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Romanzo: Mattia e Eleonora/A novel: Mattia and Eleonora (Trad. Helen Askham)#3/8

22 Maggio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese 

Mattia e Eleonora #3 

Alle 18, quella domenica, nella sala parrocchiale del paese si teneva uno spettacolo. Capitava pi√Ļ volte all’anno che il gruppo dei donatori di sangue di Montuolo organizzasse qualche manifestazione lodevole per stare insieme.
  Quando poteva, Mattia faceva di tutto per non mancare.
  Sapeva di essere in realtà un solitario scontroso, irascibile, che amava riflettere, osservare senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante avvertiva il fascino della comunità, di quel ritrovarsi insieme.
¬† “La Vernacola” era gi√† arrivata nella sala parrocchiale quando vi giunsero Mattia e Eleonora.
  La simpatica compagnia teatrale era assediata e bombardata di domande dai paesani, che volevano sapere da dove nascesse quella loro passione per il vernacolo lucchese.
¬† Avrebbero recitato “Ir troppo stroppia” di Cesare Viviani, il fondatore e l’animatore della compagnia, l’autore che stava dando con le sue opere nuovo lustro al dialetto della campagna lucchese.
  Fu davvero divertente la commedia.
  Il pubblico rideva e spesso applaudiva calorosamente.
¬† A Mattia piaceva in particolare il personaggio del vecchio Agenore, al quale poteva stare alla pari soltanto Lola, un altro personaggio creato dalla penna di Viviani, protagonista di “Robba da matti”.
  Il pubblico continuava ad applaudire e Mattia sapeva quanto quel successo facesse bene agli attori, quanto fosse guadagnato.
  Era stato molte volte a vederli provare nella saletta accanto alla piccola chiesa di Monte San Quirico, dove era stato allestito un palco rudimentale.
  Con quanto amore e quanta pazienza ripetevano le scene, anche molte volte nella stessa serata!
¬† Ora, a vederlo dalla parte del pubblico, tutto sembrava facile, alla portata di chiunque: che bastasse solo un po’ di memoria per ricordare la battuta. Pochi sapevano che molto occorreva, invece, per appropriarsi della giusta intonazione, e che la battuta poteva esser detta in molti modi, ma solo uno era quello che ne poteva decretare il successo. E il merito di tutto ci√≤ andava riconosciuto non solo agli attori, ma specialmente al regista, il quale sa trovare la segreta strada attraverso cui le parole¬† giungono al cuore dello spettatore.
¬† Ricordava Mattia di aver visto una sera alla televisione le prove di “West side story” dirette dal grande Leonard Bernstein e le molte volte che cantanti famosi erano stati interrotti dal maestro esigente. Aveva notato sui loro volti il dispiacere, la delusione di non riuscire. Eppoi, piano piano, si era invece compiuto il miracolo e il capolavoro era emerso in tutto il suo fulgore pronto a darsi al mondo, ad accendere di felicit√† l’uomo.
  Quando uscirono fuori dalla sala parrocchiale nevicava ancora, ma oramai erano piccoli e radi i fiocchi, che si vedevano cadere lentamente attraverso la piccola luce del lampione.
  Mattia alzò gli occhi al cielo e vide comparire qua e là tra le nubi qualche stella.

  Intorno alle cinque di quei giorni invernali, quando il sole calava dietro i monti lasciando nel cielo un tenero alone vermiglio, Mattia, quasi che si trattasse di un tacito appuntamento, alzava il capo dal libro e guardava fuori dalla finestra proprio in direzione di quei monti, e i suoi occhi sempre coglievano la bianca scia degli aeroplani.
¬† Ne passavano molti in quell’ora e Mattia ne aveva visti anche tre alla volta, che volavano davanti a lui ad altezze differenti.
¬† Il mondo andava avanti, pensava, con la stessa frenesia che lui aveva conosciuto, anche se ora tutto gli pareva pi√Ļ lontano, distaccato.
  Ma quegli aerei soprattutto gli richiamavano alla mente la guerra che in quei giorni si combatteva nel Medio-oriente: lugubre, piena di sangue, spietata.
  E Mattia ancora una volta si domandava se fosse mai possibile avere su questa Terra una pace indistruttibile, tenace, desiderata, ammirata, sostenuta.
  Come si poteva assicurare realmente una pace duratura al mondo?
  Nessuno possedeva quella formula magica.
¬† E Mattia era costretto ad ammettere che dopo centinaia e migliaia di anni, l’uomo non aveva ancora trovato il modo di convivere in pace, e una violenza non la si poteva contrastare che con un’altra violenza.
  Che mondo allora era mai questo?
¬† Era davvero l’unico mondo possibile?
¬† Si sforzava di credere che un disegno ancora pi√Ļ grande riguardasse l’uomo, un disegno che oltrepassava i pianeti e forse lo stesso universo.
¬† Allora cercava con gli occhi lo spazio, lass√Ļ oltre le bianche scie degli aeroplani, dove poter dirigere il suo spirito, e acquietarsi.

¬† ¬ę√ą carnevale!¬Ľ gli annunci√≤ tutta sorridente una mattina la sua Eleonora, e gli occhi le brillavano di quella gioia che Mattia ben conosceva e che molte altre volte aveva colto quand’erano pi√Ļ giovani.
  Sempre provava una grande emozione, un delirio che lo riportava indietro nel tempo allorché quella gioia sbarazzina ritornava negli occhi di sua moglie.
¬† ¬ę√ą carnevale!¬Ľ esclam√≤ con maggior forza Eleonora, che s’era accorta del suo smarrimento.
¬† ¬ęMattia, √® carnevale! Guarda fuori dalla finestra le prime mascherine!¬Ľ
  E Mattia vide in strada le ragazzine variopinte con i visi imbellettati, allegre.
¬† Un bimbo le seguiva con un grosso mascherone da cavallo e dietro aveva una lunga coda che arrivava a toccare l’asfalto. Cercava di raggiungerle e al modo dell’animale trottava e nitriva.
¬† Che spasso guardare quell’anima innocente tutta presa dal gioco!
¬† E Mattia si sforzava di ritornare alla sua infanzia, di ricordare la “sua” gioia. Ma solo per rapide sensazioni riusciva ogni tanto a coglierla.
¬† Si convinceva cos√¨ che davvero esiste il passato anche dello spirito; resta per√≤ racchiuso, imprigionato dentro di noi e pi√Ļ non si pu√≤ rivivere: solo pochi brandelli la fortuna o il molto amore riesce qualche volta a strappare dal profondo.
  Era stato felice da bambino; rammentava quegli anni sempre con tenerezza.
  Percepire che essi stavano tutti raccolti, sopiti dentro di lui, oh quale struggimento provocava!
  Quale ansia a volte lo esaltava, a volte lo immalinconiva!
¬† Da qualche parte – s’illudeva – deve pur esserci la chiave sublime con la quale aprire il forziere del passato, rovesciare di nuovo nella realt√† tutti quei sentimenti!
¬† Ci voleva credere e si era provato molte volte, ora che aveva pi√Ļ tempo a disposizione, a ricreare le atmosfere della sua infanzia. Ritornava sui luoghi della fanciullezza, muoveva i passi con volutt√† su quei campi, sui viottoli della montagna, sull’argine del Serchio, nelle strade della citt√†. Gli sembrava d’un tratto di avvertire i palpiti e il profumo di quegli anni ma, crudele, cinica, rapida, la sensazione subito svaniva per non pi√Ļ ritornare.
  Eppure nulla nel paesaggio era cambiato da quel tempo.
  Perché dunque non riusciva a riprodurre quella gioia?
¬† Perch√© niente era pi√Ļ come prima?
  E doveva amaramente concludere che ciò che non poteva ritornare era il suo entusiasmo di allora. Quello era davvero cresciuto, si era fatto grande, mutato per sempre!
  Ma Mattia voleva continuare tenacemente a credere che il suo passato se ne stava ancora dentro di lui, nascosto, intero, in attesa di un segnale segreto.
¬† ¬ęEleonora, Eleonora!¬Ľ grid√≤ all’improvviso. ¬ęCorri a prendermi la maschera. Fai presto!¬Ľ
¬† ¬ęMa che cosa vuoi fare?¬Ľ domand√≤ incredula, estraendo dal cassetto la vecchia maschera col faccione da pagliaccio.
  Gliela porse.
¬† L’afferr√≤ e corse in strada.
¬† Fu con quei ragazzi: lui pi√Ļ alto e grosso, diventato sorprendentemente agile e burlone.
  Le altre mascherine presero a divertirsi con lui, che saltellava quando dietro quando avanti a loro.
¬† Eleonora lo vide oltrepassare il ponte sull’Ozzeri e scomparire al suo sguardo.

Mattia and Eleonora#3

At six o’clock that Sunday there was a play in the church hall. Several times a year, the blood-donors’ group organised some good shows to bring the people of the village together. Whenever he could, Mattia managed to be there. He knew himself to be rather a cantankerous, unsociable, solitary person who liked to reflect and observe without other people being there but nonetheless he enjoyed the sense of community and being with other people.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “La Vernacola” company had already arrived when Mattia and Eleonora arrived at the hall. The members of the cast were friendly people and were being bombarded by questions by the villagers who wanted to know where their passion for the Lucchese vernacular had come from. The play they were putting on was Ir troppo stroppia by Cesare Viviani, the founder and guiding spirit of the company and a writer whose works were creating new interest in the dialect of the countryside around Lucca. It was very amusing and the audience laughed and frequently clapped enthusiastically. Mattia particularly liked old Agenore whose only equal was Lola, another character created by Viviani and the main part in Robba da matti.
         The audience continued to applaud and Mattia knew how satisfying this success was for the actors and how well earned it was. He had often gone to watch them rehearse in the room beside the little church in Monte San Quirico, where a simple stage had been built. How lovingly and patiently they rehearsed the scenes, sometimes several times in the same evening.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Now seeing it as one of the audience, everything seemed easy, within anyone’s reach, and that all that was required was the ability to learn the words. Few people knew, however, how much it took to find the right intonation. The lines could be said in different ways but only one would be the right way. And the credit for this was due not just to the actors but most of all to the producer who knew the secret route that takes the words into the spectator’s heart.
         Mattia remembered seeing a programme on television one evening about a rehearsal for West Side Story with the great Leonard Bernstein. He had seen how many demands the conductor had made on the famous singers, how often he interrupted them and how upset and disappointed they were when they did not get things right. But then, gradually, the miracle was wrought and the masterpiece was revealed in all its brilliance, ready to be presented to the world and give people pleasure.
         It was still snowing when they came out of the hall but the flakes they could see by the weak light of the street lamp were few and small. Mattia looked up at the sky and saw stars appearing between the clouds.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† At about five o’clock on those winter days, when the sun was setting behind the mountains leaving a halo of soft vermilion, Mattia would lift his head from his book, almost as if by tacit arrangement, and look out of the window towards the mountains where he saw white vapour trails. A large number of planes passed at that time of day and Mattia had even seen three of them at a time, flying towards him at different heights.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “The world goes on in the same frantic way I remember,” he thought, “but now it seems further away and quite separate from me.”¬†
         But above all the planes made him think of the sad, bloody, cruel war that was being fought in the Middle East at that time. Once again Mattia wondered if it was possible to have peace on this earth, an indestructible, enduring, longed for, planned, sustained peace. How could mankind ensure lasting peace in the world? No one had the magic formula. Mattia was forced to acknowledge that, after hundreds and thousands of years, man still had not found a way of cohabiting peacefully and the sole response to violence was yet more violence. What kind of world was it? Was it really the only possible world? He tried to believe there was a greater plan for man, one that went beyond the planets and perhaps even the universe.
         Then he looked for the place beyond the planes and their vapour trails, where he could direct his spirit and feel calm again.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “It’s carnival time!” announced Eleonora one morning. She was smiling and her eyes were shining with the joy that Mattia knew well and which he had seen so many times when they were younger. Whenever he saw that merriment in his wife’s eyes, it made him feel very emotional and gave him a kind of dizziness that took him back in time.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “It’s carnival!” said Eleonora again, more loudly this time because she could see he was paying no attention. “Mattia, it’s carnival! Look out of the window at the girls in fancy dress. They’re the first!”
         Mattia looked out of the window and saw the happy little girls in their colourful costumes with makeup on their faces. Following them was a boy with a huge horse-head mask and a tail that went down to the ground. He trotted and whinnied as he tried to catch up with them. What a pleasure it was to see the innocent little soul so absorbed in his game.
         Mattia tried to go back to his own childhood and remember his own joy but could capture only a few fleeting sensations. That was enough, however, to make him feel sure that the spirit also has a past. It is locked up, however, a prisoner within ourselves, and cannot be revived although good fortune or great love may snatch a few fragments from the depths now and again. He had been happy as a boy and remembered his childhood years with affection. It was painful to realise these years were all gathered together and sleeping inside him. Sometimes this idea excited him and at other times it made him sad.
         Somewhere, but he knew it was not true, there must be a key to open the strongbox of the past and let these feelings tumble out into the present. He wanted to believe this. Now that he had the time, he had often tried to recreate the atmosphere of his childhood. He had gone back to the places he had known as a boy and walked with a sensual pleasure through the fields, up mountain paths, along the banks of the Serchio and in the streets of the city.
         For a moment he seemed to sense the excitement and zest of those years but the feeling vanished as quickly as it had come and did not return. It seemed a cruel, heartless trick. Nothing had changed in the landscape so why could he not rediscover the joy? Why was nothing as it used to be? With some bitterness he had to recognise that it was his old enthusiasm that could not come back. It had truly grown up, become adult and changed forever. Yet he wanted to cling to the belief that his past was still inside him, concealed and complete, waiting for a secret signal.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “Eleonora, Eleonora!” he shouted suddenly. “Go and get the fancy dress. Quickly!”
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “What on earth for?” asked his incredulous wife as she took the old costume with a clown’s face out of a drawer and handed it to him.
         He put it on and ran out on to the road. There he was with the children, taller and bigger than them, and suddenly agile and playing the fool. The children began to play with him as he hopped behind them and in front of them.
         Eleonora watched him crossing the bridge over the Ozzeri and disappearing from sight.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart