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Romanzo: Mattia e Eleonora/A novel: Mattia and Eleonora (Trad. Helen Askham)#4/8

23 Maggio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Mattia e Eleonora #4

A Mattia piaceva credere che certi giorni, preso da un magico incantamento, egli uscisse dalla sua misteriosa stanza, quella arredata in stile ‘700, traversasse il giardino di statue e fontane, e cos√¨ vestito, con la parrucca incipriata e le piccole scarpette, salisse su di una barca e con essa navigasse l’Ozzeri – ma il canale assai pi√Ļ grande, largo quasi come il Serchio – e piano piano, attraverso un’apertura scivolasse sottoterra e qui incontrasse una citt√† ammaliatrice, buia, ogni tanto rischiarata da luci bluastre, sbiadite, una Lucca sotterranea insomma, parallela all’altra che stava sotto il sole.
  Andava da solo, remando in piedi, lentamente.
¬† Certe volte non scorgeva nessuno, la citt√† silenziosa davvero come morta; altre invece si animava; incontrava gente, i fondaci spalancati con gli artigiani all’opra, filatori e tessitori soprattutto, ma anche lanaioli, fabbri, falegnami, muratori; alcune strade ne erano piene, qualcuno si voltava a guardarlo e certo potevano scambiarlo per un ricco mercante del tempo, cos√¨ vestito, e Mattia si compiaceva del saluto, ricambiava con affettuosa cortesia.
¬† Ma il suo cuore principiava a palpitare quando da piazza San Matteo, navigando “la fossa”, si dirigeva sulla bella piazza San Michele.
¬† Da lontano gi√† vedeva il piccolo ponte sul corso d’acqua e, sopra, qualche cittadino affacciato. Altri si recavano in chiesa.
¬† Com’era suggestiva!
  Intorno alla piazza lastricata di marmo le botteghe dei notai, il viavai dei praticanti con le cartelle sottobraccio.
  Mattia sorrideva.
  Era vera felicità quella che gli procurava la Lucca antica.
  Molti la ricercavano nei libri e lui, invece, per un destino assai singolare, poteva vederla e toccarla tale e quale era stata. 

  Quei viaggi misteriosi, a poco a poco Mattia si convinse di farli davvero e allorché la sua casa si trasformava nel palazzo antico, egli chiamava Eleonora, la faceva preparare e la invitava sulla barca.
¬† Anche Eleonora vestiva all’antica; Mattia la lasciava sedere e poi andava al remo e lentamente partiva, scivolava nella citt√†.
¬† Con Eleonora aveva incontrato, un giorno ch’erano scesi per una passeggiata e la citt√† era apparsa quasi deserta, un signore dai modi gentili, comparso all’improvviso da una delle stradette che sfociano nel Fillungo.
  Dopo averli salutati, si era offerto di accompagnarli in giro per la città.
  Rivelò ai due incantati visitatori i segreti che Lucca nascondeva.
¬† Mentre indicava questo o quel palazzo antico, ne narrava la storia, e la vita e le virt√Ļ dei signori che li avevano abitati.
¬† ¬ęEssi vivono ancora!¬Ľ svel√≤ all’improvviso. ¬ęSono qua nella citt√†. Vivono come un tempo!¬Ľ
¬†¬† Mattia ne prov√≤ una grande emozione. Esult√≤ al pensiero che certamente prima o poi li avrebbe incontrati; non solo Castruccio si sarebbe mostrato a lui, ma la dolce Ilaria, la bella Lucida ammaliatrice di uomini, e il pi√Ļ lucchese di tutti, il Burlamacchi, e Bruno, il primo crociato della citt√†.
  Oh, come avrebbe voluto restare per sempre con loro!
  Ma che cosa sapeva dare lui alla sua città per meritarlo?
  Non scienza, non ardimento, non arte; solo silenzioso smisurato amore.
  Poteva bastare?
  Parlava e riparlava di quegli uomini con entusiasmo, ora.
¬† Pi√Ļ spesso Eleonora lo accompagnava, attenta anche lei ad incontrarne qualcuno.¬†

  Una mattina, affacciandosi alla finestra, Mattia vide che stava di nuovo nevicando; ancora tutto era bianco, silenzioso.
¬† Pi√Ļ tardi, spuntato il sole, sal√¨ in soffitta; mise fuori giaccone e pantaloni, guanti e stivali e in fretta si vest√¨.
  Uscì in strada.
  Sentiva sotto lo stivale lo scricchiolio della neve.
  Voltò verso Cocombola.
¬† Gli sembrava ad un tratto d’essere ritornato giovane, fresco, guizzante, come davvero era stato un tempo; e cantava, cantava anche ad alta voce, nessuno per strada.
  Giunse ai poggi tutti bianchi e immacolati.
  Si fermò ad ascoltare.
  Da lì i suoi bambini si erano lanciati tante volte con lo slittino.
  Che chiasso! Che allegria!
  Chissà, forse in qualche punto quelle voci stavano nascoste sin da quegli anni; forse attendevano un segno per ritornare.
  Si guardò intorno. Avvertì dentro di sé, accanto ad una gioia dominante, avanzare una sottile malinconia; di nuovo desiderò quella chiave magica che rovesciasse nel presente tutto il sentimento del suo passato. Percepì la tensione immane di questa sublime aspirazione.
  Perché essa si rivelava così dolorosa per il suo cuore? 

¬† Da sempre, appena cominciava l’anno nuovo, Mattia scopriva nelle prime belle giornate di sole il profumo della primavera; il suo cuore si apriva all’allegria.
  Aveva insegnato anche ai suoi figli a gustare quei primi tepori.
¬† Novembre era il mese che lo intimoriva di pi√Ļ, che aveva pi√Ļ incertezze, ma spesso anche novembre gli aveva regalato giorni magnifici.
¬† Sapeva di vivere in un luogo della Terra benedetto da Dio: dove mai accadeva infatti che un solo mese nel corso dell’anno poteva interrompere, e non sempre, una lunga catena di giornate tutte stimolanti, radiose, con un loro profumo particolare che arrecava sempre gioia al cuore?
¬† Purch√© ci fosse il sole in quei primi giorni dell’anno, anche se c’era la neve, la sentiva vicina la primavera, come se stesse nascosta dietro i monti pisani in attesa del passare dei giorni, del suo 21 marzo.
¬† Si convinceva cos√¨ che anche l’inverno √® parte della primavera, e che ogni stagione reca con s√© i segni della nuova.
  I primi giorni di gennaio, tutti gli anni, un pettirosso batteva alla porta di cucina della sua casa, sempre lo stesso, che veniva chissà da quale parte lontana; chissà quante città attraversava, quanti tetti vedeva, eppure riconosceva la casa di Mattia, e lì ritornava per trascorrere i mesi del freddo, sicuro di Eleonora, che usciva sempre ad accoglierlo col piattino colmo di miglio o di pane.
¬† Quale saggezza √® racchiusa nella natura? si domandava Mattia, quando dai vetri insieme con Eleonora guardava l’uccellino beccare il cibo e ogni tanto alzare il capino al cielo, come a sorprendersi anche lui della vita che gli era stata donata.
¬† Eleonora pi√Ļ del marito era contenta di quella visita puntuale, di quell’amicizia senza parole, e Mattia le scopriva sul viso quella distesa, dilagante serenit√† che aveva conosciuto quand’erano fidanzati.
  Doveva essere stata sempre così la sua Eleonora, anche da bambina.
¬† Ancora conservava quell’abitudine di scendere certe mattine completamente nuda, in cerca degli abiti che mai rammentava dove li avesse posati!
  Trascorrevano per lei gli anni?
¬† Erano gi√† grandi i figli, indipendenti, ma lei, solo lei, era rimasta bambina, l’unica bambina ora in quella casa.
¬† Quel pomeriggio aspettavano degli ospiti, amici d’infanzia che avevano telefonato, non pi√Ļ incontrati da anni.
  Desideravano un suo libriccino dove aveva ricordato quel periodo felice.
  Ne era contento Mattia, perché amava le piccole cose che scriveva, così piene dei palpiti, degli umori, delle esaltazioni della sua anima.
  Il libro era tutta la sua vita; lo avrebbero capito gli altri? 

¬† Mattia guardava con soddisfazione sulla monografia dedicata a Picasso il bel dipinto intitolato “I giocolieri” e si domandava per quale ragione l’artista aveva abbandonato quello stile sublime per abbracciare il cubismo, che lui proprio non capiva, sebbene lo rispettasse.
¬† Aveva anche visto a Madrid “Guernica”, che forse era davvero il migliore in quello stile, ma come poteva stare a paragone con “Le tre olandesi” o la “Piccola cavallerizza” o “Il vecchio chitarrista cieco”?
¬† Forse era un sentimento di saturazione che spingeva un artista ad abbandonare la semplicit√†, l’immediatezza della comunicazione.
  Era un bene che ciò accadesse?
¬† Mattia era convinto di no, ed anzi riteneva che un artista fosse tanto pi√Ļ grande quanto pi√Ļ il suo messaggio risultava semplice, comprensibile a tutti, senza bisogno di mediazioni.
¬† Fu durante quella contemplazione de “I giocolieri” che ricord√≤ la storia, una storia semplice, di Angelo e Nina, che gli era stata narrata anni prima e che aveva quasi dimenticato.
  Angelo e Nina erano due giovani innamorati che si erano conosciuti in tenerissima età.
  Ma negli ultimi anni della loro adolescenza, al tempo del liceo, quando le amicizie e le occasioni si erano moltiplicate, Nina aveva cominciato a frequentare compagne e compagni che, partendo dalle cose della scuola che non andavano bene, giungevano ad esprimere critiche severe nei confronti della società. 
¬† La sera, quando si ritrovava con Angelo, i discorsi di Nina cadevano sempre pi√Ļ spesso sulle ingiustizie e sulla solitudine che incombeva sull’uomo.¬†
¬† ¬ęMa ci pensi,¬Ľ brontolava ¬ęda sempre si promette di fare questo e quest’altro, eppoi invece non si fa nulla, e si prende in giro la povera gente!¬Ľ¬†
  E gli proponeva di prendere parte a riunioni, assemblee, comitati; ma Angelo non si decideva, era riluttante, gli pareva eccessivo tutto quel livore.
  Che tristezza gli procuravano quelle discussioni sempre eguali! 
¬† Cos√¨ a poco a poco i momenti di tenerezza tra i due si fecero sempre pi√Ļ rari.¬†
  Ma Angelo ancora amava Nina. 
  Lo avvertiva quando la sera la vedeva avvicinarsi e gli piaceva tutto di lei. E ancora negli occhi le scopriva la freschezza della sua anima. 
  Erano invece le parole a generare dentro di loro lunghi momenti di solitudine.
¬† Sempre di pi√Ļ si diradarono le tenerezze… ma Nina quant’era bella!
¬† Venne il tempo che per vederla doveva andare ai cortei; mescolato tra la folla la salutava, e lei lo scorgeva, agitava il cartellone, ricambiava il sorriso, e Angelo si sentiva l’uomo pi√Ļ felice della Terra.¬†
  Ancora giovanissima, Nina interruppe gli studi.
¬† ¬ęVoglio andarmene da qui¬Ľ disse un giorno. ¬ęDevo fare qualcosa di pi√Ļ.¬Ľ
¬† ¬ęTi scriver√≤. Torner√≤ spesso. Non mi dimenticare¬Ľ fu il commiato alla stazione di Lucca.
  Il treno sparì piano piano con Nina affacciata al finestrino a rispondere al saluto di Angelo.
¬† Da quel momento di Nina non seppe pi√Ļ niente, salvo due o tre lettere scritte nel primo anno, in cui prometteva di fargli presto una visita.¬†
  Il suo dolore fu grande.
  Passarono giorni e poi mesi in cui il mondo sembrò cadergli addosso. Divenne taciturno, scontroso, diradò le amicizie.
  Erano davvero poche le lettere che Nina gli aveva scritto in quel primo anno di assenza!
¬† Ma Angelo continuava ad amarla, forse anche pi√Ļ di prima.
¬† Gli aveva scritto della sua febbrile attivit√†, dell’impegno crescente che vi metteva, delle difficolt√† inimmaginabili che incontrava per realizzare i suoi propositi, e Angelo se la vedeva comparire tra le righe pi√Ļ bella che mai.
  Erano gli unici sprazzi di luce che lo illuminavano da quando Nina era partita.
  Nel secondo anno ricevette una sola lettera, di maggio, quando la primavera intorno casa sua era in pieno rigoglio; gli sembrò di buon auspicio quella concomitanza, e il suo cuore si colmò di gioia.
¬† Ma tutta l’estate pass√≤ senza che ricevesse pi√Ļ notizie, e cos√¨ pure l’inverno e la primavera successiva, e tutte le altre stagioni che seguirono.
¬† ¬ęDimenticala¬Ľ dissero gli amici nei rari momenti di confidenza, ma Angelo non riusciva a spiegarsi come avesse potuto, Nina, dimenticarlo, trattarlo cos√¨, trattare cos√¨ il loro amore.
¬† Si fece coraggio giustificando Nina: avrebbe scritto non appena ne avesse trovato il tempo, avrebbe scritto forse la sua lettera pi√Ļ bella.¬†
¬† Angelo ci voleva credere e un’emozione intensa gli avvolgeva il cuore ogni volta che pensava a quel giorno benedetto.¬†
  La lettera invece non arrivò mai.
¬† Angelo per√≤ non volle rinunciare alla sua Nina, l’aspett√≤ e il suo amore divenne davvero grande.
¬† ¬ęHanno visto Nina! Hanno visto Nina!¬Ľ gli gridarono un giorno per strada gli amici.
  Scosse le spalle.
¬† ¬ę√ą vero, l’hanno incontrata!¬Ľ e Angelo trasal√¨, lo videro sbiancare, e subito:¬†
¬† ¬ę√ą bellissima¬Ľ aggiunsero. ¬ęAncora pi√Ļ bella di allora.¬Ľ¬†
¬† ¬ęDove?¬Ľ balbett√≤.¬†
  E quando glielo dissero, si precipitò di corsa: 
¬† ¬ę√ą la mia Nina,¬Ľ mormorava ¬ęla mia Nina.¬Ľ¬†
  Domandò e gli fu indicato: 
¬† ¬ęNina? √ą l√†.¬Ľ¬†
¬† Se la vide davanti all’improvviso, pi√Ļ bella che mai.
  E lei, voltando il capo, lo scorse, lo riconobbero i suoi occhi, il solo che stava lì impalato, stregato!
  La donna restò immobile, con lo sguardo bloccato su di lui; Angelo sorrise e allora anche Nina sorrise e, come liberata, piena di giovanile vitalità, gli corse incontro.
¬† ¬ęTi ho attesa per tutto questo tempo, Nina.¬Ľ¬†
¬† ¬ęO Angelo, Angelo¬Ľ continuava a mormorare la donna nel lungo abbraccio.
¬† Si dissero molte cose, tutte quelle che non si erano dette in quei lunghi anni, e parve ad entrambi che quel vuoto si colmasse ed essi riprendessero le parole dell’ultima sera che si erano visti.¬†
  Per Nina il tempo sembrava essersi arrestato, e davvero gli occhi di Angelo naufragavano in quella bellezza che solo ora, davanti a lui, aveva piccoli segni di malinconia.
¬† ¬ęFermati qui, nella tua citt√†. Torna con noi.¬Ľ¬†
¬† Ma non si videro pi√Ļ.
¬† Trascorso un po’ di tempo, anche Angelo part√¨. E solo molti e molti anni dopo si seppe che i due erano morti, lui a un capo e lei all’altro del mondo, senza pi√Ļ incontrarsi.

Mattia and Eleonora #4

Mattia liked to believe that on certain days, while under a spell, he left his mysterious eighteenth-century room in powdered wig and dainty shoes, walked though the garden with its statues and fountains, got into a boat and sailed along the Ozzeri (which was much bigger than it really was and almost as wide as the Serchio). Gradually he slipped underground through an opening and came to a dark fascinating city lit here and there by dim bluish lights, a subterranean Lucca, parallel to the one in the sunlight. He went on his own, slowly, standing up as he rowed.
         Sometimes he saw no one and the city was as silent as if it was truly dead. At other times it was busy and he met people and saw workshops full of workers, spinners and weavers mostly, as well as wool workers, smiths, carpenters and builders. Several streets were full of people and some of them turned and looked at him, no doubt taking him for a rich merchant from the way he was dressed. Mattia smiled to himself when this happened and returned their greetings with friendly courtesy.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† But his heart always began to beat faster when he sailed along the fosso from Piazza San Matteo and went towards the beautiful Piazza San Michele. From the distance he could see the little bridge over the canal with some people looking over it. Others were going into the church. How delightful it was! Around the marble-paved piazza were lawyers’ offices and the bustle of clerks with bundles of documents under their arms.
         Mattia smiled. This old Lucca gave him real happiness. There were people who studied the city in books but he, by some strange fate, could see it and touch it as it had actually been. 

         Gradually Mattia began to believe that he really made these mysterious journeys and whenever his house was transformed into an old palazzo, he called Eleonora, told her to get ready and then invited her on to the boat. She too was dressed in eighteenth-century clothes. Mattia let her sit down, then he took up the oars and the boat slowly set off and slipped down into the city.
         One day when they had gone down for a walk through the city, it seemed almost deserted. Then they met a courteous gentleman who suddenly appeared from one of the little streets that give on to Via Fillungo. After greeting them, he offered to go with them round the city. He revealed the secrets that Lucca conceals to the two enchanted visitors. While he pointed out this and that ancient palazzo he told them the history, the lives and the virtues of the signori who had lived in them.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “They’re still alive,” he told them suddenly. “They’re here in the city and they live as they used to do.”
   Mattia felt deep emotion. The thought that sooner or later he would meet them made him exultant Рnot only would Castruccio be pointed out to him but also sweet Ilaria, the beautiful enchantress Lucida, Burlamacchi the most typical citizen of them all, and Bruno the first crusader from Lucca. He would want to be with them forever. But what could he give Lucca to be worthy of this? Not science, not courage, not art Рonly his deep silent love. Would that be enough?
         After that he talked and talked enthusiastically about these people. Usually Eleonora went with him and she too looked about her, hoping to meet one of them. 

         As Mattia looked out of the window one morning, he saw it was snowing again and everything was white and silent. Later, when the sun came out, he went up to the attic and found a heavy jacket, trousers, gloves and boots and quickly put them on.
         He went out into the street. He could hear the snow crunching under his boots as he turned towards Cocombola. He felt suddenly young again, fresh and energetic as he had once been. The road was empty and he started to sing at the top of his voice. He reached the pure white hillsides and stopped to listen. Here his children had gone sledging so many times. What a noise they had made! So much merriment! But perhaps those voices had been hidden somewhere for all those years, perhaps they were waiting for a signal to return.
         He looked round. Inside he felt great joy tinged with a slight sadness, and once again he longed for the magic key that would restore the feeling of the past to the present. He could feel the enormous tension of this mysterious desire Рwhy did it give his heart so much pain? 

         As soon as the new year began, Mattia always felt something of spring in the first fine sunny days, and his heart opened up to the joy of them. He had taught his children to enjoy these first signs of warmth.
         November was the month that made him most fearful, the one that was most uncertain, but even November had given him some wonderful days. He knew he lived in a place that God had blessed. Where else did just one month in the year Рand not always Рbreak the long chain of bright, stimulating days, each with its own subtle feeling that brought joy to the heart?
         Since the sun shone on the first few days of the year, even although there was snow, he felt that spring was near, as if it was hidden behind the Pisan mountains waiting for the days to pass until the 21st of March. With this thought, he persuaded himself that even winter is part of spring and that every season contains signs of the one to come.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Every year on the first days of winter, a robin tapped at the kitchen door. It was always the same one and only heaven knew where it had come from. Who could say how many cities it had flown over and how many roofs it had seen and yet it still recognised Mattia’s house and came back to pass the cold months there, confident that Eleonora would be there to open the door and welcome him with a little plate heaped with birdseed or bread.
         What wisdom there is in nature, thought Mattia, as he and Eleonora watched the little bird from the window while it pecked at the food and looked up at the sky every now and again, as if it too was surprised by the life he had been given. 
         Eleonora was even happier than her husband was with this punctual arrival and wordless friendship, and Mattia saw in her face the relaxed serenity he had known when they were engaged. She must always have been like this, even when she was a child. She still had the habit of coming downstairs some mornings completely naked, looking for clothes she had put down and forgotten where. Did the years go by for her? Their children had grown up and left home but she, only she, was still a child, the only child left in the house.
         That afternoon they were expecting guests, childhood friends who had phoned and whom they had not seen for years. They wanted a copy of the little book he had written recalling that happy time. Mattia was pleased because he loved the little things he wrote, with all the emotions, moods and exaltation of his heart. That book was his whole life Рwould the others understand it? 

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Mattia was enjoying looking at a monograph on Picasso’s beautiful painting The Jugglers and wondering why the artist had given up the sublime style of this period in favour of cubism, which Mattia did not understand at all though he respected it. In Madrid he had also seen Guernica, perhaps the finest example of his cubism but how could it compare with the Three Dutch Girls or the Young Equestrienne or The Old Guitar Player? Perhaps it was some kind of saturation that led an artist to abandon simplicity, immediacy and communication. But was the result good? Mattia was sure it was not and in fact believed that an artist was all the greater when his message was simple and comprehensible to everyone without the need for mediation.¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†
It was while he was looking at I giocolieri that he remembered a story, the simple story of Angelo and Nina, that had been told to him years before and which he had almost forgotten.
         Angelo and Nina were young lovers who had known each other from early childhood. When they were in their late teens at high school, however, when new friendships were made and new opportunities appeared, Nina began to spend time with people who had started by criticising things that were not right in the school and then gone on to a harsh assessment of society. Increasingly when she met Angelo in the evening, she ended up talking about the injustice and loneliness that oppressed the world. 
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “But think how they’re always promising to do this and do that,” she would complain, “but in fact they never do anything and just make a fool of the poor.”
         She would invite Angelo to go to meetings and committees with her, but he was undecided and reluctant and felt all the rancour was overstated. Their discussions were always the same and made him feel sad. Little by little, therefore, the tenderness between them began to dwindle. 
         But Angelo still loved Nina. He felt this when he saw her coming towards him in the evening and everything about her gladdened his heart. In her eyes he could still see the freshness of her spirit. Then they would quarrel and this would leave them feeling lonely for long periods of time. The affection between them was slipping away, but Nina Рah, how beautiful she was. The time came when he had to go to protest marches just to see her. He would wave to her from the crowd and she would see him, shake her banner and return his smile and Angelo would feel like the happiest man in the world.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Nina left school while she was still very young. “I want to go away,” she said one day. “I must do more.”¬†
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† When they parted at the station in Lucca, she said, “I’ll write to you. I’ll be back often. Don’t forget me.” Then the train slowly moved off and disappeared, with Nina still at the window waving back to Angelo.
         Apart from the two or three letters she wrote in the first year promising to come back and see him soon, nothing more was heard of Nina. Angelo was heartbroken. Days and months passed when it seemed to him his world was crumbling around him. He became taciturn and solitary and he began to lose touch with his friends.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† The letters Nina wrote to him in that first year she was away were indeed few. Angelo continued to love her, however, perhaps more than ever. She wrote to him about her hectic life, her increasing commitments and the unimaginable difficulties she was encountering in achieving her objectives, and as he read, Angelo could see her in his mind’s eye, lovelier than ever. These were the only rays of light to brighten his life since Nina had gone.¬†
         In the second year there was only one letter, in May. That the letter should arrive when spring was in full bloom around his house seemed to be a good omen and his heart was happy. But the summer passed with no more word and then the winter and the following spring and all the seasons after that. 
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “Forget her,” said his friends on the rare occasions they talked about her, but Angelo could not explain to himself how Nina could have forgotten him, how she could treat him and his love like this.¬†
         He felt stronger when he was defending her Рshe would write as soon as she had time, perhaps she would write the most beautiful letter of all. Angelo wanted to believe this and his heart would fill with emotion whenever he thought about that happy day. But the letter never came. Still Angelo did not give her up. He went on waiting for her to come back and his love continued to grow. 
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† One day some friends shouted to him in the street, “Nina’s here! Nina’s here!”
         Angelo shrugged. 
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “It’s true! People have seen her.” Angelo gave a start and they saw he had gone pale. “She’s beautiful,” they added, “more beautiful than ever.”
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “Where is she?” he stammered.¬†
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† They told him and he started running. “Nina’s here,” he kept muttering to himself, “my own Nina.”¬†
         He asked someone where she was.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “Nina? She’s over there.”¬†
         All at once he saw her in front of him, truly lovelier than ever. Nina turned her head, saw him and recognised him, the only person there standing motionless and bewitched. She too was motionless, her eyes fixed on him. Then Angelo smiled and she smiled too and then, as if freed, she ran towards him, full of youthful vitality.
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “I’ve waited for you all this time, Nina.”
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “Oh Angelo, Angelo,” she murmured over and over again as they held each other close.
         They told each other many things, all the things that had not been said during those long years and it seemed to both of them that an emptiness had been filled and they had started again where they had left off. Time seemed to have stood still for Nina and Angelo was lost in her beauty, though now he could see that it was touched by sadness. 
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† “Stay here,” he said. “This is your home. Come back to us.”¬†
         But they never saw each other again. After a little time, Angelo also went away. It was only many, many years later that people heard they were both dead, Angelo at one end of the world and Nina at the other, without ever seeing each other again.


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3 Comments

  1. Pingback di Media Districts Entertainment Blog » Mattia e Eleonora/Mattia and Eleonora (Trad. Helen Askham)#4 — 23 Maggio 2008 @ 07:49

    […] Bartolomeo Di Monaco added an interesting post today on Mattia e Eleonora/Mattia and Eleonora (Trad. Helen Askham)#4Here’s a small reading […]

  2. Comment di tim it — 4 Febbraio 2009 @ 13:52

    Grand emplacement – le bon travail ! ! !

  3. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 4 Febbraio 2009 @ 14:09

    Merci.

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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart