciò che è consentito.

  10. Commento by Giocatore d'Azzardo — 26 Ottobre 2009 @ 17:45

    Bartolomeo, a me poco importa se Marrazzo andava a trans; questioni sue e mi porrei il problema se, uno come Marrazzo, obbligasse me ad andare a trans :-) Le questioni importanti per me sono due:
    1) era ricattabile ed è ampiamente dimostrato, credo;
    2) dove cavolo ha preso tutti quei soldi per pagare i suoi vizi e i ricattatori? Anche se li strapaghiamo i nostri politici, e siamo dei pirla, rimangono sempre un sacco di soldi.

    Il resto, la morale, la famiglia, etc… etc… non mi interessano.

    Blackjack.

  11. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 18:40

    1 – Una cosa è dire se era ricattabile e un’altra cosa è prendere atto (almeno per il momento), di quanto ha dichiarato:
    “Io non ho mai ricevuto pressioni dopo quella mattina di luglio, non sono stato ricattato, niente nei miei comportamenti politici ha risentito di forme esterne di condizionamento. Lo posso giurare davanti a tutti, davanti ai miei figli, a mia moglie… “.
    Dunque, “niente nei miei comportamenti politici ha risentito di forme esterne di condizionamento.”

    Fino a prova contraria devo credergli.

    2 – Non so quanto spendesse per le sue frequentazioni, né se il padre Joe Marrazzo gli abbia lasciato una bella eredità.
    E’ materia di indagine. Se avrà rubato quei soldi, nei modi soliti della politica, dovrà dimettersi e pagare penalmente.

    Come ho scritto: i miei interventi valgono per lo stato di cose conosciute sino a qui. E sino a qui a me è sembrato che Marrazzo lo si è voluto far dimettere in funzione antiberlusconiana; sia per le parole dette dalla Bindi, sia perché così non si è fatto per Bassolino, plurindagato e responsabile insieme all’altra poltronaia Jervolino dell’orrendo spettacolo dei rifiuti a Napoli che ha fatto il giro del mondo.

  12. Commento by kalle — 26 Ottobre 2009 @ 18:50

    La tua domanda “Con quale diritto dici che frequentare una prostituta è riprovevole?” e’ interessante.

    La prostituzione era solo uno dei casi che facevo. C’e’ da dire inoltre che io sostenevo fosse riprovevole nel caso di un politico, ed in particolare di un politico che ricopre una carica istituzionale.

    Ma la tua domanda e’ interessante.

    Trovo che nella prostituzione sia implicito uno sfruttamento, e che tale sfruttamento sia cio’ che lede la dignita’ della persona che si prostituisce. Questo anche quando la persona che si prostituisce e’ libera e consenziente. (e qui non facciamo il caso di prostitute che sono sotto il controllo di organizzazione criminali, perche’ in quel caso c’e’ ben poca liberta’ e consenso)

    Credo che la liberta’ di chi si prostituisce sia importante, e mi sembra questo il motivo per cui la prostituzione non possa essere punibile penalmente. Cio’ vale pure per chi fa uso di prostitute (sempre nel caso in cui ci sia la liberta’ e il consenso di cui sopra)

    Detto questo, una cosa e’ la punibilita’ penale, un’altra il giudizio morale. Certamente, quelo che emetto e’ un giudizio morale sulla prostituzione, e su chi fa uso di prostitute. Credo che queste persone attentino, lo vogliano o meno, alla dignita’ delle persone di cui fanno uso. In questo senso, penso che la frequentazione di prostitute sia riprovevole. Penso il mio ragionamento renda evidente perche penso che cio’ sia ben piu’ riprovevole nel caso di una persona con responsabilita’ istituzionali (ma anche di un educatore, per esempio).

    Con quale diritto affermo cio’, e’ una buonissima domanda. Penso nessun diritto particolare. quanto sopra credo sia quello che io credo relativamente alla prostituzione.

  13. Commento by Giocatore d'Azzardo — 26 Ottobre 2009 @ 19:31

    Bartolomeo: la tua ipotesi è tutt’altro che campata per aria (ho commentato in merito su NI). Ciò non toglie che, così scrivono le agenzie, ci siano addirittura gli assegni (non intestati), utilizzati sia per i presunti ricattatori, come pegno credo, sia per pagare i suoi incontri.
    Sempre un pare e, quindi, fino a prova contraria, ha ragione lui. Mi sembra, comunque, una ragione molto labile, specialmente se sostenuta da uno che prima ha negato anche l’evidenza, paventando azioni legali, e poi si mette a giurare sulla testa dei figli. Io sulla testa dei miei non giurerei mai!

    Vabbé, chiacchiere da salotto ante cena :-)

    Blackjack.

  14. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 19:47

    Kalle, tu parli a uno che è intriso di moralità cattolica, di cui forse fa anche un uso maldestro.
    La lotta interiore che attraverso quando parlo di queste cose è tra le mie convinzioni morali, molto legate al cattolicesimo, e il mio osservare una società in evoluzione e che ha conquistato certi diritti (che possono anche non convincermi del tutto) che devo tener presenti e accettare nel momento in cui entro in un dibattito che riguarda la società laica in cui mi trovo a vivere, che ha eretto a suo fondamento la laicità e a suo limite la legge.

    Se vuoi che mi sdoppi per un attimo, ma solo per un attimo e chiedendo scusa alla società, io aborrisco la prostituzione, perché è una forma di degrado della donna, che ha diritto ad una condizione di vita migliore. La prostituzione è una piaga sociale, come la povertà, la malattia, l’ingiustizia e così di questo passo. Ci si dovrebbe adoperare tutti per combatterle, sacrificando anche un po’ di noi stessi. Da giovane ho cercato di fare le mie battaglie. Ora riesco solo a scrivere; sono diventato pigro e conto soltanto sulle parole.

    Non riesco mai a vedere una prostituta come una donna che si è realizzata. Vedo in lei le aspirazioni che sono state avvilite, perdute per una qualche fatalità di cui non è colpevole. Vedo sempre in lei la bambina che sognava una vita serena, felice. Questo vale anche per gli uomini sfortunati.

    Bisognerebbe saper leggere in loro le speranze che si sono trasformate in delusione e in mortificazione; bisognerebbe recuperarle, accarezzarle, e attraverso queste speranze che hanno alimentato gli anni giovanili di quella vita, guardare negli occhi l’uomo e la donna che abbiamo davanti. Essi meritano il nostro amaore. Essi dentro di sé possiedono ancora intatto quel tesoro, che la sventura ha lasciato precipitare in un abisso.

    Se tutti guardassimo gli altri, ricordando la loro felicità nell’età giovanile, tante cose potrebbero essere comprese e superate.

    Detto questo, ho il dovere però di essere molto più algido quando guardo la società civile come si è evoluta fino ad oggi. Per tante battaglie che si sono fatte, oggi la prostituzione non rappresenta più una condizione riprovevole ed ha acquisito, al contrario, una sua dignità. Ci sono organizzazioni criminali che ne organizzano gran parte, è vero, ma questo è un discorso di criminalità che la legge persegue, cercando di liberare coloro che ne sono stati incatenati. Ma la prostituzione, dentro i confini della legalità, è considerata dallo Stato di diritto un’attività come un altra, al punto che sulla prostituzione si pagano le tasse (per quello che si denuncia, ovviamente) e si versano i contributi per la pensione.

    Devo limitarmi da laico ad avere questa visione. E allora il Marrazzo che va con una prostituta, può offendere la sua famiglia, ma non offende questo nuovo tipo di prostituta protetta e riconosciuta dallo Stato. Marrazzo non compie un’azione riprovevole se non da un punto di vista della morale cattolica o comunque religiosa, ma non secondo la laicità dello Stato.

    Secondo me, quelli che hanno dato addosso a Marrazzo hanno ancora in sé i rimasugli di una mentalità che i tempi hanno largamente superato. Mi meraviglia che il Pd si sia comportato così, e che debba difendere io la dignità di Marrazzo e delle prostitute (io che mi sono svestito a malincuore della mia morale cattolica per indossare l’abito della laicità, che mi pesa alquanto). Non posso che dare ragione a Vladimir Luxuria, quando dichiara, riferendosi al Pd: «un partito bacchettone, che dà ragione a chi usa il privato per distruggere la gente».

    E Giordano Bruno Guerri: “Trans o travestito che fosse, sia rispettato il compagno Marrazzo, almeno, per i suoi gusti sessuali: anche chi non li condivide, dovrebbe battersi fino all’ultimo perché li possa esercitare.”

  15. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 20:00

    Ciao Blakjack.

    Hai detto bene, bisogna aspettare il risultato delle indagini per vedere se Marrazzo ha compiuto dei reati, in qual caso le sue dimissioni sono dovute.

    Però scirca le mosse incaute di Marrazzo compiute al momento in cui stava per esplodere la bomba, sarei più indulgente, avendo fatto gioco su di lui la paura, soprattutto nei confronti della famiglia. C’è chi dice, altrove, forse su vibrisse, che non può essere vero che amasse la famiglia, se poi si è comportato così, e viene accusato di ipocrisia. Io resto indulgente, nel senso che la sua vicenda sessuale non dimostra affatto che egli non abbia amato e non ami la sua famiglia. Lo stato di scoramento attuale lo attribuisco più al dolore arrecato alla moglie e ai figli che allo stupore del mondo politico, questo sì ipocrita.

    Ad Andrea Barbieri, che in uno dei commenti avanzati su uno dei miei post (non ricordo quale) si è mostrato rigoroso ed intransigente nei confronti di Marrazzo, ho ricordato quello che di assai più grave fece Bill Clinton che negò i fatti, poi dovette dire la verità e fu lasciato al suo posto. L’America fu più buona (ed io dico più aperta e democratica, più ragionevole e giusta, più laica) di quanto lo siamo stati noi nei confronti di Marrazzo. Clinton era il presidente degli Stati Uniti, non il governatore della regione Lazio!

  16. Commento by Giocatore d'Azzardo — 26 Ottobre 2009 @ 22:01

    Bartolomeo, ma hai letto gli articoli di Repubblica e Manifesto? Una vera e propria fucilazione! A me Marrazzo non è mai piaciuto, ma per altri motivi, e di cosa fa nel suo tempo libero non potrebbe fregarmene di meno. Non mi piace che si sia autosospeso per far guadagnare tempo alla sinistra (l’autosospensione non esiste, mi pare).
    Alla storia della famiglia che lo condiziona non credo, uno così è come me: anaffettivo. Può essere che commetta un errore madornale di valutazione, c mancherebbe, ed è solo un’opinione.
    No, non si è spaventato per la famiglia, ma perché non sapeva più a cosa attaccarsi: per se stesso. :-)

    Blackjack.

  17. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 23:21

    Una vicenda comunque penosa, Blackjack.

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