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Marrazzo e la ricattabilità

25 Ottobre 2009

Come ho difeso Berlusconi nella sua sfera privata, difendo per le stesse ragioni Piero Marrazzo. L’assurdo è che io, cattolico praticante, mi trovi ad insistere nella sua difesa, mentre un tale ruolo spetterebbe più e meglio ad altri.
Ma la vicenda dolorosa e umiliante che Marrazzo si è trovato a vivere (compresa la sua autosospensione dall’incarico), merita che vi spenda ancora qualche parola.

Ho letto ciò che si continua a scrivere su di lui, e non mi piace affatto. Ultimamente sono intervenuto nel blog della scrittrice Federica Sgaggio, qui, per cercare di capire che cosa si intende quando il Pd, ed altri con esso, dichiarano che Marrazzo è diventato ricattabile, e sulla base di questa ipotesi lo persuadono ad autosospendersi (il Pd) o a dimettersi dall’incarico (altri).

Intanto sarà opportuno ricordare quanto ho già scritto nel precedente post “Il sesso in politica“.
Che riassumo brevemente: in sostanza, oggi la nostra società riconosce una sessualità aperta e multiforme. Un individuo può essere trans, travestito, omosessuale, eteresessuale, ma sul piano dei diritti e dei doveri ciasuno di essi è posto dallo Stato sullo stesso piano.

Alcuni hanno avuto lodevolmenete il coraggio di affermare la loro sessualità difforme da quella della maggioranza dei cittadini. Altri, ancora non riescono a far valere questo piano di uguaglianza, intimoriti da una conquista che è recente e non del tutto assimilata.

Però una cosa è certa: coraggio o non coraggio, ogni sessualità è tutelata dalla legge.

La legge punisce la sessualità, di ogni tipo, solo quando è esibita in pubblico. Se la si pratica nella intimità, tra le mura domestiche, essa è pienamente legittima. Una legge, più ampia, conosciuta come Legge sulla privacy (196/03) la tutela.

Marrazzo ha praticato la sua sessualità nella sfera privata, quindi non ha violato alcuna legge. La sola sua colpa è stata quella di non aver saputo affrontare a viso aperto un diritto che gli è riconosciuto. Di averne avuto paura, e soprattutto di averne avuto paura perché in contrasto con un altro ambito della sua sfera privata, quello della famiglia.
Forse, se non ci fosse stata una tale paura per le conseguenze in ambito familiare, avrebbe saputo affrontare meglio la situazione. Ma con i se non si fa la storia, e dunque Marrazzo, per paura, ha firmato degli assegni cedendo alla minaccia degli aggressori di rendere pubblica la sua relazione con un trans.

Fermiamoci un attimo. C’è qualcosa in questa vicenda che sia uscita fuori dalla sfera privata? Non c’è. Marrazzo ha rilasciato propri assegni per difendere la sua sfera privata minacciata.
Poteva denunciare l’accaduto, questo sì. Non lo ha fatto. E’ davvero una colpa così grave quando ancora le condizioni ambientali sono ostili? Non credo. Marrazzo era in preda alla paura, comprensibilissima, tanto è vero che ha implorato: «Non mi rovinate, non mi fate del male» (qui), e ha subito corrisposto con assegni la cifra che gli era stata richiesta.
Fino a qui l’uomo non ha commesso alcun reato, né tantomeno lo ha commesso con riguardo alla sua funzione pubblica, che è rimasta estranea alla vicenda.

Eccoci infine ai nostri giorni (l’episodio narrato risale al luglio scorso); il caso è emerso ed è esploso sui media, e Marrazzo, per la sua sessualità consumata nel rispetto della legge, è stato messo alla gogna. Contro la sua volontà, gli è stato richiesto di fare un passo indietro e la giustificazione è stata quella della sua ricattabilità.
Ossia – dicono quelli del suo schieramento di centrosinistra -, d’ora in poi Marrazzo può essere ricattato, e dunque non può più ricoprire una carica pubblica.
Ma è davvero così, o è un pretesto vile e ipocrita? E’ un pretesto vile e ipocrita e fa acqua da tutte le parti.

Primo: Non ci può essere ricattabilità, se si ha il coraggio di riconoscere tutti che la sessualità espressa da Marrazzo rientra nella legalità.

Secondo: perché Marrazzo stesso ha giurato sulla moglie e sulla figlia di non aver ceduto ad alcun ricatto, e quindi, fino a prova contraria, la sua onorabilità pubblica è rimasta integra: “Io non ho mai ricevuto pressioni dopo quella mattina di luglio, non sono stato ricattato, niente nei miei comportamenti politici ha risentito di forme esterne di condizionamento. Lo posso giurare davanti a tutti, davanti ai miei figli, a mia moglie… ” (qui).

Terzo: egli, al contrario di quanto affermano coloro che lo vogliono punire (perché di questo si tratta), non è più ricattabile, in quanto la sua sessualità è venuta alla luce e tutti la conoscono. Nessuno può farci sopra altre speculazioni. Se uscissero fuori altri filmati, ad esempio, essi non porterebbero niente di nuovo a riguardo della sessualità di Marrazzo.

Dunque, Marrazzo ha subito un ricatto nella sua sfera privata e non pubblica. Non solo, ma stando alla risultanze attuali, egli si è mantenuto integro nella sua funzione istituzionale.
Aveva tutto il diritto quindi di essere rispettato e difeso nel suo proposito iniziale di conservare la carica fino alla scadenza del mandato.

Ma, ahimè, ha dovuto soccombere alle pressioni del suo schieramento. Uno schieramento che non ha saputo difendere i suoi diritti civili, e non ha saputo distinguere la sfera intima da quella pubblica.
Non solo, ma ha fatto compiere a Marrazzo un gesto ridicolo, umiliandolo ancora di più. Giacché per Marrazzo, sarebbero state più dignitose le dimissioni immediate rispetto alla sospensione dall’incarico.
Dice bene il Pdl: dal momento in cui Marrazzo ha deciso di fare un passo indietro, non ci possono essere mezze soluzioni. La regione Lazio non può rimanere senza il suo presidente.

Insomma, la sessualità di Marrazzo, esercitata in privato e che non ha disonorato la sua funzione pubblica, è stata messa sullo stesso piano dello scandalo della regione Puglia, e delle nuvole inquisitorie che si vanno addensando sulla regione Campania.

Ovviamente: se, in difformità da quanto dichiarato, sul conto di Marrazzo emergessero reati legati a questa vicenda, commessi nella sua veste di presidente della regione, non di autosospensione si dovrebbe parlare ma di dimissioni, e immediate.

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“Smettiamola col falso mito dei politici non ricattabili” di Massimiliano Parente. Qui.

“Ora non si può nemmeno fare l’amore in pace con un trans” di Giuliano Ferrara. Qui.

“Adesso se ne vada (e Berlusconi pure)”. Qui.

“Marrazzo e la giornata con Natalie”. Qui.


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14 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 25 Ottobre 2009 @ 21:43

    Quanto tu scrivi, Bartolomeo, mi trova in perfetta sintonia e dimostra la tua onestà intellettuale ed umana.
    Anch’io ritengo che sul piano politico-amministrativo Marrazzo non abbia niente da rimproverarsi. Dovranno, caso mai, essere gli elettori a giudicare, al momento opportuno, il suo operato.
    Ritengo ipocrita l’atteggiamento del centro-sinistra nei suoi confronti. Marrazzo non può essere ricattato in nessun modo, a questo punto. Ma certa sinistra ipocrita non può tirarsi indietro, dopo tutto quello che ha scatenato intorno e su Berlusconi, riguardo alle sue vicende private. Ed allora questa sinistra ipocrita fa ora “la verginella”; è costretta a farlo e lo fa in modo anche stupido, a mio avviso.
    Gian Gabriele

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 25 Ottobre 2009 @ 22:16

    Ho sentito stasera la Bindi: Avete visto – ha pontificato all’incirca – in due giorni Marrazzo ha detto la verità e si è autosospeso. Invece Berlusconi ancora non l’ha detta la verità e non si è autosospeso.

    Capito, Gian Gabriele?

    Marrazzo è stato utilizzato, poveretto, in funzione antiberlusconiana. Per ragioni politiche si è fatto stracci della sua innocenza.

    Che gente! Risiamo al caso del povero Giovanni Leone che, innocente, fu costretto a dimettersi perché così volevano gli intrighi della politica.

  3. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 25 Ottobre 2009 @ 22:52

    E’ semplicemente schifoso quanto avviene. E quella Bindi, cattocomunista, sinceramente mi fa, fammelo dire, schifo. Bella e brava cattolica! Pronta, la verginella, a condannare ed a strumentalizzare, passando anche sopra la presunta innocenza di Marrazzo. E così siamo alle solite e non ci si vuol dare una “regolata”, al fine di fare il bene dell’Italia e degli Italiani. Tutto si aggiusta e si rivolta solo al fine di “attaccare” Berlusconi. Mi sa tanto, ma con questa sinistra si può ricavare poco di buono. E pensare che potrebbe essere di stimolo e di esempio serio e responsabile per il Governo. E sarebbe un bene per tutti, in un momento difficile. Finché si comporteranno così, Bindi e compagni difficilmente potranno ritornare alla guida del paese, primarie e non primarie!
    Gian Gabriele

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 25 Ottobre 2009 @ 23:24

    Sul paragone Marrazzo e Leone ho fatto un pezzo poco fa.
    Ciao.

  5. Commento by andrea barbieri — 26 Ottobre 2009 @ 12:55

    Bartolomeo scrivi:”Poteva denunciare l’accaduto, questo sì. Non lo ha fatto. E’ davvero una colpa così grave quando ancora le condizioni ambientali sono ostili? Non credo. Marrazzo era in preda alla paura, comprensibilissima […]”.

    Invece tutta la questione è proprio lì, io mi aspetto – come scrisse Mozzi in Vibrisse – che un politico sia meglio di me. Il fatto che sia meglio di me giustifica la sua carica.
    Da Marrazzo mi aspettavo che agisse come Letterman in USA, cioè che denunciasse pubblicamente i ricattatori, perché facendo così avrebbe difeso il diritto alla libertà sessuale e avrebbe difeso la situazione delle persone transessuali. Un’alta carica politica deve difendere valori così importanti.

    Lo stesso discorso per me vale per Berlusconi. Nella sua vita privata può fare ciò che vuole, non deve interessarmi se frequenta escort. Però mi aspetto che quando fa della morale privata una morale generale, come sulla famiglia per esempio, sia poi coerente nell’agire privato. Deve essere insomma meglio di me. Perché non punto a un livellamento morale verso il basso, mi aspetto da chi fa politica che agisca per produrre progresso morale.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 15:20

    Andrea, cerca di comprendere la condizione ambientale non ancora (come si vede) matura. A mio avviso, sei troppo severo con Marrazzo. Per me non è così grave la sua colpa. La paura fa brutti scherzi, anche a un uomo politico. Guardiamo in realtà ciò che ha fatto e mettiamolo in rapporto alla sua attività politica. Ne è stata influenzata? Per me, fino a ciò che oggi risulta: no

    Come ho scritto: se ha commesso reati, invece, si dimetta e paghi; tutto il resto è umanamente comprensibile anche da un suo elettore che non sia un Robespierre.

    Non fare, Andrea, degli uomini politici (almeno quelli italiani) ciò che non sono. Non mitizzarli. Probabilmente non ce n’è uno che risponda a tutti i requisiti necessari per ricoprire certe cariche.

    Per quanto riguarda Berlusconi, le contraddizioni della sua vita sono innumerevoli. Lo sono state anche per Boffo, ad esempio, il direttore di Avvenire, che predicava bene e (sembra) razzolava male.

    Per me non era questa una causa di sue dimissioni. Avrebbe potuto dire la sua verità, uscirne assai meglio, non avendo paura nemmeno lui, come l’ha avuta Marrazzo. Sono sempre incline a dare nuove chance a chi ha ceduto a talune debolezze umane come sono specialmente quelle che hanno a che fare con il sesso.
    Per le molestie sessuali era già stato condannato. Ora si stava vociferando che fosse anche omosessuale. Non era questo un motivo valido per dare le dimissioni. Le ha date perché quasi certamente le ha pretese la Chiesa.

    Nessuno può obbligare Berlusconi a dimettersi (come nessuno, se non il suo editore, poteva obbligare Boffo) Lo possono fare solo la sua coscienza o sentenze definitive di reati che abbia commessi.

    Poi scrivi: “Deve essere insomma meglio di me. Perché non punto a un livellamento morale verso il basso, mi aspetto da chi fa politica che agisca per produrre progresso morale.”

    Come rispondo a Kalle, queste affermazioni andrebbero benissimo per un cattolico come me, ma oggi la società ha stabilito nuove emancipazioni, e specialmente in campo sessuale, purché non violino la legge.

    Mi trovo su questa questione, paradossalmente, a fare il progressita:-)

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 15:59

    Dimenticavo, Andrea. Ti ricordi che cosa aveva fatto Bill Clinton nel caso Lewinsky? Aveva dichiarato il falso; dovette ammetterlo, e restò in carica. E lui era il presidente degli Stati Uniti!

  8. Commento by andrea barbieri — 27 Ottobre 2009 @ 01:23

    Invece c’è un legame tra la sfera privata e quella pubblica. Marrazzo che conosceva bene la situazione di paria delle persone transessuali non ha mai fatto nulla politicamente per aiutarle. Anche cedere al ricatto è stato un atto di viltà nei confronti di persone che sono sotto l’ultimo gradino della scala sociale, senza diritto a un nome, senza opportunità di lavoro, senza rispetto sociale, dei corpi e basta. Io mi aspetto da un politico eletto dal mio partito che si comporti diversamente. Questo significa che non è adatto a quella carica pubblica, mentre è molto bravo come giornalista, e allora è meglio che faccia il giornalista in rai, no?

    Bill Clinton non è restato in carica perché ha ammesso il rapporto di sesso orale, è restato in carica perché il Senato lo ha assolto giudicando il suo comportamento attinente alla sfera privata e non a quella pubblica. E in effetti mi pare una decisione giusta per quel caso.
    Il legame tra sfera privata e pubblica per Marrazzo lo abbiamo appena detto. Per Berlusconi non c’è bisogno di fare esempi, ce ne sono fin troppi.

  9. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 27 Ottobre 2009 @ 09:35

    Estremizzando il tuo ragionamento, Andrea, un politico che passa davanti ad un povero che chiede la carità, dovrebbe non solo accogliere la sua richiesta, ma aiutarlo ad alzarsi in piedi per avere rispetto della sua dignità.

    Tu non puoi sapere in quale considerazione Marrazzo teneva e tiene il trans che si prostituisce. Melanie è arrivata a dire che era il suo fidanzato (anche se poi si faceva pagare profutamente). Si tratta di entrare in meccanismi troppo delicati e riservati per poter esprimere un giudizio. E’ per questo che la sfera privata è tutelata.

    Io non so se Marrazzo abbia aderito alle battaglie civili su questo punto. Ma ci sono tante altre battaglie valide che taluni uomini politici evadono (qualcuno addirittura si assenta dall’aula per non far passare una legge che il suo stesso schieramento avversa).

    Torno a dire che sei troppo severo. Sul piano dei principi hai ragione da vendere, ma se vuoi calarti nella realtà, ci sono attenuanti che autorizzano a dare qualche altra chance al colpevole. In fin dei conti, mi risulta che era un buon governatore.

    Riguardo a Clinton, ho portato il suo esempio a giustificazione delle prime dichiarazioni fatte da Marrazzo, che sono risultate false ed infatti le ha poi corrette. Accadde la stessa cosa a Clinton, dichiarò il falso (e appunto per questo rischiò l’impeachment), poi disse la verità, e rimase al suo posto.

    Perché non siamo capaci di fare altrettanto con Marrazzo?

  10. Commento by andrea barbieri — 27 Ottobre 2009 @ 12:16

    “Estremizzando il tuo ragionamento, Andrea, un politico che passa davanti ad un povero che chiede la carità, dovrebbe non solo accogliere la sua richiesta, ma aiutarlo ad alzarsi in piedi per avere rispetto della sua dignità.”

    Quello che scrivi è esatto e dovrebbe essere la regola. Non ovviamente nel senso che il politico deve fare una elemosina (questa se vuole la fa a titolo personale), ma il politico deve appunto (e tra l’altro) seguire questa norma costituzionale fondamentale e agire di conseguenza (art.3):

    «Gli uomini, a prescindere dalla diversità di attitudini, di sesso, di razza, di nazionalità, di classe, di opinione politica e di religione, sono uguali di fronte alla legge e hanno diritto a uguale trattamento sociale.

    È compito perciò della società e dello Stato eliminare gli ostacoli di ordine economico-sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza degli individui, impediscono il raggiungimento della piena dignità della persona umana e il completo sviluppo fisico, economico, culturale e spirituale di essa».

    Se è in grado di farlo bene, altrimenti farà altre cose dove è più bravo.

    Clinton è rimasto al suo posto non perché ha rettificato certe sue affermazioni precedenti (ne diede infatti un’interpretazione), ma perché il Senato ha giudicato legittimo il suo comportamento volto a difendere la privacy personale, poiché non aveva avuto alcuna attinenza con la sfera pubblica.
    Se Clinton avesse promesso una carica pubblica alla stagista, sarebbe stato certamente condannato.

  11. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 27 Ottobre 2009 @ 14:40

    Caso Clinton.

    Si legge in Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Impeachment ):

    “Bill Clinton ha subito l’impeachment per aver mentito sulla sua relazione con una giovane stagista della Casa Bianca, Monica Lewinsky (da qui uno dei capi d’imputazione, lo spergiuro), e inoltre per aver ostacolato la giustizia, in particolare a causa delle pressioni esercitate su alcuni collaboratori affinché non emergesse la verità. La tesi che ha prevalso, nell’opinione pubblica e nel Congresso, è stata che questi comportamenti attenevano più alla sfera privata che a quella pubblica del Presidente; perciò, il Senato lo ha assolto con apposito voto nel febbraio del 1999.”

    Dunque: L’impeachment è nato sulla falsità delle dichiarazioni. Se avesse continuato sulla falsità, l’impeachmente non sarebbe stato fermato. Una volta ripristinata la verità, è prevalso che si trattata di faccenda privata.

    E’ un esempio a tutto tondo, quello di Clinton, che conforta la mia tesi sia sulla giustificazione delle prime incertezze di Marrazzo (il falso e poi la verità di Clinton) e infine che per Marrazzo di tratta di una faccenda privata (come fu riconosciuto anche a Clinton, che consumò sesso non a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli, ma alla Casa Bianca!)

    Mi domando perché noi non siamo capaci in uno Stato laico di ragionare come ragionò l’America.
    Mi convinco sempre di più che Marrazzo è stato sacrificato sull’altare della ragion di Stato, spazzando via tante battaglie sui diritti civili.
    Vedi l’ultimo mio post:
    https://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=7460

    Berlusconi.
    Con i se non si fa la storia. Qui stiamo parlando di Marrazzo e non di Berlusconi, i cui comportamenti sono certamente discutibili, ma, come per Marrazzo, affinché nasca l’obbligo delle dimissioni occorrono sentenze definitive che ne attestino il reato.

    Altrimenti si rischia che chiunque può manovrare a piacimento e su qualsiasi argomento per far cadere i governi. Le discriminanti devono essere certe e oggettive, e sono quelle della Costituzione e delle leggi.

  12. Commento by andrea barbieri — 27 Ottobre 2009 @ 17:24

    Bartolomeo, tu stesso sostieni citando Wikipedia:

    “La tesi che ha prevalso, nell’opinione pubblica e nel Congresso, è stata che questi comportamenti attenevano più alla sfera privata che a quella pubblica del Presidente; perciò, il Senato lo ha assolto con apposito voto nel febbraio del 1999.”

    Quindi Clinton restò in carica perché il Senato accertò che il comportamento di Clinton atteneva esclusivamente alla sfera privata. Se Clinton avesse detto la verità ammettendo però fatti che portavano a una compromissione della sfera pubblica sarebbe stato giudicato colpevole. Quindi non ogni verità lo avrebbe salvato.

    Poi scrivi:
    “Qui stiamo parlando di Marrazzo e non di Berlusconi…”

    Ma sei proprio tu che inizi il post così:

    “Come ho difeso Berlusconi nella sua sfera privata, difendo per le stesse ragioni Piero Marrazzo.”

    cioè stabilisci una analogia tra i due casi.

    Infine scrivi:
    “affinché nasca l’obbligo delle dimissioni occorrono sentenze definitive che ne attestino il reato.”

    Questo sarebbe vero se non fossero mai state approvate leggi ad personam di depenalizzazione di fatti comunque accertati ma a posteriori depenalizzati, o di abbreviazione dei termini di prescrizione che ha reso impossibile terminare i gradi di giudizio.
    Tu dirai che una persona si difende in ogni modo, e se può anche ritoccando il codice.
    Sì certo, ma così riesce a difendersi dalla condanna definitiva, ma non dal giudizio morale.

  13. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 27 Ottobre 2009 @ 18:41

    Clinton.

    Non ci siamo Andrea. Allora provo a domandarti:
    Se Clinton avesse persistito nel dire il falso, l’impeachment sarebbe andato avanti?
    Ti risponderò poi io.

    La questione di Clinton era la stessa che oggi coinvolge Marrazzo.

    Prima fase.

    Marrazzo dice il falso, poi dice la verità. Bene. In America, arrivati a questo punto, si ritira l’accusa di impeachment a Clinton e si procede. Se Clinton avesse persistito nel dire il falso si sarebbe mandato a caso con l’impeachment.

    Stessa cosa sarebbe accaduta a Marrazzo se avesse insistito nel dire il falso (cosa gravissima per un uomo pubblico): avrebbe dovuto dare le dimissioni avendo commesso un reato (dire il falso). Persistendo il falso, dunque: impeachment a Clinto e dimissioni a Marrazzo.

    Marrazzo invece fa come Clinton: si corregge e dice la verità. Nel caso Clinton si va avanti, ma per Marrazzo non si riesce ad andare oltre, e lo si continua ad accusare di aver detto il falso (è la cosa più grave che gli viene addebitata), e di aver detto la verità solo dopo. Marrazzo si è fermato qui. Non c’è altra strada davanti a lui. Punto e basta. Anche se si è corretto, deve pagare.

    E’ la prima differenza tra gli Usa e l’Italia.

    Seconda fase

    Clinton dopo le bugie, dice la verità. Dunque, si va avanti e si istruisce il procedimento. Lo si ascolta, e infine lo si assolve perché si tratta di un fatto privato. Ricordati, Andrea, Clinton è il presidente degli Usa e ha fatto sesso alla Casa Bianca!

    Veniamo a Marrazzo. Anche lui ora ha confessato la verità: si è intrattenuto con un trans, come Clinto si è intrattenuto con la Lewinsky. Cosa è successo a Clinton?: si è andati avanti. Cosa succede a Marrazzo? non gli si consente di andare, ea gli si chiede di dare le dimissioni. La motivazione?: non ci può essere separazione tra la vita pubblica e quella privata (è l’orribile tesi che sostiene su NI anche Marco Rovelli).

    E così, abbiamo fatto le battaglie civili per nulla, e gli Usa ci danno una bella lezione. Ci hanno detto con l’esempio eclatante del processo al loro presidente, che per l’uomo pubblico sussiste la separazione tra vita privata e vita pubblica.

    Perché in Italia, allora, ci si sciacqua la bocca con la laicità, e poi ci si cala le brache?

    A me non piace l’evoluzione della società su taluni aspetti anche legati al comportamento sessuale. Ho votato spesso per partiti che mi facessero sperare l’osservanza nella società civile di una morale vicina al mio cattolicesimo. Dovrei alzare il dito per quanto accaduto a Marrazzo e dire: Vedete dove ci portano le vostre libertà?, ma la punizione toccata a Marrazzo è ingiusta proprio dal punto di vista di chi l’ha comminata. Marrazzo vive in uno Stato laico che gli dà ragione. Nessuna delle giustificazioni che sono state avanzate reggono. Reggevano nel passato, ma il concetto di moralità è andato modificandosi in parallelo con i diritti acquisiti attraverso tante battaglie civili. Sulla base di questi diritti nuovi anche la prostituta ha guadagnato la sua dignità e il suo rispetto (da cattolico, potrei accusarla io, ma probabilmente non tu) e Marrazzo non ha fatto niente di riprovevole.
    Perché farlo dimettere?
    Gli Usa ci hanno detto, con il caso Clinton, che non è vero che non ci sia separazione tra vita pubblica e vita privata. La separazione c’è e un presidente degli Usa può fare sesso nella stanza ovale della Casa Bianca. Marrazzo, invece no, non può nemmeno andare in casa del trans, dove dei ricattatori (violando la legge) lo hanno incastrato.

    Marrazzo è una vittima della ragion di Stato: faceva gioco per mettere Berlusconi davanti ad un comportamento diverso, e non si è badato tanto per il sottile (mentre per Bassolino si sta tenendo da anni un comportamento che dire che fa ribrezzo è dire poco: non ti suggerisce nulla questa disparità?).

    La stessa moglie di Marrazzo ha dato una lezione a tutti noi ipocriti. Lo ha perdonato, e questo assolve Marrazzo dall’unica colpa vera che ha commesso: il tradimento consumatosi nella sua sfera privata. Marrazzo non ha più da rendere conto a nessuno, se non (per un cattolico come me) al Padreterno.

    Se io fossi Marrazzo (anzi ci scriverò qualcosa, ricalcando proprio quanto ti sto scrivendo), dopo questo momento di crisi e acquistata un po’ di lucidità, assumerei un posizione decisa contro la richiesta di dimissioni, rendendomi conto che sono stato sacrificato solo per un colpo di coda dell’antiberlusconismo.

    Berlusconi.

    Ho scritto le parole che mi rimproveri perché la nostra conversazione verteva su Marrazzo e non su Berlusconi. Non perché volessi sfuggire al tema.

    Berlusconi è nello stesso identico caso in cui si trova ora Marrazzo. Altrimenti la Bindi e poi ieri Bersani non sarebbero usciti con quella dichiarazione: Ora aspettiamo che anche Berlusconi si autosospenda.
    Ma a prescindere da quanto hanno dichiarato loro, si tratta sempre di distinguere la sfera privata da quella pubblica. Berlusconi ha fatto le cose che ha fatto nel privato, e se le cose sono uscite fuori, è stato perché lo hanno fotografato come hanno fotografato Marrazzo. E anche per Clinton, sono uscite fuori per le rivelazioni della Lewinsky.

    Si sono dette su queste feste delle sciocchezze. Si è affermato spudoratamente che Villa Certosa, poiché vi si intrattenevano uomini politici o comunque uomini illustri, era diventata una residenza pubblica. Bella trovata! La vita privata è vita privata sempre, purché la si esplichi nell’ambito delle proprie mura domestiche.

    E’ stata considerata vita privata perfino quella che ha visto consumati i rapporti sessuali tra Clinton e la Lewinsky all’interno della Casa Bianca!.
    Ora dimmi se villa Certosa può stare al raffronto della Casa Bianca. Se villa Certosa la si considera luogo pubblico, non si deve considerare luogo pubblico anche la Casa Bianca?
    Eppure gli Usa hanno assolto Clinton perché il sesso che ha consumato dentro la Casa Bianca è stato considerato attinente alla sfera privata.

    Riguardo alle leggi ad personam posso essere anche d’accordo. Tuttavia non puoi negare che la magistratura fa un’azione politica contro Berlusconi. Se neghi questo, i nostri punti di vista non potranno mai incontrarsi. Io sono convinto che la magistratura dal 1994 sta facendo una battaglia politica contro Berlusconi. L’uomo si difende come può, male contro male. Anche qui sul giudizio morale direi di andare cauti, perché esso cambia a seconda del punto di vista da cui si parte.
    Tu consideri la magistratura completamente immacolata, io no.

    Sia Berlusconi che la magistratura nel loro duello a sangue hanno commesso più di un errore.
    Comunque i processi sono ripresi e staremo a vedere.

    Ricordati, inoltre che la Costituzione (art. 27) considera innocente qualsiasi imputato, compreso il presidente del consiglio, fino a che non si ha una sentenza di condanna definitiva:

    “La responsabilità penale è personale.
    L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
    Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
    Non è ammessa la pena di morte.”

    Ti ho riportato l’intero articolo, perché c’è scritto anche che la responsabilità penale è personale. Ossia se si condanna Previti, ad esempio, non si ha nessun diritto, di presumere che sia Berlusconi il suo mandante. Berlusconi deve avere un condanna penale tutta per sé, e non di riflesso. La legge non lo consente.

  14. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 27 Ottobre 2009 @ 20:08

    Mi saprebbe spiegare Andrea Barbieri, perché la giustizia si è svegliata e scatenata, non appena Berlusconi ha deciso di scendere in politica? E prima era un santo o la giustizia se ne fregava completamente di lui? Oppure, quella stessa giustizia, non faceva il suo dovere? Guarda caso si sono accorti di lui, con un accanimento spietato ed anche con gravi scorrettezze, non appena ha messo piede in politica. Ciò non fa capire anche ai sordi ed ai ciechi che il comportamento di gran parte della giustizia sia stato e sia rivolto a colpire l’uomo, che dava noia (ed ha dato noia) ad una sinistra che aspirava al potere e si è vista sconfiggere? Non viene, poi, il sospetto che questa giustizia sia politicizzata e in maggioranza schierata da una parte? Guarda caso rarissime volte o quasi mai sono stati accusati e condannati politici di sinistra. Erano, questi, tutte verginelle? Non so se Andrea si ricorda dei milioni in nero arrivati a Botteghe Oscure. Ebbene, quella stessa giustizia che vuol condannare ad ogni costo Berlusconi, non ha condannato nessuno dei dirigenti comunisti ed ex-comunisti, perché, secondo la stessa giustizia, non si sapeva chi avesse preso i soldi e nessuno(?) poteva sapere. Invece Berlusconi, guarda un po’, non poteva non sapere! Due grossi pesi e due grosse misure!

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Bart